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	<title>Pubblicazioni | Associazione Europea del Libero Pensiero</title>
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	<description>Cosa fa l'Europa per me</description>
	<lastbuilddate>Fri, 25 Oct 2024 08:54:26 +0000</lastbuilddate>
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	<title>Pubblicazioni | Associazione Europea del Libero Pensiero</title>
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		<title>Rapport AEPL « Religion et politiques extérieures de l&#8217;UE »</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubdate>Fri, 01 Jan 2021 06:01:26 +0000</pubdate>
				<category><![CDATA[Nouvelles]]></category>
		<category><![CDATA[Publications]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Religione e politiche esterne dell'UE. Un'analisi critica.  Sintesi. L'Associazione europea del libero pensiero ha preso atto con interesse del documento elaborato dal Servizio di ricerca del Parlamento europeo sui legami tra le politiche esterne dell'UE e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>La religion et les politiques extérieures de l&rsquo;UE. </strong>Un'analisi critica.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong><strong>Sintesi.</strong></p>
<ul>
<li>L'Associazione Europea del Libero Pensiero ha preso atto con interesse del documento elaborato dal Servizio di Ricerca del Parlamento Europeo sui legami tra le politiche esterne dell'Unione Europea e la religione.</li>
<li>Tuttavia, in qualità di partner non professionali nel dialogo istituito dall'articolo 17 del TFUE, non possiamo approvare senza riserve l'analisi che ci è stata presentata.</li>
<li>Riteniamo che il documento, redatto a nome di un'istituzione che dovrebbe preoccuparsi di tenersi sufficientemente lontana da tutte le questioni relative alle convinzioni religiose e filosofiche, non dia tutte le garanzie di imparzialità che ci saremmo aspettati da esso.</li>
<li>Riteniamo che questa debolezza sia dovuta a un angolo di analisi poco accorto, basato su dati troppo limitati e talvolta privi di obiettività.</li>
<li>Riteniamo inoltre che l'approccio privilegiato sia sbilanciato e dia alle "religioni", e più in particolare alle "religioni tradizionali", un peso che non ha alcuna relazione con il sostegno che ricevono dai loro seguaci.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. Questo squilibrio è accentuato dal fatto che i contatti con le istituzioni tengono troppo poco conto dei movimenti dissidenti ed eterodossi e che le donne sono sottorappresentate nelle loro gerarchie.</li>
<li>Abbiamo deliberatamente limitato la nostra analisi alle considerazioni generali del documento. Un'analisi degli esempi nazionali avrebbe appesantito il documento senza fornire ulteriori informazioni rilevanti.</li>
<li>Restiamo convinti delle virtù del dialogo, soprattutto quando si tratta di etica, ma crediamo che questo dialogo sia significativo e interessante solo se tutti i partner coinvolti lo fanno con umiltà, senza pretendere di possedere la Verità, e accettando di confrontarsi con il punto di vista degli altri per cercare, insieme, le condizioni per una "convivenza" armoniosa. Ci dispiace quindi che l'attuale organizzazione degli incontri, che separa sistematicamente le organizzazioni confessionali da quelle non confessionali, non favorisca questo tipo di incontro.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Analisi. </strong></p>
<p><strong><em>1. Filosofia generale del documento</em></strong><strong>.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Nella sua forma attuale, il documento EPRS<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>In quanto organizzazione non confessionale, questo pone dei problemi evidenti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Come difensori dello Stato imparziale, non contestiamo l'idea di integrare la dimensione religiosa in una riflessione sulle politiche esterne dell'UE, ma siamo comunque molto sorpresi dalla filosofia che emerge dal documento. Ne contestiamo il tono generale. Sono queste le questioni che desideriamo sollevare nella nostra nota, cercando di farlo con uno spirito positivo, senza tuttavia rinunciare alla possibilità di essere critici.</p>
<p><strong>a. Dove sono i non credenti?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il documento inizia con una dichiarazione di principio: <em>le religioni devono essere prese sul serio</em>. In questa introduzione, che afferma che la religiosità crescerà parallelamente alla crescita della popolazione, non c'è nulla che identifichi il tipo di religiosità di cui stiamo parlando.</p>
<p style="font-weight: 400;">Inoltre, poiché l'obiettivo è quello di utilizzare la diplomazia per pacificare le relazioni tra i cittadini dei Paesi europei ed extraeuropei, i non confessionali (non credenti, non affiliati o come li si voglia chiamare) dovrebbero essere presi in considerazione in modo molto più chiaro.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sebbene si possa discutere sull'evoluzione numerica di questo gruppo, non si può negare la sua esistenza, né il suo contributo ad una <em>vivere insieme</em> tollerante e pacifica. È paradossale, inoltre, affermare che la modernità ha più a che fare con il pluralismo che con la secolarizzazione.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> e, allo stesso tempo, di nascondere l'esistenza di un numero di cittadini, di dimensioni variabili a seconda del Paese, che non aderiscono ad alcuna religione.</p>
<p style="font-weight: 400;">La formulazione dell'introduzione, perché confermata nel resto delle analisi, dà l'impressione che il lettore si trovi di fronte a testi dell'Ottocento o del primo Novecento in cui gli autori, credenti, affermano - un po' come il Dottor Knock - che ogni ateo è un credente che ignora se stesso.</p>
<p><strong>b. La secolarizzazione è destinata a scomparire?</strong></p>
<p><strong><u>i. Una sopravvalutazione del fattore demografico</u></strong><strong>.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">La dimostrazione - a nostro avviso superficiale - di cui al punto 1.1 dell'introduzione ci sembra molto discutibile. Essa porta a due affermazioni sorprendenti.</p>
<p style="font-weight: 400;">La prima, secondo cui la religiosità aumenterà solo per effetto della demografia, sembra servire come premessa per un ragionamento sillogistico: se questa tendenza demografica è vera e se le persone continuano ad aderire alla religione in cui sono nate, allora è davvero importante tenere conto di queste religioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Come per ogni sillogismo, è essenziale verificare che le premesse del ragionamento siano corrette prima di accettare la conclusione.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a> e per invitare a un po' di sfumature.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il primo invito alla cautela riguarda l'affermazione che le persone religiose tendono ad avere più figli<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>. Eppure le ricerche dimostrano che la fertilità è più strettamente legata al livello socio-economico o al livello di istruzione che al credo religioso. Vale anche la pena di ricordare l'avvertimento di Hans Rosling secondo cui, quando si tratta di statistiche, è sempre bene non avere una fede cieca nella crescita lineare.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>. Dobbiamo quindi considerare questa ipotesi come una semplice previsione.</p>
<p style="font-weight: 400;">La seconda è che l'ateismo e l'agnosticismo aumenteranno solo in due Paesi,<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a> ci sembra altrettanto audace. Si basa su un unico studio e sembra essere contraddetto da numerosi altri ricercatori. In ogni caso, la presentazione del documento è inesatta dal punto di vista dei fatti, poiché il declino dell'adesione alle religioni tradizionali è riscontrabile anche in Paesi europei diversi dalla Francia.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Inoltre, non vediamo come la crescita demografica di alcuni gruppi religiosi al di fuori dell'Europa possa mettere in discussione la tendenza alla secolarizzazione dei Paesi europei o la pertinenza del modello europeo. E non osiamo immaginare che gli autori del dossier vogliano chiederci di abbandonare questo modello, così come si è sviluppato dalla fine del XVIII secolo, perché non saremmo in grado di integrare in futuro le popolazioni migranti.</p>
<p><strong><u>ii. La questione della libertà di coscienza</u></strong><strong>.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">L'approccio esclusivamente demografico, che sembra fornire un argomento a favore di coloro che seppelliscono la secolarizzazione, trascura il fatto che, quando le condizioni sono giuste, le persone possono prendere le distanze dalle religioni tradizionali e soprattutto dalle norme sociali che vogliono promuovere o talvolta imporre.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>. Ci sembra quindi essenziale non separare la questione del dialogo con le istituzioni da quella della tutela assoluta della libertà di coscienza.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>. Non è detto, a questo proposito, che un dialogo che favorisca gli interlocutori più "tradizionali" e "istituzionali" faciliti questa aspirazione alla libertà.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a>. Il panorama religioso europeo e internazionale è in continua evoluzione, per cui è inevitabile chiedersi a chi rivolgersi.</p>
<p style="font-weight: 400;">L'altra domanda cruciale in questo contesto è se le istituzioni europee intendono discutere le condizioni legali e politiche che devono essere soddisfatte per garantire questa libertà di coscienza.</p>
<p><strong><u>iii. La questione dell'imparzialità</u></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">L'argomento a favore della collaborazione con le organizzazioni religiose (rispetto alle associazioni civili) si basa sulle somme spese (cfr. § 3.2.2), nonché sulla possibilità di contattare un gran numero di persone. Non viene menzionata alcuna altra prova dell'efficacia del lavoro delle associazioni religiose, rispetto alla comprovata efficacia delle ONG non confessionali (Amnesty International, Reporters Sans Frontières, Oxfam) nella promozione dei diritti umani, compresa la libertà di opinione e di credo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il finanziamento di organizzazioni religiose che svolgono attività sociali (ad esempio, l'accoglienza dei migranti) solleva inevitabilmente la questione del proselitismo. Il proselitismo è, ovviamente, un diritto indiscutibile, legato all'esercizio delle libertà garantite dagli articoli 9 e 10 della CEDU, ma nella misura in cui queste associazioni sono finanziate dalle autorità pubbliche per questi compiti e svolgono, per così dire, una missione di servizio pubblico, sembra normale chiedere loro di rispettare un dovere di neutralità nel loro lavoro.</p>
<p><strong>c. Quale equilibrio si dovrebbe trovare tra istituzioni e dissidenti?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Come i documenti diffusi al momento del lancio del progetto "Erasmus delle religioni", la nota dell'EPRS parla molto di religione senza mai definire con precisione cosa si intende con questo termine. Questa lacuna, che si spiega con il fatto che non esiste una definizione giuridica concordata a livello internazionale del concetto di religione, dovrebbe invitare tutti coloro che desiderano impegnarsi nel "dialogo con le religioni" a esercitare grande cautela. In questo contesto, sorgono almeno due domande.</p>
<p><strong><u>i. Tenere conto della diversità.</u></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">È impossibile ignorare, soprattutto nel contesto delle relazioni internazionali dell'UE, che ciò che è religione qui può non esserlo là. La persecuzione dei Testimoni di Geova e lo status di Scientology, riconosciuta come chiesa negli Stati Uniti ma talvolta considerata una setta pericolosa in Francia o in Germania, sono solo alcuni esempi, ma si potrebbero moltiplicare a seconda delle situazioni locali. Gli specialisti sono ben consapevoli di questa difficoltà, che si aggrava sempre di più. I Pastafariani sono seguaci di una nuova religione o solo lievi fantasisti? I praticanti della Wicca possono inserirsi nel panorama religioso globale?</p>
<p style="font-weight: 400;">Sebbene queste domande possano essere legittimamente poste, le risposte che ricevono sono molto diverse e dimostrano che le istituzioni che devono rispondere possono farlo solo dopo un'attenta riflessione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Queste semplici osservazioni dimostrano che la reintegrazione della questione religiosa nel regno della diplomazia pone talvolta tanti problemi quante soluzioni.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn12" name="_ftnref12">[12]</a>.</p>
<p><strong><u>ii. La questione della rappresentatività.</u></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Le istituzioni religiose tradizionali offrono ovviamente al Parlamento europeo e alla Commissione il vantaggio di essere interlocutori facilmente identificabili. Ma il panorama della religiosità moderna dovrebbe indurre a una seria riflessione sulla rappresentatività di queste istituzioni - e, come corollario, sulla loro legittimità a influenzare i processi legislativi - in un momento in cui la questione dell'adesione a dogmi o dottrine si fa sempre più acuta.</p>
<p style="font-weight: 400;">In Europa, le statistiche sul divario, ad esempio, tra il numero di battezzati e il numero di persone che frequentano le funzioni religiose mostrano che il concetto di "comunità religiosa" non è semplice. <em>Appartenere senza credere</em>sviluppato dalla Prof.ssa Grace DAVIE<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn13" name="_ftnref13">[13]</a>è pienamente pertinente. Numerosi studi hanno dimostrato che è possibile definirsi cattolici, luterani, ortodossi, ecc. senza rispettare alla lettera le prescrizioni etiche delle rispettive autorità teologiche.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nessuna delle grandi famiglie religiose classiche può essere considerata un gruppo omogeneo nel suo rapporto con la dottrina. Tutte comprendono una gamma di sensibilità, dalla più "fondamentalista" alla più "liberale".<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn14" name="_ftnref14">[14]</a>.</p>
<p><strong>d. Dove sono le donne?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">È positivo che tra le preoccupazioni che i servizi esterni dell'UE e il Parlamento desiderano condividere con le religioni e gli altri partner dell'Art. 17, ci siano due questioni importanti: la prevenzione dei conflitti e lo sviluppo. E anche se troppo spesso sembra che lo ignoriamo, queste due questioni riguardano innanzitutto le donne. Per la risoluzione dei conflitti, perché sono, insieme ai bambini, le prime vittime dei conflitti; per lo sviluppo, perché la loro <em>responsabilizzazione</em> spesso ha un effetto decisivo sul miglioramento delle condizioni di vita.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ciò che ci preoccupa dell'approccio della nota è che la strategia che sta prendendo forma prevede principalmente il dialogo con i dignitari religiosi di sesso maschile, che difendono dottrine non sempre molto favorevoli al miglioramento della condizione femminile.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn15" name="_ftnref15">[15]</a>.</p>
<p><strong><em>2. Fonti di informazione.</em></strong></p>
<p><strong>a. Fonti pluralistiche?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Non avendo consultato ciascuna delle numerose fonti citate nel documento, non è nostra intenzione metterle in discussione. Tuttavia, ci chiediamo quale sia la predominanza di fonti anglosassoni, o addirittura esclusivamente americane. I ricercatori europei sono inesistenti o incompetenti, oppure la loro assenza è dovuta al fatto che il documento è scritto in inglese e che gli studi europei non sono sempre tradotti in questa lingua?</p>
<p style="font-weight: 400;">È tuttavia difficile credere che, data la differenza tra il posto occupato dalle religioni nel Regno Unito o negli Stati Uniti e quello in paesi altamente secolarizzati come la Francia, i Paesi Bassi o il Belgio, ad esempio, questa scelta sia priva di conseguenze per alcuni orientamenti.</p>
<p style="font-weight: 400;">È inoltre difficile credere che in Europa non si producano ricerche rilevanti. Iniziative come la rete EUREL, l'Observatoire des religions et de la Laïcité de l'Université Libre de Bruxelles (ORELA) e l'Observatoire de la Laïcité de l'Université Libre de Bruxelles (ORELA) e l'Observatoire de la Laïcité de Bruxelles. <em>Capire l'incredulità</em> Università di Kent<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn16" name="_ftnref16">[16]</a> sono buoni esempi.</p>
<p><strong>b. Alcuni pregiudizi metodologici.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Non è nostra intenzione contestare la serietà dei sondaggi del Pew Research Center, almeno quando sono condotti in un contesto normale. Ma i dati relativi alla religione e alle credenze sono, per loro stessa natura, delicati, difficili da ottenere e quindi complicati da interpretare. Non è quindi fuori luogo chiedersi se negli studi in questione si tenga conto di queste difficoltà.</p>
<p style="font-weight: 400;">Mentre negli Stati Uniti è prassi comune dichiarare la propria religione, ciò non è possibile in molti altri Paesi. Chi dichiarerebbe senza esitazione il proprio ateismo in Arabia Saudita, in Iran o persino in Russia? Chi ammetterebbe di appartenere a una religione minoritaria (copti in Egitto, bahaisti in Iran, ecc.) in Paesi in cui l'apostasia è penalizzata o addirittura punita con la morte? Ci sembra quindi che le proiezioni sull'evoluzione futura dell'adesione religiosa debbano essere prese con molta più cautela rispetto ai documenti attuali.</p>
<p style="font-weight: 400;">Infine, ci sono alcune domande tecniche da porre su alcune previsioni del Pew Research Center, che non possono essere completamente ignorate, come hanno dimostrato diversi articoli critici.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn17" name="_ftnref17">[17]</a>. Come ha scritto Daniel KHANEMAN, bisogna fare attenzione agli scenari.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn18" name="_ftnref18">[18]</a></p>
<p><strong><em>3. Un altro approccio al dialogo.</em></strong></p>
<p><strong>a. Un'anima per l'Europa.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Siamo particolarmente delusi, ma anche interrogati, dal passaggio del documento relativo al principio del dialogo avviato alla fine degli anni Novanta da Jacques DELORS e, in particolare, dal suo desiderio di dare <em>un'anima per l'Europa</em>. La nostra delusione deriva dal fatto che questo primo tentativo è particolarmente poco documentato e presentato qui in modo del tutto superficiale e incompleto. Ciò è tanto più deplorevole se si considera che il lavoro di un ricercatore francese, Bérengère Massignon, ha prodotto all'epoca un'analisi abbastanza completa e particolarmente interessante.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn19" name="_ftnref19">[19]</a>/<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn20" name="_ftnref20">[20]</a>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ci preoccupa anche il fatto che l'iniziativa di dialogo, nata da un'idea di Jacques Delors, che si è svolta dal 1995 al 2005 sotto il nome di <em>Dare un'anima all'Europa</em> e poi <em>Un'anima per l'Europa - etica e spiritualità</em>. Durante la sua esistenza, questa iniziativa è stata presieduta dall'attuale Presidente di AEPL-EU, Claude WACHTELAER.</p>
<p style="font-weight: 400;">È lecito interrogarsi sul silenzio della nota su questa esperienza, che ha preceduto l'introduzione del meccanismo dell'articolo 17. Dobbiamo attribuire la colpa alla mancanza di archivi utilizzabili o è stato opportuno non sottolineare che questa iniziativa ha organizzato - secondo gli auspici di Jacques Delors - un vero e proprio dialogo interdisciplinare che ha coinvolto credenti e non credenti?</p>
<p style="font-weight: 400;">L'obiettivo di Une âme pour l'Europe era quello di incoraggiare la riflessione sul significato e comprendeva una forte dimensione etica.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn21" name="_ftnref21">[21]</a>. Uno dei criteri di valutazione per il finanziamento dei progetti prevedeva : <em>"I progetti devono prevedere la partecipazione interreligiosa o ecumenica/umanista, e anche la cooperazione. I progetti che includono i musulmani a livello locale saranno considerati con particolare interesse".</em><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn22" name="_ftnref22">[22]</a></p>
<p><strong>b. Dialogo o clericalismo 2.0?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">In diverse occasioni abbiamo deplorato che il dialogo con le istituzioni sia organizzato in gruppi separati: <em>credenti</em>da un lato, <em>non credenti", </em>di ogni altro. Certo, l'opportunità offerta a tutti i partner di dialogare con le istituzioni è molto interessante. Ma il dialogo "verticale", in contrapposizione a quello "orizzontale", come intendeva Jacques Delors, forse non tiene conto di ciò che è essenziale per la produzione di un vero consenso: il confronto delle idee.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ogni partner del dialogo ha - e questa è la regola del gioco - la volontà di promuovere le proprie idee e presentarle alle autorità politiche dell'Unione. Ma l'assenza di un dialogo orizzontale tra i partner non aiuta a sfumare le rispettive posizioni. Ciascun partner, ritenendo - a torto o a ragione - di detenere la verità sulla questione in oggetto, può quindi cercare di influenzare le autorità politiche ricorrendo a tutte le forme di relazioni di potere disponibili. A nostro avviso, la richiesta di alcuni partner di intervenire istituzionalmente a monte del processo legislativo non è una questione di dialogo - e nemmeno di lobbying in senso stretto - ma di un clericalismo rivisitato che non possiamo accettare. Questa deriva si nota anche nello squilibrio tra organizzazioni confessionali e non confessionali in termini di incontri organizzati dal Parlamento o di oratori invitati a prendere la parola. Abbiamo già avuto modo in due occasioni di deplorare questo squilibrio in lettere alla signora McGuiness.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn23" name="_ftnref23">[23]</a>.</p>
<p>4. <em style="font-weight: bold;">Conclusioni.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Il documento che abbiamo analizzato ha il merito di esistere. Ma, come avrete capito, è tutt'altro che soddisfacente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si basa su scelte concettuali discutibili e non ci sembra che offra sufficienti garanzie per la difesa dei valori del modello europeo di democrazia.<em>unità nella diversità</em> o <em>convivenza pluralista. </em></p>
<p style="font-weight: 400;">Naturalmente, nel contesto delle relazioni internazionali, non si tratta di "vendere" il nostro modello come l'unico valido, e comprendiamo quindi che il documento tenga conto di diverse sensibilità, anche religiose. Ma resta il fatto che, prima di qualsiasi dialogo tra le comunità, è necessario promuovere uno dei valori fondamentali condivisi dalla maggior parte dei Paesi dell'UE: la piena libertà di coscienza. Non si tratta quindi di utilizzare il dialogo tra istituzioni religiose per avallare i numerosi ostacoli all'esercizio di questa libertà, che impediscono ai singoli di liberarsi dai confini delle loro comunità ogni volta che lo desiderano.</p>
