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	<title>Notizie | Associazione Europea del Libero Pensiero</title>
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	<description>Cosa fa l'Europa per me</description>
	<lastBuildDate>Sabato, 2 maggio 2026, ore 11:02:22 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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	<title>Notizie | Associazione Europea del Libero Pensiero</title>
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	<item>
		<title>Risposta alla COMECE su "La mia voce, la mia scelta</title>
		<link>https://aepl.eu/it/risposta-alla-comece-sulla-mia-voce-la-mia-scelta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicolas Elbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Ven, 01 maggio 2026 21:59:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Risposta alla dichiarazione della presidenza della COMECE sulla decisione della Commissione europea relativa all’iniziativa dei cittadini europei «My voice, My choice». Signori Vescovi, abbiamo preso atto dei vostri pareri1 riguardo alla richiesta di...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/risposta-alla-comece-sulla-mia-voce-la-mia-scelta/">Réponse à la COMECE sur « My voice, My choice »</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Risposta alla dichiarazione della presidenza della COMECE in merito alla decisione della Commissione europea relativa all’iniziativa dei cittadini europei «My voice, My choice».</h2>
<h3>Signori Vescovi,</h3>
<p>Abbiamo preso atto delle vostre opinioni<sup>1</sup> in merito alla richiesta dell’iniziativa popolare «My voice, My choice» sull’aborto. Così come rispettiamo il diritto di ciascuno a esprimere le proprie opinioni religiose, desideriamo che venga rispettata la nostra libertà di scelta. Le vostre imposizioni sono rivolte a coloro che condividono le vostre idee, ed esclusivamente a loro. Noi, firmatari di questa lettera, rispettiamo i diritti e le opinioni di ciascuno; sarebbe auspicabile che anche voi adottaste lo stesso approccio, cosa che non traspare dal vostro messaggio, il quale manca di tolleranza!!!</p>
<p>Lei scrive: <em>«L’aborto diretto è gravemente contrario alla legge morale. Questo è l’insegnamento costante della Chiesa cattolica.»</em></p>
<p>Non possiamo in alcun caso essere interessate né dai vostri dogmi né dalla vostra morale religiosa. Vivere insieme significa essere tolleranti e non imporre a tutti le credenze e la cultura di pochi. Rispettate le vostre leggi morali e lasciateci le nostre, la libertà di scelta! L’insegnamento morale della Chiesa cattolica non deve essere applicabile a <em><strong>Tutti e tutte</strong></em>, incondizionatamente.</p>
<p>E più avanti ancora scrivete: <em>«La ricerca scientifica conferma sempre più che, sin dal momento del concepimento, viene alla luce un nuovo essere umano, dotato di dignità intrinseca e meritevole della protezione fondamentale dovuta a ogni vita umana.»</em></p>
<p>Non è giusto condannare le donne che ricorrono all’aborto per mancanza di rispetto per la vita, mentre voi non condannate <strong><em>non sempre</em> </strong>quelli che mandano in guerra milioni di uomini e donne per motivi di supremazia economica, politica o religiosa, e voi ci parlate di rispetto per l’essere umano, voi che tuttavia avete insabbiato per molto tempo e non avete spesso, se non per nulla, segnalato alla Giustizia gli atti di pedofilia accertati commessi da membri del clero…</p>
<p>Significa venir meno al <em><strong>rispetto fondamentale dovuto a ogni vita umana</strong></em>.</p>
<p>Per quanto vi riguarda, riteniamo che la nostra lettera non avrà alcun impatto sulle vostre valutazioni.</p>
<h3>Ma</h3>
<p>Crediamo che ogni giorno che passa ci avvicini al momento in cui gli uomini e le donne che lo desiderano potranno vivere secondo le proprie riflessioni, liberi da ogni dogma. Senza timore né di Dio né del diavolo.</p>
<p>Non vedo l'ora di ricevere vostre notizie,<em><br />
Donne che resistono.</em></p>
<p>[1] <a href="https://www.comece.eu/wp-content/uploads/sites/2/2026/03/20260304-My-Voice-My-Choice-EC-Reply-FR.pdf" target="_blank" rel="noopener">Leggi il comunicato sul sito della COMECE</a></p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/risposta-alla-comece-sulla-mia-voce-la-mia-scelta/">Réponse à la COMECE sur « My voice, My choice »</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Una strategia per l'IA dell'UE: trasformare i vincoli in vantaggi competitivi!</title>
		<link>https://aepl.eu/it/una-strategia-per-la-lia-de-lue-per-trasformare-i-vincoli-in-vantaggi-competitivi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Mercoledì, 4 marzo 2026, ore 10:20:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
		<guid ispermalink="false">https://aepl.eu/?p=1017</guid>

					<description><![CDATA[<p>LA STRATEGIA DELL'UNIONE EUROPEA PER L'AI: TRASFORMARE LE COSTRIZIONI IN VANTAGGI COMPETITIVI Hedi Blili-Gouyou e Guy T'hooft I. INTRODUZIONE - IL PARADOSSO EUROPEO La narrazione dominante sulla strategia digitale europea si è cristallizzata intorno a una constatazione allarmistica: l'Europa sta irrimediabilmente perdendo...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/una-strategia-per-la-lia-de-lue-per-trasformare-i-vincoli-in-vantaggi-competitivi/">Une stratégie pour l&rsquo;IA de l&rsquo;UE : transformer les contraintes en avantages compétitifs !</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>STRATEGIA DELL'UNIONE EUROPEA IN MATERIA DI IA: TRASFORMARE I VINCOLI IN VANTAGGI COMPETITIVI</h1>
<h2 style="text-align: center;"><em>Hedi Blili-Gouyou e Guy T’hooft</em></h2>
<h2>I. INTRODUZIONE – IL PARADOSSO EUROPEO</h2>
<p>La narrativa dominante sulla strategia digitale europea si è cristallizzata attorno a una constatazione allarmistica: l’Europa starebbe perdendo irrimediabilmente la «corsa all’intelligenza artificiale». Questa retorica della sconfitta annunciata struttura ormai i dibattiti politici e orienta le scelte di bilancio, alimentando una forma di fatalismo strategico. Di fronte agli ecosistemi americano e cinese, l’Unione europea sembrerebbe condannata a un ruolo secondario: quello di un regolatore pignolo, incapace di generare i propri campioni tecnologici, impantanato nelle proprie contraddizioni normative.</p>
<p>La presente nota intende dimostrare che tale analisi si basa su un errore metodologico fondamentale. Essa applica meccanicamente all’Europa criteri di successo elaborati altrove, senza mettere in discussione né la loro pertinenza né la loro sostenibilità. Tuttavia, l’assenza di controparti europee di OpenAI o Tencent costituisce una debolezza solo se si ammette implicitamente che il modello di concentrazione oligopolistica rappresenti l’orizzonte insuperabile dell’innovazione tecnologica.</p>
<p><strong>La nostra tesi centrale ribalta questa prospettiva</strong> : le caratteristiche strutturali dell’ecosistema europeo – frammentazione istituzionale, rigorosità normativa, priorità ai diritti fondamentali – non sono ostacoli congiunturali da superare, ma le fondamenta di un modello economico alternativo, potenzialmente più resiliente e redditizio nel lungo periodo. L’etica non è un freno esterno all’innovazione, ma un’infrastruttura di fiducia che può diventare un vantaggio competitivo duraturo<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p>Questa ipotesi si basa su un'analisi sistemica di quattro presunte «debolezze» della strategia europea: l'assenza di leader industriali, la complessità dell'AI Act, l'ambiguità della «terza via» e le dipendenze tecnologiche critiche. Per ciascuna di esse, dimostreremo come una lettura strategica rinnovata consenta di identificare leve d’azione trasformative.</p>
<p>La posta in gioco va ben oltre la concorrenza economica. È in gioco la capacità dell’Europa di incarnare una forma di potenza tecnologica che non rinunci alle conquiste civili del costituzionalismo liberale<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>. Nessun altro spazio geopolitico si assume questa responsabilità – né ne possiede la legittimità storica. La questione non è quindi quella di scegliere tra innovazione e diritti fondamentali, ma di dimostrare empiricamente che l’una non può esistere in modo duraturo senza l’altra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>II. L’ASSENZA DI LEADER INDUSTRIALI: RIPENSARE IL MODELLO DI POTENZA</h2>
<h3>A. La critica classica: una visione tecnonazionalista della competitività</h3>
<p>La diagnosi di fallimento della strategia europea si basa su una triade di argomenti apparentemente inoppugnabili. In primo luogo, l’assenza di colossi tecnologici paragonabili a OpenAI, Google DeepMind o Anthropic segnalerebbe un’incapacità strutturale di mobilitare le risorse necessarie per realizzare scoperte scientifiche rivoluzionarie. In secondo luogo, la frammentazione del mercato in ventisette ecosistemi nazionali impedirebbe l'emergere delle economie di scala indispensabili per l'addestramento di modelli di base competitivi. In terzo luogo, la cronica sottocapitalizzazione delle startup europee – che raccolgono in media quattro volte meno delle loro controparti americane nella fase di serie B – condannerebbe l’innovazione europea a una sorta di nanismo congenito.</p>
<p>Questo modello interpretativo, per quanto diffuso nei circoli decisionali, presenta un difetto insormontabile: naturalizza un modello di potere tecnologico – la concentrazione oligopolistica – senza metterne in discussione né i costi nascosti né la sostenibilità. Come sottolinea la relazione della Corte dei conti europea (2024)<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>, «la valutazione delle prestazioni non può limitarsi a indicatori quantitativi di capitalizzazione di borsa, con il rischio di trascurare le trasformazioni qualitative dell’ecosistema dell’innovazione».</p>
<h3>B. La rilettura strategica: vulnerabilità dei monopoli e resilienza distribuita</h3>
<ol>
<li><strong> La fragilità sistemica della concentrazione</strong></li>
</ol>
<p>L'attuale architettura dell'infrastruttura digitale globale si basa su un paradosso pericoloso: una dipendenza quasi totale da un numero limitato di attori privati per funzioni di importanza vitale. Il guasto di Amazon Web Services del 7 dicembre 2021, durato meno di sei ore, ha causato perdite economiche globali stimate in 3,5 miliardi di euro e paralizzato servizi essenziali – dalla sanità pubblica al trasporto aereo. Questa vulnerabilità non è congiunturale ma strutturale: deriva direttamente dal modello di concentrazione che l’Europa è chiamata a replicare.</p>
<p>Al contrario, un ecosistema distribuito – proprio ciò che la frammentazione europea produce spontaneamente – genera una forma di resilienza sistemica. La moltiplicazione dei punti di innovazione, lungi dal costituire uno spreco di risorse, funziona come una ridondanza strategica. In un contesto geopolitico caratterizzato dall’aumento dei rischi di disruption (attacchi informatici, tensioni commerciali, crisi energetiche), questa architettura decentralizzata rappresenta una risorsa di sovranità sottovalutata.</p>
<ol start="2">
<li><strong> L'eccellenza verticale come strategia alternativa</strong></li>
</ol>
<p>Il caso di ASML, azienda olandese che detiene un quasi-monopolio mondiale sulla litografia a ultravioletti estremi (EUV), smentisce empiricamente la tesi del «campione generalista». Frutto di venticinque anni di pazienti investimenti – periodo durante il quale l’azienda non ha realizzato alcun profitto –, ASML illustra un percorso di innovazione radicalmente diverso dal modello della Silicon Valley. Il suo potere di mercato non deriva da effetti di rete o da strategie di acquisizione aggressive, ma da una profonda padronanza tecnologica in un segmento ultra-specializzato. Ebbene, questo approccio corrisponde proprio ai vantaggi comparativi europei: eccellenza scientifica, cooperazione tra industria e ricerca, capacità di investimento a lunghissimo termine.</p>
<p>L'ecosistema europeo dell'IA presenta già questa struttura settoriale: Mistral AI (sovranità e modelli aperti), DeepL (elaborazione del linguaggio multilingue), Siemens e SAP (IA industriale e aziendale). Piuttosto che lamentare l’assenza di un Google europeo, la strategia dovrebbe mirare a consolidare queste posizioni di leadership verticale, accettando che non producano la stessa visibilità mediatica delle unicorni generaliste.</p>
<ol start="3">
<li><strong> Il «capitale paziente» come vantaggio competitivo</strong></li>
</ol>
<p>Il modello del Mittelstand tedesco – imprese familiari con un orizzonte temporale multigenerazionale, che investono massicciamente in R&amp;S senza la pressione dei rendimenti trimestrali – offre un precedente per concepire un'economia dell'IA che sfugga alla logica dell’«exit» rapida. La Commissione europea, nel suo Piano d’azione per un continente dell’IA (2024-2025)<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>, riconosce implicitamente questa specificità invocando «meccanismi di finanziamento adeguati ai lunghi cicli di maturazione tecnologica». Tale richiesta rimane tuttavia in gran parte di carattere programmatico.</p>
<h3>C. Raccomandazioni operative</h3>
<p><strong>Proposta 1</strong> : Istituire un Fondo europeo di investimento «Long-Term AI», dotato di <strong>15 miliardi di euro in quindici anni</strong> (ovvero 1 miliardo di euro all'anno), con una clausola esplicita che vieta di imporre requisiti di ritorno sull'investimento prima di dieci anni.</p>
<p>Tale importo rappresenta un investimento annuale pari a quello attualmente stanziato dall'UE attraverso «Orizzonte Europa» e il programma «Europa digitale» (circa 1 miliardo di euro all'anno secondo la Commissione europea, 2024<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>). Tuttavia, a differenza dei programmi esistenti che finanziano progetti della durata di 3-5 anni, questo fondo punterebbe esclusivamente a orizzonti temporali di 10-15 anni, consentendo progressi significativi in settori ad alta intensità scientifica in cui l’Europa può puntare all’eccellenza mondiale: IA spiegabile, calcolo neuromorfico, ottimizzazione vincolata. Tale importo è inoltre coerente con l’obiettivo del Piano coordinato di mobilitare 20 miliardi di euro all’anno (pubblico + privato) entro il 2030<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a> : il fondo Long-Term AI contribuirebbe per il 51% a tale obiettivo, concentrandosi sulla ricerca di base a lunghissimo termine.</p>
<p><strong>Proposta 2</strong> : Ridefinire i criteri di valutazione dell'innovazione europea. Sostituire le classifiche delle "unicorni" – che misurano essenzialmente la capacità di raccogliere fondi – con indicatori di leadership tecnologica settoriale: brevetti essenziali, standard tecnici adottati, quote di mercato nei segmenti ad alto valore aggiunto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>III. L’AI ACT: DALLA BUROCRATIA ALL’ARMA NORMATIVA</h2>
<h3>A. La critica classica: la paralisi normativa</h3>
<p>Le quattrocento pagine dell’AI Act sintetizzano tutte le critiche rivolte al «modello europeo»: burocrazia kafkiana, scarsa conoscenza delle realtà tecniche, costi aggiuntivi insostenibili per le startup. Queste critiche, amplificate dalle lobby industriali americane e riprese compiacentemente da alcuni analisti europei, costruiscono l’immagine di una regolamentazione punitiva, destinata a compensare l’incapacità dell’Europa di innovare attraverso un controllo pignolo sull’innovazione altrui.</p>
<p>Questa visione ignora deliberatamente due importanti precedenti storici. Da un lato, gli stessi argomenti sono stati utilizzati contro il GDPR nel 2016-2018: esso avrebbe «ucciso l’economia digitale europea», provocato «l’esodo delle startup» e sancito «il dominio definitivo dei GAFAM». Sette anni dopo, il GDPR si è affermato come standard mondiale de facto, ha generato un settore europeo della «privacy tech» valutato 2,5 miliardi di euro e ha costretto i giganti americani a trasformazioni strutturali dei loro modelli di business. D'altra parte, la storia economica europea dimostra che una forte normatività costituisce storicamente un vettore di competitività – dal sistema metrico alle norme ISO, passando per gli standard di sicurezza automobilistica.</p>
<h3>B. La controlettura strategica: il «Brussels Effect» come strategia di potere</h3>
<ol>
<li><strong> L'effetto GDPR: la regolamentazione come infrastruttura di mercato</strong></li>
</ol>
<p>Il GDPR illustra un meccanismo di potere normativo che la politologa Anu Bradford ha teorizzato con l’espressione «Brussels Effect»: la capacità dell’Unione europea di esportare unilateralmente i propri standard normativi, trasformando le proprie norme interne in quasi-vincoli globali. Questo fenomeno non si basa né sulla coercizione militare, né sul dominio economico, ma su tre fattori strutturali: le dimensioni del mercato europeo (450 milioni di consumatori), l’effetto di indivisibilità (impossibilità per le multinazionali di mantenere standard differenziati per giurisdizione oltre una certa soglia di complessità) e l’anticipazione strategica da parte degli attori privati che preferiscono adottare preventivamente lo standard più rigoroso.</p>
<p>L'AI Act presenta tutte le caratteristiche necessarie per riprodurre questo effetto. Come osserva l'Internet Policy Review (2025)<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>, «la classificazione in base al livello di rischio e i requisiti di documentazione tecnica generano costi di transazione che rendono economicamente razionale l’adozione di uno standard unico per il mercato globale». I primi segnali empirici confermano questa dinamica: diversi Stati americani (California, New York) stanno valutando leggi direttamente ispirate all’AI Act, mentre i governi del Sud-Est asiatico richiedono la consulenza tecnica della Commissione per elaborare i propri quadri normativi.</p>
<ol start="2">
<li><strong> La conformità come barriera all'ingresso e «moat» competitivo</strong></li>
</ol>
<p>L'analisi economica standard delle normative le presenta come costi irrecuperabili, che riducono i margini e frenano l'innovazione. Questa visione trascura sistematicamente la loro funzione di barriera all'ingresso. Un quadro normativo rigoroso penalizza maggiormente gli attori opportunisti – il cui modello economico si basa sull'esternalizzazione dei rischi – rispetto agli attori consolidati in grado di internalizzare i costi di conformità.</p>
<p>Uno studio dell'IAPP (International Association of Privacy Professionals, 2024)<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a> rivela che <strong>Il 67,1% delle organizzazioni che hanno integrato la governance della privacy nella propria strategia di IA si dichiara fiducioso riguardo alla propria conformità all'AI Act</strong>, segno di un vantaggio competitivo emergente per le aziende che hanno anticipato i requisiti normativi. Questo “premio di fiducia” si manifesta sempre più spesso nelle gare d’appalto B2B, dove la certificazione diventa un criterio di selezione determinante.</p>
<p>Da un punto di vista più strutturale, la certificazione europea sta diventando progressivamente un passaporto per l’accesso agli appalti pubblici, che nell’Unione rappresentano 500 miliardi di euro all’anno. I bandi di gara pubblici includono sempre più sistematicamente clausole di conformità all’AI Act, creando di fatto un mercato vincolato per gli attori europei o le multinazionali che hanno investito nella conformità.</p>
<ol start="3">
<li><strong> Il costo nascosto della mancanza di regolamentazione: il crollo della fiducia</strong></li>
</ol>
<p>Il caso Meta/Cambridge Analytica offre un interessante scenario controfattuale. <strong>Tra marzo e luglio 2018, l'azienda ha perso fino a 134 miliardi di dollari</strong><a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a><strong> di capitalizzazione di mercato al culmine della crisi</strong> – non a causa di sanzioni normative, ma per la perdita di fiducia da parte degli inserzionisti e degli utenti. I ricorrenti scandali legati ai pregiudizi algoritmici (sistemi di reclutamento discriminatori, riconoscimento facciale razzista, chatbot tossici) generano costi reputazionali che superano di gran lunga gli investimenti necessari per la conformità normativa preventiva.</p>
<p>L'AI Act funge quindi da assicurazione collettiva contro il rischio di un crollo sistemico della fiducia. Nei settori regolamentati ad alto rischio – sanità, giustizia, finanza, sicurezza – l'assenza di un quadro normativo solido non genera innovazione sfrenata, ma piuttosto una certa cautela istituzionale. Le strutture ospedaliere, le banche e le amministrazioni pubbliche adottano le tecnologie su larga scala solo se queste sono certificate e verificabili. Il quadro normativo europeo, lungi dal frenare la diffusione dell’IA in questi settori, ne costituisce la condizione di possibilità.</p>
<h3>C. Raccomandazioni operative</h3>
<p><strong>Proposta 3</strong> : Trasformare il marchio «Trustworthy AI» in una norma ISO europea, negoziata come standard tecnico in seno agli organismi internazionali (ISO, ITU). Mobilitare la diplomazia economica europea per imporre tale norma come requisito fondamentale negli accordi di libero scambio.</p>
<p><strong>Proposta 4</strong> : Creare uno sportello unico per la conformità destinato alle PMI, con un budget di <strong>500 milioni di euro in cinque anni</strong> (ovvero 100 milioni di euro all'anno).</p>
<p>Tale importo rappresenta circa lo 0,51% del bilancio totale di GenAI4EU (700 milioni di euro secondo la Commissione, 2024-2025)<a href="#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>), ma dedicato esclusivamente all’assistenza delle PMI in materia di conformità. A titolo di confronto, il programma EIC Accelerator stanzia fino a 2,5 milioni di euro per ogni startup a favore dell’innovazione tecnologica; lo sportello unico consentirebbe di accompagnare circa 200 PMI all'anno con sovvenzioni di 500.000 euro, coprendo audit, certificazione, formazione del personale e adeguamento dei sistemi. L’obiettivo non è solo quello di facilitare la conformità, ma di costruire un’industria europea di audit e certificazione dell’IA – un settore che potrà poi esportarsi verso giurisdizioni che adottano quadri normativi simili.</p>
<p><strong>Proposta 5</strong> : Avviare una «diplomazia normativa» aggressiva, subordinando l’accesso al mercato europeo dell’IA (per le imprese extraeuropee) a clausole di reciprocità normativa. Questa strategia – già applicata con successo nel campo delle norme ambientali – accelera la diffusione internazionale degli standard europei.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>IV. LA «TERZA VIA»: PROFEZIA CHE SI AVVERA O VICOLO CIECO STRATEGICO?</h2>
<h3>A. La critica classica: l’illusione di un’alternativa credibile</h3>
<p>La retorica ufficiale dell’Unione europea presenta la propria strategia sull’IA come una «terza via» tra il capitalismo della sorveglianza statunitense e l’autoritarismo digitale cinese. Questa formulazione affascina i circoli politici europei perché permette di trasformare una posizione di debolezza oggettiva – l’assenza di leader tecnologici – in una posizione etica distintiva. Suscita tuttavia un crescente scetticismo tra gli analisti strategici.</p>
<p>Le critiche convergono su una stessa diagnosi: questa «terza via» rischia di essere solo un «museo etico» – uno spazio di virtù inoffensiva, che produce norme senza poterle far rispettare, principi privi di capacità di proiezione. Di fronte ai massicci investimenti americani (il settore privato vi ha investito 67 miliardi di dollari nel 2023) e alla guida strategica cinese (piano nazionale sull’IA dotato di 150 miliardi di dollari in dieci anni), l’Europa sembrerebbe condannata a un ruolo di commentatore morale di trasformazioni che non controlla.</p>
<h3>B. La rilettura strategica: la nascita di un mercato della fiducia</h3>
<ol>
<li><strong> La portata sottovalutata della richiesta di regolamentazione</strong></li>
</ol>
<p>L'Eurobarometro 2024 rivela che il 73,1% dei cittadini europei si oppone all'uso di sistemi di IA non regolamentati<a href="#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a> in settori sensibili (sanità, giustizia, lavoro). Questa cifra non esprime solo una preferenza culturale astratta, ma un vincolo economico reale: nelle democrazie liberali, nessuna tecnologia può essere implementata su larga scala contro l’accettabilità sociale. Tuttavia, questo vincolo non grava solo sull'Europa. I ripetuti scandali negli Stati Uniti – dal riconoscimento facciale razzista di Rekognition (Amazon) alle pericolose allucinazioni degli assistenti medici – generano una crescente richiesta di regolamentazione, anche tra le élite tecnologiche.</p>
<p>Da un punto di vista più strutturale, i settori economici più dinamici e con il maggior valore aggiunto – sanità di precisione, finanza algoritmica, sistemi giudiziari predittivi – sono proprio quelli in cui i requisiti di conformità normativa sono più rigorosi. In questi ambiti, il vantaggio competitivo non si basa sulla potenza di calcolo grezza o sulle dimensioni dei set di dati, ma sulla capacità di produrre sistemi verificabili, spiegabili e certificabili. Ebbene, questi attributi corrispondono esattamente alle priorità di ricerca europee degli ultimi quindici anni – dalla spiegabilità (XAI) alla certificazione formale, passando per l’IA frugale.</p>
<ol start="2">
<li><strong> Il vantaggio di chi arriva dopo: imparare dagli errori altrui</strong></li>
</ol>
<p>La teoria strategica distingue tradizionalmente i vantaggi del «first mover» (conquista di quote di mercato, definizione degli standard) da quelli del «second mover» (osservazione degli errori del pioniere, ottimizzazione dei processi). Nel campo dell’IA, l’Europa occupa strutturalmente questa posizione di second mover – non per scelta strategica, ma per ritardo oggettivo. Piuttosto che lamentare questa situazione, la strategia consiste nel trarne vantaggio.</p>
<p>L'implementazione su larga scala dei sistemi di IA negli Stati Uniti e in Cina sta generando un corpus empirico di fallimenti da cui l'Europa può trarre insegnamento: pregiudizi discriminatori strutturali, derive autoritarie, vulnerabilità in materia di sicurezza, rapida obsolescenza delle competenze, concentrazione di potere. Le soluzioni europee di IA – proprio perché integrano fin dalla progettazione i vincoli di etica, sicurezza e spiegabilità – evitano una parte di queste insidie. Questa differenza qualitativa si traduce in vantaggi competitivi tangibili: i sistemi di IA medica certificati in Europa stanno penetrando in mercati (Giappone, Singapore, Canada) dove le soluzioni americane non regolamentate si scontrano con barriere normative.</p>
<ol start="3">
<li><strong> Sovranità attraverso l'interoperabilità: standard aperti contro sistemi chiusi</strong></li>
</ol>
<p>Il modello dominante dell'IA contemporanea si basa su ecosistemi proprietari chiusi (iOS/Android, AWS/Azure/GCP, GPT/Claude/Gemini), che generano massicci effetti di «lock-in». Questa architettura produce una forma di dipendenza geopolitica: adottare l’ecosistema di un attore significa anche accettare la giurisdizione del suo paese d’origine e i rischi di un’interruzione unilaterale dell’accesso.</p>
<p>L'Europa, proprio perché non controlla alcun ecosistema dominante, ha un interesse oggettivo a promuovere standard aperti e protocolli di interoperabilità. Questa strategia trova un crescente riscontro tra i governi che cercano di evitare la dipendenza esclusiva dalle tecnologie cinesi e statunitensi. I partenariati strategici che l’Europa stringe con potenze medie (ASEAN, Unione Africana, America Latina) non si basano sulla fornitura di modelli di base – ambito in cui non può competere – ma sul trasferimento di capacità normative e tecniche che consentano a questi paesi di costruire i propri ecosistemi sovrani.</p>
<h3>C. Raccomandazioni operative</h3>
<p><strong>Proposta 6</strong> : Avviare un programma di ricerca su <strong>3 miliardi di euro in cinque anni</strong> (pari a 600 milioni di euro all'anno) destinati specificatamente all'IA spiegabile e verificabile.</p>
<p>Tale importo rappresenta un aumento di 40 volte rispetto all'attuale impegno europeo in materia di trasparenza e affidabilità dell'IA. Infatti, Horizon Europe ha stanziato 112 milioni di euro per l'IA e la tecnologia quantistica nel 2024, di cui solo 15 milioni di euro per la trasparenza e l'affidabilità (Commissione europea, 2024). Il programma da 600 milioni di euro all'anno consentirebbe di trasformare ciò che oggi appare come un vincolo normativo in un vantaggio tecnologico dirompente: sviluppare architetture che consentano nativamente la tracciabilità, l'interpretabilità e la certificazione formale. A titolo di confronto, questo investimento rimane inferiore al bilancio annuale di GenAI4EU (700 milioni di euro), ma si concentra su un segmento tecnologico in cui l’Europa può puntare all’eccellenza mondiale piuttosto che competere frontalmente con i modelli di base americani.</p>
<p><strong>Proposta 7</strong> : Costruire una strategia di partenariato con il «Sud del mondo», non sul modello degli aiuti allo sviluppo, ma come alleanza di interessi reciproci. L’Europa offre la propria competenza normativa e le proprie tecnologie certificate; i partner offrono mercati in rapida crescita e un sostegno diplomatico per l’adozione degli standard europei nei consessi internazionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>V. DIPENDENZE STRATEGICHE: IL TALLONE D’ACHILLE DIVENTATO UN’URGENZA CHE MOBILITA</h2>
<h3>A. La cruda realtà: anatomia di una vulnerabilità sistemica</h3>
<p>La relazione della Corte dei conti europea (2024) traccia un quadro inequivocabile: l’infrastruttura digitale europea si basa su dipendenze critiche nei confronti di attori extraeuropei in tre settori fondamentali. In primo luogo, il «cloud computing»: il 70% delle capacità di archiviazione e di calcolo<a href="#_ftn12" name="_ftnref12">[12]</a> utilizzate in Europa provengono da tre fornitori statunitensi (AWS, Microsoft Azure, Google Cloud Platform). In secondo luogo, i semiconduttori: il 90% della produzione mondiale di chip avanzati (con dimensioni inferiori a 7 nanometri) è concentrata a Taiwan e nella Corea del Sud. In terzo luogo, i modelli di base: l’intero ecosistema europeo di IA generativa dipende da modelli sviluppati da OpenAI, Anthropic, Google e Meta.</p>
<p>Questa triplice dipendenza non riguarda solo la vulnerabilità economica: rappresenta un rischio geopolitico di prim’ordine. La crisi dei semiconduttori del 2021, innescata dalle interruzioni logistiche legate al COVID-19, ha paralizzato l’industria automobilistica europea per diciotto mesi, distruggendo 110 miliardi di euro di valore aggiunto. Un conflitto militare nello Stretto di Taiwan, una decisione unilaterale di Washington di vietare l’accesso alle tecnologie di IA per motivi di sicurezza nazionale o un massiccio attacco informatico contro i data center statunitensi produrrebbero effetti sistemici ancora più gravi.</p>
<p>La Corte dei conti francese, nella sua relazione sulla strategia nazionale in materia di IA (2025), sottolinea che «la dipendenza tecnologica genera anche una dipendenza normativa: i sistemi progettati secondo logiche giuridiche extraeuropee incorporano pregiudizi e priorità contrarie ai valori europei». Questa osservazione mette in luce una dimensione spesso trascurata: al di là della vulnerabilità materiale, la dipendenza tecnologica erode la capacità dell’Europa di definire in modo sovrano le proprie priorità civili.</p>
<h3>B. La finestra di opportunità: trasformare il vincolo in mobilitazione</h3>
<ol>
<li><strong> Il risveglio geopolitico post-Ucraina: dalla retorica agli investimenti</strong></li>
</ol>
<p>L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022 ha provocato uno shock strategico paragonabile, in ambito tecnologico, a quello causato dallo Sputnik agli Stati Uniti nel 1957. Ha messo brutalmente in luce la fragilità delle catene di approvvigionamento europee e l’illusione di un’interdipendenza pacificatrice. Questo shock ha innescato un significativo riorientamento di bilancio: il programma EuroHPC (supercomputer) ha visto aumentare sostanzialmente il proprio budget; il progetto Gaia-X per il cloud sovrano, in fase di stallo nel 2021, è stato rilanciato con impegni industriali sostanziali.</p>
<p>In particolare, l’European Chips Act (2023) stanzia 43 miliardi di euro<a href="#_ftn13" name="_ftnref13">[13]</a> per ridurre la dipendenza europea dai semiconduttori, con l'obiettivo di passare dal 10,1% al 20,1% della produzione mondiale entro il 2030. L'iniziativa <strong>InvestAI</strong>, annunciata nel febbraio 2025 in occasione del Vertice di Parigi, segna una svolta qualitativa di grande rilievo: <strong>reperire 200 miliardi di euro</strong><a href="#_ftn14" name="_ftnref14">[14]</a><strong> per l'IA</strong>, di cui <strong>20 miliardi di euro destinati specificatamente a 4-5 gigafactory</strong><a href="#_ftn15" name="_ftnref15">[15]</a><strong> di IA</strong> ciascuna dotata di 100.000 chip di ultima generazione, ovvero quattro volte la capacità delle infrastrutture attuali.</p>
<p>La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha paragonato questo progetto a un <strong>«Il CERN per l'IA»</strong>, sottolineando l'ambizione di creare un'infrastruttura aperta che consenta a tutti gli scienziati e alle imprese europee – e non solo ai colossi – di accedere alle risorse necessarie per sviluppare modelli all'avanguardia.</p>
<p><strong>Contesto di bilancio</strong> : Secondo il Piano coordinato sull'IA (2021), l'obiettivo era quello di raggiungere <strong>20 miliardi di euro all'anno</strong> di investimenti combinati (pubblici e privati) entro il 2030. Fino al lancio di InvestAI, la Commissione investiva circa <strong>1 miliardo di euro all'anno</strong> attraverso «Horizon Europe» e il programma «Europa digitale». Le stime dell’OCSE e della Commissione (2023) indicano che l’UE aveva già raggiunto circa <strong>25,7 miliardi di euro di investimenti annuali</strong><a href="#_ftn16" name="_ftnref16">[16]</a> nel 2023, superando così l'obiettivo fissato per il 2030 con sette anni di anticipo. InvestAI punta a decuplicare questo impegno nei prossimi cinque anni.</p>
<p>La storia economica europea dimostra che i grandi balzi tecnologici derivano spesso da precedenti umiliazioni. Airbus è nata dalla consapevolezza, negli anni ’60, che la totale dipendenza da Boeing costituiva una vulnerabilità inaccettabile. Cinquant'anni e 1.000 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati dopo, Airbus detiene il 50% del mercato mondiale dell'aviazione civile. Questo precedente dimostra che una strategia industriale europea a lungo termine, dotata di risorse sufficienti e sostenuta politicamente, può produrre campioni mondiali – a condizione di accettare orizzonti temporali incompatibili con i cicli elettorali.</p>
<ol start="2">
<li><strong> Le scommesse tecnologiche che fanno la differenza: sovranità selettiva</strong></li>
</ol>
<p>Di fronte alle dipendenze individuate, la tentazione naturale è quella di puntare all’autosufficienza totale – un’ambizione tanto illusoria quanto inefficace. Nessuna economia, nemmeno quella cinese o statunitense, controlla l’intera catena del valore tecnologico. La strategia pertinente è quella della «sovranità selettiva»: identificare tre o quattro segmenti tecnologici critici in cui l’Europa può ragionevolmente puntare all’eccellenza mondiale e accettare la dipendenza negli altri settori, gestendola attraverso la diversificazione dei fornitori.</p>
<p>Tre sfide tecnologiche appaiono particolarmente promettenti. In primo luogo, l’IA frugale e l’«edge computing»: di fronte alla crisi energetica e ai vincoli climatici, la capacità di addestrare e implementare modelli efficienti con risorse computazionali limitate diventa un vantaggio competitivo fondamentale. La ricerca europea in questo campo (in particolare l’Istituto PRAIRIE a Parigi e l’ELLIS Network) è all’avanguardia a livello mondiale. In secondo luogo, il calcolo quantistico: la corsa tecnologica è ancora aperta e l’Europa dispone di notevoli risorse scientifiche (40% delle pubblicazioni mondiali). In terzo luogo, i semiconduttori specializzati per l’IA: piuttosto che cercare di recuperare terreno su Taiwan nei chip generici, l’Europa può puntare all’eccellenza su architetture specifiche (calcolo neuromorfico, processori dedicati all’IA spiegabile).</p>
<ol start="3">
<li><strong> Alleanze strategiche: diversificare per ridurre le dipendenze</strong></li>
</ol>
<p>La riduzione delle dipendenze non passa solo attraverso la rilocalizzazione, ma anche attraverso la diversificazione geografica dei partner. È nell’interesse dell’Europa stringere alleanze tecnologiche con potenze medie che condividono le sue preoccupazioni in materia di sovranità: Giappone (semiconduttori, robotica), Corea del Sud (elettronica), Israele (sicurezza informatica), Canada (IA etica). Queste partnership consentono di condividere i costi di ricerca e sviluppo, di accedere a competenze complementari e di ridurre la dipendenza bilaterale dagli Stati Uniti o dalla Cina.</p>
<p>Il modello del CERN (Organizzazione europea per la ricerca nucleare) costituisce un precedente istituzionale: un’infrastruttura di ricerca fondamentale finanziata collettivamente, che opera su orizzonti temporali pluridecennali e che ha generato enormi ricadute economiche (lo stesso web è stato inventato al CERN). L’iniziativa <strong>InvestAI, definita esplicitamente come un «CERN dell'IA»</strong>, si inserisce proprio in questa logica: creare un'infrastruttura condivisa, aperta e collaborativa, che consenta all'intero ecosistema europeo – ricercatori, startup, PMI, grandi imprese – di accedere alle risorse computazionali necessarie per sviluppare modelli di IA all'avanguardia.</p>
<h3>C. Raccomandazioni operative</h3>
<p><strong>Proposta 8</strong> : Individuare formalmente tre tecnologie fondamentali per la sovranità europea in materia di IA (ad esempio: calcolo quantistico, IA frugale, semiconduttori neuromorfici) e <strong>concentrare 70% di investimenti pubblici in R&amp;S sull'IA</strong>.</p>
<p><em>Motivazione</em> : Il Piano coordinato punta a raggiungere 20 miliardi di euro all'anno di investimenti complessivi entro il 2030, di cui circa 7 miliardi di euro provenienti da fonti pubbliche europee (Commissione + Stati membri). Concentrare il 70% di questa dotazione pubblica (ovvero circa 5 miliardi di euro all'anno) su 3-4 tecnologie critiche consentirebbe di raggiungere una massa critica sufficiente per puntare all'eccellenza mondiale in questi segmenti, piuttosto che disperdere le risorse su tutto lo spettro tecnologico. Questa focalizzazione strategica rompe con l'attuale dispersione delle risorse e si ispira al modello giapponese di concentrazione settoriale.</p>
<p><strong>Proposta 9</strong> : Negoziare partnership tecnologiche bilaterali con il Giappone e la Corea del Sud, con l'obiettivo esplicito di ridurre le reciproche dipendenze dagli Stati Uniti e dalla Cina. Tali partnership devono includere clausole di trasferimento tecnologico e di co-sviluppo, non solo accordi commerciali.</p>
<p><strong>Proposta 10</strong> : Consolidare l'iniziativa <strong>InvestAI</strong> come infrastruttura permanente per la sovranità dell'IA europea, sul modello del CERN.</p>
<p>InvestAI mobilita già 200 miliardi di euro (50 miliardi di fondi pubblici dell'UE + 150 miliardi di fondi privati tramite gli «European AI Champions»), di cui 20 miliardi destinati specificatamente a 4-5 gigafactory. Questa iniziativa deve diventare una struttura permanente – una «European AI Infrastructure Corporation» – che riunisca gli Stati membri, la BEI e i partner industriali. Missione: costruire e gestire le infrastrutture di calcolo e i «dataset» strategici necessari alla sovranità europea, mettendoli al contempo a disposizione dell’ecosistema della ricerca e delle startup. Il modello di governance deve ispirarsi al CERN (budget annuale di 1,3 miliardi di euro, finanziato da 23 Stati membri da 70 anni): finanziamento collettivo, orizzonte pluridecennale, accesso aperto all’intera comunità scientifica e industriale europea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>VI. CONCLUSIONE – L’OBBLIGO DI ESECUZIONE</h2>
<h3>Sintesi: dal vincolo al vantaggio</h3>
<p>Questa nota ha dimostrato che le quattro «debolezze» strutturali della strategia europea – assenza di leader di spicco, complessità normativa, ambiguità della terza via, dipendenze tecnologiche – derivano da una diagnosi errata. Si tratta di ostacoli solo se rapportati a un modello di potenza tecnologica – la concentrazione oligopolistica statunitense – la cui sostenibilità economica, sociale e democratica è sempre più contestata.</p>
<p>L'ecosistema distribuito europeo genera una resilienza sistemica di fronte agli shock. L'AI Act, lungi dal paralizzare l'innovazione, costruisce un'infrastruttura di fiducia che può diventare un vantaggio competitivo duraturo, grazie al «Brussels Effect». La «terza via» corrisponde a una crescente domanda globale di tecnologie conformi agli standard democratici. Infine, le dipendenze strategiche hanno innescato una mobilitazione di bilancio e politica senza precedenti – esemplificata da InvestAI e dai suoi 200 miliardi di euro –, aprendo la possibilità di salti tecnologici in nicchie ad alto valore aggiunto.</p>
<p>L'etica non è un ostacolo esterno all'innovazione, ma un'infrastruttura di competitività. Nei settori ad alto valore aggiunto – sanità, finanza, giustizia, sicurezza – la capacità di produrre sistemi verificabili, spiegabili e certificabili costituisce la condizione sine qua non per la loro implementazione. Ebbene, queste caratteristiche corrispondono esattamente alle priorità di ricerca europee degli ultimi quindici anni.</p>
<h3>Il rischio fatale: l'indecisione</h3>
<p>Il pericolo non è il modello europeo in sé, ma la nostra incapacità collettiva di assumercene pienamente la responsabilità. Da vent'anni la strategia digitale europea oscilla tra due tentazioni contraddittorie: imitare il modello americano («creare unicorni») e affermare la propria diversità («l'etica prima di tutto»), senza mai scegliere realmente. Questa indecisione strategica produce il peggio dei due mondi: né la potenza finanziaria americana, né la coerenza normativa necessaria alla diffusione del modello europeo.</p>