<p style="font-weight: 400;">D'altra parte, accogliamo con favore il fatto che le istituzioni europee cerchino una prospettiva etica su alcune questioni. Ma non c'è motivo di pensare - come è avvenuto per troppo tempo - che le risposte a queste domande etiche dipendano esclusivamente dal riferimento a questa o quella forma di trascendenza, relegando in secondo piano tutti gli altri approcci. Per questo diamo molto valore al confronto sereno dei punti di vista e alla ricerca pragmatica di soluzioni ai problemi che tutti dobbiamo affrontare. L'iniziativa "Un'anima per l'Europa" ha messo in luce il valore di questo approccio e anche altre voci chiedono di ampliare la pratica del dialogo ovunque sia possibile.<a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftn24" name="_ftnref24">[24]</a>.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Il documento dell'EPRS, e più in generale l'organizzazione del dialogo da parte del PE, merita la stessa critica che il filosofo François DE SMET rivolge alle decisioni della CEDU quando queste riguardano questioni di libertà di credo o di religione: " <em>Sebbene sembri logico evitare di estendere la protezione della Convenzione a qualsiasi individuo che si dichiari membro della propria religione, tale approccio favorisce di fatto i culti consolidati ed ermetici e sfavorisce i culti nuovi, singolari e riformatori. Per usare un'analogia con il mondo degli affari, ci si può legittimamente chiedere se la Corte non stia favorendo monopoli e rendite a scapito dei lavoratori autonomi e dei piccoli imprenditori. </em>DE SMET, F., <em>Deus casino, </em>PUF<em>, </em>2020.</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> PERCHOC, P., <em>La religione e le politiche esterne dell'UE, Aumentare l'impegno</em>Servizio di ricerca del Parlamento europeo, PE 646.173, 2020. <a href="https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/IDAN/2020/646173/EPRS_IDA(2020)646173_EN.pdf">https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/IDAN/2020/646173/EPRS_IDA(2020)646173_EN.pdf</a></p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Si le pluralisme est un système d&rsquo;organisation politique qui reconnaît et accepte la diversité des opinions et de leurs représentants, la sécularisation porte, elle, sur l&rsquo;autonomie des structures politiques et sociales par rapport aux religions. Cette affirmation mélange donc deux concepts qui sont, selon nous, parfaitement distincts. Elle est, pour le surplus, contredite, entre autres, par Jürgen HABERMAS, qui fait de la sécularisation une des caractéristiques de la modernité.</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> È l'occasione per ricordare il principio logico "ex falso sequitur quodlibet".</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> '<em>Le persone religiose tendono ad avere più figli".</em>, <em>Religione e politiche esterne dell'UE</em>, p.1.</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a>ROSLING, H., <em>Fattualità</em>, <em>cap. 3,</em> <em>L'istinto della linea retta</em>, 2018.</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> <em>L'ateismo e l'agnosticismo aumenteranno con molta probabilità in due soli Paesi </em>USA e Francia, studio EPRS, p.1</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> SCHREIBER, JP, <em>L'evoluzione delle credenze religiose in cifre: i casi singolari di Belgio e Stati Uniti, </em>ORELA, Bruxelles.</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> Ad esempio, il fatto che la Costituzione della Repubblica d'Irlanda invochi l'autorità della Santissima Trinità non ha impedito alla Repubblica di autorizzare l'interruzione volontaria della gravidanza e il matrimonio tra persone dello stesso sesso.</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a> Abbiamo detto alla signora MOGHERIINI che è stato un errore, nel contesto del suo progetto Erasmus per le religioni, mettere da parte queste questioni cercando il dialogo".<em>Non riusciamo a capire perché il rapporto LOKAHI raccomandi di mettere da parte le questioni relative alla FoRB. Che speranza abbiamo di affrontare problemi importanti come l'inclusione sociale o la cittadinanza attiva, quando, allo stesso tempo, perdoniamo scandali come la discriminazione basata sulla religione, gli attacchi alla libertà di parola, la condanna dell'apostasia?". </em>(lettera del 6 ottobre 2019).</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a> Sul caso del Libano si veda: JREIJIRY, Roy, <em>Il sistema politico libanese come ostacolo alla mobilitazione collettiva non confessionale: il caso del "Movimento civile". </em>2015, presentazione al <em>Formattare la non-religione nella società tardo-moderna - Prospettive istituzionali e legali, Eurel/Università di Oslo, 2018.</em></p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref12" name="_ftn12">[12]</a>  Va ricordato che, sebbene la questione della libertà di coscienza non fosse assente dalle preoccupazioni degli estensori del primo emendamento della Costituzione americana, essi si astennero soprattutto dall'istituire una religione, dato che era impossibile mettersi d'accordo su quale scegliere tra quelle esistenti negli Stati fondatori! <em>Il Congresso non farà alcuna legge che riguardi l'istituzione di una religione</em> non è tanto il riflesso di una scelta ideologica quanto una via d'uscita pragmatica da un problema spinoso.</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref13" name="_ftn13">[13]</a> DAVIE, G. <em>La religione in Gran Bretagna dal 1945: credere senza appartenere</em>Londra, 1994.</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref14" name="_ftn14">[14]</a> RIVA, V. <em>Il dibattito francese sulle radici cristiane dell'Europa. Una riconversione delle risorse politiche e religiose</em>, 2006.</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref15" name="_ftn15">[15]</a> A questo proposito, si veda la Risoluzione 1464(2005) del Consiglio d'Europa, che afferma che :</p>
<ol>
<li><em>La religione continua a svolgere un ruolo importante nella vita di molte donne europee. Infatti, che siano credenti o meno, la maggior parte delle donne è influenzata in un modo o nell'altro dalla posizione delle varie religioni nei confronti delle donne, direttamente o attraverso la loro tradizionale influenza sulla società o sullo Stato.</em></li>
<li><em>Questa influenza è raramente innocua: i diritti delle donne sono spesso limitati o calpestati in nome della religione. La maggior parte delle religioni insegna che donne e uomini sono uguali davanti a Dio, ma assegna loro ruoli diversi sulla terra. Gli stereotipi di genere motivati dalle credenze religiose hanno dato agli uomini un senso di superiorità che ha portato a un trattamento discriminatorio delle donne da parte degli uomini, fino a ricorrere alla violenza.</em></li>
</ol>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref16" name="_ftn16">[16]</a> <a href="https://research.kent.ac.uk/understandingunbelief/">https://research.kent.ac.uk/understandingunbelief/</a></p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref17" name="_ftn17">[17]</a> De Féo, A., <em>Perché le cifre sul numero di musulmani in Europa sono inaffidabili</em><em>, </em><a href="http://www.slate.fr/story/155276/statistiques-musulmans-europe-pew-research-center">http://www.slate.fr/story/155276/statistiques-musulmans-europe-pew-research-center</a>, 2017</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref18" name="_ftn18">[18]</a> <em>'</em><em>&lsquo;They constructed a very complicated scenario and insisted on calling it highly probable. It is not : it is only a plausible story”, </em>a Daniel KAHNEMAN, <em>Pensare velocemente e lentamente,</em> Londra, 2011.</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref19" name="_ftn19">[19]</a> Si veda il punto 2.2.1 del documento e in particolare la nota 10.</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref20" name="_ftn20">[20]</a> MASSIGNON, B., <em>Dei e funzionari, religioni e laicità nella sfida dell'integrazione europea, </em>Rennes, 2007, in particolare il capitolo IV.</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref21" name="_ftn21">[21]</a><em> '</em><em>Siamo a un crocevia della storia europea in cui il dibattito sul significato diventa essenziale. La costruzione dell'Europa deve essere compresa non solo nella sua dimensione economica e politica, ma anche spirituale ed etica. Il nostro obiettivo è incoraggiare coloro che sono consapevoli di questa sfida a dare il loro contributo specifico all'unificazione dell'Europa", Critères pour l'acceptation des projets, in MASSSIGNON, B., op. cit. p. 184, nota 5. </em></p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref22" name="_ftn22">[22]</a> <em>MASSSIGNON, B., op. cit, p. 184.</em></p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref23" name="_ftn23">[23]</a> " [...[ <em>Ognuno ha ovviamente diritto alle proprie opinioni, compresi M. JUREK o il vescovo HOOGENBOOM. Ma quando l'incontro dà loro l'opportunità di parlare - per così dire - dal pulpito, essi occupano una sorta di posizione di superiorità morale nei confronti delle persone che non sono membri di una Chiesa e che sono sedute in panchina. Questi pochi esempi giustificano le nostre ripetute richieste di un dialogo più equilibrato tra le Istituzioni, le Chiese e le organizzazioni non confessionali. La signora BYRNE ha giustamente invocato maggiori progressi verso un'Europa pluralista. Siamo convinti che questa Europa pluralista, che apre lo spazio per una convivenza pacifica, si realizzerà meglio con un dialogo che permetta di creare qualche contraddizione. Di fronte al moralismo di una parte, l'altra reagirà solo con la crisi e la mancanza di volontà di trovare un terreno comune per il progresso. Pur essendo per lo più non credenti, non abbiamo alcuna ostilità nei confronti della fede. Ma il clericalismo - e con questo intendiamo il dominio della società civile da parte di gruppi religiosi - è un ostacolo alla convivenza pacifica di persone con diverse visioni del mondo religiose o laiche, peggio ancora, è persino un ostacolo, per i credenti, all'esercizio pacifico della libertà religiosa". </em>La nostra lettera del 12 dicembre 2018</p>
<p><a href="applewebdata://359290D1-7068-4E9C-8744-061E19F05B4C#_ftnref24" name="_ftn24">[24]</a>   <em>[</em><em>6.17] " </em><em>È stato riconosciuto da tempo che sono necessari sforzi particolari per promuovere l'impegno tra giovani di fedi e credenze diverse. È inoltre necessario un dialogo più intenso che si concentri specificamente sull'impegno tra chi è religioso e chi non lo è, con una varietà di modelli di impegno di persone non religiose con partner di dialogo di una, due o più tradizioni religiose. Come si evince dal presente rapporto, è essenziale che il libero dibattito sulla laicità e sul posto della religione e delle convinzioni personali nella pubblica piazza continui ad andare avanti; tuttavia, è necessario anche un dialogo strutturato sui contenuti sostanziali delle diverse tradizioni filosofiche, oltre che religiose. </em></p>
<p><em>Esiste un'ampia gamma di prospettive e credenze non religiose, proprio come tra coloro che hanno un impegno religioso. Ma non esistono comunità non religiose nello stesso senso in cui esistono comunità di fede individuali e questo è un fattore importante nell'organizzazione di processi di dialogo più ampi. </em></p>
<p><em>La British Humanist Association, ad esempio, non pretende di rappresentare tutti coloro che non sono religiosi. Tuttavia, attualmente dispone di un responsabile del dialogo che può aiutare a facilitare la partecipazione degli umanisti agli eventi di dialogo.</em><em>19 </em><em>In Scozia, negli ultimi anni si sono registrati progressi significativi nello sviluppo di un impegno regolare tra le Chiese scozzesi e la Società Umanista Scozzese (HSS). Come si è detto nel capitolo 4, nel 2014 la Chiesa di Scozia e la HSS hanno prodotto congiuntamente un documento sulla sostituzione del requisito di una regolare osservanza religiosa nelle scuole con un momento di riflessione".</em></p>
<p>BUTLER-SLOSS, La Baronessa Elizabeth, <em>Rapporto della Commissione sulla religione e il credo nella vita pubblica britannica, </em><em>Vivere con la differenza,</em><em> comunità, diversità e bene comune, </em>2015</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/rapporto-aepl-religione-e-politiche-esterne/">Rapport AEPL « Religion et politiques extérieures de l&rsquo;UE »</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
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		<title>Rapporto AEPL "Governance dell'IA".</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubdate>Mon, 15 Jun 2020 08:54:35 +0000</pubdate>
				<category><![CDATA[Nouvelles]]></category>
		<category><![CDATA[Publications]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per una migliore governance europea dell'Intelligenza Artificiale. L'Unione Europea vuole: un'intelligenza artificiale che metta al primo posto le persone e i cittadini; tecnologie affidabili e quindi degne di fiducia; mettere queste tecnologie al servizio di una società...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/governance-ia/">Rapport AEPL « Gouvernance de l’IA »</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Verso una migliore governance europea dell'intelligenza artificiale.</p>
<p style="font-weight: 400;">L'Unione europea desidera :</p>
<ul>
<li>Un'intelligenza artificiale che mette al primo posto le persone e i cittadini;</li>
<li>Tecnologie affidabili di cui ci si può fidare;</li>
<li>Mettere queste tecnologie al servizio di una società democratica, di un'economia dinamica e sostenibile e della transizione ecologica.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">AEPL sostiene pienamente questi obiettivi. I suggerimenti che seguono intendono contribuire al loro raggiungimento.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questi suggerimenti si basano su tre fonti fondamentali per il funzionamento dell'Unione.</p>
<ul>
<li>In primo luogo il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e, in particolare, gli articoli 8 (eliminazione delle disuguaglianze), 9 (clausola sociale orizzontale), 10 (lotta contro le discriminazioni), 11 (protezione dell'ambiente), 12 (protezione dei consumatori), 15, 1 e 3 (principio della governance aperta), 16 (protezione dei dati personali).</li>
<li>In secondo luogo, la Carta dei Diritti Sociali Fondamentali, in particolare gli articoli 8, 21, 31 (condizioni di lavoro giuste ed eque), 37, 38 e 42.</li>
<li>Infine, la Società Europea dei Diritti Sociali, in particolare il principio 10.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Inoltre, l'AEPL invita la Commissione ad attuare i suggerimenti del PE sull'IA, in particolare le raccomandazioni contenute in <u>il documento del Parlamento europeo di cui all'allegato 1</u>.</p>
<p style="font-weight: 400;">L'azione dell'UE mira ad "accelerare la diffusione dell'IA". Questa diffusione richiede ovviamente la fiducia degli utenti. Questi includono <em>mutatis mutandis</em> la logica della Direttiva Macchine (1989), elaborata nel contesto della creazione del mercato interno, al fine di rendere più affidabile la libera circolazione delle merci.</p>
<p style="font-weight: 400;">Pertanto, il criterio di "affidabilità" motiva un'iniziativa normativa basata su requisiti di affidabilità per controllare i rischi al fine di proteggere i consumatori e i dati. L'obiettivo normativo sembra essere rivolto ai principali rischi dei "sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio", che richiedono "regole chiare".</p>
<p style="font-weight: 400;">Controllare i rischi in modo da generare fiducia nel pubblico non è indifferente all'attuale contesto pandemico. Il sistema in esame rientra infatti in una funzione essenziale dello Stato: la protezione dei cittadini, la presa di decisioni e la tutela dell'ambiente. <em>trattamento</em> commercializzazione e uso preventivo. A monte, la progettazione; a valle, come il RGPDP, la protezione.      <strong><sub>2</sub></strong>comprese le libertà pubbliche fondamentali.</p>
<p style="font-weight: 400;">La pandemia ci ricorda tragicamente che la protezione e la cura possono essere equiparate alle funzioni regali dello Stato al punto da giustificare restrizioni sostanziali alle libertà democratiche. Non è questa la sede per dirimere il dibattito sulla pertinenza di questa giustificazione, ma è il luogo per ricordare che la protezione e la cura appartengono al piano verticale dello Stato. <em>res publica</em>l'interesse generale e i valori che non hanno prezzo e che quindi devono essere imposti sul piano orizzontale degli interessi particolari<sup>i</sup>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Imponendo limiti e regole al commercio orizzontale, la forza appartiene allo stato di diritto e non alla legge del più forte.</p>
<p style="font-weight: 400;">La qualità democratica dei processi decisionali e normativi, la trasparenza di questi processi, l'indipendenza delle autorità pubbliche dagli interessi acquisiti, la coerenza delle azioni con le parole, gli annunci e gli impegni - sono tutti requisiti indispensabili per costruire la fiducia dei cittadini.</p>
<p style="font-weight: 400;">È in questo spirito che l'AEPL vi invia i seguenti avvertimenti e suggerimenti alla vigilia della stesura delle disposizioni richieste dall'Unione.</p>
<h3>   1. Coraggio politico: non si può accontentare tutti</h3>
<p style="font-weight: 400;">Non sarà facile per le autorità europee consolidare lo Stato di diritto di fronte agli Stati economici di fatto voluti dai mercati e dalle oligarchie dell'AI.</p>
<p style="font-weight: 400;">In effetti, le forze economiche di tutti gli schieramenti premono per un ritorno il più rapido possibile al "business as usual", e persino per mettere da parte le protezioni pubbliche - soprattutto quelle ambientali - in nome degli imperativi della crescita. Ad esempio, si chiede di rinviare gli obiettivi climatici per il 2030, si attacca l'idea del Green Deal della Commissione, alcuni attori del settore digitale denigrano il RGPDP, l'industria sostiene l'allentamento delle norme nazionali, e così via.<sup>ii</sup></p>
<p style="font-weight: 400;">In altre parole, sarà necessario un forte impegno politico per garantire l'esistenza del sistema, cioè sull'asse verticale dell'interesse generale.</p>
<ol start="2">
<li style="font-weight: 400;">
<h3><strong>Adeguare il sistema ai quadri normativi dell'UE. </strong></h3>
</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">La posizione del sistema sull'asse verticale della protezione e della cura richiede l'adozione di norme "dure" - direttive - in contrapposizione a norme "morbide". <em>soft law</em>. In effetti, l'effetto di questi standard "morbidi" è quello di "abbassare" il sistema sull'asse orizzontale degli interessi individuali, nel migliore dei casi moralmente temperati da buone pratiche attuate volontariamente sotto la bandiera della responsabilità sociale delle imprese. Non si tratta di mettere in discussione l'onorabilità e l'importanza di tali pratiche, ma di evidenziarne le carenze in termini di generalizzazione, applicabilità, ecc. <strong><sub>3</sub></strong> all'intero settore e alla sostenibilità. Il rispetto delle buone prassi consente la parzialità e la sporadicità, che l'affidabilità e la fiducia che la Commissione si aspetta non possono consentire.</p>
<p style="font-weight: 400;">C'è bisogno di ricordarvi gli effetti deleteri della <em>soft law</em>Che dire del dialogo sociale, paralizzato da "accordi volontari" quando le parti sociali avevano il potere di concludere veri e propri contratti collettivi? O i risultati deludenti del <em>metodo aperto di coordinamento</em> che ha deluso le speranze aperte dal "processo di Lussemburgo" in termini di occupazione?</p>
<p style="font-weight: 400;">D'altra parte, gli obblighi di bilancio, accompagnati da sanzioni, sono più forti che mai.</p>
<p style="font-weight: 400;">La sicurezza dei prodotti di IA richiede regole tanto più solide se si considera la tendenza ad allentare le norme di sicurezza, sia nelle norme che regolano le licenze di esercizio, sia nelle norme che regolano le licenze di esercizio.<sup>iii</sup>o in conformità ai requisiti di prevenzione durante la produzione<sup>iv</sup>. Questa compiacenza sembra in contrasto con le crescenti esigenze ecologiche e di sicurezza del pubblico.<sup>v</sup>. Illustra l'efficacia delle lobby e la mancanza di lungimiranza di alcune aziende.</p>
<ol start="3">
<li>
<h3><strong>La strategia del settore: dominare il tempo. </strong></h3>
</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">L'industria vuole mantenere il controllo sulla natura delle innovazioni e sul ritmo con cui vengono immesse sul mercato in un mondo che mette sempre più in discussione lo scopo delle innovazioni e il loro impatto sull'equilibrio degli ecosistemi.</p>
<ol start="4">
<li>
<h3><strong>La necessità di difendere il principio di precauzione. </strong></h3>
</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Nel contesto strategico sopra descritto, su iniziativa del Forum europeo del rischio<sup>vi</sup>l'industria ha sviluppato e sta tentando di convincere le autorità pubbliche ad adottare uno pseudo-quadro di riferimento. <em>principio di innovazione</em> (che controlla) che compete con la realtà <em>principio di precauzione</em> l'unico esistente nella legge. Questo pseudo-principio dell'innovazione viene utilizzato per giustificare ogni sorta di ritardo, di stravolgimento e di esenzione più o meno lunga dall'applicazione legale del principio di precauzione. L'obiettivo è ovviamente quello di ottenere almeno <em>di fatto</em> al meglio <em>de jure</em> un principio di innovazione che disprezzerebbe il principio di precauzione e la normativa. AEPL non accetta tali manovre.</p>
<h3>    5. Distinguere tra scienza e tecnoscienza.<sup>vii</sup></h3>
<p style="font-weight: 400;">Nella stessa ottica strategica, alcuni settori confondono regolarmente la ricerca scientifica di base con l'innovazione tecnologica e la scienza con la tecnoscienza. In nome di questa confusione, quest'ultima dovrebbe beneficiare delle stesse garanzie di libertà (accademiche se          <strong><sup>4</sup></strong> È solo ricerca fondamentale. In questo modo si trascura il fatto che la libera ragion d'essere della ricerca fondamentale - far progredire la conoscenza - e la sua missione educativa di pubblica utilità la collocano sul piano verticale dell'interesse generale. D'altra parte, l'innovazione tecnologica sul piano orizzontale delle relazioni commerciali deve essere in linea con le regole dell'interesse generale.</p>
<p style="font-weight: 400;">La confusione è ovviamente alimentata dalla scarsità di investimenti nella ricerca universitaria (in Belgio dalla fine degli anni '70) e dall'industria che ha preso in mano le redini finanziarie.</p>
<ol start="6">
<li style="font-weight: 400;">
<h3><strong>Imparare dall'esperienza in altri settori dell'innovazione tecnologica. </strong></h3>
</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">In particolare, il settore agrochimico rivela una tipologia molto completa di tattiche di risparmio di tempo, di controllo e di deviazione: ritardare l'attuazione dei regolamenti, ecc.<sup>viii</sup>per mettere in dubbio studi scientifici scomodi, per screditare gli autori di questi studi, per aggirare i politici chiamati a prendere decisioni, per finanziare ricerche servili, ecc.<sup>ix</sup>L'obiettivo è promuovere i risultati dell'azienda, attirare e controllare scienziati di istituzioni pubbliche e università, ecc.</p>
<p style="font-weight: 400;">Anche se alla fine il risultato non è quello atteso per una determinata autorizzazione, il tempo risparmiato permette di sviluppare altre produzioni che avranno tutto il tempo di attecchire prima di essere eventualmente scartate in un futuro più o meno lontano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il cosiddetto "principio" dell'innovazione assume così il suo pieno significato, in modo che l'industria abbia sempre una presa sul tempo. Non è interessata al lungo termine, ma al breve termine. <em>la successione dei mandati brevi</em> il livello orizzontale dei mercati, delle innovazioni che generano profitti prima di essere eventualmente respinte dal livello verticale dell'interesse generale. Il principio dell'innovazione deve semplicemente precedere ogni volta quello della precauzione, il che è logico se i due principi sono posti sullo stesso piano. È a questo scopo che l'industria vuole che l'innovazione sia riconosciuta. <em>in linea di principio</em>. A quel punto, lo Stato di diritto viene sostituito dallo Stato di diritto, almeno per il tempo necessario a realizzare un profitto. AEPL non può e non vuole far parte di questo scenario.</p>
<p style="font-weight: 400;">A questo proposito, vorremmo sottolineare gli effetti perversi di due procedure dell'UE che non dovrebbero ripetersi nel campo dell'IA.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Primo</em>Nel settore agrochimico, la "procedura di conferma dei dati", che autorizza la commercializzazione con l'obbligo per il produttore di completare in futuro la documentazione sulla sicurezza del prodotto.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Secondo</em>le ripetute procedure di dialogo a tre (Consiglio, Commissione, Parlamento) sullo stesso argomento in caso di disaccordo in Consiglio. Queste procedure successive servono solo a far risparmiare tempo all'industria e a incoraggiare la Commissione, a ogni tornata di negoziati, ad abbassare i livelli di protezione proposti nella speranza di raggiungere un accordo in Consiglio.<sup>x</sup>. È             <strong><sub>5</sub></strong> Parlamento.</p>
<p style="font-weight: 400;">Infine, la certificazione di prodotti che comportano un certo livello di rischio non può essere affidata al produttore stesso: in questo caso è necessaria la certificazione della conformità del prodotto ai requisiti essenziali di sicurezza dell'UE da parte di terzi. Il livello di rischio, le qualifiche dei certificatori terzi e la loro indipendenza devono essere oggetto di un ampio dibattito democratico.</p>
<p style="font-weight: 400;">"Per le applicazioni di IA a basso rischio, la Commissione sta prendendo in considerazione un sistema di etichettatura non obbligatorio se applicano standard più elevati". Ciò implica indubbiamente un'autocertificazione da parte dei produttori. Questo principio di autocertificazione merita un serio esame critico alla luce della sua applicazione negli ultimi trent'anni.</p>
<ol start="7">
<li style="font-weight: 400;">
<h3><strong>I requisiti di indipendenza e trasparenza. </strong></h3>
</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">I cittadini dell'Unione si aspettano che le autorità pubbliche siano determinate nella lotta contro le lobby, i conflitti di interesse e le collusioni.<sup>xi</sup>L'autorità europea deve garantire la trasparenza e l'apertura del processo decisionale. L'autorità europea deve garantire che i processi decisionali siano trasparenti e pubblici. L'invocazione del segreto commerciale o dei diritti di proprietà intellettuale è un modo economico per garantire l'opacità, in particolare nel caso di studi di esperti.<sup>xii</sup>. Le procedure pubbliche verificate dal Parlamento devono garantire l'indipendenza degli scienziati responsabili delle valutazioni.<sup>xiii</sup>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Da parte sua, il 7 marzo 2019, la Corte dell'Unione europea ha annullato una decisione dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Il tribunale ha stabilito che gli studi riservati sulla tossicità del glifosato devono essere resi pubblici, ritenendo che "l'interesse pubblico all'accesso alle informazioni" in materia ambientale sia superiore agli interessi commerciali.<sup>xiv</sup>. AEPL ritiene che la stessa regola si applichi al campo dell'IA.</p>
<p style="font-weight: 400;">Specificando le proprie intenzioni in materia di IA, la Commissione afferma inoltre: "I sistemi di intelligenza artificiale dovrebbero essere trasparenti e tracciabili, pur garantendo il controllo umano. Le autorità dovrebbero essere in grado di testare e certificare i dati utilizzati dagli algoritmi. Sono necessari dati imparziali per addestrare i sistemi ad alto rischio a funzionare correttamente e per garantire il rispetto dei diritti fondamentali, compresa la non discriminazione".</p>
<p style="font-weight: 400;">La Commissione precisa che il suo sistema non riguarda le applicazioni militari. Tuttavia, AEPL fa notare che gli oligopoli tecnologici non fanno questa distinzione. Tanto che recentemente sono stati i lavoratori di Google a frenare una certa porosità tra applicazioni civili e militari. Questo tipo di confusione deve essere presa in considerazione quando si parla di trasparenza.</p>
<p style="font-weight: 400;">Inoltre, gli oligopoli stanno impegnando risorse astronomiche e talvolta sgradevoli per far rispettare la legge del più forte ed esercitare una pressione verticale sulle autorità pubbliche, che hanno solo i mezzi per farlo.</p>
<p style="font-weight: 400;">della Legge per proteggere i cittadini.                                                                                 <strong><sub>6</sub></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Oltre alla questione della sicurezza e della protezione dei dati, il sistema dovrebbe anche garantire il diritto dei cittadini alla trasparenza nel funzionamento degli algoritmi. Un diritto digitale alla conoscenza dovrebbe consentire di sottoporre gli algoritmi a una radiografia critica, o a un audit, come dice Dominique Cardon.</p>
<ol start="8">
<li style="font-weight: 400;">
<h3><strong>Abbattere i silos e allargare il dibattito ad altre parti interessate.</strong></h3>
</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Nonostante le difficoltà menzionate nei paragrafi precedenti, si è verificato un cambiamento nell'equilibrio dei poteri, determinato in particolare dall'ascesa della società civile, che chiede responsabilità, e dal preoccupante declino della fiducia nelle istituzioni tradizionali, comprese le imprese private.<sup>xvi</sup>.</p>
<p style="font-weight: 400;">La necessità di rivedere i nostri stili di vita in direzione di una maggiore sostenibilità, discussa fin dal vertice di Rio del 1992, è stata al centro delle preoccupazioni di un piccolo ma crescente numero di attori economici, tra cui molti industriali, che hanno deciso di integrare i principi dello sviluppo sostenibile elaborati dalle Nazioni Unite nella loro strategia aziendale.<sup>xvii</sup>.</p>
<p style="font-weight: 400;">L'azione ha assunto diverse forme, poiché i principi non possono essere trasposti direttamente agli attori che hanno come obiettivo il profitto. Una di queste è stata quella di approfondire la nozione di innovazione responsabile, in particolare a seguito della decisione della Commissione Europea di incorporare i cosiddetti "principi di responsabilità". <u>"Ricerca e innovazione responsabili </u>nel programma Horizon2020.  Sulla base di questa esperienza, il documento allegato <em><u>Commenti</u> <u>sui documenti pubblicati il 19 febbraio 2020</u> </em><strong> </strong>mostra quanto ricco possa essere il dibattito intorno a questi grandi temi e quanto diversa possa essere la comprensione di realtà complesse quando ci si rivolge ad attori esperti del settore.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Conclusione. </strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">AEPL vede questo dibattito sulla sicurezza dei sistemi come parte di una riflessione più ampia sullo scopo dell'innovazione tecnologica in termini di contributo al benessere e al progresso dell'umanità. Tale progresso deve essere indicizzato su una crescita dell'essere e non dell'avere, in armonia con le interdipendenze terrestri e sociali e quindi focalizzato sul lungo periodo. AEPL ritiene quindi che questa iniziativa di regolamentazione debba essere parte di un processo democratico per determinare la natura desiderabile delle innovazioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il principio di precauzione, unito al principio di proporzione, è certamente una delle chiavi per approcciare correttamente un'innovazione che speriamo sia praticabile.<u><sup>xviii</sup></u>.</p>
<p style="font-weight: 400;">A tal fine, chiediamo alle autorità europee di lavorare con un'ampia gamma di attori sul campo, per costruire ponti tra le diverse componenti della società, con le imprese, i governi, la società civile, le università e gli investitori che praticano la finanza sostenibile.</p>
<p style="font-weight: 400;">L'AEPL esorta pertanto le autorità europee a mobilitare gli strumenti dell'IA per attuare il Programma Verde.       <strong>7</strong> Deal e per riparare le fratture sociali. Ci sono enormi necessità in termini di sviluppo delle competenze delle persone, di circolazione della conoscenza, di cultura, di assistenza in tutte le sue forme, di sviluppo dei servizi pubblici e di accesso per tutti a questi servizi. Se l'Unione Europea vuole aumentare la propria indipendenza tecnologica, può farlo attuando un programma di progetti comuni e sviluppando gli strumenti necessari per raggiungere questo obiettivo. <em>ad hoc</em>. In altre parole, progettare gli strumenti per l'intelligence condivisa.</p>
<p style="font-weight: 400;">È sulla base di un progetto così democraticamente definito che si pongono le questioni, altrettanto democratiche, di quali dati acquisire, da chi, per quali scopi, con quale trattamento, per quale contributo al dibattito sulle scelte della società, ecc. Tali dati e metadati verrebbero quindi trattati come proprietà comune.</p>
<p style="font-weight: 400;">Giugno 2020</p>
<ul>
<li>Alain Supiot, <em>La governance in cifre</em>, 2015.</li>
<li>Ad esempio, l'attività di lobby dei datori di lavoro francesi, Raphaëlle Besse Desmoulières, Jean-Michel Bezat, Cédric Pietralunga e Nabil Wakim, <em>Clima: i datori di lavoro agiscono per influenzare gli standard</em>, <em>Le Monde</em>22 aprile 2020.</li>
<li>Ad esempio, in Francia, Service Planète, <em>Le Monde</em>, 9 giugno 2018, o Stéphane Mandard<strong>, </strong><em>Lubrizol: controlli indeboliti in siti ad alto rischio</em>, <em>Id.</em>5 ottobre 2019.</li>
<li>Per esempio, Stéphane Mandard, <em>Lubrizol: un rapporto negativo per i subappaltatori</em>, <em>Le Monde</em>23 ottobre 2019.</li>
<li>Ainsi, en matière de pollution de l’air, en 2018, la Cour des Comptes européenne estimait que « La santé des citoyens européens reste insuffisamment protégée ». Elle recommandait à la Commission d&rsquo;adopter des limites plus <em> » strictes « </em> (<em>Le Monde</em>, 12 settembre 2018).</li>
<li>In questo caso, il Forum europeo del rischio (<em>Forum europeo del rischio</em>ERF), una piattaforma di lobbying per le aziende chimiche, del tabacco e dei combustibili fossili.</li>
<li>Per esempio, Jean-Marc Lévy-Leblond, <em>Non c'è alcuna garanzia che una civiltà mantenga l'attività scientifica</em>Intervista di David Larousserie, <em>Le Monde</em>18 marzo 20.</li>
<li>Un ritardo come quello nel processo che dovrebbe regolare gli interferenti endocrini, che ha portato alla condanna della Corte europea, scredita la Commissione.</li>
<li>Per rendersene conto, basta dare un'occhiata alle 25 discussioni tra la Commissione e gli Stati membri tra il 2013 e il 2019 sui neonicotinoidi che uccidono le api. Si veda, ad esempio, <em>Le Monde</em>, 22 dicembre 2018.</li>
<li>Si veda, ad esempio, il lavoro del Corporate Europe Observatory, che denuncia la collusione tra lobby e decisori europei.</li>
<li>in particolare il documento di David Demortain, sociologo dell'INRA, che fa parte del Laboratorio Interdisciplinare Scienze, Innovazioni e Società, <em>Le Monde</em>, 07 febbraio 2018.</li>
<li>C'è bisogno di ricordare il caso dell'istituto tedesco BfR che ha copiato, spesso parola per parola, la <strong>8</strong> la domanda di registrazione depositata dall'industria per la valutazione del glifosato (cfr. <em>Le Monde</em>16 gennaio 2019)?</li>
<li>Stéphane Horel, <em>Glifosato: una vittoria per la trasparenza</em>, <em>Le Monde</em>10-11 marzo 2019.</li>
<li>i mezzi utilizzati per difendere il glifosato (Stéphane Foucart e Stéphane Horel, <em>Monsanto ha registrato quasi 1.500 persone in Europa</em>, <em>Le Monde</em>8-9 settembre 2019).</li>
<li><a href="https://edelman.com/trustbarometer" class="broken_link">https://edelman.com/trustbarometer</a></li>
<li><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">https://www.wbcsd.org/Overview/News</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">&#8211;</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">Approfondimenti/Generale/Novità/Realizzazione</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">&#8211;</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">sistemi</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">&#8211;</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">trasformazione</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">WBCSD</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">&#8211;</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">imbarcarsi</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">&#8211;</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">su</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">&#8211;</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">a</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">&#8211;</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">rinfrescare</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">&#8211;</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">di</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">&#8211;</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">il suo</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">&#8211;</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">punto di riferimento</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">&#8211;</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">Visione</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">&#8211;</a><a href="https://www.wbcsd.org/Overview/News-Insights/General/News/Realizing-systems-transformation-WBCSD-embarking-on-a-refresh-of-its-landmark-Vision-2050">2050</a></li>
<li><a href="https://www.greenfacts.org/pole3-safety.pdf">https://www.greenfacts.org/pole3</a><a href="https://www.greenfacts.org/pole3-safety.pdf">&#8211;</a><a href="https://www.greenfacts.org/pole3-safety.pdf">pdf</a><a href="https://www.greenfacts.org/pole3-safety.pdf">, </a><a href="https://www.youtube.com/watch?v=PZmNZi8bon8">https://www.youtube.com/watch?v=PZmNZi8bon8</a></li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;"> <sup>ix</sup> Si veda, ad esempio, Stéphane Foucart, <em>Legami problematici tra ricerca pubblica e prodotti agrochimici</em>,<em> LM</em>, 18 giugno 2018.</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/governance-ia/">Rapport AEPL « Gouvernance de l’IA »</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Rapporto AEPL "Futuro del lavoro</title>
		<link>https://aepl.eu/it/rapporto-aepl-futuro-del-lavoro/</link>
					<comments>https://aepl.eu/it/rapporto-aepl-futuro-del-lavoro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubdate>Mon, 01 Jul 2019 15:58:03 +0000</pubdate>
				<category><![CDATA[Nouvelles]]></category>
		<category><![CDATA[Publications]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>UNIONE EUROPEA: TRANSIZIONE DIGITALE, LAVORO, OCCUPAZIONE E NUOVE FORME DI SOLIDARIETÀ. Claude WACHTELEAR e Eric MAERTENS, coordinatori del gruppo di lavoro La diffusione delle tecnologie digitali e i suoi effetti riguardano diversi ambiti: etica, istruzione, cultura, lavoro. AEPL è ben consapevole che esistono legami...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/rapporto-aepl-futuro-del-lavoro/">Rapport AEPL « Avenir du Travail »</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="font-weight: 400;"><strong>UNIONE EUROPEA: TRANSIZIONE DIGITALE, LAVORO, OCCUPAZIONE E NUOVE FORME DI SOLIDARIETÀ</strong><strong>.</strong></h2>
<h3><strong><span style="font-weight: 400;">Claude WACHTELEAR e Eric MAERTENS, coordinatori del progetto </span>Gruppo<span style="font-weight: 400;"> di lavoro</span></strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">La diffusione delle tecnologie digitali e i loro effetti riguardano diversi ambiti: etica, educazione, cultura e lavoro. L'AEPL è ben consapevole dei legami esistenti tra questi ambiti. Tuttavia, sulla base del mandato conferito al gruppo di lavoro, il presente documento di sintesi illustra specificamente i principali risultati e le conclusioni sul lavoro e l'occupazione nell'era della diffusione delle tecnologie digitali in Europa. Si conclude con una serie di raccomandazioni incentrate sulle politiche sociali a livello europeo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questa sintesi evidenzia la necessità di un cambiamento significativo: quello di dotare gli standard sociali e ambientali di una forza giuridica simile a quella delle libertà economiche. Alcune raccomandazioni possono risultare irrealistiche nel breve periodo, ma tutte vanno nella direzione generale di rendere i diritti sociali fondamentali e il rispetto dei criteri ambientali vincoli legittimi all'attività economica.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>LAVORO E CAMBIAMENTO TECNICO</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>CAMBIAMENTI SUL POSTO DI LAVORO</strong><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>LA GOVERNANCE CON I NUMERI</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>UN NUOVO CONTRATTO SOCIALE EUROPEO</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>UN REGIME DI LAVORO VERAMENTE UMANO</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>RACCOMANDAZIONI</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>   *   *   *</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>LAVORO E CAMBIAMENTO TECNICO</strong></p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="614">
<ul>
<li>La transizione digitale comporta cambiamenti di vasta portata nei processi economici, nei modelli di produzione e nell'organizzazione del lavoro. Le tecniche più recenti, tra cui quelle dell'intelligenza artificiale, fanno parte di un processo di <em>continuo </em>della distribuzione digitale per decenni.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Ciò che si differenzia dalle fasi precedenti della meccanica e della macchinistica è la <em>salto di qualità</em> della transizione digitale, cioè il passaggio alle macchine e l'automazione delle operazioni intellettuali, cognitive e di calcolo. In questo contesto, l'essenziale è " <em>l'interazione tra le informazioni raccolte e il processo decisionale, cioè la capacità della macchina di reagire ai cambiamenti del suo ambiente</em>. "</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>L'argomentazione spesso avanzata fa riferimento al fatto che le tecnologie digitali e, più in particolare, l'intelligenza artificiale (IA) non sono più tecnologie che possono essere "padroneggiate" dall'uomo, in quanto sono caratterizzate da una forte autonomizzazione della tecnologia. Tuttavia, allo stadio attuale dello sviluppo dell'IA, non esiste il rischio di un processo decisionale autonomo.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il lavoro e la tecnologia sono realtà ambivalenti. Il lavoro è visto come fattore di produzione, essenza dell'uomo e perno del sistema di distribuzione del reddito, dei diritti e delle tutele. " <em>Queste dimensioni si contraddicono a vicenda e sono alla base di una pluralità di interpretazioni.</em>. "</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Isolare il fattore tecnico come fattore di trasformazione delle relazioni sociali è un'impresa difficile, se non impossibile. Ogni società umana è fondata su un sistema tecnico e la coesione di una società nel tempo dipenderà dal modo in cui il sistema tecnico (e le innovazioni che lo fanno evolvere) si articola coerentemente con i sistemi sociali e le sue istituzioni. Il cambiamento del sistema tecnico che stiamo affrontando sta avvenendo senza poterlo collegare a una narrazione coerente e a istituzioni e regole adeguate.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="font-weight: 400;"><strong>CAMBIAMENTI SUL POSTO DI LAVORO</strong></p>
<table style="font-weight: 400;">
<tbody>
<tr>
<td width="614">
<ul>
<li><strong> </strong>Il legame tra la transizione digitale e i suoi effetti sul volume di lavoro rimane controverso e le previsioni in questo campo sono inaffidabili. Secondo stime concordanti, la disoccupazione "tecnologica" si attesterà tra il 9 e il 15 % della popolazione occupata nell'UE entro il 2025-2030. Con una stima di 235 milioni di persone occupate nell'UE, diversi milioni di posti di lavoro scompariranno.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Sebbene si debba notare che il settore digitale è in rapida crescita, il volume dei posti di lavoro corrispondenti è ancora marginale. Sebbene il potenziale a lungo termine per la creazione di posti di lavoro diretti e indiretti legati a questa transizione digitale sarà significativo, una delle difficoltà nel cogliere il campo delle possibilità e fare una previsione è legata alla natura specifica della transizione digitale, in cui le innovazioni sono interdipendenti.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>D'altra parte, tutte le analisi convergono nel sottolineare che <em>un aspetto qualitativo</em>aspetto importante della transizione digitale: il fatto che il contenuto dei compiti - e quindi delle competenze - finirà per cambiare significativamente in un lavoro su due.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Insieme ad altri fattori, è il quadro spaziale e temporale del lavoro che viene stravolto. A ciò contribuiscono diverse tendenze di fondo: l'automazione, la connettività dei sistemi automatici, l'azienda piattaforma, la segmentazione del lavoro e l'evoluzione del tradizionale rapporto di subordinazione. Uno dei principali effetti è un netto cambiamento nel contenuto delle mansioni e una forte polarizzazione nella struttura dei posti di lavoro, a vantaggio delle professioni altamente qualificate. Le occupazioni poco qualificate o non qualificate, con mansioni manuali e di routine, ne risentiranno.  Questa polarizzazione potrebbe essere all'origine di un crescente divario sociale, approfondendo le disuguaglianze.</li>
</ul>
<p><em> </em></p>
<ul>
<li>La transizione digitale è parte integrante dell'evoluzione del lavoro e delle professioni, ma soprattutto un fattore che accelera la segmentazione del lavoro, la sua intensificazione e l'emergere di nuove forme di lavoro e di organizzazione del lavoro in un'economia di rete.</li>
</ul>
<p><em style="font-family: inherit; font-size: inherit;"> </em></p>
<ul>
<li>Un elemento chiave degli sviluppi attuali è il modo in cui la tecnologia digitale promuoverà la connettività dei sistemi automatici. <em>Tutti i compiti, tutti gli attori, tutti i processi possono ora essere collegati tra loro, su più scale geografiche, creando nel processo enormi masse di dati che sono la materia prima per nuove catene del valore. La rivoluzione digitale nell'industria non riguarda i robot che sostituiscono le persone. Si tratta di una rete intelligente tra macchine, tra macchine e persone e tra persone e persone.</em>"</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Gli interrogativi sollevati dall'automazione sono legittimi. Una delle risposte difficili sarà la capacità collettiva dell'UE e dei suoi Stati membri di mettere in atto una sana gestione di questi cambiamenti. Ciò significa la capacità collettiva di assumere il controllo - senza soffocare l'innovazione - della distribuzione degli aumenti di produttività, del modo in cui questi aumenti sono distribuiti e di come la loro distribuzione ridurrebbe le disuguaglianze.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>L'azienda piattaforma intensifica la polarizzazione del lavoro, collocando l'attività al di fuori del tempo e del luogo tradizionali dell'azienda.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>La transizione digitale sta accelerando la segmentazione del lavoro, accentuando la flessibilità e la ridistribuzione dei compiti. Ciò comporta una serie di conseguenze: la prima è l'intensificazione del lavoro, soprattutto in rete. La 2<sup>a</sup> Di conseguenza, diversi anelli della catena produttiva, e quindi il lavoro associato, sono esternalizzati, a seconda dei casi, con la presenza di diversi status professionali, mobilitando forme di lavoro che non sono né salariate né tradizionalmente autonome, e talvolta dividendo il lavoro in servizi individualizzati. I 3<sup>a</sup>La conseguenza è che questa segmentazione cambierà la posizione dei posti di lavoro nelle catene del valore.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il tradizionale rapporto di subordinazione, caratteristico del modello "fordista", sta subendo un profondo cambiamento.  È al centro di un delicato dibattito sull'estensione del campo di applicazione del diritto del lavoro, sostituendo la tradizionale subordinazione giuridica con il criterio della dipendenza economica. Questo criterio dovrebbe essere fonte di protezione sociale e costituire la base del diritto del lavoro che copre l'intera gamma di situazioni professionali, dal lavoratore direttamente subordinato a quello economicamente più indipendente.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Un aspetto cruciale di questo dibattito a livello europeo è la questione centrale della protezione sociale. Qualsiasi dibattito sul futuro del lavoro e sulle nuove forme di lavoro dovrà tenere conto della necessità di mantenere la coesione dei vari status professionali, le cui due facce della stessa medaglia sono il diritto del lavoro e il diritto della sicurezza sociale.</li>
</ul>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="font-weight: 400;"><strong>LA GOVERNANCE CON I NUMERI</strong><strong> </strong></p>
<table style="font-weight: 400;">
<tbody>
<tr>
<td width="614">
<ul>