<p>La scelta non è tra copiare gli altri o tracciare la nostra strada: si tratta di un falso dilemma. L’urgenza consiste nel passare dal quadro normativo, ormai definito con l’AI Act, all’azione industriale coordinata. Ciò comporta tre cambiamenti radicali. In primo luogo, accettare massicci investimenti pubblici nelle infrastrutture strategiche – InvestAI ne è un esempio – partendo dal presupposto che la sovranità tecnologica ha un costo, che è comunque inferiore al costo della dipendenza. In secondo luogo, imporre una disciplina strategica: concentrare le risorse su tre o quattro scommesse tecnologiche (70% della R&amp;S pubblica), invece di spargere i budget su tutto lo spettro. In terzo luogo, costruire una diplomazia normativa aggressiva, trasformando l’AI Act in un’arma di conquista commerciale piuttosto che in un handicap autoinflitto.</p>
<h3>Risolvere la tensione apparente: standard aperti e sovranità concentrata</h3>
<p>Questa strategia può sembrare paradossale: da un lato, promuovere l’interoperabilità e gli standard aperti (Proposta 7); dall’altro, concentrare massicciamente gli investimenti su alcune tecnologie critiche (Proposte 8-10). In realtà, <strong>questi due aspetti sono complementari piuttosto che contraddittori</strong>.</p>
<p><strong>Gli standard aperti e l'interoperabilità costituiscono la nostra proposta geopolitica</strong> : ciò che l’Europa propone al resto del mondo per evitare i «giardini chiusi» sino-americani. È il nostro vantaggio comparativo nella diplomazia tecnologica. Promuovendo protocolli aperti, architetture interoperabili e «dataset» condivisi, l’Europa si posiziona come l’alternativa credibile per tutti gli attori – Stati, imprese, ricercatori – che cercano di evitare la dipendenza esclusiva dagli ecosistemi proprietari americani o cinesi.</p>
<p><strong>Al contrario, la concentrazione degli investimenti in 3-4 tecnologie critiche rientra nella sovranità selettiva</strong> : individuare i settori in cui la dipendenza sarebbe strategicamente inaccettabile (calcolo quantistico, semiconduttori specializzati, IA frugale, IA spiegabile) e costruire in essi una reale autonomia. Non si tratta di autosufficienza totale – una chimera costosa e inefficace – ma di padroneggiare le tecnologie che determinano la nostra capacità di definire le nostre regole del gioco.</p>
<p><strong>Il punto fondamentale è che queste tecnologie sovrane devono a loro volta rispettare i nostri standard di apertura</strong>. In altre parole: <strong>autonomia nelle funzionalità, apertura nei protocolli</strong>. ASML, il nostro esempio paradigmatico, illustra perfettamente questa sintesi: monopolio tecnologico (sovranità) in un ecosistema aperto e internazionale (interoperabilità). Allo stesso modo, InvestAI mira a creare gigafactory europee (sovranità computazionale) garantendo al contempo un accesso aperto all’intero ecosistema scientifico e industriale (standard aperti).</p>
<p>Questa dialettica tra concentrazione strategica e apertura sistemica non è una contraddizione, ma la nostra proposta di valore unica: offrire al mondo un'alternativa ai modelli chiusi dominanti, garantendo al contempo la nostra autonomia nei segmenti critici. È proprio questa sintesi che può trasformare la «terza via» europea da aspirazione retorica a realtà geopolitica.</p>
<h3>La sfida civile: la responsabilità storica</h3>
<p>Al di là della concorrenza economica, la strategia europea sull’IA solleva una questione di filosofia politica fondamentale: una società tecnologicamente avanzata può preservare in modo duraturo i principi del costituzionalismo liberale – Stato di diritto, separazione dei poteri, tutela delle minoranze, autonomia individuale? Oppure il progresso tecnologico implica necessariamente, come sostengono alcuni teorici autoritari, un indebolimento dei vincoli democratici in nome dell’efficienza?</p>
<p>Spetta esclusivamente all'Europa dimostrare empiricamente che la prima opzione è praticabile. Né gli Stati Uniti – dove la regolamentazione dell’IA rimane in gran parte affidata all’autoregolamentazione delle imprese – né la Cina – dove l’IA serve esplicitamente a fini di controllo sociale – possono incarnare questa sintesi tra innovazione tecnologica e diritti fondamentali. Questa responsabilità deriva direttamente dalla storia europea: è in Europa che sono state inventate contemporaneamente le libertà individuali (habeas corpus, libertà di espressione) e la rivoluzione industriale. È in Europa che, nel XX secolo, è stata tentata la scommessa di una regolamentazione democratica del potere economico. È in Europa che sono sopravvissute, dopo le catastrofi totalitarie, le istituzioni del costituzionalismo liberale.</p>
<p>Questa legittimità storica comporta un obbligo strategico: dimostrare che l’etica e l’innovazione non sono antagoniste, ma si completano a vicenda. Il fallimento europeo nell'IA non sarebbe solo una sconfitta economica: segnalerebbe l'impossibilità di una modernità tecnologica rispettosa dei diritti umani, avallando così le tesi autoritarie sull'incompatibilità tra democrazia ed efficienza tecnologica.</p>
<p><strong>La questione finale non è quindi di natura tecnica, ma politica</strong> : l’Unione europea possiede la volontà collettiva di trasformare questi potenziali punti di forza in potere reale? Dispone della disciplina strategica necessaria per mantenere la rotta per vent’anni, al di là dei cambiamenti di governo e delle tensioni tra gli Stati membri? È in grado di superare la tentazione del ripiegamento nazionale per costruire le infrastrutture comuni indispensabili alla sovranità continentale?</p>
<p>Queste questioni non rientrano nell’analisi prospettica: richiedono decisioni politiche immediate. Il tempo della riflessione strategica è finito. È giunto il momento di agire. La storia giudicherà l’Europa non in base alla qualità dei suoi principi, ma alla sua capacità di incarnarli in istituzioni tecnologiche sostenibili. La nostra generazione ha la responsabilità di questo verdetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOGRAFIA</h2>
<p>Commissione europea (2025). <em>L'approccio europeo all'intelligenza artificiale</em>. Direzione generale delle reti di comunicazione, dei contenuti e delle tecnologie. https://digital-strategy.ec.europa.eu/fr/policies/european-approach-artificial-intelligence</p>
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<p><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> Dati finanziari pubblici di Meta/Facebook, marzo-luglio 2018.</p>
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<p><a href="#_ftnref12" name="_ftn12">[12]</a> IT for Business, «Sovranità digitale: cloud, agenti di IA e dipendenze». https://www.itforbusiness.fr/souverainete-numerique-cloud-agents-ia-et-dependances-99757</p>
<p><a href="#_ftnref13" name="_ftn13">[13]</a> European Chips Act (2023), Commissione europea.</p>
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<p><a href="#_ftnref15" name="_ftn15">[15]</a> Commissione europea (2025), Annuncio InvestAI, Vertice di Parigi.</p>
<p><a href="#_ftnref16" name="_ftn16">[16]</a> OCSE (2025), <em>Progressi nell'attuazione del piano coordinato dell'Unione europea sull'intelligenza artificiale</em>. https://www.oecd.org/en/publications/progress-in-implementing-the-european-union-coordinated-plan-on-artificial-intelligence-volume-1_533c355d-en.html</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/una-strategia-per-la-lia-de-lue-per-trasformare-i-vincoli-in-vantaggi-competitivi/">Une stratégie pour l&rsquo;IA de l&rsquo;UE : transformer les contraintes en avantages compétitifs !</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Appello a favore del diritto fondamentale all’aborto (Contro le idee liberticide dell’ECLJ)</title>
		<link>https://aepl.eu/it/un-appello-per-la-liberta-fondamentale-di-importare-contro-le-idee-liberticide-delclj/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Ven, 14 nov 2025 07:53:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sintesi Messaggio chiave: l'aborto non è un'opinione, è un diritto. L'ECLJ e i suoi alleati vogliono limitare le libertà delle donne in nome della moralità religiosa. Tuttavia, la scienza, la legge europea e la maggioranza delle donne e degli uomini...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/un-appello-per-la-liberta-fondamentale-di-importare-contro-le-idee-liberticide-delclj/">Plaidoyer pour la liberté fondamentale d’avorter (Contre les idées liberticides de l&rsquo;ECLJ)</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center"><strong><u>Sintesi</u></strong></h3>
<p><strong><em>Messaggio chiave: l'aborto non è un'opinione, è un diritto. L'ECLJ e i suoi alleati vogliono limitare le libertà delle donne in nome della moralità religiosa. Eppure la scienza, la legge europea e la maggioranza dei cittadini sostengono l'aborto come diritto fondamentale. La vera domanda non è "pro-life" o "pro-choice", ma: vogliamo un'Europa in cui le donne siano libere di decidere del proprio corpo o un'Europa in cui le lobby religiose impongano i loro dogmi a tutti? Agiamo per far sì che l'Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) "La mia voce, la mia scelta" diventi realtà!</em></strong></p>
<h3 style="text-align: center"><strong><u>Argomenti di AEPL</u></strong></h3>
<p><strong><u>a) L'iniziativa dei cittadini europei "La mia voce, la mia scelta": un movimento per l'autonomia delle donne</u></strong></p>
<p>L'<strong>Iniziativa dei cittadini europei (ICE) "La mia voce, la mia scelta</strong>registrato nell'aprile 2024, è un movimento storico guidato da oltre 300 organizzazioni femministe e per i diritti umani in tutta Europa. Il suo obiettivo: <strong>garantire l'accesso all'aborto sicuro, legale e accessibile in tutti gli Stati membri dell'UE</strong>. L'ICE ha raccolto più di un milione di firme valide, ben oltre la soglia richiesta per essere esaminata dalla Commissione europea.</p>
<p>Questa iniziativa è una risposta alle evidenti disuguaglianze nell'accesso all'aborto in Europa. In alcuni Paesi, come Polonia e Malta, le restrizioni legali costringono migliaia di donne a ricorrere ad aborti clandestini o a recarsi all'estero, spesso in condizioni precarie e costose. "La mia voce, la mia scelta" chiede all'UE di <strong>istituire un meccanismo di sostegno finanziario</strong> consentire alle donne di accedere ad aborti sicuri, in conformità con la legislazione nazionale, e di <strong>rendere l'aborto un diritto fondamentale</strong>tutelati dalle istituzioni europee.</p>
<p>Gli organizzatori, tra cui<strong>Istituto sloveno l'8 marzo</strong>sottolineare l'importanza di un <strong>approccio globale</strong> Questi includono l'educazione sessuale, l'accesso gratuito alla contraccezione e politiche sociali forti per ridurre il ricorso all'aborto. Il loro messaggio è chiaro: <strong>l'autonomia corporea delle donne non è negoziabile</strong>. La risposta della Commissione europea è attesa entro <strong>2 marzo 2026</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>b) Le attività di distruzione della libertà della Corte di giustizia europea: chi sono questi ultraconservatori?</u></strong></p>
<p>Le <strong>Centro europeo per il diritto e la giustizia (ECLJ)</strong> è un'organizzazione non governativa fondata nel 1998 e affiliata all'associazione<strong>Centro americano per la legge e la giustizia (ACLJ)</strong>una lobby legale conservatrice evangelica americana. Guidata da <strong>Grégor Puppinck</strong> e <strong>Jay Alan Sekulow</strong> (ex avvocato di Donald Trump), l'ECLJ si presenta come un difensore dei "diritti umani" e della "dignità umana", ma la sua agenda è chiaramente <strong>contro l'aborto, i matrimoni gay e l'eutanasia.</strong>.</p>
<p><strong>Cosa c'è da sapere</strong></p>
<ul>
<li><strong>Grégor Puppinck</strong> Avvocato francese, direttore generale della Corte europea di giustizia, noto per il suo<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> per le sue posizioni contro l'aborto, la PMA per le coppie omosessuali e la "teoria del gender". Difende una visione <strong>naturalista e cristiano</strong> del diritto, in contrapposizione al relativismo morale.</li>
<li><strong>Jay Alan Sekulow</strong> : avvocato americano, fondatore dell'ACLJ, vicino a<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> circoli evangelici conservatori. È comparso davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti per difendere le cause religiose.</li>
<li><strong>Finanziamento</strong> L'ECLJ è finanziato principalmente dall'ACLJ, che raccoglie milioni di dollari da donatori evangelici americani. Nel 2019, l'ACLJ ha contribuito con oltre 1 milione di dollari all'ECLJ.</li>
</ul>
<p><strong>La loro attività di lobby anti-aborto</strong></p>
<p>La Corte di giustizia europea sta conducendo un <strong>campagna aggressiva</strong> contro l'aborto in Europa, organizzando conferenze, pubblicando relazioni e presentandosi alla Corte europea dei diritti dell'uomo. <strong>Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU)</strong>. La loro strategia si basa su :</p>
<ul>
<li><strong>Manipolazione delle testimonianze</strong> In occasione di una conferenza al Parlamento europeo nell'ottobre 2025, l'ECLJ ha invitato le donne a parlare della loro "sofferenza post-aborto", citando un'indagine IFOP del 2020 che ha rilevato che <strong>Il 92 % delle donne afferma che l'aborto lascia tracce difficili da gestire.</strong>. Tuttavia, questo studio è <strong>contestato dalla comunità scientifica</strong> per la sua mancanza di rigore metodologico.</li>
<li><strong>Promuovere politiche a favore della nascita</strong> ECLJ: ECLJ elogia le politiche dell'Ungheria e dell'Italia, dove vengono concessi aiuti finanziari alle famiglie, ma non si può fare a meno di un'altra persona. <strong>senza garantire l'autonomia delle donne</strong>. Il loro obiettivo: <strong>abolire i finanziamenti europei per i programmi a favore delle IVG</strong> e reindirizzare questi fondi alle "alternative all'aborto".</li>
<li><strong>Influenzare gli eurodeputati</strong> Alla loro conferenza, otto eurodeputati (tra cui membri del PPE e dell'ECR) hanno sostenuto le loro posizioni, dimostrando il loro impegno per la causa. <strong>capacità di influenzare le istituzioni</strong>.</li>
</ul>
<p><strong>Retorica fuorviante e pericolosa</strong></p>
<p>La Corte europea di giustizia descrive l'aborto come una "trappola ideologica" e un "atto sempre traumatico". Eppure, <strong>i dati dell'OMS e dell'Accademia Americana di Pediatria</strong> mostrano che la maggioranza delle donne sente un <strong>sollievo</strong> dopo un aborto, soprattutto quando la decisione è libera e accompagnata. La loro retorica mira a <strong>far sentire in colpa le donne</strong> e <strong>limitare i loro diritti</strong>con il pretesto di "proteggere la vita".</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>c) L'aborto, un diritto fondamentale riconosciuto dall'Unione europea.</u></strong></p>
<p>L'<strong>L'interruzione volontaria della gravidanza è un diritto fondamentale</strong>protetto dal <strong>Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea</strong> e la giurisprudenza europea.</p>
<p><strong>Basi legali</strong></p>
<ol>
<li><strong>Dignità umana (articolo 1)</strong> Il diritto all'autonomia corporea è un pilastro della dignità. Così come costringere una donna ad abortire quando non vuole, costringere una donna a portare avanti una gravidanza indesiderata è una violazione della sua dignità umana. <strong>violazione della sua integrità fisica e mentale</strong>.</li>
<li><strong>Diritto all'integrità fisica e mentale (articolo 3)</strong> L'aborto protegge le donne dai rischi di una gravidanza indesiderata o di un aborto clandestino.</li>
<li><strong>Rispetto della privacy (articolo 7)</strong> La decisione di abortire è una decisione intima. Il <strong>Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU)</strong> ha confermato in più occasioni che l'accesso all'aborto è un elemento essenziale <strong>diritto protetto</strong> (giudizio <em>Tysiącz v. Polonia</em>, 2007).</li>
<li><strong>Parità di genere (articolo 23)</strong> Il rifiuto dell'aborto aggrava le disuguaglianze limitando l'autonomia delle donne.</li>
<li><strong>Non discriminazione (articolo 21)</strong> Le restrizioni sull'aborto discriminano le donne in situazioni precarie che non hanno i mezzi per recarsi all'estero.</li>
<li><strong>Diritto alla salute (articolo 35)</strong> L'OMS considera l'aborto come una <strong>servizio sanitario essenziale</strong>. I paesi in cui l'aborto è legale hanno <strong>tasso di mortalità materna più basso</strong>.</li>
</ol>
<p><strong>Riconoscimento internazionale</strong></p>
<ul>
<li>La <strong>CEDAW (Convenzione sull'eliminazione della discriminazione contro le donne)</strong> incoraggia i governi a garantire l'accesso all'aborto.</li>
<li>L'<strong>OMS</strong> sottolinea che la legalizzazione dell'aborto riduce la mortalità materna di <strong>70 %</strong>.</li>
</ul>
<p><strong>Conclusione</strong> L'aborto non è un "privilegio", ma un "diritto". <strong>diritto umano fondamentale</strong>tutelati dal diritto europeo e internazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>d) Controargomentazioni alle idee della Corte di giustizia europea: realtà scientifica e giuridica</u></strong></p>
<p>La Corte di giustizia europea utilizza <strong>Argomenti emotivi e di parte</strong> per screditare l'aborto. Ecco perché le loro tesi sono <strong>infondato</strong> :</p>
<ol>
<li><strong> "L'aborto è sempre traumatico".</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>La realtà</strong> : Studi seri (OMS, <em>Scienza sociale e medicina</em>2018) mostrano che <strong>il sollievo è più frequente del rimpianto</strong>. La sofferenza post aborto è spesso legata alla <strong>stigma sociale</strong>non l'atto in sé.</li>
<li><strong>Pregiudizio metodologico</strong> Gli studi citati dall'ECLJ (come lo studio IFOP) sono <strong>non rappresentativo</strong> e <strong>orientato</strong>. Una meta-analisi del 2018 conclude che le donne che abortiscono non hanno <strong>nessun rischio maggiore di problemi di salute mentale</strong> di quelle che portano a termine una gravidanza indesiderata.</li>
</ul>
<ol start="2">
<li><strong> "L'aborto nega i diritti del nascituro".</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Realtà giuridica</strong> Diritto internazionale (CEDU, Convenzione di New York) <strong>non riconosce la personalità giuridica del feto prima della nascita</strong>. La Corte europea ha ricordato che <strong>L'autonomia delle donne viene prima di tutto</strong> (<em>A, B e C contro l'Irlanda</em>, 2010).</li>
<li><strong>Approccio graduale</strong> La legislazione europea (Francia, Belgio, Germania) riconosce i diritti crescenti del feto. <strong>senza negare quelli delle donne</strong>.</li>
</ul>
<ol start="3">
<li><strong> "I movimenti pro-choice minimizzano la sofferenza delle donne".</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>La realtà</strong> Il movimento pro-choice <strong>non negano la complessità</strong> aborto, ma difendere il diritto di una donna ad un'esperienza sicura e <strong>decidere senza stigmatizzare</strong>. I paesi in cui l'aborto è legale e sostenuto (Paesi Bassi, Svezia) hanno <strong>meno complicazioni e meno rimpianti</strong> rispetto a quelli in cui è limitato.</li>
</ul>
<ol start="4">
<li><strong> "Dobbiamo finanziare le alternative all'aborto".</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>La realtà</strong> Le politiche di sostegno alla famiglia (sussidi, congedi parentali, ecc.) sono un'importante fonte di supporto per le famiglie. <strong>necessario ma insufficiente</strong>. In Polonia, dove l'aborto è fortemente limitato, il numero di aborti clandestini rimane elevato.</li>
<li><strong>Pregiudizio metodologico </strong>La riduzione del ricorso all'aborto si basa su tre pilastri: a) <strong>educazione sessuale, b) accesso alla contraccezione e c) forti politiche sociali.</strong> (alloggio, occupazione, assistenza all'infanzia).</li>
</ul>
<ol start="5">
<li><strong> "Il denaro pubblico non deve finanziare l'aborto".</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>La realtà</strong> L'Unione europea non può imporre una politica unica, ma deve garantire <strong>accesso alle cure</strong>. I fondi europei finanziano <strong>salute riproduttiva globale</strong>che riducono il numero di aborti.</li>
</ul>
<p><strong>Conclusione</strong> Le argomentazioni della Corte di giustizia europea si basano su <strong>dati selettivi, interpretazioni giuridiche distorte e una visione moralistica del mondo.</strong> sessualità. Il loro obiettivo: <strong>limitare i diritti delle donne</strong> con il pretesto di "proteggere la vita".</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>e) La decisione di abortire appartiene alle donne, non al clero o ai partner.</u></strong></p>
<p>L'autonomia corporea è un <strong>diritto inalienabile</strong>. Ecco perché la decisione di abortire deve essere vostra. <strong>solo per le donne in gravidanza</strong> :</p>
<ol>