<li><strong> </strong>La questione di come passare da un quadro istituzionale - lo Stato sociale - che ha subito profondi cambiamenti, a un nuovo quadro, solleva la questione della coesione delle nostre società e del modo in cui viene concepito il governo degli esseri umani.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Da qui la crescente consapevolezza di dover affrontare "vuoti di governance" a diversi livelli - locale, nazionale, europeo e globale - e la necessità di individuare nuovi meccanismi per proteggere e rafforzare i diritti. In particolare, la regolamentazione delle nuove forme di lavoro sta diventando una questione centrale per l'UE e i suoi Stati membri.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il passaggio dal concetto di "governo" degli uomini (Stato di diritto) a quello di "governance", emerso negli anni '80, sta avvenendo nel vocabolario e nella prassi delle istituzioni dell'UE.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Pur tenendo conto delle leggi, la legittimità della "governance" si basa sulla capacità delle istituzioni e delle persone di adattare il loro comportamento ai cambiamenti dell'ambiente e sul posto che i nuovi attori occupano in questo quadro.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>La governance by numbers modifica l'uso originario della quantificazione per adottare una logica opposta, in cui la definizione di obiettivi quantificati diventa prassi comune. Si è diffusa dal mondo delle imprese alla funzione pubblica nazionale e all'UE. I dati e le convenzioni statistiche non sono più un prerequisito per il processo decisionale. La governance dei numeri determina le azioni delle amministrazioni e delle istituzioni nazionali ed europee attraverso criteri di performance che diventano obiettivi da raggiungere in una scorecard a cui tutti gli attori devono attenersi.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Con la transizione digitale e l'Intelligenza Artificiale (IA), è stata raggiunta una nuova fase attraverso il " <strong>Governo algoritmico (AG)</strong> ". Questa modalità di governo combina due elementi principali: da un lato, le tracce digitali (i massicci dati grezzi) che lasciamo nel nostro traffico digitale e, dall'altro, le nuove pratiche statistiche e gli algoritmi che utilizzano questi dati per prevedere il comportamento.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>I grandi rischi etici dell'impiego di questa IA nelle nostre società possono essere facilmente trasposti al mondo del lavoro, dell'azienda, dell'autonomia degli attori, dei sindacati e dei datori di lavoro, del dialogo sociale. Dal momento in cui i dati sono tracciabili e sotto controllo, l'IA elimina le rappresentazioni condivise degli attori, per dire e imporre ciò che è reale e oggettivo. Questa IA, all'interno dell'azienda, non permetterebbe più la critica e potrebbe mettere totalmente in discussione l'esercizio della democrazia sociale.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Oltre alla questione delle regole fondamentali di tutela del lavoro per tutti e a quella di garantire la funzione del diritto del lavoro come elemento essenziale della coesione sociale, la governance della democrazia sociale per numeri diventa così uno degli elementi centrali di qualsiasi riflessione a livello europeo sul tema dei cambiamenti nel mondo del lavoro.</li>
</ul>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="font-weight: 400;"><strong>UN NUOVO CONTRATTO SOCIALE EUROPEO</strong></p>
<table style="font-weight: 400;">
<tbody>
<tr>
<td width="614">
<ul>
<li><strong> </strong>Esplorare le vie e le risposte efficaci ai rischi posti dalle trasformazioni del lavoro e dell'occupazione significa tenere conto dei limiti della previsione e di una serie di realtà: l'attuale quadro istituzionale dell'UE e la ripartizione delle competenze tra l'UE e gli Stati membri; le iniziative intraprese in vista del Mercato Unico Digitale (DSM) e dell'economia dei dati; le misure adottate per adattare e proteggere i lavoratori all'interno dell'UE e per proteggere i dati; infine, l'esercizio dei poteri e l'equilibrio tra l'approccio intergovernativo e quello comunitario.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Le 16 proposte del MUN coprono una gamma ampia e coerente di misure. Alcune importanti, come l'abolizione delle tariffe di roaming e il Regolamento generale sulla protezione dei dati, sono già state oggetto di disposizioni giuridiche europee e sono entrate nella fase di applicazione. Altre sono in fase di lancio.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Un'iniziativa che, sorprendentemente, non è inclusa nel MUN merita una menzione speciale. Si tratta di un <strong>Progetto di piattaforma digitale europea</strong><strong>,</strong>  legati alla difesa dei valori condivisi dell'UE.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Va detto che, fatta eccezione per il tema dell'istruzione e delle competenze digitali al fine di evitare nuove disuguaglianze in partenza, la dimensione sociale del MUN non dà luogo a un insieme coerente e preciso di progetti che evidenzino il valore aggiunto dell'azione comunitaria in questo settore.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>La valutazione intermedia del MUN e dell'iniziativa europea AI confermano questa osservazione.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il motivo è la divisione delle competenze tra l'UE e gli Stati membri, che stabilisce chiaramente che le istituzioni europee intervengono solo per sostenere gli sforzi degli Stati membri, che sono responsabili delle politiche dell'istruzione e del mercato del lavoro.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Riflettere sulla dimensione sociale del mercato unico e del MUN e sulle linee d'azione significa adottare un approccio molto pragmatico a due questioni chiave.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il primo è quello di ritornare alle fondamenta dell'Europa sociale e cercare di capire se sia possibile <strong>in avanti</strong>sfruttando l'impatto della transizione digitale, per cambiare la logica che ha prevalso dopo il Trattato di Roma. Una logica che dissocia l'economico dal sociale, l'efficienza economica dalla giustizia sociale.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>I 2<sup>a</sup> La questione è se, nell'ambito dell'attuale quadro giuridico dei Trattati, l'UE possa apportare un valore aggiunto intervenendo su progetti che richiederebbero un'azione comunitaria.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>La legittimità dei valori dell'UE e degli obiettivi sociali definiti nel Trattato di Lisbona non può essere messa in discussione, ma i diritti sociali fondamentali dei lavoratori possono essere messi in discussione? <a href="applewebdata://6766E1CF-D64D-4007-BB4E-16BA0D8196BA#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> può essere invocata per legge al pari delle libertà economiche?</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>A breve termine, un tale cambiamento di paradigma non è realistico.</strong>. È certamente auspicabile, ma ci sono molti motivi per cui il modello sociale europeo dovrebbe rimanere così com'è.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il primo ha a che fare con l'esercizio del potere e l'asimmetria nell'equilibrio di potere tra l'approccio intergovernativo e quello comunitario. La seconda ragione è che è difficilmente concepibile che gli Stati membri dell'UE possano accettare <strong><em>a breve termine</em></strong> trasferire nuovi poteri all'UE, al fine di porre i diritti sociali fondamentali e il rispetto dei criteri ambientali come vincoli legittimi all'attività economica e sullo stesso piano delle libertà economiche.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Questa logica del primato delle libertà economiche ha sempre prevalso, nonostante i significativi progressi compiuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE in termini di libertà politiche e cittadinanza europea.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<ul>
<li>I risultati "sociali" dell'UE e dei suoi Stati membri dopo la crisi del 2008 sono in gran parte contrastanti, ma spiccano due aspetti della recente agenda sociale dell'UE: il <strong>L'insieme europeo dei diritti sociali e il progetto di creare un'Autorità europea del lavoro</strong>.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>L'obiettivo della Base e dei suoi 20 principi è garantire che i mercati del lavoro e i sistemi sociali siano equi e funzionino correttamente.  Essi includono una serie di diritti sociali tratti dalla Carta dei diritti fondamentali del 2000.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il suo contenuto suggerirebbe un'alterazione della logica di dissociazione tra economico e sociale.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Non è questo il caso in questa fase, in quanto la proclamazione congiunta di questa fondazione da parte delle tre istituzioni europee non le conferisce alcun valore giuridico vincolante e, inoltre, rispetta i limiti giuridici imposti dai Trattati, in particolare dall'articolo 153 del TFUE.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>La base dei diritti sociali è prima di tutto una <strong>documento politico</strong>. Tuttavia, apre prospettive di riflessione e di azione significativa sui rischi associati ai cambiamenti sul posto di lavoro, sulla base di alcuni dei 20 principi:</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Dall'effettiva attuazione di questi 20 principi sotto l'impulso della Commissione europea con il sostegno del Parlamento europeo e del Consiglio. Il suo valore dipenderà quindi dal seguito che gli verrà dato dal 2019 in poi.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Molti di questi principi sono stati incorporati in vari strumenti giuridici, tra cui la revisione di direttive come quella sull'orario di lavoro, ma anche attraverso nuovi meccanismi come la proposta di <strong>creazione di un'autorità europea del lavoro</strong><strong>,</strong> che diventerebbe di fatto un'agenzia europea.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Attraverso l'azione della Corte di giustizia europea, che potrebbe fare riferimento a questa base nel suo lavoro di interpretazione, nella misura in cui traduce molti dei principi della Carta del 2000, incorporati nei Trattati.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Un'altra sfida importante sarà quella di finanziare un tale insieme europeo di diritti sociali.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Dato che è improbabile che il futuro bilancio europeo (post-BREXIT) aumenti in modo significativo, una delle idee chiave sostenute da diversi membri dell'AEPL sarebbe quella di <strong>condizionare la concessione di fondi strutturali e di investimento a criteri sociali e ambientali</strong>. Allo stesso tempo, nel prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) dell'UE saranno adottate tre misure: l'aumento delle risorse dei Fondi, il raggruppamento dei Fondi e la revisione del loro campo d'azione per consentire un orientamento specifico.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il meccanismo di condizionalità dovrebbe, in via prioritaria, incentivare la convergenza sociale verso l'alto, essere graduale e, soprattutto, essere legato alla definizione di obiettivi sociali realistici per ciascun Paese, che l'UE potrebbe definire sulla base del quadro di valutazione concepito come meccanismo di monitoraggio della base dei diritti sociali.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il progetto <strong>Comitato aziendale europeo (CAE)</strong> potrebbe essere un relè decisivo per i principi dell'insieme europeo dei diritti sociali. Sono in discussione tre compiti per questa Autorità: una semplice funzione di informazione e supporto agli Stati membri, una funzione operativa e una funzione che comporti misure vincolanti. A breve e medio termine, l'auspicio sarebbe quello di definire più chiaramente il ruolo operativo per raggiungere un consenso e delimitare attentamente le aree di vincolo che sarebbero accettabili, sulla falsariga dell'effetto vincolante che altre agenzie, come EUROJUST, possono avere.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>A lungo termine,</strong> un approccio, certo utopico, che può essere previsto solo sulla base di un nuovo quadro giuridico, consisterebbe, come auspicato dall'AEPL, nell'istituire un <strong>Tribunale del lavoro europeo, abbinato a un meccanismo di coordinamento e sostegno dell'UE per il funzionamento degli ispettorati del lavoro nazionali.</strong><strong>. </strong></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Quest'ultima proposta si basa sull'argomentazione alla base di questo documento, ovvero un nuovo contratto sociale per l'Europa che dia ai diritti sociali fondamentali e al rispetto dei criteri ambientali una forza giuridica equivalente a quella delle libertà economiche fondamentali.<strong style="font-family: inherit; font-size: inherit;">                                             </strong></li>
</ul>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="font-weight: 400;"><strong>UN AMBIENTE DI LAVORO VERAMENTE UMANO</strong></p>
<table style="font-weight: 400;">
<tbody>
<tr>
<td width="614">
<ul>
<li><strong> </strong>L'agenda sociale è al centro di tutta la politica dell'UE e solleva ancora una volta la questione di un regime di lavoro veramente umano. Essa deve riappropriarsi dello "Spirito di Filadelfia" e del preambolo della Costituzione dell'OIL, di cui fanno parte i 28 Stati membri dell'OIL, vale a dire :</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>" <em>L'incapacità di una nazione di adottare un sistema di lavoro veramente umano ostacola gli sforzi di altre nazioni per migliorare le condizioni dei lavoratori nei loro paesi.</em> "</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il diritto del lavoro nei 28 Stati membri si concentra sulle condizioni in cui il lavoro viene svolto a fronte di imperativi economici, scientifici o tecnici, piuttosto che sul lavoro stesso. Il diritto del lavoro dei 28 Stati membri si concentra sulle condizioni in cui viene svolto il lavoro a fronte di imperativi economici, scientifici o tecnici, piuttosto che sul lavoro stesso e rafforza, anche nel diritto dell'UE, la flessibilità del mercato del lavoro come uno dei parametri della crescita economica, in particolare attraverso gli articoli 145 e 146 del TFUE, dove la strategia coordinata per l'occupazione impegna gli Stati membri a preparare e adattare una forza lavoro qualificata in modo compatibile con le politiche economiche.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Qualsiasi revisione del diritto del lavoro degli Stati membri e del diritto dell'UE in questo settore, che cerchi di tenere conto delle nuove forme di lavoro e di organizzazione del lavoro, nonché dei principi che regolano il lavoro veramente umano o vivente, dovrà cambiare la logica prevalente di subordinare le preoccupazioni sociali e ambientali ai criteri delle libertà economiche fondamentali.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Nella sua analisi, AEPL ha già suggerito diverse strade e iniziative su scala europea. Altre strade, basate sul lavoro di Alain Supiot, rafforzerebbero i sistemi proposti, in particolare :</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Le procedure che, nel contesto del dialogo sociale, consentirebbero di negoziare il contenuto e il significato del lavoro, rendendo la progettazione e l'organizzazione del lavoro una "priorità" per tutti i lavoratori. <em>oggetto di contrattazione collettiva e di avvisi individuali".</em></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>La contrattazione collettiva dovrebbe avvenire ai livelli pertinenti, non solo a livello di filiale o di azienda, e in particolare a livello "nazionale".<em> i livelli rilevanti delle catene e delle reti di approvvigionamento e di produzione, e quello dei territori</em>. "</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Ridurre l'opacità delle responsabilità legali ed economiche nelle catene di fornitura e produzione e nelle reti commerciali". <em>indicizzando la responsabilità di ogni membro di queste reti all'effettivo grado di autonomia di cui gode</em> ";</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Dare agli standard sociali e ambientali la stessa forza giuridica degli standard che regolano le libertà economiche fondamentali all'interno dell'UE per lo scambio di beni, servizi e capitali. Ciò presuppone l'istituzione di un organo europeo di risoluzione delle controversie, con il potere di autorizzare i Paesi che rispettano gli standard a chiudere i loro mercati ai prodotti fabbricati in condizioni non conformi.</li>
</ul>
<p><em> </em></p>
<ul>
<li>In una riforma del diritto del lavoro<em>, </em>" <em>tenere conto del lavoro non di mercato [...] che è tanto vitale per la società quanto ignorato dagli indicatori economici </em>"</li>
</ul>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>RACCOMANDAZIONI</strong></p>
<table style="font-weight: 400;" width="680">
<tbody>
<tr>
<td width="227">&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Portare avanti una logica e un approccio diversi da quelli che hanno dominato l'Europa sociale.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dare agli standard sociali e ambientali la stessa forza giuridica delle libertà economiche.</strong></td>
<td width="454">&nbsp;</p>
<p>La legittimità dei valori e degli obiettivi sociali dell'UE definiti nel Trattato di Lisbona (TUE e TFUE) e nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE costituiscono una base indiscutibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sulla base di un'analisi del prevedibile impatto della transizione digitale sul lavoro e sull'occupazione;</p>
<p>Avendo constatato che non è realistico prevedere, <strong><em>a breve termine</em></strong>Un effettivo trasferimento a livello europeo delle competenze degli Stati membri in campo sociale;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>AEPL è consapevole che le risposte <strong><em>a medio e lungo termine</em></strong> implicherà una logica diversa da quella che ha dominato l'Europa sociale dopo il Trattato di Roma. Ai vari livelli di governance (locale, nazionale, europeo), il rispetto dei diritti sociali fondamentali e l'osservanza dei criteri ambientali devono essere considerati come vincoli legittimi all'attività economica e posti sullo stesso piano delle libertà economiche.</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="227"><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Creare un'iniziativa tripartita europea per discutere l'impatto sociale ed economico delle tecnologie digitali.</strong></td>
<td width="454">Facendo riferimento all'iniziativa europea sull'intelligenza artificiale e alla sua 3<sup>a</sup> stabilire un quadro giuridico ed etico per l'uso delle tecniche di IA,</p>
<p>Affidarsi ai meccanismi nazionali di consultazione sociale,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In modo analogo, la Commissione Europea e il Consiglio Europeo potrebbero lanciare <strong>un'iniziativa europea di consultazione tripartita</strong> (attori sociali e governi), il cui scopo sarebbe anticipare gli impatti e identificare le misure che offrirebbero un innegabile valore aggiunto a livello europeo, integrando le misure adottate a livello locale e nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questo proposito, una piattaforma digitale europea potrebbe stimolare e organizzare il dialogo tra gli attori nazionali ed europei.</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="227"><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Attuazione effettiva dell'insieme dei diritti sociali europei, in particolare 5 dei principi sui 20, che consentono di intervenire sugli impatti sociali ed economici della transizione digitale.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Condizionare la concessione dei fondi strutturali e di investimento a criteri sociali e ambientali, adottando tre misure nel prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP): aumentare le risorse, raggruppare i fondi e rivedere il loro campo d'azione in modo da consentire un orientamento specifico degli impatti individuati in relazione alla diffusione delle tecnologie digitali.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dare sostanza, nel prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP), al progetto dell'Autorità europea del lavoro (ELA).</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>A lungo termine, stabilire un</strong><strong>Tribunale del lavoro europeo</strong>, <strong>coppia a un</strong><strong>Meccanismo di coordinamento europeo e sostegno dell'UE per il buon funzionamento degli ispettorati del lavoro nazionali</strong></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="454">&nbsp;</p>
<p>Nel medio termine, due filoni della recente agenda sociale dell'UE, la s<strong>dei diritti sociali e il progetto di creazione di un'Autorità europea del lavoro</strong>rappresentano una finestra di opportunità per influenzare le risposte alle trasformazioni del lavoro e dell'occupazione nell'era digitale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche se la proclamazione congiunta di questa fondazione da parte di tre istituzioni europee non le conferisce alcun valore giuridico vincolante, la sua esistenza non è stata ancora definita.<strong>L'AEPL raccomanda e sostiene l'effettiva attuazione dei 20 principi in esso contenuti.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'attuazione di questi principi apre nuove strade grazie alla possibilità di collegare alcuni di essi agli strumenti giuridici esistenti, compresa la revisione di direttive, come quella sull'orario di lavoro, ma anche attraverso nuovi meccanismi, come la proposta di direttiva sull'organizzazione dell'orario di lavoro. <strong>creazione di un'autorità europea del lavoro</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra questi 20 principi,  <em>su cui la CGUE potrebbe basarsi in relazione alla Carta dei diritti fondamentali dell'UE,</em> per il nostro argomento, in particolare quello su :</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Contratti di lavoro</strong> e la proposta di direttiva sulle condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili</p>
<p><strong>Equilibrio tra lavoro e vita privata </strong>e la proposta di direttiva</p>
<p><strong>Il diritto a un salario equo che consenta un tenore di vita dignitoso</strong></p>
<p><strong>Un ambiente di lavoro sano, sicuro e ben adattato e la protezione dei dati</strong></p>
<p>v<strong>Accesso alla protezione sociale</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda la condizionalità della concessione dei fondi, sarà necessario evitare di suscitare nei Paesi beneficiari il sospetto che le risorse siano bloccate a monte. Il meccanismo dovrebbe quindi incentivare la convergenza sociale verso l'alto, essere graduale e soprattutto legato alla definizione di obiettivi sociali realistici che l'UE potrebbe definire sulla base del monitoraggio della base dei diritti sociali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>AEPL raccomanda l'adozione del progetto <strong>Autorità europea del lavoro</strong>renderla un'agenzia europea, prestando particolare attenzione a conferirle un ruolo operativo e a negoziare il suo ruolo giuridico vincolante sulla base dei 20 principi della Carta sociale europea, entro i limiti giuridici imposti dai trattati, in particolare dall'articolo 153 del TFUE.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A lungo termine</strong>A tal fine, il Gruppo ha avviato un processo - certo utopico e ipotizzabile solo sulla base di un nuovo quadro giuridico europeo - che consisterebbe nell'istituire una <strong>Tribunale del lavoro europeo</strong>accoppiato con un <strong>Meccanismo europeo di coordinamento e sostegno al funzionamento degli ispettorati del lavoro nazionali.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La base giuridica di tale tribunale sarebbe costituita dalle convenzioni internazionali sul lavoro dell'OIL ratificate dai 28 Stati membri dell'UE, dalla giurisprudenza del Comitato di esperti dell'OIL e dall'insieme dei diritti sociali europei, diversi principi dei quali sono di fatto l'espressione diretta della Carta dei diritti fondamentali dell'UE.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La gestione dei casi da parte del tribunale potrebbe basarsi, su base tripartita, sui meccanismi e sulle procedure attuate dall'OIL.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Potrebbe essere preso in considerazione un ricorso alla Corte di giustizia europea (CGUE).</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="227"><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Avviare un'iniziativa europea per garantire percorsi di carriera</strong></p>
<p><strong> </strong><strong> </strong></td>