<li><strong> L'autonomia corporea: un principio fondamentale</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Diritto internazionale</strong> La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (articolo 3) protegge <strong>integrità fisica e libertà personale</strong>. La gravidanza richiede <strong>importanti cambiamenti fisici, psicologici e sociali</strong> alla donna.</li>
<li><strong>Responsabilità esclusiva</strong> I rischi (complicazioni, mortalità materna) e le conseguenze (carico mentale, responsabilità genitoriale) pesano molto sulla salute della madre. <strong>solo sulle donne</strong>.</li>
</ul>
<ol start="2">
<li><strong> Il ruolo dell'uomo: supporto, non processo decisionale</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Gli uomini possono <strong>esprimere la propria opinione</strong>ma <strong>non può decidere</strong> il posto delle donne.</li>
<li><strong>Esempio</strong> In Francia, la legge Veil (1975) riconosceva che "nessuna donna ricorre all'aborto di punto in bianco", ma che <strong>vietarlo peggiora la sofferenza</strong>.</li>
</ul>
<ol start="3">
<li><strong> Critica dell'ingerenza religiosa</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Pregiudizi biblici</strong> I testi sacri (Bibbia, Corano) sono stati scritti in lingue diverse. <strong>contesti patriarcali</strong>. Ad esempio, l'Antico Testamento non tratta l'aborto dal punto di vista del consenso o del diritto della donna, ma piuttosto come un danno alla proprietà del marito.</li>
<li><strong>Controllo storico</strong> Le istituzioni religiose sono spesso servite a <strong>controllare la sessualità delle donne</strong>limitando la loro libertà in nome di una moralità imposta.</li>
</ul>
<ol start="4">
<li><strong> Uguaglianza e giustizia sociale</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Peggioramento delle disuguaglianze</strong> Vietare l'aborto penalizza le donne povere che non possono permettersi di viaggiare all'estero.</li>
<li><strong>Esempio</strong> Negli Stati Uniti, in seguito alla cancellazione di <em>Roe contro Wade</em>Negli Stati più restrittivi sono aumentati gli aborti clandestini.</li>
</ul>
<p><strong>Conclusione</strong> La decisione di abortire è <strong>una questione di dignità, libertà e giustizia</strong>. Le donne devono poter scegliere <strong>senza interferenze religiose o maschili</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>f) I dogmi religiosi: ipotesi non verificabili, non verità universali.</u></strong></p>
<p>Le argomentazioni della Corte di giustizia europea si basano su <strong>dogmi religiosi</strong>che sono <strong>ipotesi non dimostrate</strong>non fatti scientifici.</p>
<ol>
<li><strong> Dogmi: affermazioni che non possono essere falsificate</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Mancanza di prove empiriche</strong> Nessuna prova conferma l'esistenza di un dio o di una rivelazione divina. I credenti invocano la "fede", che pone queste convinzioni al centro del loro credo. <strong>al di fuori dell'ambito della ragione</strong>.</li>
<li><strong>Onere della prova</strong> In logica, spetta a chi afferma l'esistenza di Dio dimostrarla (<em>Il rasoio di Ockham</em>).</li>
</ul>
<ol start="2">
<li><strong> I testi sacri: opere umane, non parole divine</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Contesto storico</strong> La Bibbia e il Corano sono stati scritti da uomini, in culture diverse. <strong>società patriarcali e schiaviste</strong>. Le loro leggi riflettono <strong>standard del loro tempo</strong>non una morale universale.</li>
<li><strong>Errori di fatto</strong> Questi testi contengono descrizioni del mondo <strong>ora confutato dalla scienza</strong> (Terra piatta, creazionismo).</li>
</ul>
<ol start="3">
<li><strong> Separazione tra Stato e Chiesa: una necessità per una coesistenza pacifica</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Neutralità dello Stato</strong> In una società pluralista, <strong>imporre un dogma religioso</strong> a tutti è ingiusto. La separazione tra Stato e Chiesa garantisce che le leggi siano basate su <strong>ragione e dibattito democratico</strong>non su rivelazioni discutibili.</li>
<li><strong>Principio</strong> La separazione tra Stato e Chiesa permette a tutti di vivere secondo le proprie convinzioni. <strong>senza imporle agli altri</strong>.</li>
</ul>
<p><strong>Conclusione</strong> I dogmi religiosi sono <strong>edifici culturali</strong>Non sono verità universali. Non dovrebbero dettare le leggi di una società laica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>g) Tolleranza bidirezionale: i laici non censurano la Corte di giustizia europea.</u></strong></p>
<p>A differenza della Corte di giustizia europea, che cerca di <strong>imporre i propri valori religiosi</strong> a tutti i difensori della laicità <strong>non chiedono la messa al bando dei dogmi cristiani</strong>. Chiedono semplicemente che :</p>
<ul>
<li>Le credenze religiose rimangono nella sfera privata.</li>
<li>Le leggi dovrebbero basarsi su principi universali (diritti umani, uguaglianza, scienza), non su dogmi.</li>
</ul>
<p><strong>Esempio</strong> Nessuno impedisce all'ECLJ di insegnare le proprie convinzioni, ma nessuno impedisce all'ECLJ di insegnare le proprie convinzioni, ma nessuno impedisce all'ECLJ di insegnare le proprie convinzioni. <strong>imporre</strong> queste convinzioni a chi non le condivide.</p>
<p><strong>Conclusione</strong> La vera tolleranza è <strong>accettare che ognuno viva secondo le proprie convinzioni, senza imporle agli altri</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center"><strong><u>Sintesi delle argomentazioni di AEPL</u></strong></h3>
<p>Ecco perché l'aborto deve rimanere un diritto fondamentale nell'Unione europea:</p>
<ol>
<li><strong>"La mia voce, la mia scelta</strong> Una storica iniziativa dei cittadini europei, sostenuta da 300 organizzazioni, per garantire l'accesso all'aborto <strong>sicuro, legale e finanziato</strong> in tutta l'UE. <strong>Oltre un milione di firme</strong> hanno costretto la Commissione europea a prendere una decisione entro marzo 2026.</li>
<li><strong>L'ECLJ, una pericolosa lobby anti-aborto</strong> Finanziato da donatori evangelici americani, questo gruppo utilizza <strong>testimonianze di parte</strong>e <strong>studi non scientifici</strong>e un <strong>strategia di influenza</strong> con gli eurodeputati per limitare l'aborto. Il loro obiettivo: <strong>abolire il finanziamento pubblico dell'aborto</strong> e imporre politiche coercitive sulle nascite.</li>
<li><strong>L'aborto, un diritto protetto dall'UE</strong> La Carta dei diritti fondamentali dell'UE riconosce l'aborto come un diritto legato al diritto alla vita. <strong>dignità</strong>, l'<strong>autonomia corporea</strong>il <strong>privacy</strong>e il <strong>salute</strong>. La CEDU e l'OMS confermano che <strong>legalizzare l'aborto salva delle vite</strong>.</li>
<li><strong>Le argomentazioni della Corte di giustizia europea sono infondate</strong> :</li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Falso</strong> Si dice che l'aborto sia "sempre traumatico". <strong>La realtà</strong> La maggior parte delle donne prova sollievo (OMS, 2021).</li>
<li><strong>Falso</strong> L'aborto "nega i diritti del feto". <strong>La realtà</strong> Il diritto internazionale tutela innanzitutto l'autonomia delle donne (CEDU, 2010).</li>
<li><strong>Falso</strong> L'unica cosa che potrebbe bastare sarebbero le "politiche di sostegno alla famiglia". <strong>La realtà</strong> Senza educazione sessuale e accesso alla contraccezione, queste politiche falliscono (ad esempio in Polonia).</li>
</ul>
<ol start="5">
<li><strong>La decisione spetta alle donne, non al clero</strong> L'autonomia corporea è una <strong>diritto umano</strong>. Testi religiosi scritti in società patriarcali, <strong>non può dettare le leggi</strong> di un'Europa laica.</li>
<li><strong>I dogmi religiosi non sono verità scientifiche</strong> Si basano su <strong>ipotesi non verificabili</strong>. Una società democratica deve basare le proprie leggi su <strong>la ragione, non la fede</strong>.</li>
<li><strong>La tolleranza funziona in entrambi i sensi</strong> I laicisti non chiedono che le convinzioni della Corte europea di giustizia siano vietate, ma si rifiutano di permettere che vengano usate come pretesto per le proprie convinzioni religiose. <strong>sono vincolanti per tutti</strong>.</li>
</ol>
<p style="text-align: left">Guy T'hooft, Past Presidente dell'AEPL</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <a href="https://genethique.org/author/gregor-puppinck">https://genethique.org/author/gregor-puppinck</a><br />
<a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Le monde diplomatique, "Évangéliques en France, chronique d'un essor politique", dicembre 2024.</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/un-appello-per-la-liberta-fondamentale-di-importare-contro-le-idee-liberticide-delclj/">Plaidoyer pour la liberté fondamentale d’avorter (Contre les idées liberticides de l&rsquo;ECLJ)</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alloggi nell’UE: strategie per le persone, le famiglie e le giovani generazioni</title>
		<link>https://aepl.eu/it/strategie-abitative-in-lue-per-le-persone-le-famiglie-e-le-giovani-generazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Ven, 20 giu 2025 10:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
		<guid ispermalink="false">https://aepl.eu/?p=968</guid>

					<description><![CDATA[<p>Comunicazione del 4 giugno 2025 al Parlamento europeo Sono qui su richiesta dell'Associazione Europea del Libero Pensiero [AEPL] in qualità di esperto di aiuti all'alloggio e di presidente dell'associazione Solidarité Logement. Solidarité Logement...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/strategie-abitative-in-lue-per-le-persone-le-famiglie-e-le-giovani-generazioni/">Logement dans l&rsquo;UE : Stratégies pour les personnes, les familles et les jeunes générations</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Comunicazione del 4 giugno 2025 al Parlamento europeo</p>
<p>Sono qui su richiesta del<strong>Associazione Europea del Libero Pensiero</strong> [AEPL] come<strong>esperto in assistenza abitativa</strong>e come presidente dell'associazione <strong>Solidarité Logement</strong>.</p>
<p>Solidarité Logement è un'associazione no-profit di diritto belga costituita nel 2009. Il suo obiettivo è fornire alloggi a <strong>due target di pubblico molto in linea con le problematiche odierne</strong> :</p>
<ul>
<li>il <strong>giovani tra i 16 e i 25 anni</strong> che stanno vivendo una difficile transizione verso l'indipendenza, spesso con legami familiari spezzati, vulnerabili e senza risorse; e</li>
<li>il<strong> donne isolate</strong>Queste donne, con o senza figli, sono ancora più precarie e vulnerabili se hanno subito violenze fisiche e psicologiche.</li>
</ul>
<p>La vera specificità della nostra associazione è quella di <strong>creare letteralmente alloggi</strong> per questi beneficiari. A questo proposito, permettetemi una digressione per dire quanto sono d'accordo con l'onorevole Gonçalvez, che ha parlato senza il primo panel e che ha insistito sulla ristrutturazione del patrimonio abitativo esistente, che è insalubre e/o non occupato, piuttosto che sulla costruzione di nuovi edifici.  In 15 anni di esistenza, abbiamo creato più di 50 unità abitative per circa 200 beneficiari all'anno. Una volta rese disponibili le unità abitative, collaboriamo con associazioni specializzate per sostenere i nostri beneficiari. I beneficiari vengono selezionati in base a <strong>criteri etici e totale neutralità</strong>.</p>
<p>Poiché la nostra associazione è attiva solo in Belgio, ho raccolto informazioni da diverse fonti per collocare l'intervento di oggi a livello di Unione Europea. Una di queste fonti è un documento pubblicato dalla Commissione europea lo scorso anno.</p>
<p>Questi sono :</p>
<p><strong>L'edilizia sociale e non solo.</strong></p>
<p><em>Un kit operativo sull'uso dei fondi UE per gli investimenti nell'edilizia sociale e nei servizi associati".</em></p>
<p>Il documento, pubblicato sotto l'egida di Nicolas Schmit, allora Commissario europeo per l'occupazione e i diritti sociali, è molto esaustivo e sottolinea i seguenti punti <strong>l'importanza dei servizi associati alla dinamica dell'edilizia sociale</strong>. Egli fa un'osservazione molto utile per il dibattito odierno. Si può riassumere come segue:</p>
<ul>
<li>I prezzi delle case nell'Unione Europea sono aumentati di 48% tra il 2010 e il 2023,</li>
<li>I ricavi da locazione sono stati pari a 23%,</li>
<li>Nel 2022, 8,7% della popolazione dell'Unione spenderà 40% (o più) del proprio reddito per l'alloggio,</li>
<li>Allo stesso tempo, l'inflazione e l'aumento dei tassi di interesse hanno avuto un impatto considerevole su affitti e mutui,</li>
<li>Gli alloggi non pagabili hanno a loro volta un impatto sull'inclusione sociale e sulla partecipazione all'istruzione e al mercato del lavoro.</li>
</ul>
<p>Sebbene la responsabilità primaria delle politiche di investimento nell'edilizia sociale a prezzi accessibili spetti agli Stati membri, non è meno vero che la politica e gli strumenti di finanziamento dell'UE hanno un impatto significativo sull'ecosistema abitativo in generale e sull'edilizia sociale in particolare.</p>
<p>Il documento definisce una serie di misure per promuovere l'edilizia sociale e a prezzi accessibili per il periodo 2021-2027. A tal fine, esamina tutti i fondi UE disponibili per sostenere gli investimenti nell'edilizia sociale e nei servizi correlati in questo periodo. <strong>Non si può certo dire che l'Unione prenda l'argomento alla leggera.</strong> Tra il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo per l'asilo, la migrazione e l'integrazione, non meno di 9 piani e programmi sono direttamente o indirettamente rilevanti per le questioni che stiamo trattando. Questi fondi e programmi sono tutti finanziati dal bilancio dell'UE, ma si differenziano per il modo in cui vengono gestiti. Esistono tre tipi di gestione:</p>
<ul>
<li>Gestione diretta: i finanziamenti dell'UE sono gestiti direttamente dalla Commissione europea,</li>
<li>gestione condivisa: la Commissione e le autorità nazionali gestiscono congiuntamente i finanziamenti; e infine</li>
<li>gestione indiretta: i finanziamenti sono gestiti da organizzazioni partner o da altre autorità all'interno o all'esterno dell'UE.</li>
</ul>
<p>In secondo luogo, questo documento analizza in dettaglio ben 19 progetti e azioni realizzati nell'ambito del programma 2014-2020, alcuni dei quali sono ancora in fase di attuazione o di ampliamento. Ciò che ha attirato la nostra attenzione è che questi progetti sono stati categorizzati lungo due assi:</p>
<ul>
<li>approccio basato su <strong>posizione geografica</strong>L'attenzione si concentra maggiormente sull'aspetto territoriale;</li>
<li>l'approccio basato sulla persona: l'attenzione viene posta su un singolo <strong>gruppo target</strong> molto specifico.</li>
</ul>
<p>La nostra esperienza sul campo dimostra che i due fattori principali del successo della nostra azione - oltre, naturalmente, alla creazione di alloggi - sono :</p>
<ul>
<li>concentrandosi deliberatamente su <strong>a</strong> <strong>un pubblico target ben definito</strong>. Con l'insicurezza ovunque e di tutti i tipi, è imperativo rimanere nell'ambito del nostro scopo aziendale.</li>
<li><strong>sostegno ai beneficiari fino alla loro completa autonomia, fornito da associazioni specializzate</strong> nello stesso pubblico di beneficiari (giovani in difficoltà, donne, single, migranti, MENA, ecc.). Il Commissario Brunner ne ha parlato prima, ma è importante ripetere ancora una volta che l'edilizia sociale non si ferma al mattone.</li>
</ul>
<p>Per illustrare questo aspetto, prenderò uno dei 19 progetti menzionati sopra. Si tratta di un progetto di <strong>Anversa nel 2017-2019</strong>. Si tratta del co-housing di giovani rifugiati non accompagnati, in particolare di quelli che raggiungono l'età adulta (17-22 anni) e perdono l'alloggio assegnato loro quando erano minorenni. L'operazione è stata un grande successo (75 unità di co-housing con un affitto medio di 250 euro per un periodo da 1 a 3 anni) perché - tra le altre cose - :</p>
<ul>
<li>Il progetto è andato oltre il semplice alloggio: coabitazione con giovani fiamminghi di Anversa, corsi di istruzione e di lingua, networking sociale, consulenza psicologica e accesso al lavoro;</li>
<li>è stato sostenuto da una serie di associazioni locali riconosciute e attive nei settori di empowerment sopra citati.</li>
</ul>
<p>A nostro avviso, questo progetto potrebbe essere preso a modello per il futuro perché combina tutti i fattori di successo.</p>
<p>Vorrei chiarire che la nostra associazione non è stata coinvolta in questo progetto.</p>
<p>Per concludere, e forse avrei dovuto iniziare il mio discorso da qui, se siamo tutti uguali davanti alla legge (vi ricordo la Convenzione europea dei diritti dell'uomo), lo stesso non vale evidentemente per gli alloggi. <strong>Lavoriamo tutti insieme per ridurre questa disuguaglianza.</strong></p>
<p>Grazie per l'attenzione,</p>
<p>Didier Giblet</p>
<p>Presidente di Solidarité Logement</p>
<p>Esperto di alloggi per AEPL</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/strategie-abitative-in-lue-per-le-persone-le-famiglie-e-le-giovani-generazioni/">Logement dans l&rsquo;UE : Stratégies pour les personnes, les familles et les jeunes générations</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le proposte della Commissione europea per il 2025 (CWP 2025)</title>
		<link>https://aepl.eu/it/cosa-propone-la-commissione-europea-per-il-2025-cwp-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Giovedì, 10 aprile 2025, ore 09:44:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
		<guid ispermalink="false">https://aepl.eu/?p=965</guid>

					<description><![CDATA[<p>"Ogni anno la Commissione adotta il suo programma di lavoro, che elenca le nuove politiche e le iniziative legislative che proporrà all'autorità legislativa e di bilancio, e che è stato approvato dalla Commissione...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/cosa-propone-la-commissione-europea-per-il-2025-cwp-2025/">Ce que propose la Commission européenne en 2025 (CWP 2025)</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">«Andare avanti insieme: un’Unione più audace, più semplice, più veloce»</p>
<p style="font-weight: 400;">Ogni anno la Commissione adotta il proprio programma di lavoro, che elenca le nuove politiche e le iniziative legislative che proporrà all’autorità legislativa e di bilancio, ovvero il Parlamento europeo e il Consiglio, nel corso dell’anno. Tale programma di lavoro illustra come gli orientamenti politici e le lettere di incarico inviate dalla presidente von der Leyen a ciascun membro del collegio della Commissione saranno attuati nel corso del primo anno.</p>
<p style="font-weight: 400;">Adottato l'11 febbraio 2025, questo programma viene poi presentato al Parlamento europeo in seduta plenaria e successivamente al Consiglio "Affari generali". Sulla base di tale programma di lavoro e delle priorità delle altre istituzioni, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione redigono una dichiarazione comune sulle priorità legislative dell’Unione europea (UE) per il 2025, nonché conclusioni comuni sulle sue priorità.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quest'anno la Commissione si concentrerà principalmente su:</p>
<ol>
<li><strong>Prosperità e competitività sostenibili;</strong></li>
<li><strong>Rafforzare la difesa e la sicurezza;</strong></li>
<li><strong>Sostenere le persone e rafforzare le nostre società e il nostro modello sociale;</strong></li>
<li><strong>Preservare la nostra qualità di vita;</strong></li>
<li><strong>Proteggere la democrazia e difendere i nostri valori;</strong></li>
<li><strong>Sfruttare il proprio potere e le proprie collaborazioni in tutto il mondo;</strong></li>
<li><strong>Preparare la nostra unione per il futuro.</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Il programma di lavoro è il risultato di una stretta collaborazione tra il Parlamento europeo, gli Stati membri, il Consiglio e gli organi consultivi dell’UE (Comitato delle regioni e Comitato economico e sociale). Esso esamina i settori in cui la Commissione presenterà nuove iniziative, ritirerà le proposte in sospeso e riesaminerà la legislazione europea vigente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quest'anno il programma è fortemente incentrato sulla <strong>semplificazione</strong>. La Commissione intende semplificare le norme dell’UE, facilitarne l’attuazione e ridurre gli oneri amministrativi. Il programma di lavoro è inoltre accompagnato da una comunicazione che contiene obiettivi e strumenti volti ad alleggerire tale onere normativo e ad apportare miglioramenti rapidi e significativi a beneficio dei cittadini e delle imprese, in particolare delle piccole e medie imprese (PMI).</p>
<p style="font-weight: 400;">La Commissione presenta tre serie di proposte omnibus volte a semplificare vari atti legislativi, oltre a un numero record di iniziative caratterizzate da una forte componente di semplificazione. Le prime contribuiranno al raggiungimento dell’obiettivo di riduzione degli oneri amministrativi di almeno il 25 % e di almeno il 35 % per le PMI. Includono inoltre un piano annuale di valutazioni e analisi di qualità volto a garantire la continuità dell’esercizio di semplificazione e di riduzione degli oneri.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le due proposte omnibus che seguono  riguarderanno,  la seconda, la semplificazione degli investimenti; la terza, la semplificazione degli obblighi normativi in materia di rendicontazione per le piccole e medie imprese, nonché l'eliminazione del formato cartaceo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Verrà proposto un pacchetto di misure di semplificazione per la PAC, la politica agricola comune.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il programma di lavoro della Commissione propone 51 nuove iniziative politiche e 18 proposte legislative, di cui 11 presentano una significativa dimensione di semplificazione. Un totale di 123 proposte precedenti sono ancora all’esame del Parlamento e del Consiglio, ma 41 sono state ritirate in quanto  diventate obsolete o prive di prospettive di adozione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le principali priorità del programma di lavoro sono le seguenti:</p>
<ol>
<li><strong>Garantire prosperità e competitività sostenibili</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Tale obiettivo comprende numerose iniziative e proposte legislative, di seguito elencate.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em><u>La bussola  della competitività</u></em> già proposta mira ad affrontare i problemi strutturali che ostacolano la competitività europea: un contesto globale instabile, caratterizzato da concorrenza sleale, catene di approvvigionamento fragili, aumento dei costi energetici, carenza di manodopera e competenze e accesso limitato ai capitali.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em><u>Una strategia per modernizzare il mercato unico</u></em> sarà proposta per agevolare la fornitura transfrontaliera di beni e servizi e  una mobilità equa ed efficace della manodopera.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em><u>Il patto per un'industria pro</u></em>Questo progetto, già proposto in precedenza, è al centro dell’iniziativa volta alla decarbonizzazione, alla sostenibilità e alla competitività. Contribuirà al raggiungimento degli obiettivi del Patto verde per l’Europa. Parallelamente <em><u>un piano d'azione volto a rendere l'energia più accessibile</u></em>Verrà inoltre proposto un piano per l’Europa.  Questo comprenderà un nuovo quadro normativo per le <em><u>aiuti di Stato</u> </em>e potenzierà gli investimenti nelle energie pulite. Una tabella di marcia mirerà a <em><u>porre fine alle importazioni di energia dalla Russia</u></em>. La Commissione presenterà inoltre <em><u>un programma indicativo nel settore nucleare per il 2025</u></em> e un piano strategico per i reattori modulari di piccola potenza (PRM) al fine di favorire l'accelerazione della loro diffusione.</p>
<p style="font-weight: 400;">È previsto un piano d'azione per <em><u>l'industria chimica, con una revisione mirata delle norme applicabili (regolamento REACH) al fine di semplificarle. </u></em></p>
<p style="font-weight: 400;">Verrà proposto un piano generale per procedere verso una <em><u>Unione del risparmio e degli investimenti </u></em>e creare un mercato interno dei capitali.</p>
<p style="font-weight: 400;">La Commissione cercherà inoltre di sfruttare il potenziale dei dati e di <em><u>l'Intelligenza artificiale (IA)</u></em> e proporrà una strategia per stimolare <em><u>le biotecnologie. </u></em>Presenterà inoltre un piano di investimenti per <em><u>trasporti sostenibili </u></em>compreso un quadro strategico a sostegno della produzione e della distribuzione di carburante sostenibile.</p>
<p style="font-weight: 400;">La normativa in materia di <em><u>le reti digitali</u></em> e sullo sviluppo di <em><u>il cloud computing</u></em> sarà presentata anche questa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Con <em><u>la strategia quantistica</u></em> dell’UE, a cui seguirà un regolamento sul quantum, la posizione di primo piano a livello mondiale in questo settore critico dovrebbe essere mantenuta, in particolare grazie alla strategia volta a rafforzare le capacità europee di <em><u>ricerca e sviluppo nel campo della tecnologia quantistica</u></em>, nonché realizzare dispositivi e sistemi basati su di essa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Con il <em><u>portafoglio di imprese europee (European Business Wallet)</u></em> Gli scambi tra imprese e con le amministrazioni pubbliche dovrebbero aprire nuove opportunità commerciali.</p>
<p style="font-weight: 400;">Infine, la Commissione presenterà <em><u>una normativa in materia di spazio</u></em> al fine di sfruttare al meglio i vantaggi dell'economia spaziale.</p>
<ol start="2">
<li><strong>Rafforzare la sicurezza e la difesa</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Per quanto riguarda l’Europa della difesa, la sua realizzazione diventa urgente di fronte alla minaccia russa di estendere le proprie pretese oltre i confini dell’Ucraina per recuperare i territori persi in seguito al crollo dell’ex Unione Sovietica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo nuovo settore della difesa, oggetto del <em><u>libro bianco sul futuro dell'Europa della difesa,</u></em> presentato di recente dalla Commissione al fine di avviare un’ampia consultazione sulla definizione di un quadro europeo per il fabbisogno di investimenti nel settore della difesa, è accompagnato da diverse altre proposte relative al settore della sicurezza: una strategia per la <em><u>preparazione dell'UE alle crisi</u></em> ; una strategia per elaborare misure volte ad affrontare i  <em>minacce alla salute pubblica</em> ; per ridurre la nostra dipendenza dalle forniture dall'estero <em><u>farmaci essenziali</u></em> ; per la <em><u>costituzione delle scorte</u></em> di questi farmaci; per <em><u>combattere il traffico di armi e di droga,</u></em> ; per migliorare la <em><u>sicurezza informatica</u></em> degli ospedali; ; <em><u>proteggere i cavi sottomarini</u></em> delle telecomunicazioni; …</p>
<p style="font-weight: 400;">La Commissione proseguirà inoltre i propri sforzi per <em><u>attuare il Patto sulla migrazione e l’asilo</u></em>, compresi i rimpatri degli immigrati irregolari.</p>
<ol start="3">
<li><strong>Sostenere le persone e rafforzare le nostre società e il nostro modello sociale</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">La Commissione continuerà a rafforzare l'equità sociale, con <em><u>un nuovo piano d'azione</u></em> per l'attuazione <em><u>del quadro europeo dei diritti sociali</u></em> ;  <em><u>l’Unione delle competenze</u></em> affronterà la carenza di competenze e di manodopera, garantendo che le imprese abbiano accesso alla manodopera qualificata necessaria per stimolare la loro produttività e competitività. Si adopererà inoltre affinché i sistemi di istruzione e formazione dispongano degli strumenti adeguati per preparare gli europei di tutte le generazioni a un futuro in rapida evoluzione, grazie a un’istruzione, una formazione e un apprendimento permanente inclusivi e di alta qualità, nonché a <em><u>garantire posti di lavoro di qualità</u></em> accompagnati da condizioni di lavoro dignitose, da standard elevati in materia di salute e sicurezza e da contrattazione collettiva.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il prossimo programma del <em><u>consumatore 2025-2030</u></em> comprenderà un nuovo piano d’azione per i consumatori nel mercato unico che garantisca un approccio equilibrato, in grado di tutelare i consumatori senza imporre oneri amministrativi eccessivi alle imprese.</p>
<ol start="4">
<li><strong>Preservare la nostra qualità di vita: agricoltura, sicurezza alimentare, acqua e natura</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">L’Europa ha bisogno di un approvvigionamento sicuro e a prezzi accessibili di prodotti alimentari locali di qualità, prodotti in modo sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale, che garantiscano agli agricoltori un reddito equo e sufficiente, assicurino la competitività a lungo termine dell’agricoltura europea e rispettino e tutelino l’ambiente naturale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sulla base dei risultati del dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura dell’UE, la Commissione presenterà <em><u>una</u></em><em><u> </u></em><em><u>visione per l'agricoltura e l'alimentazione </u></em>al fine di garantire un quadro stabile per gli agricoltori e una prospettiva a lungo termine per gli operatori economici, compresi gli agricoltori, i pescatori, le PMI e gli altri attori della filiera alimentare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Gli oceani e i mari svolgono un ruolo importante per la prosperità e la sicurezza dell’Europa, in particolare grazie alla loro capacità unica di regolare il clima in quanto principale serbatoio di carbonio del pianeta. È fondamentale agire per preservare gli oceani, sia oggi che per le generazioni future. <em><u>Le</u></em><em><u> </u></em><em><u>patto per gli oceani</u></em> creerà un quadro di riferimento unico per tutte le politiche relative agli oceani e definirà un approccio globale all'oceano in tutte le sue dimensioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">La gestione sostenibile delle risorse idriche rappresenta una delle sfide più importanti che l’Europa deve affrontare alla luce degli effetti dei cambiamenti climatici. Inondazioni e siccità stanno diventando la norma, come dimostrano i tragici eventi che hanno colpito l’Europa negli ultimi anni. Per quanto riguarda <em><u>il</u></em><em><u> </u></em><em><u>resilienza nel settore idrico</u></em>, la Commissione propone un approccio che va dalla sorgente al mare e tiene conto delle sfide molto diverse che si presentano nelle regioni e nei vari settori, al fine di garantire che le risorse idriche siano gestite correttamente, per far fronte alla scarsità idrica e all’inquinamento delle acque e per aumentare la competitività dell’industria idrica europea</p>
<ol start="5">
<li><strong>La tutela della nostra democrazia e la difesa dei nostri valori saranno una priorità.</strong></li>
</ol>
<p>Un <em><u>«scudo democratico»</u></em>» sarà elaborato per far fronte all’evoluzione delle minacce che gravano sulla democrazia e sui processi elettorali europei. La Commissione continuerà a integrare la parità in tutte le sue politiche, presentando di <em><u>nuove strategie</u></em> in merito a<em><u> le persone LGBTIQ</u></em> e la lotta contro il <em><u>razzismo</u></em>. Una tabella di marcia per <em><u>i diritti delle donne</u></em> definirà, in termini di diritti e principi, l’impegno costante delle istituzioni europee.</p>
<ol start="6">
<li><strong>Sfruttare il proprio potere e le proprie alleanze a livello mondiale</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Sul piano delle relazioni esterne, la priorità rimarrà quella di adoperarsi per garantire un futuro stabile e sicuro per l’<em><u>‘Ucraina’ </u></em>all’interno di un’Unione allargata, elaborare <em><u>una strategia per il Mar Nero e un nuovo patto per il Mediterraneo</u></em> al fine di rafforzare la cooperazione regionale e di elaborare un nuovo <em><u>agenda strategica UE-India</u></em>.</p>
<ol start="7">
<li><strong>Raggiungere insieme gli obiettivi e preparare la nostra Unione per il futuro</strong><strong> </strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Negli ultimi cinque anni, l’Unione si è impegnata in un’ambiziosa trasformazione, superando al contempo crisi epocali, quali la pandemia di COVID-19 e la guerra di aggressione condotta dalla Russia contro l’Ucraina, con le conseguenti ripercussioni economiche. L’UE ha adottato una legislazione innovativa per portare avanti la doppia transizione e rafforzare la nostra resilienza. È ora fondamentale dare il <em><u>priorità all'attuazione</u></em> e garantire che l’Unione sia <em><u>pronta per il futuro, sia dal punto di vista finanziario che istituzionale,</u></em> facendo leva su un rapporto rafforzato con le istituzioni dell’UE.</p>
<p style="font-weight: 400;">La Commissione presenterà un nuovo bilancio a lungo termine dell’UE (<em><u>quadro finanziario pluriennale relativo al periodo 2028-2034</u></em>). Esso sarà maggiormente in linea con le priorità e gli obiettivi adottati e orientato in modo flessibile verso i settori in cui l’azione dell’UE è più necessaria. Il suo funzionamento sarà più semplice ed efficace e consentirà un uso più efficiente del bilancio europeo per mobilitare maggiori finanziamenti nazionali, privati e istituzionali.</p>
<p style="font-weight: 400;">A quasi 21 anni dalla più grande ondata di allargamento e spinti dall’ambizione di rafforzare l’Unione attraverso un processo di adesione basato sul merito, occorrerà fare in modo di essere <em><u>pronti per un'Unione allargata</u></em>. Grazie agli insegnamenti tratti dai precedenti allargamenti, l’UE è ora meglio preparata a fungere da catalizzatore del progresso e ad approfondirsi man mano che si allarga. Le revisioni delle politiche preliminari all’allargamento consentiranno di valutare in modo più dettagliato le conseguenze e l’impatto dell’allargamento su tutte le politiche dell’UE, di individuare le lacune, di definire le misure da adottare per trasformare le sfide in opportunità e di esaminare le possibilità di migliorare la governance dell’UE e la sua capacità di agire rapidamente, garantendo che le politiche possano continuare a produrre risultati efficaci in un’Unione allargata.</p>
<p style="font-weight: 400;">La <em><u>Commissione</u></em><em><u> </u></em><em><u>rafforzerà i propri rapporti con il Parlamento e il Consiglio</u></em>, garantendo trasparenza, responsabilità e un miglioramento della comunicazione e dei flussi di informazione. Tutti i <em><u>I commissari dovranno essere presenti al Parlamento europeo, dialogare con gli Stati membri e partecipare alle riunioni del Consiglio</u></em> in linea con le loro competenze. La Commissione proporrà  a breve un nuovo  accordo quadro con il Parlamento europeo, rafforzando al contempo la cooperazione sulle risoluzioni del Parlamento che richiedono la presentazione di proposte legislative basate sull’articolo 225 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e giustificherà debitamente il ricorso all’articolo 122 in circostanze eccezionali e urgenti.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il parere dell’AEPL espresso in occasione del dialogo con il Parlamento dello scorso 18 marzo.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Va sottolineato che l’AEPL ha potuto esprimersi sulle priorità della Commissione nell’ambito del dialogo previsto dall’articolo 17 del TFUE. In una lettera indirizzata alla vicepresidente del Parlamento europeo incaricata di tale dialogo, la sig.ra Antonella Sberna (gruppo Conservatori e Riformisti, membro di «Fratelli d’Italia», il partito di G. Meloni al governo in Italia),  le nostre principali preoccupazioni attuali riguardano la salvaguardia della democrazia e dello Stato di diritto, messi in discussione dai regimi autocratici o di estrema destra che stanno guadagnando terreno, la creazione di una vera Europa della difesa e un impiego controllato dell’Intelligenza Artificiale e degli strumenti informativi.  .</p>
<p style="font-weight: 400;">Infatti, i primi sono oggetto di attacchi sistematici anche da parte delle democrazie: ne sono un esempio gli Stati Uniti d’America, dove il Presidente sembra affascinato dai regimi forti (come quello di Viktor Orbán in Ungheria) o addirittura dittatoriali, come la Russia, di cui non esita a voler imitare le mire espansionistiche o addirittura imperialistiche, quali l’annessione della Groenlandia, del Canada e del Canale di Panama.</p>
<p style="font-weight: 400;">Negli Stati Uniti d’America, lo smantellamento di una serie di enti amministrativi,  sia per contrastare i valori di diversità, equità e inclusione (DEI) che il nuovo presidente rifiuta, sia perché sono onerose dal punto di vista finanziario, sia perché si oppongono alle teorie complottistiche volte a sconsigliare i vaccini o a negare il cambiamento climatico, ad esempio; l’attacco sistematico a certe università (come la Columbia di New York) che spinge i ricercatori americani nelle discipline legate a questi valori a rivolgersi all’Europa; gli insulti e le minacce nei confronti dei giudici non nominati da Trump che osano giudicarlo secondo la legge e condannarlo, se del caso; i tentativi incessanti di screditare ed escludere  i giornalisti che osano cercare la verità e smascherare le fake news, l’elargizione di montagne di dollari agli elettori (anche a quelli dei partiti di estrema destra in Europa, cfr. AfD) (Elon Musk)   … sono purtroppo pratiche che trovano un’eco sempre più forte nei nostri Stati membri.</p>
<p style="font-weight: 400;">È quindi importante e urgente che il Parlamento europeo e la Commissione europea continuino a difendere la nostra società e i nostri valori europei, coinvolgendo e convincendo il maggior numero possibile di nostri concittadini.</p>
<p style="font-weight: 400;">La seconda priorità espressa in questa lettera è quella di mettere in piedi con urgenza una vera e propria difesa europea dotata di tutti i mezzi necessari  (autonomia strategica, sostegno massiccio all’Ucraina, rafforzamento della nostra base tecnologica e industriale, dotazione all’Europa di un comando politico integrato, e di una cooperazione permanente strutturata) sia finalmente oggetto di progressi concreti di fronte alle minacce russe che si intensificano e nonostante il  disprezzo dell’amministrazione mercantilista di Trump, il cui sostegno alla difesa dell’Europa diventa ogni giorno più improbabile.</p>
<p style="font-weight: 400;">La terza priorità consiste nel dotarsi dei mezzi necessari per combattere la disinformazione e la propaganda, difendendo la nostra legislazione e garantendone il rispetto nei settori dell’intelligenza artificiale e dell’informazione. Il social network Twitter, ora X, è un esempio emblematico di ciò che la maggior parte dei grandi operatori americani in questi settori vorrebbe imporci, convertendosi, senza alcun pudore, ai dogmi trumpisti del «Make America Great Again», rinunciando a qualsiasi controllo sui contenuti pericolosi presenti sulle piattaforme, invocando la libertà di espressione, ma trascurando la censura di migliaia di pagine web delle amministrazioni prese di mira dalla nuova ideologia di Trump.</p>
<p style="font-weight: 400;">In breve, l’AEPL esorta il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione a difendere i nostri valori e il nostro stile di vita europeo, prima che sia troppo tardi.</p>
<p>Tenendo conto delle competenze attribuite a livello europeo, ritenete che questo programma di lavoro possa essere migliorato? Non esitate a comunicarcelo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Eric Paradis</p>
<p style="font-weight: 400;">(paradispauleric@gmail.com)</p>
<p style="font-weight: 400;">Amministratore, m<span style="font-weight: 400;">membro del comitato di redazione</span></p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/cosa-propone-la-commissione-europea-per-il-2025-cwp-2025/">Ce que propose la Commission européenne en 2025 (CWP 2025)</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La difesa europea – Gli Stati Uniti d’Europa – Appello al Primo Ministro lussemburghese</title>
		<link>https://aepl.eu/it/difesa-europea-gli-stati-uniti-deuropa-appello-al-primo-ministro-del-lussemburgo/</link>
					<comments>https://aepl.eu/it/difesa-europea-gli-stati-uniti-deuropa-appello-al-primo-ministro-del-lussemburgo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Sabato, 1 febbraio 2025, ore 09:35:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nouvelles]]></category>
		<category><![CDATA[Correspondance officielle]]></category>
		<guid ispermalink="false">https://aepl.eu/?p=960</guid>

					<description><![CDATA[<p>– PRESA DI POSIZIONE DELL’ASSOCIAZIONE EUROPEA DEL PENSIERO LIBERO – Signor Primo Ministro, il contesto attuale richiede una riflessione su una nuova strategia in materia di difesa e sovranità dell’UE, che passerebbe attraverso la costituzione...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/difesa-europea-gli-stati-uniti-deuropa-appello-al-primo-ministro-del-lussemburgo/">La défense européenne &#8211; Les États Unis d&rsquo;Europe &#8211; Appel au Premier Ministre Luxembourgeois</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>– PRESA DI POSIZIONE DELL’ASSOCIAZIONE EUROPEA DEL PENSIERO LIBERO –</h3>
<p>Signor Primo Ministro,</p>
<p>Il contesto attuale richiede una riflessione su una nuova strategia in materia di <strong><em>Difesa</em></strong> e della sovranità dell'UE, che passerebbe attraverso la <strong><em>costituzione degli Stati Uniti d'Europa</em></strong>.</p>
<p>Il presidente finlandese Stubb non ha esitato ad affermare che «le vacanze della Storia sono finite», mentre il primo ministro polacco Tusk ha avvertito che «se l’Europa vuole sopravvivere, deve armarsi».</p>