<td width="454">Questo obiettivo porta a <strong>sicuro </strong>Il diritto del lavoro è stato ridisegnato, in quanto ha permesso di passare da un lavoro all'altro e di conciliare la vita privata e quella professionale, i periodi di formazione, il volontariato, ecc.</td>
</tr>
<tr>
<td width="227"><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sulla base dell'insieme dei diritti sociali europei, incoraggiare gli Stati membri a dare forza giuridica ai "diritti di disegno sociale".<a href="applewebdata://6766E1CF-D64D-4007-BB4E-16BA0D8196BA#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> " </strong></td>
<td width="454">Unitamente alla misura che consiste nel sostituire il criterio della dipendenza economica a quello della subordinazione giuridica, AEPL raccomanda l'introduzione di <strong>diritti di disegno sociale</strong>. Diritti che non sono legati all'attività o al lavoro, ma al singolo lavoratore e che lo accompagnano per tutta la carriera e la vita, indipendentemente dalla diversità delle situazioni lavorative.</td>
</tr>
<tr>
<td width="227"><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Equipaggiare la nuova strategia delle competenze per l'Europa</strong><a href="applewebdata://6766E1CF-D64D-4007-BB4E-16BA0D8196BA#_ftn3" name="_ftnref3"><strong><sup>[3]</sup></strong></a><strong> e la coalizione per le competenze e i lavori digitali</strong><a href="applewebdata://6766E1CF-D64D-4007-BB4E-16BA0D8196BA#_ftn4" name="_ftnref4"><strong><sup>[4]</sup></strong></a><strong> risorse significative</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Includere i programmi relativi a queste due strategie nei meccanismi di solidarietà e nei fondi strutturali comuni dell'UE.</strong></td>
<td width="454">Uno dei principali effetti della transizione digitale è la polarizzazione delle professioni e del lavoro. Per contrastare questo fenomeno, una delle risposte appropriate è quella di formare le persone durante tutta la loro vita lavorativa, assicurando i loro percorsi di carriera.</p>
<p>Nel contesto delle riforme previste e del raggruppamento dei Fondi strutturali, AEPL sostiene <strong>il</strong> <strong>nuova strategia delle competenze per l'Europa</strong> che definisce le competenze digitali da considerare come parte della base di competenze essenziali per il futuro, un aspetto evidenziato nella Parte I dell'insieme europeo dei diritti sociali e culturali. <strong>il</strong> <strong>coalizione per le competenze e i lavori digitali</strong></p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
<table style="font-weight: 400;" width="680">
<tbody>
<tr>
<td width="227">&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Qualsiasi revisione del diritto del lavoro nell'UE che ponga il lavoro veramente umano o vivo al centro del dibattito sulla politica sociale deve includere tutte le forme di attività.</strong><strong> </strong></td>
<td width="454">Nella sua analisi e nelle sue raccomandazioni, l'AEPL ha già suggerito una serie di strade e iniziative a livello europeo.</p>
<p>Altre strade, evidenziate dal lavoro di Alain Supiot, rafforzerebbero i sistemi proposti, in particolare:</p>
<p>Consentire la negoziazione del contenuto e del significato del lavoro, rendendo la progettazione e l'organizzazione del lavoro una "priorità". <em>oggetto di contrattazione collettiva e di avvisi individuali".</em></p>
<p>Portare la contrattazione collettiva a livelli rilevanti, non solo a livello di filiale o di azienda e, nello specifico, ".  <em>i livelli pertinenti delle catene e delle reti di produzione e di approvvigionamento e il livello regionale</em>. "</p>
<p>Ridurre l'opacità delle responsabilità legali ed economiche nelle catene di fornitura e produzione e nelle reti aziendali". <em>indicizzando la responsabilità di ogni membro di queste reti all'effettivo grado di autonomia di cui gode</em> "</p>
<p>In una riforma del diritto del lavoro<em>, </em>" <em>tenere conto del lavoro non di mercato [...] che è tanto vitale per la società quanto ignorato dagli indicatori economici </em>"</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
<p><a href="applewebdata://6766E1CF-D64D-4007-BB4E-16BA0D8196BA#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Come quelli stabiliti nella Carta sociale europea del 1961, nella Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989 e nella componente lavoro della Carta dei diritti fondamentali dell'UE del 2000.</p>
<p><a href="applewebdata://6766E1CF-D64D-4007-BB4E-16BA0D8196BA#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Relazione per la Commissione delle Comunità europee con la collaborazione dell'Università Carlos III di Madrid: " <em>AL DI LÀ DELL'OCCUPAZIONE. </em>Trasformazioni del lavoro e futuro del diritto del lavoro in Europa. Sotto la direzione di Alain SUPIOT, relatore generale. Flammarion. Marzo 1999</p>
<p><a href="applewebdata://6766E1CF-D64D-4007-BB4E-16BA0D8196BA#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> COM(2016) 381</p>
<p><a href="applewebdata://6766E1CF-D64D-4007-BB4E-16BA0D8196BA#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> <a href="https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/digital-skills-jobs-coalition">https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/digital-skills-jobs-coalition</a></p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/rapporto-aepl-futuro-del-lavoro/">Rapport AEPL « Avenir du Travail »</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentrss>https://aepl.eu/it/rapporto-aepl-futuro-del-lavoro/feed/</wfw:commentrss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rapporto AEPL "Un'Europa più laica? Un appello al pragmatismo vigile".</title>
		<link>https://aepl.eu/it/rapporto-aepl-richiamo-vigilanza-pragmatismo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubdate>Sat, 09 Feb 2019 09:18:25 +0000</pubdate>
				<category><![CDATA[Nouvelles]]></category>
		<category><![CDATA[Publications]]></category>
		<guid ispermalink="false">https://aepl.eu/?p=698</guid>

					<description><![CDATA[<p>Conférence publique « Laïcité : une idée neuve en Europe ? «  Paris, 9 février 2019 Claude Wachtelaer, Président de l’Association européenne de la Pensée libre (AEPL) &#160; La question qui nous rassemble peut surprendre. Pourquoi la notion de laïcité – et, à Paris,...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><i>Conferenza pubblica </i><i>« Laïcité : une idée neuve en Europe ? « </i></h2>
<h3 style="text-align: center;">Parigi, 9 febbraio 2019</h3>
<h3><strong><em>Claude Wachtelaer, Presidente dell'Associazione Europea del Libero Pensiero (AEPL)</em></strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;">La domanda che ci riunisce può sorprendere.</p>
<p style="font-weight: 400;">Perché il concetto di laicità - e a Parigi questo significa inevitabilmente la legge del 1905 - dovrebbe essere un'idea nuova?</p>
<p style="font-weight: 400;">À tout le moins, en France, la laïcité est un principe connu, documenté et même, le plus souvent, appliqué depuis plus d&rsquo;un siècle. À quoi bon dès lors, lui consacrer un colloque aujourd&rsquo;hui ?</p>
<p style="font-weight: 400;">D'altra parte, esaminare la visione delle istituzioni europee su questo tema è un'opportunità per riflettere sulle strategie da attuare per portare avanti i valori che difendiamo, tenendo conto delle caratteristiche specifiche dei diversi Stati membri dell'Unione europea.</p>
<p style="font-weight: 400;">Se volete sapere cosa pensano le istituzioni dell'UE - e per il momento mi limito a loro - sulla questione delle relazioni tra le Chiese e gli Stati, dovete fare riferimento in particolare all'articolo 17 del TFUE (Trattato sul funzionamento dell'Unione europea) e citare il suo primo paragrafo:</p>
<p style="font-weight: 400;">" <em>L'Unione rispetta e non pregiudica lo status di diritto nazionale delle chiese e delle associazioni o comunità religiose negli Stati membri". </em></p>
<p style="font-weight: 400;">A prima vista, quindi, l'UE, in applicazione del principio di sussidiarietà, non vuole occuparsi delle relazioni tra Chiesa e Stato e lascia ai singoli Stati membri il compito di regolarle.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma le cose sono ovviamente meno semplici di quanto sembrino, poiché l'articolo 17 non si limita a questa prima affermazione e aggiunge, nel secondo paragrafo, che :</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>"L'Unione rispetterà anche lo status di diritto nazionale delle organizzazioni filosofiche e non confessionali.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Va precisato che per organizzazioni filosofiche dobbiamo intendere essenzialmente, ma non certo esclusivamente, le obbedienze massoniche.</p>
<p style="font-weight: 400;">Finora non c'è stato alcun riferimento alla laicità.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il terzo paragrafo è senza dubbio il più interessante. In esso si afferma che :</p>
<p style="font-weight: 400;">" <em>Riconoscendo la loro identità e il loro contributo specifico, l'Unione mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare con queste chiese e organizzazioni". </em></p>
<p style="font-weight: 400;">In altre parole, l'UE concede a queste chiese e associazioni uno speciale status di lobbisti e dà loro la possibilità di avere contatti regolari con le istituzioni. Un'osservazione che non mancherà di stupire i sostenitori di un'interpretazione ortodossa della laicità come quella definita dal modello francese. Per le organizzazioni filosofiche e non confessionali, questa situazione può essere sia un'opportunità che una trappola.</p>
<p style="font-weight: 400;">Da un punto di vista belga, questo modello è meno sorprendente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Forse vi sorprenderà, ma in Belgio i principi che sono alla base della laicità sono stati sanciti dalla Costituzione fin dall'indipendenza nel 1831.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non c'è dubbio che il costituente belga, ispirandosi in larga misura ai pensatori dell'Illuminismo, volesse affermare la preminenza del civile sul religioso affermando che <em>"Tutti i poteri provengono dalla Nazione". </em>(art. 33) e che <em>il n&rsquo;y a dans l&rsquo;État aucune distinction d&rsquo;ordres »</em> (art. 10).</p>
<p style="font-weight: 400;">La Costituzione del 1831 fu un'eccezione per l'epoca in Europa, garantendo la libertà di pensiero, di associazione e di stampa, abolendo la censura preventiva, richiedendo il matrimonio civile prima di quello religioso e stabilendo che nessuno poteva essere obbligato a partecipare a cerimonie religiose.</p>
<p style="font-weight: 400;">Infine, i belgi (all'epoca più del 90% cattolici) scelsero come sovrano un principe luterano al quale il costituente impose un giuramento - il giuramento di fedeltà alla Chiesa luterana. <em>"Giuro obbedienza alla Costituzione e alle leggi del popolo belga".</em> - senza il minimo riferimento religioso.</p>
<p style="font-weight: 400;">I miei amici francesi si affrettano a deplorare due deroghe ai principi definiti dalla legge del 1905. Il problema dell'istruzione confessionale e il finanziamento delle confessioni religiose.</p>
<p style="font-weight: 400;">La questione della legittimità del finanziamento delle confessioni religiose, una concessione volta a garantire le libertà di cui ho parlato, si pose molto presto. La risposta fu data già nel 1859 da Jules BARA, deputato liberale, massone e futuro ministro della Giustizia:</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>"Gli stipendi dei ministri del culto sono un'eccezione che non ha alcuna influenza sul principio costituzionale [la separazione tra Chiesa e Stato], poiché non implica alcun obbligo da parte del clero nei confronti dello Stato, né si può dire che si debbano concedere privilegi o favori ai ministri del culto. </em></p>
<p style="font-weight: 400;">Jules BARA esponeva il principio che ha regolato le relazioni tra le confessioni religiose e lo Stato belga dal 1831, un principio che gli specialisti chiamano "principio di libertà". <em>"doppia incompetenza</em>. In parole povere, lo Stato non interferisce negli affari delle confessioni religiose e queste ultime non godono di uno status privilegiato che consenta loro di influenzare gli affari pubblici. La preminenza del civile sul religioso è preservata e non c'è mai stato un concordato tra il Belgio e il Vaticano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il sistema delle religioni riconosciute - che giustifica i finanziamenti - ha inizialmente favorito cattolici ed ebrei. È stato poi esteso agli anglicani (1835), ai protestanti (1839), ai musulmani (1974) e agli ortodossi (1985).</p>
<p style="font-weight: 400;">Il legislatore belga ha sempre ritenuto che il riconoscimento di una religione non potesse basarsi sulla sua dottrina perché, in virtù della separazione tra Stato e Chiesa, lo Stato non ha la competenza di valutare la pertinenza di un credo. Questo argomento spiega perché in Belgio non è mai esistita una legislazione contro la blasfemia.<sup>i</sup>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il riconoscimento si basa quindi esclusivamente sull'utilità sociale della religione (e, dal 2002, del laicismo organizzato).<sup>ii</sup>); in altre parole, il ruolo che svolge nel collegare la società. Servizi come la cappellania, il sostegno morale, l'organizzazione di varie cerimonie e l'accesso ai media pubblici contribuiscono a questo legame e possono quindi giustificare il sostegno finanziario pubblico.</p>
<p style="font-weight: 400;">Infine, va notato che questo sistema funziona senza creare alcun obbligo per i cittadini di dichiarare un'appartenenza religiosa o filosofica, a differenza di quanto avviene, ad esempio, in Germania con la tassa sulla chiesa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il Belgio è un Paese in cui il pragmatismo è una seconda natura. Siamo a nostro agio con la complessità e abbiamo - a volte anche troppo - un certo gusto per l'ingegneria istituzionale. Un mio amico dice spesso <em>"Se qualcuno vi spiega come funzionano le istituzioni belghe e voi lo capite, è perché lo ha spiegato male".</em>. <em>Mutatis mutandis</em>Questa analisi può essere applicata anche alle istituzioni dell'UE, dove le soluzioni pragmatiche spesso funzionano meglio dei principi rigidamente definiti.</p>
<p style="font-weight: 400;">L'Associazione Europea del Libero Pensiero (EFTA), tenendo conto della diversità degli approcci nazionali alle relazioni tra Chiesa e Stato, ha quindi deliberatamente omesso qualsiasi riferimento esplicito al modello francese. Tuttavia, ne difende i principi fondamentali, pur riconoscendo che le strade da percorrere devono essere adattate alle caratteristiche specifiche dei vari Paesi dell'UE.</p>
<p style="font-weight: 400;">È inoltre importante, per garantire un'azione efficace, capire come è organizzata la governance europea in relazione alle relazioni tra le principali tradizioni religiose e filosofiche e l'UE.</p>
<p style="font-weight: 400;">Alla luce di quanto afferma l'articolo 17, ma anche, più in generale, analizzando lo stile di governance dell'UE, è chiaro che il rapporto dell'UE con gli Stati membri non è di tipo normativo. Non può quindi essere laico, nel senso in cui lo intendiamo in quest'Aula, ma non è nemmeno concordatario, per cui chi parla di un'Europa vaticana fa più una caricatura della realtà che una descrizione accurata. D'altra parte, il potere delle lobby cattoliche è evidente ed è rafforzato dal peso del PPE (Partito Popolare Europeo) all'interno delle istituzioni; ma le istituzioni sono comunque obbligate a osservare una sorta di benevola neutralità.<sup>iii</sup>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quindi la governance europea non sta adottando il <strong>lo stato regolatore</strong>. D'altra parte, è in linea con la nozione di <strong>d&rsquo;État animateur</strong> dans la mesure où elle assume la perte de centralité des acteurs politico-étatiques au profit d&rsquo;une action multipolaire, multiniveaux, décentralisée, informelle et non hiérarchique entre l&rsquo;État et les groupes sociaux.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le relazioni tra le istituzioni europee e le organizzazioni religiose e filosofiche si basano su sei principi:</p>
<ul>
<li>Sussidiarietà ;</li>
<li>Riconoscimento del ruolo sociale positivo della religione e delle organizzazioni non confessionali ;</li>
<li>Riconoscimento della loro specificità rispetto alle altre organizzazioni della società civile;</li>
<li>Neutralità positiva dell'istituzione nei confronti dei giocatori ;</li>
<li>Riconoscimento del pluralismo religioso e filosofico ;</li>
<li>Un arsenale giuridico strutturato sulla non discriminazione sulla base della religione e del credo.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Questa, che ci piaccia o no, è la realtà con cui ci confrontiamo e all'interno della quale siamo costretti ad agire.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il dialogo organizzato nel quadro dell'articolo 17 è quindi una forma particolare - assunta dai partner - di lobbying o advocacy. Il lobbying è una tecnica che implica la persuasione e deve tenere conto della nozione di equilibrio di potere.</p>
<p style="font-weight: 400;">L'importante, soprattutto per i partner più deboli come AEPL, è essere attivi e rilevanti nell'azione. Perché le istituzioni sono aperte alle proposte dei partner e, contrariamente a quanto si crede, non sono sempre i "grandi" a vincere.</p>
<p style="font-weight: 400;">Esempi concreti per aiutarmi a capire.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il nostro intervento presso il Mediatore europeo per eliminare il criterio della teologia dall'elenco dei criteri di selezione dei membri del Gruppo europeo di etica ha avuto seguito in occasione del rinnovo del 2017.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il rinnovo del mandato dell'Inviato speciale dell'UE per la libertà di religione e di credo al di fuori dell'Europa, al quale ci siamo rivolti insieme ad altre organizzazioni, ha rafforzato il riconoscimento della condizione dei non credenti, degli atei e degli apostati nella risoluzione approvata lo scorso gennaio dal Parlamento europeo.<sup>iv</sup>.</p>
<p style="font-weight: 400;">La questione è quindi come sfruttare la sua energia per ottenere risultati concreti che abbiano un impatto sulla vita quotidiana delle persone.</p>
<p style="font-weight: 400;">La questione è anche, più fondamentalmente, vedere come possiamo, in relazione all'UE, partecipare alla produzione del consenso. Dovremmo attenerci al consenso trasversale definito da John Rawls, respingendo le questioni divisive, come quelle religiose, nel regno del forum domestico?<sup>v</sup> ? O dobbiamo seguire la strada del consenso attraverso il confronto, come teorizzato da Jürgen Habermas? Come ha detto il filosofo Jean-Marc Ferry:<em> </em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>"Il modello del consenso attraverso il confronto si rifà quindi al principio o alla formula della dissociazione tra valori privati e norme pubbliche, o tra convinzioni private e ragione pubblica. Si basa sulla procedura stessa di un'etica della discussione, condotta pubblicamente e senza riserve, per aprire la prospettiva di un consenso pratico, di un possibile accordo sulle questioni pratiche che si presentano nella prassi.<sup>vi</sup></em></p>
<p style="font-weight: 400;">Negli ultimi quarant'anni, questo modello ha indubbiamente funzionato in Belgio sulle questioni etiche. Con grande difficoltà, negli anni '80, nel caso dell'interruzione di gravidanza. Molto più serenamente per la legge sull'eutanasia e - quasi naturalmente - per il matrimonio omosessuale. Questo consenso basato sul confronto è servito anche a cambiare la legge sull'aborto in Irlanda.</p>
<p style="font-weight: 400;">Se questo modello può essere utile, è perché generalmente porta alla conclusione che la soluzione migliore per risolvere il disaccordo sui valori fondamentali è quella di creare uno spazio giuridico che permetta agli individui di esercitare la loro scelta autonoma. Leggi come quelle che autorizzano l'aborto o l'eutanasia non obbligano nessuno a ricorrervi. Le leggi che vietano queste opzioni, invece, sono leggi che impediscono agli individui di esercitare la loro libertà. Di fatto, il sistema permette di mettere in pratica i principi laici.</p>
<p style="font-weight: 400;">In conclusione, radicata nella tradizione dell'Illuminismo, l'AEPL opta per un'Europa fatta di Stati non necessariamente laici in senso francese, ma imparziali (riprendendo la nozione di "laicità"). <em>Stati laici</em> ") :</p>
<ul>
<li>Dove la protezione più ampia va alla minoranza più piccola, l'individuo, perché la cittadinanza si basa su soggetti autonomi in grado di scegliere liberamente ciò che costituisce la loro identità personale.<sup>vii</sup>.</li>
<li>Dove il diritto civile prevale su qualsiasi altra fonte di diritto.</li>
<li>Dove non ci sono restrizioni all'uguaglianza tra uomini e donne.</li>
<li>Dove, per quanto riguarda una serie di questioni etiche che sono oggetto di dibattito, le autorità legiferano in modo tale da consentire agli individui di fare scelte informate.</li>
<li>Dove il diritto di essere diversi non porta a diritti diversi.</li>
<li>Dove, in termini di finanziamento dell'istruzione, la neutralità delle scuole statali costituisce una differenza oggettiva che garantisce - come minimo - un trattamento privilegiato rispetto alle scuole confessionali.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Crediamo che questi obiettivi concreti siano raggiungibili in tutta Europa, nonostante le caratteristiche specifiche di ogni Paese. I progressi saranno ancora più rapidi se creeremo una vera solidarietà tra tutti coloro che sostengono questo approccio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non è un compito impossibile. E le istituzioni europee sono tutt'altro che impermeabili a queste idee.</p>
<p style="font-weight: 400;">Due esempi per convincervi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Negli ultimi mesi si è parlato molto di una decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa, con sede a Strasburgo (CEDU), riguardante la sentenza di un tribunale greco in una causa di divorzio.<sup>viii</sup>. Alcuni giornali, alcune associazioni laiche e la signora Le Pen hanno commentato questa decisione affermando che la CEDU ha voluto promuovere la</p>
<p style="font-weight: 400;">La Sharia in Europa. Queste affermazioni si basano su una lettura superficiale e distorta della sentenza, che ritiene che la Sharia - che la Grecia riconosce per trattato come fonte di diritto nelle cause civili riguardanti la sua minoranza turcofona in Tracia - non potesse impedire al ricorrente in questo caso di invocare il diritto comune greco per risolvere la controversia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Curiosamente, un'altra informazione sullo stesso tema è stata completamente ignorata dagli stessi giornali, associazioni e personalità. Si tratta della Risoluzione 2253 adottata lo scorso gennaio dall'Assemblea parlamentare dello stesso Consiglio d'Europa su <em>La Sharia, la Dichiarazione del Cairo e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo. </em>Citerò solo due estratti che dovrebbero mettere le cose in prospettiva:</p>
<p style="font-weight: 400;">L'Assemblea è inoltre molto preoccupata per il fatto che la Sharia, comprese le disposizioni chiaramente contrarie alla Convenzione, sia applicata ufficialmente o non ufficialmente in diversi Stati membri del Consiglio d'Europa, in tutto o in parte del loro territorio.</p>
<p style="font-weight: 400;">L'Assemblea ricorda inoltre di aver ripetutamente sottolineato il proprio sostegno al principio della separazione tra Stato e religione, uno dei pilastri di una società democratica, ad esempio nella Raccomandazione 1804 (2007) su Stato, religione, laicità e diritti umani. È importante continuare a rispettare questo principio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Anche il Parlamento europeo può adottare testi che dovrebbero rassicurarci. È il caso della decisione che definisce il mandato dell'Inviato speciale per la promozione della libertà di religione e di credo al di fuori dell'Europa, adottata il 15 gennaio.  Questo testo ribadisce chiaramente l'importanza della separazione tra Chiesa e Stato, descritta come un principio costituzionale essenziale; insiste anche sulle garanzie che devono essere disponibili per i non credenti o per le persone che vogliono rompere o cambiare la loro religione.<sup>ix</sup>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sebbene le istituzioni dell'UE siano tutt'altro che perfette, molte delle critiche che vengono loro rivolte si basano su idee sbagliate o pregiudizi - in breve, su una mancanza di informazioni. Questo spiega la necessità di sviluppare l'educazione alla cittadinanza europea, che l'AEPL ha richiesto in una petizione e che l'UE ha raccomandato agli Stati membri nella sua dichiarazione al Vertice sociale europeo di Göteborg del novembre 2017 e ha concretizzato in una raccomandazione approvata nel gennaio 2018.<sup>x</sup></p>
<p style="font-weight: 400;">La mia esperienza dimostra che possiamo compiere progressi significativi in termini di valori che difendiamo, ma possiamo farlo solo unendoci sugli obiettivi e non dividendoci sulle definizioni o sui modelli.</p>
<p style="font-weight: 400;">Contrariamente a quanto troppo spesso pensiamo, i valori dell'Illuminismo stanno ancora progredendo. Ma questo progresso sta facendo sì che i nemici della libertà si tendano la mano. La lotta non è mai finita e merita l'impegno di tutti. Siamo quindi obbligati a tornare a questa raccomandazione, a combinare il pessimismo della ragione con l'ottimismo della volontà.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="text-decoration: line-through;">                                                            </span></p>
<ul>
<li>La libertà di coscienza è sempre stata cara ai belgi e i massoni belgi sono stati pionieri in questo campo quando, nel 1872, hanno abolito l'obbligo per le LL di invocare il Grande Architetto dell'Universo e l'immortalità dell'anima. Su questo tema, si legga con interesse l'opera di Hervé Hasquin <em>I cattolici belgi e il FM,</em> Prefazione, Bruxelles, 2011</li>
<li>La Laïcité organisée riunisce tutte le organizzazioni non confessionali che costituiscono il Conseil central des Communautés philosophiques non-confessionnelles de Belgique, o in breve Conseil central laïque.</li>
<li>Su questo complesso argomento, si veda MASSIGNON, B, <em>Dei e funzionari, religioni e laicità di fronte alla sfida dell'integrazione europea; </em>Presses universitaires de Rennes, 2007.</li>
<li><em>Linee guida dell'UE e mandato dell'Inviato speciale dell'UE per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'UE</em>P8_TA-PROV(2019)0013.</li>
<li>‘’Le spectre paradigmatique a cet égard, c&rsquo;est la guerre de religion. Pour prévenir ou conjurer ce risque toujours présent dans la pensée libérale, en particulier celle de John Rawls, la solution depuis Hobbes consiste en une privatisation des convictions et des croyances – c&rsquo;est-à-dire au fond dans ce que j&rsquo;appellerai une « excommunication politique » du religieux : raison publique d&rsquo;un côté, conviction privée de l&rsquo;autre. C’est la formule prélibérale de la pacification sociale. De là se construit le modèle libéral d’un consensus par recoupement : on suppose que les sociétaires pourront trouver dans leurs valeurs privées les bonnes raisons, toujours privées, d&rsquo;adhérer à des normes communes qui, elles, sont publiques’’. (Ferry, Jean-Marc, <em>Procedere in modo democratico, </em>in Revue Nouvelle, Bruxelles, 1-2/2003, pp 10-17), p. 17.</li>
<li>Ferry, Jean-Marc,<em>, p.16</em>.</li>
<li>Come disse Stanislas de Clermont-Tonnerre in un discorso all'Assemblea Nazionale nel 1789, <em>"Agli ebrei deve essere negato tutto, in quanto nazione </em>[oggi diremmo comunità].<em> e concedere tutto agli ebrei come individui. Non devono formare un corpo politico o un ordine all'interno dello Stato. Devono essere cittadini individuali. </em>Questa formula lapidaria segna il rifiuto di iscrivere il cittadino in un'appartenenza che egli stesso non ha definito. Va inoltre ricordato che il primo atto dei regimi antisemiti è sempre stato quello di privare i propri cittadini ebrei della cittadinanza, confinandoli a forza in una "comunità" che non avevano necessariamente scelto (Otto Frank, il padre di Anna, aveva prestato servizio come ufficiale nell'esercito tedesco durante la Prima guerra mondiale e non si considerava certo un estraneo alla nazione tedesca).</li>
<li>Molla Sali c. Grecia sentenza del 19 dicembre 2018</li>
<li>Considerando che il principio della separazione tra Chiesa e Stato è un principio costituzionale essenziale in tutto il mondo e in Europa;</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">considerando che la libertà di religione e di credo implica il diritto dell'individuo di scegliere ciò in cui crede o non crede, il diritto di cambiare o abbandonare la propria religione e le proprie convinzioni senza alcuna coercizione, e il diritto di praticare e manifestare il pensiero, la coscienza, la religione e le convinzioni di sua scelta, individualmente o in comunità con altri, in privato o in pubblico; che la manifestazione del pensiero, della coscienza, della religione o delle convinzioni può essere espressa nel culto, nell'osservanza, nella pratica e nell'insegnamento che la libertà di religione e di credo implica il diritto delle comunità credenti e non credenti di mantenere o abbandonare la propria etica e di agire di conseguenza, nonché il diritto delle organizzazioni religiose, laiche e non confessionali di avere una personalità giuridica riconosciuta; che la protezione delle persone che aderiscono a qualsiasi religione o a nessuna religione e la lotta efficace contro le violazioni della libertà di religione e di credo, come le discriminazioni o le restrizioni legali basate sulla religione o sul credo, sono condizioni essenziali affinché gli individui possano godere di questa libertà su base paritaria.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Linee guida dell'UE e mandato dell'Inviato speciale dell'UE per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'UE</em>P8_TA-PROV (2019) 0013.</p>
<ul>
<li>Raccomandazione del Consiglio sulla promozione dei valori comuni, dell'istruzione inclusiva e della dimensione europea dell'insegnamento {SWD(2018) 13 final}</li>
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			</item>
		<item>
		<title>Rapport AEPL « L&#8217;Europe Autrement »</title>
		<link>https://aepl.eu/it/relazione-aepl-europa-autrement-de-2018/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubdate>Wed, 18 Apr 2018 07:08:35 +0000</pubdate>
				<category><![CDATA[Nouvelles]]></category>
		<category><![CDATA[Publications]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il documento "Europe autrement - de la nécessité de refonder l'Europe" (L'Europa diversamente - la necessità di ripensare l'Europa) è il risultato di un processo di consultazione durato quasi due anni con i membri dell'AEPL. In esso, essi esprimono le loro opinioni sul futuro di un'Unione europea capace di...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il documento "<strong>L'Europa diversa - la necessità di ricostruire l'Europa</strong>"è il frutto di una consultazione con i membri dell'AEPL durata quasi due anni. In esso, essi esprimono le loro concezioni sul futuro di un'Unione europea in grado di affrontare le sfide del mondo odierno nel rispetto dei propri valori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>CONTENUTI</u></strong></p>
<p><strong>1) - I fatti</strong></p>
<p><strong>2) - Ricostruire l'Europa: principi e valori</strong></p>
<p><strong>            2-a) Solidarietà, democrazia e trasparenza</strong></p>
<p><strong>            2-b) Un progetto più chiaro</strong></p>
<p><strong>            2-c) Un'identità europea condivisa</strong></p>
<p><strong>            2-d) Sovranità europea</strong></p>
<p><strong>3) - Mezzi d'azione</strong></p>
<p><strong>            3-a) Un « noyau dur »?</strong></p>
<p><strong>                        - Gruppi di Stati volontari                       </strong></p>
<p><strong>                        - La zona euro come primo cerchio</strong></p>
<p><strong>                        - La fine del voto all'unanimità</strong></p>
<p><strong>            3-b) Un budget per affrontare le sfide</strong></p>
<p><strong>                        - Un bilancio per la zona euro</strong></p>
<p><strong>                        - Programmazione più adatta</strong></p>
<p><strong>                        - Nuove risorse</strong></p>
<p><strong>            3-c) Le istituzioni giuste</strong></p>
<p><strong>                        - Il Parlamento europeo</strong></p>
<p><strong>                        - Il Consiglio europeo</strong></p>
<p><strong>                        - La Commissione europea</strong></p>
<p><strong>4) - Politiche comunitarie da sviluppare</strong></p>
<p><strong>            4-a) Politiche comuni</strong></p>
<p><strong>            4-b) Una vera politica economica</strong></p>
<p><strong>            4-c) Difesa europea</strong></p>
<p><strong>            4-d) Dall'allargamento alla riunificazione dell'Europa </strong></p>
<p><strong>            4-e) Una risposta europea alle crisi migratorie</strong></p>
<p><strong>            4-f) Una politica linguistica</strong></p>
<p><strong>            4-g) Educazione alla cittadinanza europea</strong></p>
<p><strong>            4-h) Una comunità di valori e libertà individuali</strong></p>
<p><strong>5) - Conclusione: il sogno europeo</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>"EUROPA DIVERSAMENTE</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>DE LA NÉCESSITÉ DE REFONDER L&rsquo;EUROPE</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Preambolo</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">L'Associazione Europea del Libero Pensiero (AEPL) si propone di promuovere il progetto europeo, il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini e la separazione tra religioni e Stato. Riunisce in una rete europea che copre più di venti Paesi SS e FF motivate dall'integrazione europea e che condividono valori umanistici e principi di pace e progresso.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il documento "<strong>L'Europa diversa - la necessità di ricostruire l'Europa</strong>"è il frutto di una consultazione con i membri dell'AEPL durata quasi due anni. In esso, essi esprimono le loro concezioni sul futuro di un'Unione europea in grado di rispondere alle sfide del mondo odierno nel rispetto dei propri valori. Questo testo è una sintesi delle risposte ricevute fino ad oggi.  Copre le principali questioni sollevate dai nostri membri e presenta un insieme coerente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Soprattutto, questo documento vuole essere il frutto della riflessione dei cittadini di base. In questo senso, si tratta di un progetto costruito dal basso verso l'alto e non viceversa, realizzando così l'auspicio dei leader europei, che spesso dichiarano di ascoltare i cittadini.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Introduzione</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Comme de nombreux citoyens européens ou responsables politiques, les membres de l’Association Européenne de la Pensée Libre sont préoccupés par le risque de voir le projet européen menacé, voire échouer. Tout en soutenant avec conviction le principe de la construction européenne, nous constatons que l&rsquo;UE telle qu&rsquo;elle fonctionne aujourd&rsquo;hui n&rsquo;est plus en mesure de répondre aux inquiétudes des nombreux citoyens confrontés aux bouleversements du monde. Ces citoyens ont le sentiment que l&rsquo;Europe est indifférente ou impuissante. Des partis fondés sur le rejet de l&rsquo;Europe sont en train de s&rsquo;implanter durablement dans le paysage politique de nombreux États membres. Si l&rsquo;on veut éviter l’échec de l&rsquo;UE, il faut impérativement lui donner un nouvel élan, le statu quo menant à terme au fiasco.</p>
<p style="font-weight: 400;">C&rsquo;est pourquoi nous souhaitons proposer le projet  d’une « Europe autrement » capable de relancer l’enthousiasme.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dopo una rapida <strong>rapporto</strong>Ribadiremo la necessità di una nuova fondazione e di una forte riaffermazione dei seguenti punti  <strong>principi e valori</strong> che, a nostro avviso, devono costituire la base di questa nuova Unione europea.</p>
<p style="font-weight: 400;">Definiamo quindi <strong>i mezzi d'azione</strong> da implementare. Queste risorse possono riguardare i processi decisionali o i diversi livelli di integrazione desiderati dagli Stati membri. Il campo d'azione di un'Unione riformata è strettamente condizionato dal livello e dalla natura delle risorse di bilancio ad essa destinate. Anche questo tema sarà affrontato. Infine, si affronterà la questione <strong>La governance europea </strong>e quindi l'organizzazione delle istituzioni comunitarie.</p>
<p style="font-weight: 400;">Alcune delle principali sfide odierne sono di dimensioni tali da superare la portata di un singolo Stato e richiedono risposte congiunte su scala europea. Diversi esempi di <strong>politiche di interesse comunitario</strong> saranno presentati. Verranno esaminati in successione l'economia, la difesa, la risposta alle crisi migratorie, le politiche di allargamento, la possibilità di una politica linguistica e l'educazione alla cittadinanza europea.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per concludere, un'ultima sezione sarà dedicata a ciò che potrebbe essere <strong>il sogno europeo</strong> per un movimento come il nostro, impegnato nei valori della solidarietà, dell'umanesimo e del progresso.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>1) - I fatti</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Nos membres font le constat que le contexte du début de la construction européenne, (celui de la guerre froide et de l’essor de l’économie de rattrapage au sortir de la Deuxième Guerre mondiale) a radicalement changé. La mondialisation des échanges commerciaux, la financiarisation de l&rsquo;économie ainsi que sa dérégulation, la révolution numérique et robotique, l&rsquo;explosion des inégalités, la montée de l&rsquo;intolérance religieuse, les guerres contre des organisations terroristes internationales (Daesh et autres), les conséquences alarmantes des activités humaines sur l’environnement et le climat, l’épuisement des réserves de matières premières non renouvelables forment aujourd’hui un contexte d&rsquo;instabilité anxiogène pour beaucoup de citoyens européens.</p>
<p style="font-weight: 400;">D&rsquo;autre part, jamais l&rsquo;Europe n&rsquo;a été frappée par autant de crises majeures de façon simultanée :</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>incertezze del mercato dopo la crisi economica e finanziaria globale e sistemica del 2008</li>
<li>crisi specifica della zona euro</li>
<li>crisi politica delle democrazie occidentali (successo del populismo)</li>
<li>crisi all'interno dell'UE (fratture senza precedenti: Nord-Sud, Est-Ovest, vecchio-nuovo, separatismo regionale, Brexit)</li>
<li>instabilité géopolitique périphérique, crises et conflits armés aux frontières extérieures  de l&rsquo;Union européenne (Russie, Ukraine, Turquie, Proche-Orient…)</li>
<li>crise de confiance avec l&rsquo;allié traditionnel américain</li>
<li>una grande crisi di rifugiati e migranti.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">L&rsquo;absence de perspectives de solutions à court terme sur toutes ces questions, ainsi que la perte de repères due à la mondialisation, entretiennent des peurs qui conduisent de larges fractions de nos populations à se replier sur elles-mêmes et à se raccrocher aux repères historiques familiers. En Europe : le modèle de l’État–nation souverain avec le risque de dérive nationaliste, les religions avec le risque de l’intolérance, les identités supposées avec le risque du rejet de l’autre et du repli sur soi. Autant de risques de régressions qui menacent directement les fondements du projet européen.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>2) - Ricostruire l'Europa: principi e valori</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>2-a) Solidarietà, democrazia e trasparenza</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Pour répondre à ces inquiétudes et à cette importante désaffection vis à vis de l&rsquo;idée européenne, il faut donc repenser une Europe qui serait à la fois : plus démocratique, plus protectrice, plus solidaire, plus transparente, plus efficace et plus compréhensible.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le respect des valeurs européennes, dont les libertés individuelles sont consignées aujourd&rsquo;hui dans la Charte des droits fondamentaux de l’Union européenne<a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, impose au projet de refondation d&rsquo;être avant tout fidèle aux principes de dignité de l’individu, de liberté, d&rsquo;égalité des droits, de solidarité et de liberté de pensée.  Cela passe par une réaffirmation des valeurs de démocratie et de droits de l’homme<a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>.</p>
<p style="font-weight: 400;">La rifondazione comporterà in alcuni casi profondi cambiamenti, in altri miglioramenti. In particolare, questa Europa dovrà liberarsi dai postulati eccessivi del neoliberismo, che sono stati così dannosi. L'incentivazione della concorrenza condurrà il progetto europeo alla sua fine, se si dimentica la necessaria solidarietà che deve unire gli Stati e i popoli.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>2-b) Un progetto più chiaro</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Questi principi e valori dovrebbero essere in grado di impegnare tutti gli Stati coinvolti nel progetto di rilancio dell'Unione Europea. <strong> </strong>Questi principi potrebbero essere enunciati in un breve testo che potrebbe avere valore costituzionale. Questo testo definirebbe il <strong>objectifs de l&rsquo;Union</strong> e in particolare l'obiettivo di creare un'entità transnazionale attraverso il trasferimento concordato della sovranità, un testo da ratificare, se necessario, previa consultazione dei cittadini degli Stati firmatari. L'assenza di un progetto chiaramente espresso all'inizio dagli Stati membri è un grave handicap per l'UE, che alimenta dubbi e incoraggia l'euroscetticismo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un système institutionnel équilibré reconnaît des droits mais impose aussi des devoirs. Tout manquement d&rsquo;un État aux règles communes ou aux valeurs démocratiques devrait pouvoir se traduire par des sanctions réellement appliquées. Pour respecter les principes d’un État de droit, il faudra maintenir les dispositions de l&rsquo;article 2 du traité de Lisbonne sur les valeurs de l&rsquo;Union<a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>. En revanche, il conviendrait  a) de compléter l&rsquo;application de l&rsquo;article 7 (qui prévoit que l’État membre qui ne respecte pas ces dispositions peut perdre son droit de vote au Conseil) par un article prévoyant l&rsquo;amputation de certains fonds et financements en cas de violation de l&rsquo;article 2,  b) de remplacer la règle de l&rsquo;unanimité par celle de la majorité qualifiée.<a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>2-c) </strong><strong>Un'identità europea condivisa</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Ce qui nous rapproche en tant qu’Européens est plus important que ce qui nous sépare. Il existe maintenant, de droit, une citoyenneté européenne. Mais le plein exercice de cette citoyenneté nécessite de forger une identité européenne à côté de toutes les autres, qui se traduise par un sentiment d&rsquo;appartenance avec ses droits et ses devoirs.</p>
<p style="font-weight: 400;">Una delle condizioni essenziali per diffondere questo senso di appartenenza è una migliore comprensione di ciò che è l'Europa. Conoscerla meglio significa prendere coscienza del ruolo eminente svolto dalla costruzione europea negli ultimi decenni nell'estensione delle libertà, dei diritti e dei vantaggi di cui godiamo oggi. Significa anche rendersi conto che tutti gli europei condividono una storia e un patrimonio comune.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le plein exercice de la citoyenneté passe aussi par l&rsquo;information sur le fonctionnement institutionnel de l&rsquo;Europe, d&rsquo;une part, et de ses États membres, d&rsquo;autre part. Aujourd’hui, ces questions sont essentiellement traitées par des médias nationaux et souvent à la rubrique «Monde», «Étranger» ou «International». Une actualité européenne bien informée, soutenue par une communication grand-public de la part des institutions, devrait avoir sa place en tant que telle pour symboliser non pas quelque chose d’étranger mais un espace partagé entre États membres au sein d’une même Union.  Le rôle de médias développant une offre attractive (à l’image du succès de la chaîne de télévision franco-allemande Arte) permettrait à un plus grand nombre de se former à une culture européenne et de cultiver la fierté d&rsquo;être européen.</p>
<p style="font-weight: 400;">Pour cela, il faut généraliser et afficher les symboles de l&rsquo;Europe : le drapeau, l’hymne, la devise « Unis dans la diversité » et la journée de l&rsquo;Europe le 9 mai célébrant le discours fondateur de Robert Schuman, date qui devrait pouvoir être fêtée, partout en Europe, par des évènements symboliques.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>2-d) Sovranità europea</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">In un mondo ampiamente globalizzato e interconnesso, sappiamo che le politiche che affrontano le questioni globali possono essere pienamente efficaci solo se affrontate a livello comunitario. Sarà quindi necessario trasferire alcuni poteri esclusivi dagli Stati membri al livello comunitario. Questi trasferimenti dovranno essere trasparenti e liberamente acconsentiti dalla maggioranza degli Stati membri che decideranno di farlo. Una ridefinizione delle competenze sarà naturalmente necessaria per avere i mezzi per avere, ad esempio, una difesa comune associata a una politica estera comune.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si la compétence pour préserver les quatre libertés dans l&rsquo;Union européenne (liberté de circulation des citoyens, des biens, des services et des capitaux) doit être réservée aux institutions européennes, il faut cependant rester vigilant quant au maintien des compétences dévolues aux États membres. C’est pourquoi la question de la subsidiarité<a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a> è fondamentale e merita di essere riesaminato. La critica principale è che questo principio di sussidiarietà, sancito dal Trattato sull'Unione europea (TUE) e così come funziona nella pratica, ha avuto l'effetto di esonerare i livelli decisionali intermedi (nazionali, regionali, ecc.) da un reale impegno europeo. È fin troppo facile accusare erroneamente "Bruxelles" di dettare le proprie regole agli Stati membri. Se si vuole che la sussidiarietà sia pienamente abbracciata da tutti gli attori dell'azione politica, essa deve corrispondere a una proposta di delega di competenze a livello europeo che provenga liberamente dal livello locale (dal basso verso l'alto) e non sia imposta dall'alto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nelle aree considerate di competenza mista (UE/Stati o UE/regioni) dalla Corte di giustizia europea, i meccanismi istituzionali che coinvolgono i parlamenti nazionali nel processo decisionale potrebbero comunque essere mantenuti. Tuttavia, se dovessero prevalere le tendenze federaliste, la nozione di competenza mista verrebbe sicuramente meno.</p>
<p style="font-weight: 400;">In un contesto di crisi e minacce globali, i cittadini europei saranno più protetti dalla sovranità su scala europea che dalla sovranità nazionale. Questa è una delle principali sfide della necessaria ricostruzione di un'Europa diversa.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>3) - Mezzi d'azione</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>3-a) Un « noyau dur » ?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il piano originario prevedeva che gli Stati membri procedessero insieme verso una "unione sempre più stretta". Ma gli alti e bassi della storia, le votazioni nazionali e le successive ondate di allargamento a Stati con motivazioni diverse per l'integrazione hanno fatto sì che la realtà sia una cooperazione e un'integrazione à la carte. Non tutti gli Stati hanno aderito a tutti i programmi dell'Unione. Esistono già "cerchi" de facto con perimetri diversi (zona euro, area Schengen, Unione doganale, Spazio economico europeo, Area di cooperazione di polizia e giudiziaria, ecc.) che non si sovrappongono al perimetro formato dai 28 (27) Stati membri dell'UE.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>- Gruppi volontari di Stati. </strong>C&rsquo;est donc l&rsquo;idée de « noyau dur » ou d&rsquo;une Europe à géométrie variable qui semble à beaucoup la plus prometteuse pour redonner un nouvel élan à l&rsquo;Union. Un groupe d’États membres volontaires<a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a> peut ainsi renforcer son degré d&rsquo;intégration mais à la condition que les autres ne puissent lui opposer de blocage. Ces pays, convaincus que l&rsquo;échelon européen n&rsquo;est pas une limitation mais la condition même de leur souveraineté, pourraient aller vers plus de fédéralisme, tandis que les autres les rejoindraient à leur rythme et s&rsquo;ils le souhaitent. Cela devra se faire sans que les autres États membres ne se considèrent comme laissés pour compte, les acquis communautaires existants leur restant acquis.</p>