<p>È ora che l’Europa si doti dei mezzi necessari per dissuadere il presidente russo dall’aggredirci (Bussola Strategica 2030). «Anche se non siamo in guerra, non siamo nemmeno in pace», ha avvertito il primo ministro svedese Kristersson. Constatiamo che gli atti di «guerra ibrida» si stanno moltiplicando (danni ai cavi sottomarini di telecomunicazione e di alimentazione nel Mar Baltico).</p>
<p>L'UE sembra non aver compreso appieno l'aggravarsi delle minacce provenienti, in particolare, dall'Est a partire dal 24 febbraio 2022. Dato che l’UE è un’associazione di Stati «insufficientemente uniti», è priva di reali capacità militari e quindi di peso in materia geopolitica.</p>
<p>L'ex presidente finlandese Niinistö sottolinea che, per quanto riguarda <strong><em>Difesa</em></strong> «Insieme siamo più sicuri». Tuttavia, Letta e Draghi mettono in evidenza, in modo schiacciante, il declino industriale, economico e finanziario delle nostre forze armate. Essi non consentono né di dissuadere la Russia, né di opporsi alla volontà, espressa più volte dal nuovo presidente americano, di appropriarsi con la forza della Groenlandia<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a> che è associato all'UE.</p>
<p>È urgente garantire la sicurezza dell'Europa per affrancarci dagli Stati Uniti e creare una nostra architettura di difesa, pur mantenendo rapporti privilegiati con la NATO.</p>
<p>In ogni caso, sarebbe opportuno dotarsi di:</p>
<ol>
<li>di un'industria militare europea (il 601% dell'arsenale europeo proviene dagli Stati Uniti) che registra un ritardo, ad esempio, nel settore dei droni, il cui interesse è innegabile</li>
<li>un esercito europeo di professionisti, sostenuto da una politica di coscrizione negli Stati membri, finalizzata a una formazione militare di breve durata, sia per i giovani uomini che per le giovani donne</li>
<li>di risorse finanziarie attraverso l'aumento dei bilanci della difesa degli Stati membri, come previsto da Polonia, Finlandia ed Estonia, che hanno già superato i 3%.</li>
</ol>
<p>Infatti, secondo Tusk, non bisogna sottovalutare l’appello a favore di un obiettivo di 5%. Secondo la sig.ra von der Leyen, il fabbisogno in Europa è stimato a 500 miliardi di euro nel prossimo decennio per mettere in comune le risorse di difesa ed effettuare ordini collettivi, come l’UE ha già fatto per il Covid e per il debito.</p>
<p>La prospettiva di <strong><em>costituzione di’</em></strong><strong><em>Stati</em></strong><strong><em> Stati Uniti d'Europa</em></strong> garantirebbe molto meglio la sicurezza e la difesa dell’Europa piuttosto che continuare a fare affidamento sulla NATO, che dipende dalla buona volontà delle autorità statunitensi, o sulla PSDC, che è priva di quel comando politico-militare unico indispensabile per un’attuazione efficace ed efficiente delle capacità militari. La creazione di uno Stato federale europeo, annunciata il 9 maggio 1950 da Schumann, ma mai realizzata, è la condizione<em> condizione imprescindibile</em> di una difesa europea.</p>
<p>Ci sembra che lei ne sia consapevole. Il 4 novembre 2024 ha tenuto a Natolin la lezione inaugurale del Collegio d’Europa<a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><strong>[2]</strong></a> in cui avete affrontato, in particolare, la questione della difesa europea, ritenendo che sia necessario iniziare a riflettere su un esercito europeo e che sia possibile procedere passo dopo passo verso un « <strong><em>coalizione dei volenterosi</em></strong> ".</p>
<p>Le coalizioni di Stati, le associazioni di Stati e le confederazioni riuniscono solo volontà disparate e mutevoli. Non consentono all’interesse generale di prevalere sugli interessi particolari. Uno Stato realizza fin dall’inizio l’unità di comando politico-militare, che conferisce la capacità di valutare la situazione, decidere e agire di conseguenza, per tutto il tempo necessario, nel più ampio spettro possibile.</p>
<p>L'ideale sarebbe che <strong><em>il Lussemburgo</em></strong> <strong><em>assuma la guida di questa coalizione </em></strong>che avete preso in considerazione a Natolin e che incoraggia, in una prima fase, alcuni «piccoli» Stati membri della NATO e dell’UE a unirsi. Ne basterebbero due per avviare il processo. Il Lussemburgo non può essere sospettato di imperialismo; è l’unico dei «piccoli» Stati a disporre di risorse di bilancio significative e persino di capacità militari come l’A400M e i satelliti di telecomunicazione.</p>
<p>Come nel caso dello spazio Schengen e dell'area dell'euro, questo nucleo attirerebbe altri Stati. In questo modo, l'Europa tornerebbe gradualmente ad essere ambiziosa, orgogliosa, sovrana e rispettata.</p>
<p>La ringraziamo per l'attenzione che vorrà riservare alla nostra proposta e La preghiamo di accettare, Signor Primo Ministro, i nostri più distinti saluti.</p>
<p>A nome del Consiglio di amministrazione dell'AEPL,</p>
<p>Claude Rivière, Amministratore</p>
<p>Guy T’hooft, Presidente</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a>Vedi <a href="https://www.lemonde.fr/international/article/2025/01/17/groenland-la-crise-diplomatique-s-intensifie-entre-le-danemark-et-la-future-administration-trump_6503143_3210.html">https://www.lemonde.fr/international/article/2025/01/17/groenland-la-crise-diplomatique-s-intensifie-entre-le-danemark-et-la-future-administration-trump_6503143_3210.html</a>.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a>Vedi <a href="https://gouvernement.lu/en/actualites/toutes_actualites/communiques/2024/11-novembre/04-frieden-discours-college-europe.html">https://gouvernement.lu/en/actualites/toutes_actualites/communiques/2024/11-novembre/04-frieden-discours-college-europe.html</a>.</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/difesa-europea-gli-stati-uniti-deuropa-appello-al-primo-ministro-del-lussemburgo/">La défense européenne &#8211; Les États Unis d&rsquo;Europe &#8211; Appel au Premier Ministre Luxembourgeois</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un nuovo posto per un coordinatore dell'"odio anticristiano" alla Commissione europea?</title>
		<link>https://aepl.eu/it/nuovo-posto-di-coordinatore-per-lodio-anticristiano-presso-la-commissione-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Giovedì, 2 gennaio 2025, ore 09:18:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
		<guid ispermalink="false">https://aepl.eu/?p=957</guid>

					<description><![CDATA[<p>– PRESA DI POSIZIONE DELL’ASSOCIAZIONE EUROPEA DEL PENSIERO LIBERO – L’AEPL ha preso atto con interesse della recente dichiarazione della COMECE che chiede l’istituzione di una figura di coordinatore per la prevenzione dell’odio anticristiano...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/nuovo-posto-di-coordinatore-per-lodio-anticristiano-presso-la-commissione-europea/">Un nouveau poste de coordinateur « haine antichrétienne » à la Commission Européenne ?</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>– PRESA DI POSIZIONE DELL’ASSOCIAZIONE EUROPEA DEL PENSIERO LIBERO –</h3>
<p>L’AEPL ha preso atto con interesse della recente dichiarazione della COMECE in cui si chiede l’istituzione di una figura di coordinatore per la prevenzione dell’odio anticristiano in Europa<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p>Tale richiesta, così come riportata nei comunicati stampa della COMECE e dell’OIDAC, solleva diversi interrogativi all’interno della nostra associazione aconfessionale, che ci permettiamo di portarvi a conoscenza.</p>
<p>a) La <strong><em>prima domanda</em></strong> riguarda la legittimità dell’esistenza stessa di tali funzioni all’interno delle istituzioni europee e il loro rapporto con le libertà garantite dall’articolo 9 della CEDU. La denominazione della carica ricoperta dalla sig.ra von Schnurbein<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>, mira proprio a combattere l’antisemitismo in senso lato e <strong>no, difendere la religione ebraica in senso stretto</strong>. Ciò ci sembra del tutto normale, poiché questo antisemitismo, quando si manifesta, non fa praticamente alcuna distinzione tra credenti e non credenti.</p>
<p>Per quanto riguarda l’odio nei confronti dei musulmani, l’uso improprio del concetto di islamofobia alimenta una confusione spiacevole <strong>tra razzismo e diritto alla critica delle convinzioni</strong>. Come osservava giustamente CHARB, poco prima del suo assassinio nella redazione di Charlie Hebdo, Pierre o Marie, convertiti all’Islam, corrono meno rischi di subire discriminazioni sul lavoro o nell’accesso all’alloggio rispetto a Fatima o Karim, diventati atei.</p>
<p>b) Una <strong><em>seconda domanda</em></strong> deriva da alcune argomentazioni avanzate in occasione dell’European Prayer Breakfast del 4 dicembre 2024.</p>
<p>Le <u>primo argomento</u> riguarda gli atti di vandalismo e le devastazioni che prendono di mira cimiteri o edifici religiosi. Questi atti sono indubbiamente riprovevoli. Non è tuttavia certo che siano tutti motivati da un odio anticristiano. Molti di essi sono piuttosto spiegabili con motivazioni più banali. Anche la brama di guadagno o il piacere malsano di distruggere sono motivazioni potenti. Se li condanniamo senza riserve, <strong>non ci sembrano giustificare la creazione di questa nuova figura professionale</strong>.</p>
<p>Le <u>secondo argomento</u> ci pone un problema ancora maggiore. La signora Kruger sembra voler contestare il contenuto di alcuni insegnamenti e invoca il diritto all’obiezione di coscienza per i futuri medici durante la loro formazione. <strong>Questo è semplicemente inaccettabile</strong>. Alcune interruzioni di gravidanza non sono motivate dalla libera scelta della donna, bensì da <strong>motivi medici inderogabili</strong>. È possibile immaginare che alcune pazienti si trovino di fronte a medici incapaci di aiutarle perché avrebbero avuto scrupoli di coscienza durante gli studi? Se si segue la signora KRUGER, nulla si opporrebbe maggiormente al fatto che gli studenti rifiutino la teoria dell’evoluzione o l’uguaglianza tra uomini e donne.</p>
<p>c) Infine, <strong>L'AEPL si interroga</strong> sull’impatto concreto che questo nuovo coordinatore potrà avere. È risaputo che occorre trovare un equilibrio tra la tutela della libertà di espressione e la lotta contro i discorsi di incitamento all’odio. Frazionando il concetto di libertà di pensiero, di religione e di coscienza, creando funzioni destinate a comunità diverse, non è detto che le istituzioni europee stiano scegliendo la strategia migliore. Se è opportuno aggiungere, ai coordinatori esistenti, un nuovo funzionario per proteggere i cristiani, perché fermarsi proprio ora? Gli indù, i buddisti e persino i non credenti – anch’essi molto spesso vittime di intolleranza – non meriterebbero, a loro volta, una protezione adeguata? Non potremmo nemmeno accettare che <strong>la lotta contro i discorsi di incitamento all'odio sta gradualmente sostituendo la repressione della blasfemia</strong> che la secolarizzazione ha fatto scomparire poco a poco.</p>
<p>L’AEPL, in qualità di partner del Dialogo nell’ambito dell’articolo 17, è pienamente favorevole alla lotta contro l’intolleranza e l’odio motivati da animosità razziali, religiose o ideologiche. Non riteniamo, tuttavia, che tale obiettivo possa essere raggiunto operando in compartimenti stagni. Il ruolo dell’UE è quello di garantire, conformemente ai trattati, le libertà fondamentali ovunque e per tutti. Tra queste, occupa un posto importante la libertà di professare una religione e di praticarla, ma anche quella di non averne alcuna e di non subire discriminazioni per questo motivo.</p>
<p>Convinti che il dialogo istituito dall’articolo 17 debba essere inclusivo e rispecchiare la diversità religiosa e filosofica esistente in Europa, <strong>Non riteniamo che la proposta della COMECE sia la strada migliore per raggiungere tale obiettivo</strong>.</p>
<p>Raccomandiamo invece vivamente di attenersi alle linee guida<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> adottate il 24 giugno 2013 dal Consiglio degli Affari Esteri, che già più di dieci anni fa attribuivano tale responsabilità ai <strong>Ambasciate</strong><a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a><strong> dei 27 paesi membri dell’UE</strong>, in un testo dettagliato relativo alla promozione e alla tutela della libertà di religione o di credo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A nome del Consiglio di Amministrazione,</p>
<p>Claude Wachtelear e Guy T’hooft</p>
<p>Ex presidente dell’AEPL Presidente dell’AEPL</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <a href="https://www.comece.eu/comece-at-the-european-parliament-calls-for-the-establishment-of-an-eu-coordinator-on-combating-anti-christian-hatred/">La COMECE al Parlamento europeo: «È giunto il momento di nominare un coordinatore dell’UE per la lotta contro l’odio anticristiano» – La Chiesa cattolica nell’Unione europea</a></p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> <a href="https://commission.europa.eu/katharina-von-schnurbein_en"><em>Coordinatore dell'UE per la lotta all'antisemitismo e la promozione della vita ebraica</em></a>,</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> <a href="https://www.eeas.europa.eu/sites/default/files/137585.pdf">https://www.eeas.europa.eu/sites/default/files/137585.pdf</a></p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Cfr., tra l’altro, pagina 11, paragrafo 47</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/nuovo-posto-di-coordinatore-per-lodio-anticristiano-presso-la-commissione-europea/">Un nouveau poste de coordinateur « haine antichrétienne » à la Commission Européenne ?</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Emancipare il dialogo intergenerazionale</title>
		<link>https://aepl.eu/it/lettera-dei-ginecologi-belgi-al-primate-del-belgio-2/</link>
					<comments>https://aepl.eu/it/lettera-dei-ginecologi-belgi-al-primate-del-belgio-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Ven, 20 dic 2024 09:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nouvelles]]></category>
		<category><![CDATA[Correspondance officielle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervento del 10 dicembre 2024 del nostro Past President al Parlamento europeo, che aveva invitato otto relatori provenienti da organizzazioni partecipanti al dialogo ai sensi dell’articolo 17 del TFUE. È da deplorare, ancora una volta, che solo due organizzazioni fossero di natura filosofica e non...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/lettera-dei-ginecologi-belgi-al-primate-del-belgio-2/">Un dialogue intergénérationnel émancipateur</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Intervento del 10 dicembre 2024 del nostro Past President al Parlamento europeo, che aveva invitato otto relatori provenienti da organizzazioni partecipanti al dialogo ai sensi dell’articolo 17 del TFUE. Si può deplorare, ancora una volta, che solo 2 organizzazioni fossero filosofiche e aconfessionali e che, al contrario, 6 rappresentassero religiosi di ogni tipo.</h2>
<p>Il contributo dell'AEPL, presentato da Claude WACHTELAER, è disponibile qui di seguito o può essere consultato in <a href="https://multimedia.europarl.europa.eu/fr/webstreaming/Article-17-TFEU-Dialogue----The-importance-of-intergenerational-dialogue-in-addressing-Europe's-future-challenges_20241210-1500-SPECIAL-OTHER?lang=fr&amp;audio=fr&amp;analytics=true&amp;start=241210170949&amp;end=241210171830" target="_blank" rel="noopener">streaming</a>.</p>
<p>Signore e signori, vorrei innanzitutto esprimere i miei ringraziamenti alla signora Vicepresidente per l’invito che ci offre l’opportunità di partecipare a questo seminario.</p>
<p>Avendo trascorso tutta la mia carriera professionale nel settore dell'istruzione, ho potuto constatare in numerose occasioni l'importanza dei rapporti tra i giovani e le persone più anziane</p>
<p>So che parlare del passato suscita spesso grande interesse quando i bambini o gli adolescenti incontrano persone che hanno vissuto esperienze interessanti e talvolta drammatiche.</p>
<p>Approviamo quindi il principio di questa iniziativa e ne sosteniamo l'idea di fondo.</p>
<p>Riteniamo tuttavia necessario formulare alcune riserve riguardo alla sua attuazione e agli obiettivi che essa intende perseguire.</p>
<p>Se vogliamo imparare dal passato per evitare errori futuri, dobbiamo prendere alcune precauzioni.</p>
<p>L'illusione del <em>«Prima era meglio»</em> spinge talvolta le persone a fare riferimento a un passato mitico. Il presente viene criticato senza che si disponga sempre di informazioni affidabili sul passato con cui lo si confronta. Si pensa che le informazioni su cui ci si basa siano corrette, ma non ci si sforza di verificare se ciò che si crede sia vero. Sarebbe quindi auspicabile che il dialogo intergenerazionale si mettesse al servizio di una lettura del passato il più possibile obiettiva.</p>
<p>Imparare dal passato è spesso legato alla tradizione, alle radici e all’identità. Tutte cose che uniscono, ma che a volte accecano. La razza umana si è sviluppata a partire da comunità che si sono progressivamente ampliate. Questa caratteristica evolutiva era ed è ancora, in un certo senso, necessaria alla nostra sopravvivenza perché crea una solidarietà propria del gruppo. Ma questa coesione di gruppo può accecarci. Questo fenomeno tende a rafforzarsi man mano che le grandi tradizioni religiose e le grandi ideologie secolari si indeboliscono e vengono spesso sostituite da piccoli gruppi più radicali. I valori e le identità di un gruppo si contrappongono quindi a quelli di un altro e questo crea conflitti. Con Amin Maalouf, ricordiamo sempre che le nostre identità possono diventare letali.</p>
<p>In Europa, un numero crescente di cittadini sembra voler trovare conforto nel glorioso passato del proprio Paese o nelle proprie credenze e stili di vita tradizionali. Una reazione a minacce — reali o presunte — che deriverebbero da fenomeni quali l’immigrazione o la secolarizzazione della società. Dobbiamo essere consapevoli dell’errore che rappresenta una rilettura populista della storia politica o culturale. Non neghiamo la realtà delle sfide che alcune di queste evoluzioni rappresentano, ma la risposta non sta nel ripiegamento su identità timorose. Se esiste un pericolo, dobbiamo prevenirlo promuovendo un dialogo trasversale tra le diverse tradizioni al fine di creare consenso. Il dialogo intergenerazionale dovrebbe servire a questo obiettivo.</p>
<p>In un periodo di rapidi cambiamenti e crescente incertezza, si assistono a comportamenti talvolta contraddittori che fanno temere un ampliamento del divario tra le generazioni. Alcuni ricercatori arrivano addirittura a parlare di uno scontro generazionale. Mettere in dialogo giovani e anziani potrebbe quindi, paradossalmente, cristallizzare queste categorie e rafforzare gli stereotipi. Da quando si è vecchi, fino a quale età si è adolescenti? Si parla di "giovanilismo", si criticano gli anziani che si aggrappano alle loro posizioni professionali o sociali. Si potrebbe invece prevedere un approccio più flessibile che non rinchiuda le persone in categorie rigide e che tenga maggiormente conto delle competenze individuali. È, ad esempio, ragionevole allungare sempre più la durata della scolarizzazione dei giovani, ma non facilitare il ritorno agli studi dei cinquantenni? Si potrebbe così aprire la strada a una società post-generazionale in cui giovani e anziani non sarebbero uno contro l’altro, ma fianco a fianco.</p>
<p>La tradizione a cui facciamo riferimento all’AEPL presenta alcune caratteristiche distintive. Innanzitutto, la convinzione che le nostre identità, per quanto importanti possano essere, debbano passare in secondo piano rispetto alla nostra comune umanità. La seconda è il metodo che utilizziamo: il libero esame.  Come definito da Maxime GLANSDORFF, professore all’Università di Bruxelles, <em>«Il libero esame non pretende di fornire verità definitive; si occupa del rinnovamento metodico delle idee e rifugge dalla loro conservazione obbligatoria».</em> Si tratta quindi di sottoporre ogni questione importante a una valutazione critica e lucida, che tenga conto sia degli insegnamenti del passato sia di ciò che il futuro ci riserva.</p>
<p>Questi sono i principi su cui intendiamo fondare il nostro contributo a questa iniziativa, con la ferma volontà di renderla emancipatoria e progressista. Non possiamo affrontare il futuro — per quanto incerto possa essere — guardando solo allo specchietto retrovisore.</p>
<p>Claude Wachtelear, ex presidente</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/lettera-dei-ginecologi-belgi-al-primate-del-belgio-2/">Un dialogue intergénérationnel émancipateur</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
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		<item>
		<title>Lettera dei ginecologi belgi al Primate del Belgio</title>
		<link>https://aepl.eu/it/lettre-des-gynecologues-belges-au-primat-de-belgique/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Mercoledì, 30 ottobre 2024, ore 16:04:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nouvelles]]></category>
		<category><![CDATA[Correspondance officielle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riportiamo una lettera aperta dei ginecologi indirizzata alle autorità ecclesiastiche cattoliche del Belgio.   Jette, 24 ottobre 2024, Lettera aperta indirizzata a Monsignor Luc...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/lettre-des-gynecologues-belges-au-primat-de-belgique/">Lettre des gynécologues belges au primat de Belgique</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Trasmettiamo una lettera aperta dei ginecologi alla gerarchia cattolica in Belgio.</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Jette, 24 ottobre 2024,</p>