<p style="font-weight: 400;">Parvenir à ce résultat marque un saut fédéral, même si l’UE n’est pas un État fédéral en formation au sens classique. Toutefois, il convient de noter que l&rsquo;UE  en possède déjà un certain nombre d&rsquo;attributs importants, tels que la Banque centrale européenne (BCE), l&rsquo;Euro, Schengen, l&rsquo;Union bancaire, le Mécanisme européen de stabilité, la Cour des comptes européenne, les garde-frontières et garde-côtes, etc. Quant à l&rsquo;approche consistant à passer d’emblée par un texte ayant valeur constitutionnelle, elle a peu de chances de réussite à court ou moyen terme, compte tenu des expériences récentes (l’échec du Traité constitutionnel de 2005) sauf modification des traités.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>- La zona euro come primo cerchio. </strong>Beaucoup pensent que la zone euro, déjà fortement intégrée de par sa monnaie, pourrait constituer un des premiers « noyaux durs ». Il lui faudrait pour cela un budget propre, une coordination des politiques économiques et monétaires, ainsi que des procédures de  solidarité financière et d’harmonisation fiscale, sous l&rsquo;autorité d&rsquo;un ministre responsable de l&rsquo;Union économique et monétaire (UEM). Cela aurait notamment pour effet de  pallier ses défauts de construction, d’améliorer son efficacité et de renforcer sa résilience aux crises. Un parlement de la zone euro pourrait voir le jour, composé de membres du Parlement Européen issus des pays formant ce « premier cercle ».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>- La fine del voto unanime. </strong>Dans une telle perspective, et pour éviter un blocage par des minorités, il est indispensable que les États membres volontaires qui accepteront pour être plus efficaces de respecter des règles plus contraignantes décident de poursuivre l&rsquo;extension du champ du vote à la majorité qualifiée pour en finir avec le principe paralysant de l&rsquo;unanimité. Il est en effet inefficace de devoir négocier comme aujourd’hui au prix de compromis boiteux qui comportent des exceptions pour obtenir une unanimité de façade. Et lorsqu’il s’agit de questions importantes de droit primaire de l’Union Européenne (nouveau traité ou modification de traité existant) un texte devrait pouvoir être adopté si les 4/5 des États membres l&rsquo;ont approuvé, que ce soit sous forme parlementaire ou référendaire.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>3-b) Un bilancio all'altezza delle sfide.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">C’est un point essentiel : pour mener ces politiques, l&rsquo;UE doit pouvoir disposer d&rsquo;un budget adapté. Le budget actuel est très largement insuffisant (1 % du PIB, là où le budget fédéral des États-Unis est de l’ordre de 24 %) et il est trop dépendant des contributions des États, chaque fois remises en causes au prix de désolantes négociations. Le budget doit être considérablement augmenté (au départ au moins 5% à 10% du PIB de l&rsquo;UE) pour assurer la crédibilité et la visibilité des actions menées par l&rsquo;UE.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>- Un bilancio per la zona euro</strong>. Oggi gli Stati non appartenenti alla zona euro hanno lo stesso potere decisionale in materia di bilancio degli Stati che ne fanno parte. Sarebbe logico che ci fosse un bilancio per la zona euro e un altro per tutti gli Stati membri. Il bilancio della zona euro dovrebbe perseguire diversi obiettivi:</p>
<ul>
<li>incentivare gli Stati membri a realizzare le riforme strutturali</li>
<li>finanziamento degli investimenti in beni pubblici</li>
<li>garantire una forma di solidarietà in caso di shock asimmetrico</li>
<li>dare priorità alle politiche con una dimensione sociale</li>
<li>agire come strumento anticiclico in caso di grave recessione nell'eurozona.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;"><strong>- Programmazione più adatta</strong>. Anche la programmazione pluriennale delle spese di bilancio - che attualmente copre un periodo di sette anni - dovrebbe essere maggiormente allineata al mandato quinquennale della Commissione e del Parlamento europeo. Sarebbe inoltre auspicabile una maggiore flessibilità tra le categorie di spesa e tra gli anni di programmazione, che consentirebbe di affrontare le nuove priorità imposte dall'attualità, come la gestione dei flussi migratori e la protezione delle frontiere esterne.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>- Nuove risorse.</strong> A côté ou en remplacement des ressources actuelles liées à la TVA ainsi qu’au Produit intérieur brut (PIB) des États membres, ce budget devra nécessairement être renforcé par des ressources propres. Celles-ci pourraient par exemple provenir d&rsquo;un pourcentage réduit de l’ensemble de la TVA intracommunautaire, d&rsquo;un pourcentage de l&rsquo;impôt sur les sociétés, de récupération d&rsquo;impôts sur les géants du numérique pratiquant la défiscalisation, comme les  GAFAT<a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>, de certains droits de douane aux frontières de l&rsquo;UE (ce qui permettrait de lutter efficacement contre les pratiques de dumping ou de privilégier les échanges avec les pays les plus vertueux au niveau social ou environnemental), d&rsquo;une taxe carbone européenne permettant d’orienter l&rsquo;économie vers une moindre utilisation des énergies fossiles, d&rsquo;une taxe sur les transactions financières concernant de façon solidaire l&rsquo;ensemble des États membres de l&rsquo;UE, voire une taxe sur les matières plastiques.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>-Trasferimenti di fondi e trasparenza</strong>. Il faudra également saisir l’opportunité offerte par le Brexit pour promouvoir davantage de solidarité entre les pays riches et les pays moins riches et en finir avec l’obsession des soldes nets donnant lieu à compensation. Avec ce nouveau budget de l&rsquo;UE, il y aura aussi un devoir d’explication et de communication pour améliorer le lien avec le contribuable européen qui doit pouvoir connaître sa participation et contrôler en toute transparence l&rsquo;utilisation de ces fonds et l&rsquo;efficacité de leur emploi. Enfin, pour assurer le consentement à l’impôt, si nécessaire dans l’exercice démocratique, il convient d’améliorer encore le contrôle en toute transparence de l’utilisation des fonds européens et la qualité des résultats obtenus sous le contrôle de la Cour des comptes européenne.</p>
<p style="font-weight: 400;">Parallèlement, il pourrait être judicieux de donner une compétence supplémentaire à la BCE en la chargeant aussi de combattre le chômage, comme c&rsquo;est le cas pour la Banque fédérale américaine, tout en approfondissant la coopération avec la Banque européenne d’investissement comme dans le cas des plans Juncker qui permettent un important effet de levier sur les fonds du budget communautaire.</p>
<p style="font-weight: 400;">In breve, questo nuovo bilancio comunitario, finalmente all'altezza delle sfide, permetterebbe di sostenere, estendere e aumentare le risorse per il rilancio dell'economia europea, mantenendo un controllo rigoroso e liberandosi dal dogma dell'austerità di bilancio.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>3-c) La nuova governance europea: istituzioni adeguate</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Per applicare queste politiche, l'Unione europea ha bisogno di istituzioni efficienti, democratiche e comprensibili per i cittadini. Come premessa, possiamo stabilire alcune semplici regole:</p>
<p style="font-weight: 400;">Quando si fa parte di un club, si accettano tutte le regole, non solo quelle che ci favoriscono. Uno Stato non può esimersi da quelle che non gli piacciono, come avviene attualmente su una serie di questioni, le più evidenti delle quali sono l'euro e la politica sociale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il sera nécessaire de clarifier le triangle institutionnel européen qui s&rsquo;est complexifié par traités successifs, souvent au gré des marchandages entre États membres, et qui manque aujourd&rsquo;hui de cohérence pour gouverner de façon efficace et démocratique. Puisqu’il faudra engager de nouvelles politiques communes, il faudra aussi tendre vers une fédéralisation des institutions, seul mode de gouvernance à même de favoriser l&rsquo;émergence d&rsquo;une véritable société politique européenne.</p>
<p style="font-weight: 400;">Anche per questo è necessario ridurre il più possibile la gestione intergovernativa e passare a un maggiore federalismo nei settori vitali (cfr. capitolo 4). Solo una riforma delle istituzioni permetterà che l'efficienza così raggiunta vada di pari passo con tutte le garanzie di un sistema più democratico.</p>
<p style="font-weight: 400;">È necessario rivedere la separazione dei poteri, principalmente tra il ramo legislativo e quello esecutivo, con le questioni giudiziarie attualmente regolate dalla Corte di giustizia dell'Unione europea. Il legislativo dovrebbe basarsi su un sistema bicamerale classico (una camera dei cittadini e una camera degli Stati) con ruoli e poteri ridefiniti per ciascuna camera:</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>- Il Parlamento europeo : </strong>Il constitue le pilier démocratique de l&rsquo;UE. Le Parlement européen, chambre des citoyens, devrait voir ses pouvoirs augmenter, mais surtout être réorganisé dans sa composition et son fonctionnement pour être plus représentatif des peuples et moins des structures partisanes nationales.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sembra essenziale che gli elettori possano votare per i partiti europei e non, come avviene attualmente, per i partiti puramente nazionali. Ogni partito avrà un programma europeo e una propria visione del futuro dell'Europa, che permetterà ai cittadini di prendere una decisione chiara sulle questioni politiche europee. Questo voto dovrebbe avvenire simbolicamente nello stesso momento in tutti i Paesi interessati.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il Parlamento europeo dovrebbe legittimamente avere un ruolo di iniziativa parlamentare. I poteri che dovrà esercitare includono il potere di bilancio e fiscale sulle risorse dell'Unione e il controllo dell'esecutivo sulle sue spese e sull'attuazione delle sue azioni. Come attualmente, avrà il potere di censura e il potere di fiducia. Avrà il potere di nominare il Presidente della Commissione e ciascuno dei Commissari.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il Parlamento europeo dovrebbe diventare una delle due fonti del programma legislativo dell'UE, il che significa rivedere l'attuale monopolio della Commissione europea in questo settore. Nell'ambito dell'ampliamento dei suoi poteri, il Parlamento europeo dovrebbe anche poter esprimere un parere a monte sui mandati di negoziazione degli accordi internazionali, in particolare quelli commerciali, che attualmente sono affidati alla sola Commissione.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>- Il Consiglio europeo </strong>Il Consiglio dovrebbe infine diventare la seconda camera, quella degli Stati. Potrebbe anche essere organizzato in consigli settoriali, come avviene attualmente per i Consigli dei Ministri. Come il Senato, dovrà codecidere con il Parlamento, il che implica la definizione di un sistema di mediazione in caso di disaccordo.</p>
<p style="font-weight: 400;">In questo Senato, tutti gli Stati potrebbero avere lo stesso numero di rappresentanti, come avviene nel sistema federale americano. Questa è una delle condizioni per una più completa integrazione. Le votazioni avverrebbero a maggioranza semplice per evitare la paralisi delle decisioni in seguito al diritto di veto. Tuttavia, deve perdere il suo ruolo esclusivo di motore della politica europea.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>- La Commissione europea : </strong>Elle représente le pouvoir exécutif. Elle devra agir en se fondant sur un programme législatif général adopté par les deux chambres. Elle devra être issue de majorités politiques et avoir le soutien des organes législatifs devant lesquels elle sera pleinement responsable. Selon les usages des démocraties parlementaires, le chef de cet exécutif sera le leader du parti ou de la coalition disposant d&rsquo;une majorité au Parlement.</p>
<p style="font-weight: 400;">D&rsquo;autres options font élire le président de la Commission par suffrage universel direct pour renforcer encore sa légitimité. Il représente alors le choix majoritaire des citoyens. Dans tous les cas, il devra conduire avec son gouvernement la politique pour laquelle il aura été élu. Il répond de sa politique devant le Parlement.</p>
<p style="font-weight: 400;">En tant que « chef de gouvernement », le président de la Commission devra pouvoir choisir lui-même ses commissaires qui ne seraient alors plus imposés par les États. Il pourra les choisir pour leur compétence, leur poids politique, pour leur engagement européen, leur probité, en respectant l&rsquo;égalité femmes-hommes et l&rsquo;équilibre entre les pays d&rsquo;origine. Le collège des commissaires devra être réduit  pour plus d&rsquo;efficacité et de cohérence : les 28 (bientôt 27) commissaires actuels seront remplacés par un nombre plus réduit de vice-présidents aux pouvoirs élargis, ayant sous leur tutelle des «ministères» permettant de porter au pouvoir un personnel politique de qualité issu de l&rsquo;ensemble de l&rsquo;UE.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&rsquo;objectif est de transformer la Commission en une institution plus politique, plus démocratique, plus efficace et ne dépendant plus des marchandages au sommet dont sont coutumiers les 28 (27) État-membres. Cela conduira à une Europe qui fonctionne selon un système plus simple, aux pouvoirs mieux définis et équilibrés tel qu’il a fait ses preuves dans la plupart des démocraties européennes et dont les compétences et responsabilités seront bien connues de tous les citoyens.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>4) - Politiche comunitarie da sviluppare</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>4-a) Nuove politiche comuni</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Pour redonner confiance aux citoyens, l&rsquo;UE devra pouvoir mener, parallèlement aux politiques régaliennes qui seraient déjà devenues communautaires, un certain nombre de politiques dont les résultats pourront lui être attribués en toute transparence. Les citoyens européens doivent pouvoir associer clairement l&rsquo;Europe à une amélioration concrète de leurs conditions d&rsquo;existence.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo è il caso di aree in cui un singolo Stato non può ragionevolmente sperare di ottenere risultati soddisfacenti. Solo l'azione comunitaria può mobilitare risorse sufficientemente potenti per essere veramente efficace. Per procedere verso un'unione sempre più stretta tra gli Stati membri, possiamo stilare un elenco di aree di convergenza in cui il livello comunitario è già o sarebbe il più pertinente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Les priorités retenues concernent un renforcement des compétences fédérales dans les domaines de la politique économique, fiscale et budgétaire, l’environnement et l’énergie, la politique sociale, la défense et la politique étrangère, des politiques de coordination de la police, du renseignement de la justice, la coordination et la coopération en matière d&rsquo;asile et d’immigration. On peut en proposer ici une liste non exhaustive et non classée dans un ordre prioritaire :</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Sociale e ambientale</strong></p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>Politiche di stimolo e protezione dei modelli sociali europei</li>
<li>Politica di lotta al riscaldamento globale</li>
<li>Politica di sicurezza energetica</li>
<li>Protection de l&rsquo;environnement</li>
<li>Politica di produzione agricola di qualità</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Difesa e sicurezza</strong></p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>La lotta al terrorismo</li>
<li>Lotta alla criminalità internazionale</li>
<li>Politica di difesa comune</li>
<li>Politica di intelligence e protezione informatica</li>
<li>Fond d&rsquo;intervention civile en cas de catastrophe</li>
<li>Politique de surveillance aux frontières extérieures de l&rsquo;UE</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Migrazione e cooperazione</strong></p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>Risposte alle crisi migratorie</li>
<li>Politique de coopération et d&rsquo;aide au développement</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Politica economica e commerciale</strong></p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>Una politica di massicci investimenti in nuove tecnologie</li>
<li>Potere negoziale nei confronti di Cina, Stati Uniti, ecc.</li>
<li>Controbilanciare il potere delle mega-corporazioni digitali globali (GAFAT)</li>
<li>La lotta ai paradisi fiscali</li>
<li>Una politica fiscale intraeuropea equa</li>
<li>Costruire la resilienza alle crisi finanziarie</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Pour ce qui est de la justice, après le mandat d&rsquo;arrêt européen, il y aurait lieu de renforcer Europol, de mettre en place Eurojust et un Parquet européen avec à sa tête un Procureur général européen. Le but étant de faire avancer la collaboration des autorités judiciaires des États membres dans la lutte contre la  criminalité transfrontière, dont la fraude à la TVA. Dans un deuxième temps, il conviendra de prévoir une compétence pour créer des tribunaux européens.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dobbiamo quindi orientarci verso la politicizzazione dell'Unione europea per darci i mezzi per intraprendere azioni efficaci i cui effetti positivi possano essere misurati dai cittadini.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>4-b) Una vera politica economica</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">L'obiettivo lodevole di organizzare una concorrenza libera e non falsata all'interno del paese.<a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>non può prendere il posto di un unico principio in un'Europa che vuole mantenere la sua posizione e la sua influenza sulla scena mondiale. Il controllo vigile della concorrenza economica interna, che impedisce alle grandi aziende europee di detenere una posizione di monopolio, non deve portare a privarle di qualsiasi possibilità di competere con i giganti globali.</p>
<p style="font-weight: 400;">Concevoir l’Europe autrement impose de rechercher les moyens à mettre en œuvre pour favoriser le développement des entreprises européennes afin de les rendre compétitives dans l’économie globalisée. Cela passe par une impulsion forte venant des institutions dans les différents domaines stratégiques : recherche et développement, investissements, soutien au secteur industriel,  politique d&rsquo;innovation, soutien aux pépinières d&rsquo;entreprises (par ex. start-up), aux nouveaux métiers et nouveaux modes de production.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un aumento significativo delle risorse di bilancio per gli incentivi, i finanziamenti diretti e gli effetti leva consentirebbe di raggiungere questi obiettivi in uno spirito federale di solidarietà.</p>
<p style="font-weight: 400;">Une stratégie européenne en matière économique se doit de respecter le double objectif de réussite : économique et sociale. C&rsquo;est la recherche d&rsquo;une économie dynamique et performante permettant une juste répartition des rémunérations entre investisseurs et salariés, dans le double but de fidéliser les investisseurs et de protéger les salariés.</p>
<p style="font-weight: 400;">L'Europa del futuro deve essere una politica di concertazione, coordinamento, controllo, etica e solidarietà di fronte alle tecnologie del futuro (digitale, neuroscienze, biologia, transumanesimo, intelligenza artificiale, ecc.) che avranno un impatto diretto sulla nostra vita e sul nostro futuro.  Non si tratta di erigere barriere doganali illusorie, ma l'Europa deve esigere che i prodotti importati siano prodotti in modo etico (niente schiavitù, niente lavoro minorile, condizioni di lavoro umane in termini di orari, sicurezza e protezione sociale). Se queste condizioni non sono soddisfatte, dovrebbe essere possibile applicare un meccanismo di tassazione all'ingresso nell'UE, o rifiutare l'ingresso se necessario. Queste condizioni dovrebbero essere convalidate da organismi indipendenti (Organizzazione Mondiale del Commercio, ecc.).</p>
<p style="font-weight: 400;">Riguardo a <strong>Paesi in via di sviluppo</strong>Anche l'economia europea dovrebbe essere in grado di indirizzare gli investimenti verso progetti innovativi. Sebbene il principio di un livello sufficiente di aiuti a questi Paesi non debba essere messo in discussione, il processo deve essere controllato.  E per farlo:</p>
<p style="font-weight: 400;">– Revoir les méthodes d&rsquo;évaluation pour éviter la corruption et permettre une meilleure prise en compte des besoins réels des populations</p>
<p style="font-weight: 400;">- Stabilire una collaborazione e un partenariato più stretti con i Paesi che ricevono gli aiuti, che spesso sono nella posizione migliore per comprendere le loro esigenze grazie alle loro conoscenze locali.</p>
<p style="font-weight: 400;">– Réactualiser les aides en fonction de l’évolution des priorités (changement climatique, intérêts géostratégiques, mise en place d&rsquo;une véritable politique étrangère et d’une diplomatie dont l&rsquo;aide au développement pourrait être un des instruments&#8230;)</p>
<p style="font-weight: 400;">Pertanto, pur essendo aperta all'economia globale, l'UE deve essere in grado di esercitare un certo grado di protezionismo alle sue frontiere esterne e dotarsi dei mezzi per una vera politica economica che garantisca i suoi valori e interessi nella competizione globale.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>4-c) Difesa europea</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">La necessità di una difesa comune è stata evidente fin dall'inizio del progetto dell'Unione europea. Bloccata nel 1954 dal rifiuto del Parlamento francese, l'idea di una difesa comunitaria è ora tornata all'ordine del giorno.</p>
<p style="font-weight: 400;">Alors que les menaces augmentent, l’Europe peine à régler ses questions de sécurité. Depuis la fin de la guerre froide, les Européens ne cessent de se désarmer et les efforts d’armement des États membres sont très inégalement répartis. Les Européens se sont habitués au parapluie que constitue l’OTAN financée à 75% par les États-Unis. Mais aujourd&rsquo;hui, les États-Unis ont d’autres intérêts stratégiques, notamment en Asie–Pacifique. Quant au Royaume-Uni, il risque en se retirant d’affaiblir de façon significative le potentiel militaire de l’UE, même si des accords bilatéraux avec l&rsquo;UE pourront prendre le relais. L’Europe se trouve aujourd’hui de plus en plus isolée. Une défense commune serait une composante essentielle pour une Union européenne qui se veut plus influente au niveau international car aujourd&rsquo;hui, le <em>soft power</em> de l&rsquo;UE ne suffit plus .</p>