<p style="text-align: left;">                            Lettera aperta a monsignor Luc TERLINDEN.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: left;">                             Arcivescovo di Malines - Bruxelles</p>
<p style="font-weight: 400;">L'8 ottobre, indignati dai commenti inaccettabili dei suoi superiori, un gruppo di 150 ginecologi belgi si è riunito in meno di quattro giorni per scrivermi una lettera, approvata dai Consigli direttivi dei due gruppi professionali di ostetrici-ginecologi del Belgio. La esortavamo a reagire e a prendere posizione contro queste parole offensive. Lei ha ricevuto questa lettera, come dimostra la nostra prova di ricezione... ma l'ha almeno letta?</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel frattempo, fortunatamente, si sono levate altre voci: numerose richieste di modifica dei nomi da parte di cattolici delusi, articoli di stampa che riportano lo shock provocato da queste osservazioni nella nostra nobile professione e tra il pubblico in generale, una reazione dell'Ordine dei Medici, un'interrogazione al governo da parte del Primo Ministro, un comunicato stampa ufficiale delle obbedienze massoniche e una reazione illuminata del signor Ringlet (sacerdote ed ex vicerettore dell'Università Cattolica di Lovanio), tra gli altri.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tacere su azioni inaccettabili a volte è altrettanto riprovevole che compierle in prima persona.</p>
<p style="font-weight: 400;">No, monsignore, lei non ha il diritto di permettere che si diffondano commenti offensivi, obsoleti, scientificamente e moralmente sbagliati, che fanno vergognare chi li fa e non coloro a cui sono rivolti. Commenti che, le ricordo, insultano persino la nostra legislazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quella che era una lettera indirizzata a lei personalmente è diventata una lettera aperta, diffusa sui social network e sulla stampa. Lascio a voi il compito di giudicare il vostro silenzio.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Errare humanum est, perseverare diabolicum</em></strong> !</p>
<p style="font-weight: 400;">Cordiali saluti</p>
<p style="font-weight: 400;">Prof. Dr. Gilles Faron</p>
<p style="font-weight: 400;">Ginecologo e ostetrico.</p>
<p style="font-weight: 400;">In allegato alla fine della lettera: la lettera originale dell'8-10, co-firmata.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: right;">Jette, 8 ottobre 2024,</p>
<p style="font-weight: 400;">                                                            All'attenzione di Monsignor Luc TERLINDEN</p>
<p style="font-weight: 400;">                                                            Arcivescovo di Malines - Bruxelles</p>
<p style="font-weight: 400;">                                                            Arcidiocesi di Malines-Bruxelles</p>
<p style="font-weight: 400;">                                                            Wollemarkt, 15</p>
<p style="font-weight: 400;">                                                            2800 Machelen</p>
<p style="font-weight: 400;">Mio Signore,</p>
<p style="font-weight: 400;">Vi scriviamo per commentare le affermazioni fatte da Jorge Mario Bergoglio, comunemente noto come "Papa Francesco", durante la sua visita in Belgio tra il 26 e il 29 settembre.</p>
<p style="font-weight: 400;">Siamo rimasti profondamente scioccati e feriti da alcune delle sue posizioni espresse.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ripetendo dichiarazioni già rilasciate nel 2018, ha descritto i medici che praticano l'aborto come, e cito, "assassini" e persino "sicari". Ha anche descritto la legge belga che autorizza l'aborto medico a determinate condizioni come una "legge assassina".</p>
<p style="font-weight: 400;">Rispettiamo pienamente il diritto di ognuno di avere convinzioni morali contrarie all'aborto. Tuttavia, quando i legislatori hanno deciso democraticamente di regolamentare questa pratica per legge, è perché è accettabile per l'intera società che l'ha votata. Tali commenti offensivi, provenienti da un capo di Stato straniero, non solo sono infondati, ma costituiscono anche un errore politico.</p>
<p style="font-weight: 400;">Queste parole cariche di odio sono inappropriate, inaccettabili e indegne di un capo di Stato invitato e onorato come lui.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo signore finge di non sapere che la pratica dell'aborto è legale in Belgio, che è controllata e che, se praticata in condizioni mediche eccellenti, aiuta le donne, le famiglie e la società. Contribuisce a ridurre la morbilità e la mortalità materna, come attestano tutti gli studi scientifici sull'argomento.</p>
<p style="font-weight: 400;">In Belgio viviamo in una società governata dallo Stato di diritto, dalla democrazia e dal pluralismo delle idee. La religione, a differenza dello Stato del Vaticano, non è legge. Qui la pratica della religione è liberamente autorizzata e le idee possono essere discusse e difese, ma un diritto che non concediamo a nessuno è quello di insultare la nostra legislazione e un gruppo di professionisti coscienziosi che si preoccupano del prossimo e che esercitano la loro professione in modo coraggioso ed empatico. E questo vale per tutti i pazienti, di qualsiasi estrazione sociale, compresi e soprattutto i membri più vulnerabili della nostra società.</p>
<p style="font-weight: 400;">Queste gravi accuse da parte di una persona che si vanta di avere un'autorità morale divina sono particolarmente scioccanti. È probabile che incoraggino i malintenzionati a prenderlo in parola e li spingano a commettere atti criminali contro il personale sanitario.</p>
<p style="font-weight: 400;">È così che la morale cattolica predica la benevolenza e il rispetto?</p>
<p style="font-weight: 400;">Bergoglio ha anche approfittato dell'attenzione dei media per sminuire le donne, ripetendo commenti misogini sul loro posto nella società. Anche su questo punto riteniamo che abbia sbagliato bersaglio e che, al contrario, le donne siano pilastri indistruttibili della nostra società, a cui dobbiamo rendere omaggio in ogni momento per la loro capacità di resistenza. In qualità di leader della Chiesa cattolica belga, vi invitiamo quindi a rilasciare un comunicato stampa che denunci senza ambiguità queste parole papali e affermi che la Chiesa belga si dissocia da queste convinzioni estremiste e anacronistiche.</p>
<p style="font-weight: 400;">Se non rispondete favorevolmente alla nostra richiesta, la considereremo come una tacita approvazione di questi insulti. Tale posizione potrebbe essere percepita come una diffamazione, che danneggia il nostro onore e la nostra reputazione, con potenziali conseguenze legali.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ci auguriamo quindi che ascoltiate e comprendiate la profondità del nostro messaggio e del nostro sgomento e che scegliate un approccio costruttivo per alleviare i danni causati. Questa lettera è stata liberamente convalidata e co-firmata da un gruppo di ginecologi belgi provenienti da ogni parte del Paese e di ogni fede.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il professor Maxime FASTREZ l'ha cofirmata in qualità di Presidente del Collège Royal des Gynécologues de Langue Française de Belgique (CRGOLFB) e a nome del Consiglio di Amministrazione della sua associazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Cordiali saluti</p>
<p style="font-weight: 400;">Prof. Dr. Gilles Faron</p>
<p style="font-weight: 400;">Ginecologo e ostetrico.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><u>Elenco dei ginecologi belgi cofirmatari della lettera 8-10 (in ordine alfabetico)</u></strong><strong>:  </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Ambra STAS</strong>, ginecoloog (ASO), UZ Brussel, VUB, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Un VERCOUTERE</strong>ginecoloog, HUB Erasme, 1070 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Anastasia SLAUS</strong>, ginecoloog (ASO), UZ Brussel en Petrus Ascanusstraat 47, 1730 Asse.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Andrew CARLIN</strong>Ginecologo, responsabile della clinica, CHU Brugmann, 1020 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Anne CARTON</strong>Ginecologo, 21 rue des Martinets, 1160 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Anne DELBAERE</strong>Ginecologo, Professore, Direttore del Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia, HUB Erasme, 1070 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Anne HOLOYE</strong>Ginecologo, direttore della clinica di ecografia e medicina fetale, HUB Erasme, 1070 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Anne LOCCUFIER</strong>, ginecoloog, Noorweegse Kaai 36, 8000 Brugge.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Anne VEROUGSTRAETE</strong>ginecoloog, VUB-Dilemma, Constant Bauneweg</p>
<p style="font-weight: 400;">13, 1650 Beersel.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Anne-Charlotte VERDUYN</strong>, ginecoloog, CHIREC Delta, boulevard du triomphe 201, 1160 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Anniek VORSSELMANS</strong>, ginecoloog, UZ Brussel (ecografia prenatale), Pastinakenstraat 36, 1730 Asse.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Aude COUPÉ</strong>ginecologo, CHR Namur (sito della Mosa) e rue de Jausse 209, 5100 Wierde.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Aurélie JACQUET</strong>Ginecologo, Capo reparto, Klinik St Josef, 4780 Sankt Vith.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Babette JAIME MOENS</strong>, ginecoloog, UZ Brussel, Laarbeeklaan 101, 1090</p>
<p style="font-weight: 400;">Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Camille OLIVIER</strong>Ginecologo, responsabile della clinica di medicina materno-fetale, CHU Brugmann, 1020 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Carine CORBISIER</strong>ginecologo, CHU Brugmann e Blv Edmond Machtens 174/66, 1080 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Caroline DE CONINCK</strong>Ginecologo, Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia, HUB Erasme, 1070 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Caterina DATH</strong>Ginecologo, CHIREC Ste-Anne-St-Rémi, 1070 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Caterina RIERA</strong>ginecologo, CHU Humani Charleroi e 46 rue Scrawelle, 7180 Seneffe.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Caterina VAN PACHTERBEKE</strong>Ginecologo, MD, PhD, Responsabile della Clinica di Ginecologia e Ostetricia, Ospedale Universitario Brugmann, 1020 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Charles GÉRARD</strong>ginecologo, avenue du vieux frêne 49, 6280 Loverval.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Charlotte VERMOESEN</strong>, ginecoloog, UZ Brussel, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Charlotte MAGGEN</strong>ginecoloog, PhD, UZ Brussel, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Christian MOULART</strong>ginecologo, Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia, Cliniques de l'Europe, sito di Uccle, membro del Comitato consultivo belga di bioetica; Avenue de Fré 206, 1180 Bxl.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Christian NØRGAARD</strong>ginecologo, CHIREC; 111 rue des Combattants, 1310 La Hulpe.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Christophe BLOCKEEL</strong>, ginecologo, professore, UZ Brussel, Laarbeeklaan 101, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Clotilde LAMY</strong>Ginecologo, Direttore della Clinica Ostetrica, HUB Erasme, 1070 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Comfort ACHUO</strong>, ginecoloog (ASO VUB), UZ Brussel, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Costanza CARELLI</strong>ginecoloog (ASO VUB), 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Danah VAN OSSEL</strong>ginecoloog, nieuwelaan 39/2, 1853 Strombeek-Bever.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Danièle NOTERMAN</strong>ginecologo, CHIREC Delta e rue Tenbroeck 25a, 1640 Rhode.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Delphine HIROUX</strong>ginecologo, CHIREC Braine l'Alleud, 1420 Braine l'Alleud.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Didier OBERWEIS</strong>ginecologo, capo del dipartimento di ginecologia-ostetricia, firma privata: 19 avenue buisseret, 6530 Thuin.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Dina HERTENS</strong>ginecologo, CHU Saint-Pierre 1000 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Dorin ONOFREI</strong>ginecologo, CHIREC Delta, boulevard du triomphe 201, 1160 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Eddy VAN EECKHOUT</strong>, ginecoloog, Algoetstraat 64, 1750 Lennik.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Edouard DHOOGE</strong>, ginecoloog (ASO VUB), UZ Brussel, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Elisa DONÉ</strong>, ginecoloog, Prenatale Geneeskunde UZ Brussel en H.</p>
<p style="font-weight: 400;">Rosseelslaan 5, 1731 Zellik.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Ellen ORINX</strong>ginecoloog (ASO VUB), Engels plein 29, 3000 Leuven.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Elodie ELSEN</strong>ginecoloog, Zijp 25 1780 Wemmel.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Emilia FRANÇOIS</strong>, ginecoloog (ASO VUB), UZ Brussel, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Erika RUSSO</strong>ginecologo, City Clinic, 1050 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Eva VAN DEN MOOTER</strong>, ginecoloog, Dienst Obstetrie, UZ Brussel, 1090</p>
<p style="font-weight: 400;">Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Eveline MARKOWICZ</strong>ginecologo, CHIREC Delta e Rue Dodonée 83, 1180 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Evy GILLET</strong>, ginecoloog, Staflid Gynaecologie UVC Brugmann, 1020</p>
<p style="font-weight: 400;">Brussel.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Fabienne DEVREKER</strong>Professore, PhD, Clinica della fertilità, HUB Erasme ULB, 1070 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Fabienne MICHEL</strong>, <em>ostetrica</em>CHIREC Delta, 1160 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Fleur GEERAERD</strong>ginecologo (PG ULB), 2 ancien dieweg, 1180 Uccle.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Firenze ABRAMOWICZ</strong>ginecologo, 29 chemin du moulin, 1380 Lasne.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Françoise EXSTEYL</strong>ginecologo, 101 rue de Nivelles, 1440 Braine Le Château.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Françoise KRUYEN</strong>Ginecologo, fondatore del "Collectif Contraception" di La Louvière, CHU Tivoli e 2, Place G. Warocqué, 7140 Morlanwelz.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Frauke VANDEN MEERSCHAUT</strong>, ginecoloog, Staflid Reproductieve Geneeskunde, Vrouwenkliniek, UZ Gent, C. Heymanslaan 10, 9000 Gent.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Frédéric BLAVIER</strong>ginecologo, 9 rue des Serpolets, 34790 Grabels, Francia</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Frédéric GOFFIN</strong>Ginecologo, CHU de Liège e Hôpital de la Citadelle, Professore di Ginecologia, Università di Liegi, 4000 Liegi.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Frédéric RODESCH</strong>Dr. P. B., ginecologo, MD, PhD, Capo reparto onorario (Ospedale ERASME), Presidente onorario della Società Reale Belga di Ginecologia e Ostetricia, <em>Membro onorario della Società belga di medicina riproduttiva</em>1070 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Géraldine DEBRUYNE</strong>ginecologo, CHIREC Delta, boulevard du triomphe 201, 1160 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Gilles CEYSENS</strong>ginecologo, CHU Helora Site Kennedy Mons e avenue des sapins 21, 7020 Nimy.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Hannah BUSSELEN</strong>ginecoloog (ASO, VUB), Lutselusstraat 78, 3590 Diepenbeek.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Helena KOLB</strong>ginecoloog (ASO VUB), Kapelstraat 23, 300 Genk.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Hélène BALASSE</strong>ginecologo, CHIREC Delta e rue Darwin 56, 1050</p>
<p style="font-weight: 400;">Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Herman TOURNAYE</strong>ginecoloog, prof, <em>Direttore Clinico e Scientifico Bruxelles IVF, Centro di Medicina Riproduttiva dell'UZ Brussel, Capo Dipartimento Ginecologia-Fertilità, Professore Ordinario</em> Vrije Universiteit Brussel, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Isabelle DEHAENE</strong>, ginecoloog, Vrouwenkliniek UZ Gent, 9000 Gent.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Isabelle DELANDE</strong>ginecologo, CHIREC Delta et chaussée de Louvain 151, 1410 Waterloo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Isabelle DUPOND</strong>ginecologo, ULB, CHIREC Delta, 1160 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Isabelle JEANJOT</strong>ginecologo, CHIREC Braine l'Alleud, 1420 Braine l'Alleud.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Isabelle GOVAERTS</strong>ginecologo, CHIREC Delta, boulevard du triomphe 201, 1160 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Jan DEPREST</strong>, ginecoloog, MD, PhD, FRCOG, Professore di Ostetricia e Ginecologia, KUL, Dienst Gynaecologie en Verloskunde, UZ Leuven, campus Gasthuisberg, Herestraat 49, 3000 Leuven.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Jean-François LIMBOSCH</strong>ginecologo, CHIREC Delta e Rue François Ruylinx 9, 1170 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Jean-Jacques AMY</strong>, ginecologo, emerito accademico della Vrije Universiteit Brussel. Prijs Vrijzinnig Humanisme 2021; Florencestraat 62, 1052 Elsene.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Johan DESCHACHT</strong>ginecoloog, abortusarts Luna, 8400 Oostende.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Johan GOIRIS</strong>, ginecoloog, UZA, abortusarts Luna, Diksmuidelei 25B, 2930 Brasschaat.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Johan VANWIEMEERSCH</strong>, ginecoloog, gewezen voorzitter VVOG, gewezen voorzitter belgische beroepsvereniging gynaecologen, gewezen vicevoorziiter <em>Collegio europeo e Collegio di ginecologia</em>listdreef 34, 2900 Schoten.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Johanna VAN ACHTER</strong>ginecologo, CHIREC Braine l'Alleud, 1420 Braine l'Alleud.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Johannie SIFFAIN</strong>ginecoloog, plaasstraat 120, 1860 Meise.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Justine JEHOTTE</strong>ginecologo, Clinique St-Jean, 1000 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Katrien GLORIEUS</strong>, ginecoloog, Halle-Beersel en UZ Brussel, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Kawakeb EL MOURABI</strong>Ginecologo, CHU Brugmann, 1020 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Kim VAN BERKEL</strong>, ginecoloog, Dienst Genetica, UZ Brussel, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Koen TRAEN</strong>, ginecoloog, voorzitter van de VVOG (en mede namens het voltallige bestuur van onze vereniging).</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Kristien ROELENS</strong>, ginecoloog, Proffesor, Kliniekhoofd Vrouwenkliniek, UZ Gent, 9000 Gent.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Laura CATTANI</strong>, ginecoloog, UZ Brussel, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Laura TECCO</strong>ginecologo, rue Veydt 61, 1050 Ixelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Laetitia VAN KEYMEULEN</strong>ginecologo, rue de la brique 3, 1400 Nivelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Laurence MENTROP</strong>ginecologo, dries 23, 1170 Watermael-Boisfort.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Laurence MOONS</strong>, <em>psicologo</em> (interviste pre-IVG), Ospedale Marie-Curie, 6042 Charleroi.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Leonardo GUCCIARDO</strong>, ginecologo, professore, Diensthoofd Obstetrie en Prenatale Geneeskunde, UZ Brussel, 101 Laarbeeklaan 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Linda AMERYCKX</strong>, ginecoloog, UZA Antwerpen, 2650 Edegem.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Lisa BALEPA</strong>ginecologo, UZ Brussel, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Luc BAEYENS</strong>, ginecoloog, Gewezen Departementshoofd GynaecologieObstetrie, UVC Brugmann, 1020 Brussel.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Luc DE CATTE</strong>, ginecoloog, professore, PhD, <em>Medicina Feto-Materna Dprt Ostetricia e Ginecologia</em> UZ Leuven Gasthuisberg, 3000 Leuven.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Ludovica IMPERIALE</strong>Ginecologo, Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia, HUB Erasme e rue des fabriques 73, 1000 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Marc L'HERMITE</strong>Ginecologo, PhD, DSc, professore emerito di ginecologia e ostetricia (ULB), capo onorario del dipartimento di ginecologia e ostetricia del CHU Brugmann; piazza Edmond Machtens 19/2, 1080 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Maria BREUGELMANS</strong>, ginecoloog, staflid dienst obstetrie UZ Brussel, Notelaaarstraat, 11, 1730 Asse.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Maria CIURCIUMEL</strong>ginecologo, CHIREC Braine l'Alleud, 1420 Braine l'Alleud.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Marie BAEYENS</strong>ginecologo, CHIREC Braine l'Alleud e rue Félicien Tubiemont 27, 1472 Vieux Genappe.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Marie KROLL</strong>ginecologo, insegnante di ostetricia, avenue du cor de chasse 125, 1170 Watermael-Boisfort.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Marie-Dominique DELEUSE</strong>ginecologo, CHIREC Delta, 1160 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Marit ILIAENS</strong>ginecoloog (ASO VUB), Dieperstraat 55, 2230 Herselt.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Marja HIDÉN</strong>ginecologo, CHIREC (sito Braine l'Alleud e Delta Hospital), boulevard du triomphe 201, 1160 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Mark VANDERVORST</strong>, ginecoloog, F. Campionlei 22, 1800 Vilvoorde.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Maxime FASTREZ</strong>ginecologo, professor HUB Erasme, presidente del CRGOLFB, 1070 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Michael DE BRUCKER</strong>, ginecoloog, PhD, CHU Tivoli, Halle en UZ Brussel, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Michel BOSSENS</strong>ginecologo, dottore di ricerca, ex primario del reparto di ginecologia e ostetricia degli Ospedali Iris Sud, Avenue du Maréchal 21, 1180 Uccle.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Michel BOULVAIN</strong>ginecologo, professore, UZ-VUB, ULB; 4, avenue des verchères, 1226 Thonex, Svizzera (CH).</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Michel DEGUELDRE</strong>ginecoloog, 21 Avenue de la Floride, 1180 Uccle.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Michel DEVOS</strong>ginecoloog, PhD, <em>Direttore medico senior Bruxelles IVF</em>, <em>Professore clinico</em> Vrije Universiteit Brussel, UZ Brussel, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Michele LEUNEN</strong>, ginecoloog, UZ Brussel Dienst Gynaecologie, laarbeeklaan 101, 1090 Brussel.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Michèle NOSBUSCH</strong>ginecologo, CHIREC, Delta, boulevard du triomphe 201, 1160 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Michèle ZUCKER</strong>ginecologo, CHIREC Delta, boulevard du triomphe 201, 1160 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Michelle SOARES</strong>ginecologo, UZ Brussel e UCL Saint-Luc, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Mina LEYDER</strong>ginecoloog, 1730 Asse.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Monika LAUBACH</strong>, ginecoloog, Kliniekhoofd Verloskunde UZ Brussel; Prins Van Luiklaan 19, 1070 Brussel.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Muriel ROZENBERG</strong>, <em>psicologo</em> in cure perinatali, pianificazione familiare e CHIREC Delta, 1160 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Nadia VONECHE</strong>Ginecologo, Grand Hôpital de Charleroi, 6000 Charleroi.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Nathalie PETIT</strong>, ginecoloog, AZ Sint-Maria Halle en Arthur Puesstraat 446, 1502 Lembeek.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Nelson RABBACHIN</strong>, ginecoloog, staflid obstetrie en prenatale geneeskunde, UZ Brussel, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Nico BOLLEN</strong>ginecoloog, blauwenberg 23, 1860 Meise.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Oranite GOLDRAT</strong>ginecologo, HUB Erasme, 1070 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Pamela GIRONI</strong>ginecologo, CHIREC Braine l'Alleud e rue du dragon 38, 1640 Rhode-Saint-Genèse.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Pascale GRANDJEAN</strong>Ginecologo, Capo reparto, CHU Helora (sito di Costantinopoli), 7000 Mons.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Patricia BARLOW</strong>Dr. Poulin, ginecologo, ex primario della Clinica Ostetrica del CHU Saint-Pierre, 1000 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Patrick DE BRUCKER</strong>ginecoloog, Bergensesteenweg 70, 1500 Halle.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Patrick DEVOS</strong>Dr. Gianluca P. B., ginecologo, Presidente dell'ASBL des gynécologues du CHIREC e Presidente del Consiglio di Amministrazione del CHIREC, 1160 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Patrick EMONTS</strong>ginecologo, professore ULG, 4000 Liegi.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Paul ADRIAENSEN</strong>, ginecoloog, Dienst Gynaecologie, UZ Brussel, 101 Laarbeeklaan, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Paul NEIRYNCK</strong>Vrouwenarts, Jande Trochstraat 41, 1703 Schepdaal.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Pierre LEBLICQ</strong>ginecologo, responsabile onorario del reparto presso il CHU Ambroise Paré; chaussée Saint-Job 144, 1180 Uccle.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Philippe SIMON</strong>Ginecologo, Professore ULB, Moeremanslaan 48, 1700 Dilbeek.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Régine VAN SNICK</strong>ginecologo, rue Bâtonnier Braffort 58, 1200 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Rudi GEVERS</strong>, ginecoloog, VUB, CHIREC Delta en Zwaluwenlaan, 33, 1650 Beersel.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Sara ENGELS</strong>, ginecoloog, Pelvi-Perinéologie - Gynécologie du sport Clinic, CHU Brugmann, 1020 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Sarah SWIMBERGHE</strong>ginecologo, avenue Alfred Solvay 13, 1170</p>
<p style="font-weight: 400;">Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Serge ROZENBERG</strong>ginecoloog, Professore VUB-ULB, Sint-Pieter</p>
<p style="font-weight: 400;">Ziekenhuis, 1000 Brussel.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Séverine DONEUX</strong>ginecologo, CHRSM Namur e rue Arthur Patiny 14C, 5150 Floreffe.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Shari MACKENS</strong>ginecoloog, prof, <em>Direttore medico senior Bruxelles IVF</em>UZ Brussel; Varent 65, 1730 Asse.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Siham ZAYTOUNI</strong>Ginecologo, presidente del consiglio di amministrazione del dipartimento di pianificazione e ginecologia-ostetricia "Aimer à l'ULB", HUB Erasme, 1070 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Silke VASSEUR</strong>, ginecoloog, UMC Sint-Pieter, 1000 Brussel.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Sophie ALEXANDER-KARLIN</strong>ginecologo, PhD, MPH, PERU, CR2, ESP ULB, route de Lennik 808, 1070 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Sophie BEN YOUSSEF</strong>ginecologo, rue du vieux pavé d'asquempont 22, 1460</p>
<p style="font-weight: 400;">Ittre.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Sophie TSEPELIDIS</strong>ginecologo, CHIREC Braine l'Alleud, 1420 Braine l'Alleud.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Stefan COSYNS</strong>ginecoloog, 1730 Asse.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Stéphane SCHURMANS</strong>ginecologo, Università di Liegi, rue Jan Baptist Dekeyzer 145, 1970 Wezembeek Oppem.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Stéphanie ROMNÉE</strong>ginecologo, Senior PHU in Medicina Fetale e Ostetricia, HUB ERasme e Bergstraat 30, 3078 Meerbeek.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Sylvie HOUBEN</strong>Ginecologo, Capo del Dipartimento Maternità CHIREC Delta, 1160 Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Valerie UVIN</strong>, ginecoloog, UZ Brussel, 1090 Jette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Vinciane BIERNAUX</strong>ginecologo, UCL e ULB, CHIREC, 1420 Braine l'Alleud.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Véronique FONTAINE</strong>ginecologo, avenue des coccinnelles 16, 1170</p>
<p style="font-weight: 400;">Bruxelles.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Véronique ZIEREISEN</strong>ginecologo, 51 avenue Théo Vanpé, 1160 Auderghem.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Virginie CONTI</strong>ginecologo, CHR Namur (sito della Mosa) e rue du coquelet 135, 5004 Bouge.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Walter FOULON</strong>, ginecoloog, Professore UZ Brussel, Tulpenlaan 28, 1702 Groot Bijgaarden.</p>
<p style="font-weight: 400;"><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/lettre-des-gynecologues-belges-au-primat-de-belgique/">Lettre des gynécologues belges au primat de Belgique</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
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		<title>Il nuovo panorama europeo – Parte II</title>
		<link>https://aepl.eu/it/il-nuovo-panorama-europeo-parte-ii/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Ven, 25 ott 2024 07:12:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quale Europa per il prossimo quinquennio 2024-2029? Parte II: La Commissione europea. È naturalmente nell’ambito di questo programma strategico che si inseriscono gli orientamenti politici per la prossima Commissione europea 2024–2029, nel discorso intitolato «...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quale Europa per il prossimo quinquennio 2024-2029? Parte II</strong></p>
<p><strong>La Commissione europea.</strong></p>
<p>È naturalmente nell’ambito di questo programma strategico che si inseriscono gli orientamenti politici per la prossima Commissione europea 2024–2029,  nel discorso intitolato «La scelta dell’Europa» con cui Ursula von der Leyen si è presentata al voto dei deputati europei a Strasburgo lo scorso 18 luglio. Con 401 voti a favore su 720, ovvero 40 in più rispetto alla maggioranza assoluta, è stata eletta con un margine più ampio rispetto al 2019, quando aveva ottenuto solo 9 voti di vantaggio. Sebbene il voto fosse segreto, si può ipotizzare che abbiano votato contro di lei: i Patrioti di Jordan Bardella, l’Europa delle nazioni sovrane (Orbán),i 33 senza appartenenza politica (l’estrema destra) e la destra radicale dei conservatori e dei riformatori (ECR della signora Meloni), ai quali si aggiunge l’estrema sinistra «The Left» di Manon Aubry. Se ne deduce che alcuni deputati dell’attuale maggioranza non abbiano votato a suo favore, quindi tra i gruppi: i socialdemocratici (S&amp;D), i centristi di Renaissance e il PPE, il suo gruppo politico, ai quali si sono uniti la maggior parte dei deputati dei Verdi.</p>
<p>Rispetto ai suoi concorrenti, che erano nettamente più a destra (i primi ministri croato e greco), Ursula von der Leyen appare come la più centrista in un contesto in cui il Parlamento europeo si è nettamente spostato a destra, se non addirittura oltre.</p>
<p>Si è impegnata ad attuare il pacchetto «Asilo e migrazione» recentemente adottato (ma già messo in discussione da diversi paesi) e non ha rinunciato al «Green Deal»,  e ha compiuto un gesto a favore dell’industria automobilistica tedesca (carburante sintetico non inquinante dopo il 2035 per i motori a combustione interna).</p>
<p>I deputati hanno così voluto evitare che la destituzione della presidente uscente aggiungesse un ulteriore elemento di instabilità all'attuale contesto geopolitico internazionale ed economico, che rischia di aggravarsi ulteriormente con le elezioni americane e i conflitti in corso.</p>
<p>I punti salienti delle sue linee guida sono i seguenti:</p>
<ol>
<li>Un nuovo piano per la prosperità e la competitività sostenibili dell’Europa (agevolare l’attività delle imprese; promuovere un’industria pulita; migliorare l’unicità e la resilienza della nostra economia; stimolare la produttività attraverso la diffusione delle tecnologie digitali; porre la ricerca e l’innovazione al centro della nostra economia; decuplicare gli investimenti; ovviare alla carenza di competenze e di manodopera)</li>
<li>Una nuova era per la difesa e la sicurezza europea (rendere l’Unione europea della difesa una realtà; una strategia dell’Unione per la preparazione alle crisi; un’Europa più sicura e meglio protetta; frontiere comuni rafforzate; agire in modo equo e risoluto in materia di migrazione)</li>
<li>Sostenere le persone e rafforzare le nostre società e il nostro modello sociale (l’equità sociale in un’economia moderna; ripristinare l’unità della nostra società, sostenere i nostri giovani; un’unione dell’uguaglianza)</li>
<li>Preservare la nostra qualità di vita  (sicurezza alimentare, acqua e natura, adattamento e preparazione ai cambiamenti climatici e solidarietà in questo ambito)</li>
<li>Proteggere la nostra democrazia, difendere i nostri valori (rafforzare lo Stato di diritto; porre i cittadini al centro della nostra democrazia)</li>
<li>L’Europa nel mondo: sfruttare il nostro potere e le nostre alleanze; l’allargamento come imperativo geopolitico; un approccio più strategico nei confronti dei nostri paesi vicini; una nuova politica economica estera; ridefinire il multilateralismo per il mondo di oggi)</li>
<li>Raggiungere insieme gli obiettivi e preparare la nostra Unione per il futuro (un nuovo bilancio all’altezza delle nostre ambizioni; un programma di riforme ambizioso per l’Europa; agire in collaborazione con il Parlamento europeo).</li>
</ol>
<p>La composizione del suo collegio dei commissari è stata più complessa rispetto all’ultima volta: infatti la signora von der Leyen aveva nuovamente cercato di garantire un equilibrio tra uomini e donne e aveva quindi chiesto agli Stati membri di presentare due candidature – nei casi in cui l’attuale commissario non fosse stato riconfermato. Purtroppo, pochi Stati membri hanno assecondato questa richiesta, pur essendo stata insistente. Il collegio che ne è risultato – che ovviamente deve ancora essere approvato, candidato per candidato e poi nell’insieme, dalle commissioni competenti del Parlamento europeo – è quindi composto da 11 donne, tra cui la presidente e quattro vicepresidenti, e 16 uomini, tra cui due vicepresidenti, per un totale di 40 donne, contro le 22 proposte dagli Stati membri. Solo 6 erano già membri della commissione; 21 sono quindi nuovi candidati.</p>
<p>Va inoltre sottolineato uno squilibrio politico tra il peso dei gruppi politici emersi dalle elezioni e il numero di candidati commissari appartenenti a ciascuno di essi: 12 candidati commissari sono cristiano-democratici, come la Presidente. Certo, il PPE è risultato primo alle elezioni, ma ci sono solo 4 candidati del gruppo S&amp;D, che pure è arrivato secondo, 5 liberali di Renew, che ora occupano il quinto posto nell’Aula, 4 indipendenti e persino il candidato italiano del gruppo CRE della signora Meloni, di estrema destra «moderata», che erediterebbe il portafoglio della coesione e delle riforme, ovvero dei fondi strutturali europei. Il cordone sanitario è saltato! Proprio come al Parlamento europeo per questo gruppo.</p>
<p><strong>Nel complesso, si assiste a una forte svolta a destra della Commissione</strong>.</p>
<p>Ma sono ovviamente i contenuti dei portafogli loro assegnati ad avere maggiore rilevanza.</p>
<p>Per quanto riguarda le vicepresidenze:</p>
<p>Come prima vicepresidente, l’estone Kaja Kallas, proposta dal Consiglio europeo per ricoprire la carica di Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza.</p>
<p>Il secondo vicepresidente Stéphane Séjourné, che ha ricoperto per un breve periodo la carica di ministro francese per l’Europa e gli Affari esteri nel governo Attal, è il sostituto dell’ultimo minuto di Thierry Breton, che la signora von der Leyen non voleva più.  La Francia, che ha acconsentito, ha ottenuto un vicepresidente in cambio della rinuncia al proprio commissario uscente, Thierry Breton. Quest’ultimo è stato designato per il portafoglio della Prosperità e della Strategia industriale.</p>
<p>La Spagna ottiene un seggio di vicepresidente assegnato alla signora Teresa Ribera, finora numero due del governo spagnolo, che sarà incaricata della transizione verso un’economia pulita, equa e competitiva.</p>
<p>La Finlandia avrà una vicepresidente incaricata della sovranità tecnologica, della sicurezza e della democrazia.</p>
<p>La rumena si occuperà del personale, delle competenze e dello stato di preparazione</p>
<p>Il 6<sup>th</sup> Il vicepresidente sarà l'italiano R. Fitto (che faceva parte del governo italiano) e sarà incaricato del ricco portafoglio della coesione e delle riforme, il secondo più consistente in termini di dotazione nel bilancio europeo.</p>
<p>Per quanto riguarda i commissari, va innanzitutto segnalato il commissario <strong>il lituano A. Kubilius</strong> che sarà incaricato di occuparsi dell'importantissimo dossier relativo alla <strong>della difesa e dello spazio.</strong> Dovrà coordinarsi con la vicepresidente estone Kaja Kallas.</p>
<p>Per quanto riguarda l’Austria, il suo candidato Magnus Brunner dovrà concentrarsi sull’attuazione del <strong>accordo su  <u>l'asilo e la migrazione</u></strong>, il che risulterà complicato, visto il risultato delle ultime elezioni austriache, fortemente influenzato dall'estrema destra ostile a questo patto.</p>
<p>La commissaria croata sarà la prima a occuparsi del <u>nuovo portafoglio per la <strong>Mediterraneo</strong></u>. Il danese sarà il primo commissario al <strong><u>alloggio, nuovo portafoglio</u></strong><u> e dell'energia</u>. Il commissario ungherese si occuperà della <u>salute e benessere degli animali</u>. Pur essendo vicino a Orbán, non è membro del suo partito.</p>
<p>L'irlandese si occuperà del portafoglio della democrazia, della giustizia e dello Stato di diritto, che in precedenza era di competenza del commissario belga Reynders. La rappresentante belga è la signora <u>Hadja Lahbib, responsabile degli aiuti umanitari e delle crisi</u>. Il lettone V. Dombrowski ottiene il suo terzo mandato <strong>l'economia e la produttività</strong>.</p>
<p>Il lussemburghese C. Hansen avrà il compito di <strong>dell'agricoltura e dell'alimentazione </strong>; il maltese si occuperà della cultura giovanile e dello sport, nonché dell’equità intergenerazionale; l’olandese si occuperà del cambiamento climatico, della neutralità carbonica e della crescita pulita; l’importantissimo portafoglio <strong>da <u>bilancio, </u>della lotta contro le frodi e dell'amministrazione</strong> spetta a <u>polacco, Piotr Serafin</u> : dovrà in particolare preparare <strong>il bilancio a lungo termine</strong>, il quadro finanziario pluriennale di 7 anni; la portoghese Albuquerque si occuperà dell’importantissimo portafoglio dei <strong>servizi finanziari nel settore del risparmio e degli investimenti</strong> ; il ceco responsabile delle collaborazioni internazionali; lo slovacco Marco Sefkovic, al suo quarto mandato, si occuperà questa volta del <strong>commercio e sicurezza economica</strong> ;  la slovena responsabile per l’allargamento e il vicinato orientale e infine la svedese responsabile per <strong>l'ambiente</strong> , della resilienza idrica e di un’economia circolare competitiva.</p>
<p>Come si può vedere, i «piccoli» paesi, in particolare quelli baltici, ricevono dotazioni di bilancio estremamente consistenti per contrastare la Russia attraverso il sostegno all’Ucraina. Anche i grandi paesi, come Francia, Spagna e Polonia, sono ben rappresentati. Si sta verificando una sorta di riequilibrio tra nord e sud e, soprattutto, tra ovest ed est.</p>
<p>Le audizioni dei commissari si terranno nel mese di novembre. Si prevede che, durante la sessione parlamentare dal 16 al 19 dicembre, l’intero collegio sarà sottoposto al voto del Parlamento europeo e che la nuova Commissione potrebbe entrare in carica il 1<sup>er</sup> gennaio del prossimo anno. Le esperienze passate dimostrano che il Parlamento non esita a respingere l’una o l’altra candidatura. Ciò potrebbe verificarsi anche quest’anno con la candidatura italiana di Fitto, esponente dell’estrema destra di Meloni.</p>
<p>Conclusioni provvisorie</p>
<p>Purtroppo bisogna constatare l’ascesa dell’estrema destra in tutte le istituzioni. Ciò è certamente in linea con l’evoluzione dell’opinione pubblica nella maggior parte degli Stati membri, ma bisogna continuare a lottare contro questi estremismi prima che sia troppo tardi. L’obiettivo di questi movimenti estremisti, infatti, è quello di sostituire la ricerca di una sovranità europea con il ripristino di molteplici sovranità nazionali, chiudendo le nostre frontiere e indicando i migranti, e talvolta semplicemente «l’altro», come capri espiatori. La nostra casa comune rischia quindi di crollare e sarà troppo tardi per constatare, come sta dolorosamente facendo il Regno Unito, che separatamente gli Stati europei non hanno più grande peso sulla scena mondiale, e che solo uniti potremo preservare il nostro stile di vita europeo e i valori della democrazia e dello Stato di diritto.</p>
<p><strong>Eric PARADIS</strong></p>
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