<p style="font-weight: 400;">Questa nuova situazione ha riacceso l'interesse per la ricerca di <strong>risorse in comune</strong>                                                                                                                                                                                                                                                                                                e forze autonome in grado di garantire la difesa e la sicurezza dell'Unione Europea. Questo interesse per la messa in comune risponde anche alla richiesta pubblica di una maggiore efficienza nella spesa per la difesa in Europa, in un momento in cui le risorse destinate alla spesa pubblica stanno diventando sempre più esigue. Alcuni hanno proposto la creazione di un fondo di difesa europeo molto grande. È stata persino avanzata l'idea di trasferire quasi tutti i bilanci della difesa, compreso il loro debito dopo l'ingresso nell'eurozona, in un fondo dedicato garantito dagli Stati membri. Comunque sia, le risposte alle domande sul finanziamento sono fondamentali per la fattibilità di una difesa integrata.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma il prerequisito per lo sviluppo di una <strong>dottrina </strong>Ciò che è innegabilmente condiviso è l'esistenza di un'Europa più unita politicamente, diplomaticamente, economicamente e fiscalmente, ma anche moralmente. La difesa dell'Europa da parte degli europei e per gli europei ci sembra una necessità, ma esistono ancora profondi disaccordi tra gli Stati membri a seconda della loro posizione tradizionale (neutrale, atlantista o europeista). Come per tutte le questioni per le quali un'avanguardia di Stati dovrebbe essere in grado di procedere per <strong>cooperazione rafforzata</strong>, l’Europe de la défense devrait faire partie du noyau dur. On peut envisager que la France, de par son expérience et son potentiel militaire actuel puisse y prendre sa part de leadership, étroitement épaulée par l’Allemagne et bientôt renforcée par d’autres États partageant une même vision de la mutualisation des efforts de défense pilotés grâce à un état-major centralisé, qui existe déjà à l&rsquo;état embryonnaire dans l&rsquo;UE, à Bruxelles. Mais on peut aussi imaginer que l’Europe de la défense pourrait plus aisément recruter son premier « noyau dur » en regroupant des États moins peuplés et de tradition moins souverainiste, comme c’est le cas des États baltes ou du ceux du « Benelux ».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>4-d) Dall'allargamento alla riunificazione dell'Europa</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Le principe d’élargissement s’inscrit dès le départ dans le projet européen. L&rsquo;Europe s’est bâtie sur le refus des nationalismes et le dépassement des frontières, sa vocation étant de rassembler l’ensemble du continent autour du noyau des six pays fondateurs. La réunification de l’Europe reste l’objectif de tous ceux qui souhaitent sincèrement bâtir un espace de paix et de prospérité partagé par tous les Européens.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il "no" franco-olandese al referendum del 2005 sul Trattato costituzionale europeo era già ampiamente motivato dall'arrivo, mal preparato, nel 2004, di 8 nuovi Paesi dell'Europa centrale e orientale. L'allargamento ha permesso a questi Paesi di recuperare il ritardo economico. Ma dopo l'inizio della normalizzazione democratica, alcuni di loro hanno finito per scivolare verso l'autoritarismo e l'ultranazionalismo, mettendo in discussione le libertà pubbliche e adottando un rapporto puramente utilitaristico con l'Unione. L'allargamento è stato un successo economico, ma si sta rivelando un fallimento politico, minando la coesione dell'UE.</p>
<p style="font-weight: 400;">È necessario integrare tutti i paesi dell'Unione Europea? <strong>Balcani occidentali</strong> che ne hanno fatto richiesta<a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a> ? L'allargamento problematico del 2004 dimostra che, anche se finiscono per soddisfare i criteri di Copenaghen, i paesi candidati non sono in grado di soddisfare i criteri di Copenaghen.<a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>, les pays candidats des Balkans ne sont pas prêts, comme ne le sont pas non plus les citoyens des États membres, alors qu’il s’agit de les convaincre de la nécessité de refonder l&rsquo;Europe. Une solution transitoire pour ces pays candidats pourrait être leur participation, avec l’aide de l’UE, à un marché commun balkanique leur permettant d’abord de renouer entre eux des liens pacifiques, de bon voisinage et de confiance nécessaires. Il ne sera guère aisé de convaincre les Européens de l’utilité de telles adhésions, aussi longtemps que ces liens ne seront pas établis.</p>
<p style="font-weight: 400;">Allo stesso modo, è diventato essenziale rassicurare i cittadini europei, abbandonando definitivamente il processo di adesione per quanto riguarda l'Unione Europea. <strong>Turchia.</strong> Questa adesione sarebbe contraria alla volontà dei popoli europei, e ora dobbiamo avere la lucidità di riconoscerlo e il coraggio di trarne le conseguenze.</p>
<p style="font-weight: 400;">L'Europa ha urgentemente bisogno di approfondire prima la sua integrazione, evitando un allargamento incontrollato che potrebbe portare i cittadini a rifiutare lo stesso progetto europeo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>4-e) Una risposta europea alle crisi migratorie</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">L'afflusso di migranti e rifugiati dovuto all'attrattiva dell'Europa, un continente ricco e anziano, visto come un'area di pace e prosperità con una lunga tradizione di accoglienza delle popolazioni sfollate, continua a rappresentare un importante fattore di destabilizzazione politica per gli Stati dell'Unione Europea. Questa crisi ha risvegliato in Europa i riflessi del ripiegamento nazionalista e ha favorito l'ascesa di forze populiste e xenofobe che minacciano i valori umanistici di solidarietà che sono alla base dell'integrazione europea. È un'illusione pensare che l'Europa possa proteggersi con dei muri. Le guerre di confine, le crisi climatiche, la cattiva governance, gli squilibri demografici e la mancanza di prospettive in alcune regioni vicine all'Europa continueranno ad attirare persone verso l'Europa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Se da un lato dobbiamo salvaguardare i nostri interessi legittimi, dall'altro dobbiamo rispettare i nostri obblighi in termini di diritti fondamentali, in particolare il diritto di asilo derivante dai trattati internazionali relativi alle vittime di guerra, ma anche quelli dovuti alle persone sfollate e minacciate. Per mantenere il legame di solidarietà che deve prevalere tra gli Stati membri, è indispensabile abbandonare la gestione intergovernativa del Consiglio europeo di oggi a favore di un approccio intergovernativo. <strong>politica di accoglienza e integrazione della comunità</strong> migranti e rifugiati. Questa politica deve essere accompagnata da un'azione diplomatica europea per stabilizzare e contribuire al ripristino della pace e della sicurezza nei Paesi di origine.</p>
<p style="font-weight: 400;">Concernant la gestion par les États de l’entrée des réfugiés et des migrants dans l’espace européen, il est devenu évident que le système Dublin 3 ne fonctionne plus. Il n&rsquo;est pas logique de laisser l&rsquo;enregistrement, l&rsquo;accueil et les charges de logement et d’intégration aux seuls pays d’entrée que sont le plus souvent la Grèce et l&rsquo;Italie.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il faut donc prévoir un mécanisme européen qui s&rsquo;occupe de l&rsquo;enregistrement des migrants, capable de distinguer entre réfugiés et migrants économiques, qui prenne en charge leur accueil dans des conditions dignes et se charge de leur répartition équitable dans les pays de l&rsquo;Union. L’abandon des systèmes nationaux et la création d’ un Système d&rsquo;asile européen est prévu dans le Traité sur le fonctionnement de l’Union européenne (TFUE).</p>
<p style="font-weight: 400;">Au delà de son rôle symbolique, la création d&rsquo;une frontière extérieure communautaire entre l&rsquo;Europe et pays limitrophes est également nécessaire, accompagnée des moyens de la contrôler (renforcement de l’agence  FRONTEX).</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>4-f) Una politica linguistica</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">La diversité des langues parlées en Europe est un fait incontournable.  Si elle peut être considérée par certains comme un obstacle à l&rsquo;intégration européenne, cette diversité peut tout autant se révéler une chance pour l’Europe. Beaucoup des principales langues d’échange parlées dans le monde sont déjà des langues parlées en Europe. C’est un atout essentiel pour l’Europe dans son rapport au monde.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non tutti gli europei sono destinati a parlare un giorno la stessa lingua, sia essa una lingua adottata come l'inglese o una lingua artificiale come l'esperanto. Molte lingue europee continueranno a coesistere per molto tempo ancora. Per consentire il dialogo e la comprensione reciproca tra gli europei, la parola parlata, così come quella ricevuta, dovrà quindi essere scambiata attraverso le lingue. Per questo motivo sarà necessario che le giovani generazioni, oltre alla propria lingua madre, padroneggino almeno <strong>altre due lingue europee</strong> compreso l'inglese. Questo aspetto dovrebbe essere oggetto di una politica linguistica proattiva a livello europeo.</p>
<p style="font-weight: 400;">On pourrait conforter ce programme par une vaste politique d&rsquo;échanges d’enseignants qui deviendraient autant d’ambassadeurs culturels à travers toute l&rsquo;Europe. Au-delà de l’enseignement secondaire, il faudrait renforcer, là encore, le multilinguisme en favorisant et en finançant largement les séjours de tous les jeunes européens dans d’autres pays membres (un « Erasmus pour tous »&#8230;), en réservant des chaires universitaires à des professeurs d’autres pays, en multipliant les séminaires et colloques multilingues, en passant par la traduction de langue à langue plutôt que de recourir systématiquement à l’anglais, en soutenant les revues et ouvrages multilingues, en privilégiant partout la diffusion de films (documentaires, fictions, animations&#8230;) en version originale sous-titrée. En effet, toute langue étant le reflet d’une ou de plusieurs cultures, ces mesures permettraient de mieux se comprendre et d’unir davantage les États membres tout en maintenant la diversité de leurs cultures. Une inter-compréhension des citoyens à l&rsquo;échelle de notre continent européen représenterait une grande avancée vers le partage d&rsquo;un sentiment d&rsquo;identité commune, et renforcerait les liens de solidarité entre tous les citoyens européens.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>4-g) Educazione alla cittadinanza europea</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">La conoscenza della nostra storia comune europea dovrebbe far parte di un insieme obbligatorio di nozioni di base insegnate a tutti i giovani europei nel corso degli studi. Questo dovrebbe essere insegnato in modo da garantire che la diversità sia presentata senza pregiudizi e senza secondi fini nazionalistici o religiosi.</p>
<p style="font-weight: 400;">A <strong>petizione al Parlamento europeo</strong> è stato archiviato nel 2017 con il titolo: " <em>Petizione a favore dell'educazione alla cittadinanza per gli studenti della scuola secondaria di primo grado </em>». Son objectif est de favoriser le renforcement d&rsquo;une citoyenneté supranationale fondée sur les droits et les devoirs partagés et non pas sur des sentiments identitaires excluants. Un programme permettant d’aider à «<em>combattre les fanatismes et de favoriser le vivre ensemble, dans une société multiculturelle et diversifiée, comme l&rsquo;est la société européenne</em>» en se fondant sur plusieurs articles des traités fondateurs de l’Union européenne. De façon concrète, un élève du secondaire devrait acquérir une connaissance minimale des autres États membres et de ses concitoyens européens, une connaissance du fonctionnement des institutions de l&rsquo;Union et de ses mécanismes de participation citoyenne, socle nécessaire pour un exercice sain de la démocratie.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questa petizione, che sarà presentata al Consiglio attraverso la Commissione europea, si basa su una risoluzione del Parlamento europeo che sottolinea che ". <em>connaître et comprendre l&rsquo;histoire et les valeurs communes de l&rsquo;UE et de ses États membres est une clé pour la compréhension mutuelle, la coexistence pacifique, la tolérance et la solidarité, de même que comprendre les principes fondamentaux de l&rsquo;Union européenne </em>".</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>4-h) Una comunità di valori e libertà individuali</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Dobbiamo evidenziare ciò che ci unisce, ovvero i valori della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e l'articolo 2 del Trattato sull'Unione europea.<a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a> comme la dignité de l’individu, l’égalité, la liberté, la solidarité et la tolérance, nécessaires pour dépasser les clivages culturels, politiques, religieux, linguistiques ou ethniques. Ce sont les valeurs d’humanisme de l’Europe qui pourraient le mieux constituer un ciment de l&rsquo;Europe du futur.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>5) - Conclusione: il sogno europeo</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">L'idea alla base del sogno di un'Europa diversa è anche l'idea che le sfide non sono solo economiche o istituzionali, ma soprattutto umane. L'Europa deve essere intesa come un <strong>comunità umana</strong>la cui diversità è al tempo stesso una risorsa e una sfida. La promessa di pace, libertà e prosperità deve essere condivisa da tutti attraverso un'economia di mercato. <strong>obiettivo comune del progresso sociale</strong> favorito dal quadro europeo. Per raggiungere questo obiettivo, ogni cittadino deve poter percepire i benefici di un'Europa che lo protegge esercitando la sua sovranità in modo più efficace, e alla quale si sente più vicino perché ha saputo rinnovarsi, democratizzare il suo funzionamento e ascoltare i suoi cittadini.</p>
<p style="font-weight: 400;">L'Europa dei sogni sarebbe :</p>
<ul>
<li>un'Europa che garantisca la libertà: tutte le libertà pubbliche, la libertà di pensiero garantita dalla rigorosa neutralità delle istituzioni nei confronti dei dogmi religiosi, la libertà di espressione, libertà che sono attualmente sotto attacco in diversi Stati membri</li>
<li>un'Europa che si preoccupa dell'uguaglianza degli esseri umani: parità di diritti tra generi, origini e orientamenti sessuali. Anche se questi diritti sono formalmente garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE, sappiamo che in molti Stati membri ci sono ancora progressi da fare.</li>
<li>un'Europa più solidale e più umana, un'Europa che si preoccupa dello sviluppo dei Paesi con i quali intrattiene relazioni di lunga data e che si aspettano migliori condizioni di cooperazione</li>
<li>un'Europa che sia più efficace nel processo decisionale di quanto non lo sia oggi, diventando al tempo stesso più democratica, più trasparente e più comprensibile</li>
<li>un'Europa in cui la ricerca della felicità, come la ricerca della qualità della vita, possa diventare un diritto fondamentale di ogni cittadino europeo.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">L&rsquo;Union européenne doit être capable de faire la démonstration qu&rsquo;elle apporte une véritable valeur ajoutée. C’est ainsi qu’elle pourra faire reculer le désamour dont elle est en partie victime aujourd&rsquo;hui. Cette Europe nouvelle qui pourrait être proposée aux citoyens européens devrait être une Union d’États-nations ouverte au monde, avec un projet intellectuel et politique de long terme si l&rsquo;on ne veut pas que nos sociétés se ferment au monde contemporain; un projet consistant à reconstruire un modèle politique, économique et social proprement européen conciliant la liberté, la solidarité, les valeurs porteuses d&rsquo;identité commune, la protection et le pouvoir d’influence internationale. L’Europe ne pourra tenir son rang dans la concurrence mondiale que si elle reste fidèle à son projet garantissant la paix et le progrès humain. Alors une telle Europe, refondée par rapport à celle que nous connaissons aujourd’hui, aurait une valeur d’exemple dont le monde pourrait s’inspirer.</p>
<p style="font-weight: 400;">BRUXELLES, 25 marzo 2018</p>
<p><a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a>          La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea è uno strumento giuridico vincolante direttamente applicabile, mentre la Dichiarazione universale dei diritti umani non è altro che una risoluzione delle Nazioni Unite.</p>
<p><a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a>          Questa questione essenziale dei diritti fondamentali sarà affrontata in un documento dedicato specificamente all'argomento, che sarà pubblicato in seguito.</p>
<p><a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a>          Article 2 du Traité sur l&rsquo;Union européenne : L&rsquo;Union est fondée sur les valeurs de respect de la dignité humaine, de liberté, de démocratie, d&rsquo;égalité, de l&rsquo;État de droit, ainsi que de respect des droits de l&rsquo;homme, y compris des droits des personnes appartenant à des minorités. Ces valeurs sont communes aux États membres dans une société caractérisée par le pluralisme, la non-discrimination, la tolérance, la justice, la solidarité et l&rsquo;égalité entre les femmes et les hommes.</p>
<p><a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a>          La maggioranza qualificata deve essere raggiunta da almeno 55% degli Stati membri (cioè un minimo di 16 Stati) e 65% della popolazione, oppure 72% degli Stati e 65% della popolazione quando il Consiglio non delibera su proposta della Commissione o dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.</p>
<p><a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a>          Art. 5 du TUE : La Communauté agit dans les limites des compétences qui lui sont conférées et des objectifs qui lui sont assignés par le présent Traité. Dans les domaines qui ne relèvent pas de sa compétence exclusive, la Communauté n&rsquo;intervient, conformément au principe de subsidiarité, que si -et dans la mesure où- les objectifs de l&rsquo;action envisagée ne peuvent pas être réalisés de manière suffisante par les États membres et peuvent donc, en raison des dimensions ou des effets de l&rsquo;action envisagée, être mieux réalisés au niveau communautaire. L&rsquo;action de la Communauté n&rsquo;excède pas ce qui est nécessaire pour atteindre les objectifs du présent Traité.</p>
<p><a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a>          Almeno 9 Paesi secondo i trattati europei.</p>
<p><a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a>          GAFAT: Google, Apple, Facebook, Amazon, Twitter</p>
<p><a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a>          Articoli 105 e 106 (ex 85 e 86) del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE).</p>
<p><a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a>          I Paesi dei Balcani occidentali ufficialmente candidati sono il Montenegro, la Serbia, l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia (FYROM) e l'Albania. La Bosnia-Erzegovina e il Kosovo sono paesi candidati potenziali o hanno presentato domanda di adesione.</p>
<p><a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a>         L'adesione di un Paese all'Unione europea è soggetta a determinati criteri definiti dal Consiglio europeo di Copenaghen nel 1993:</p>
<ol>
<li>La presenza di istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani e il rispetto e la tutela delle minoranze;</li>
<li>Un'economia di mercato funzionante e la capacità di far fronte alle forze di mercato e alle pressioni competitive all'interno dell'UE;</li>
<li>La capacità di assumersi gli obblighi derivanti dall'adesione, compresa la capacità di attuare efficacemente le regole, gli standard e le politiche che costituiscono il corpo del diritto dell'UE (l'acquis comunitario) e di abbracciare gli obiettivi dell'unione politica, economica e monetaria.</li>
</ol>
<p><a href="applewebdata://BE564682-15B9-4455-9EE0-505BB8E6D579#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a>         L&rsquo;article 2 dispose : «L&rsquo;Union est fondée sur les valeurs de respect de la dignité humaine, de liberté, de démocratie, d&rsquo;égalité, de l’État de droit, ainsi que de respect des droits de l’homme, y compris des droits des personnes appartenant à des minorités. Ces valeurs sont communes aux États membres dans une société caractérisée par le pluralisme, la non-discrimination, la tolérance, la justice, la solidarité et l&rsquo;égalité entre les femmes et les hommes.»</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/relazione-aepl-europa-autrement-de-2018/">Rapport AEPL « L&rsquo;Europe Autrement »</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
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		<title>Rapporto AEPL "Uno Stato imparziale</title>
		<link>https://aepl.eu/it/rapporto-aepl-uno-stato-imparziale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubdate>Sat, 21 Oct 2017 06:33:45 +0000</pubdate>
				<category><![CDATA[Nouvelles]]></category>
		<category><![CDATA[Publications]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Conférence présentée par Claude WACHTELAER lors du Congrès de la laïcité (Kongres Świeckości), Varsovie, 21 &#38; 22 octobre 2017. On m&#8217;a demandé de présenter les modèles belge et néerlandais de relations entre les Églises et l&#8217;État. Je commencerai par vous...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/rapporto-aepl-uno-stato-imparziale/">Rapport AEPL « Un état impartial »</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Conferenza presentata da Claude WACHTELAER al Congresso della laicità (Kongres Świeckości), Varsavia, 21 e 22 ottobre 2017.</p>
<p style="font-weight: 400;">Mi è stato chiesto di presentare i modelli belga e olandese di relazioni tra Chiesa e Stato. Inizierò fornendovi alcuni cenni storici. Poi esaminerò gli aspetti giuridici della questione e, infine, vi darò alcune informazioni sull'impatto di questi primi due argomenti sulla vita quotidiana dei cittadini di entrambi i Paesi.</p>
<p style="font-weight: 400;">I regni dei Paesi Bassi e del Belgio sono vicini con una storia comune. Il Belgio e i Paesi Bassi sono stati un unico Paese sotto il dominio spagnolo fino al 1581, quando le 7 province settentrionali hanno dichiarato la loro indipendenza e sono rimaste una Repubblica fino alla Rivoluzione francese. Le province meridionali, l'attuale Belgio, rimasero sotto il dominio spagnolo, poi austriaco e francese per lo stesso periodo. I due Paesi furono riuniti nel 1815, ma quest'ultimo tentativo di unificazione si concluse nel 1830, quando i belgi si ribellarono alla dominazione olandese.</p>
<p style="font-weight: 400;">La Rivoluzione belga iniziò a Bruxelles con una canzone d'opera - che celebrava la ribellione del popolo di Napoli contro gli spagnoli - la sera del 25 agosto 1830. Era un periodo travagliato in molti Paesi europei, come sapete in Polonia, e anche Bruxelles, ispirata dal suo vicino francese, era piena di speranza.</p>
<p style="font-weight: 400;">La Chiesa si oppose al Re perché era protestante. Ma anche perché voleva porre fine al cesaropapismo che aveva subito durante il periodo napoleonico. Questa dottrina subordinava la Chiesa al re o all'imperatore, ed era anche la dottrina che guidava il re Guglielmo I. Sotto l'influenza del sacerdote cattolico francese Félicité de LAMENNAIS, uno degli ispiratori della democrazia cristiana, la Chiesa belga era convinta che la libertà liberale avrebbe visto, al momento opportuno, il trionfo della verità cattolica.</p>
<p style="font-weight: 400;">D'altra parte, i liberali furono influenzati dall'Illuminismo, da Voltaire, dalla gloriosa Rivoluzione inglese e dalle Rivoluzioni americana e francese. Quelli di loro che erano cristiani volevano anche liberarsi del cesaropapismo, ma molti erano anche chiaramente anticlericali e volevano limitare l'influenza della religione sulla politica e su altri aspetti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Pochi conoscono la Costituzione del proprio Paese e i belgi non fanno eccezione. È un peccato, perché il governo provvisorio, che gestiva il Paese prima dell'elezione del nuovo re, riuscì a redigere un testo notevole in meno di un anno. La Costituzione belga del 1831 era un'applicazione quasi perfetta delle idee contenute nell'Esprit des lois di Montesquieu ed era molto progressista per il suo tempo.</p>
<p style="font-weight: 400;">In un'epoca in cui i polacchi lottavano contro i russi per la loro libertà, in cui gli spagnoli dovevano ancora temere l'Inquisizione, in cui i francesi potevano aspettarsi altri 40 anni di regime autoritario, la Costituzione belga fu una vera e propria conquista. Il testo garantisce la libertà di associazione, che porta alla libertà politica, la libertà di pensiero e di religione e la libertà di stampa, abolendo qualsiasi possibilità di censura. Non esiste una legge sulla blasfemia e il matrimonio civile deve precedere quello religioso (quest'ultimo non ha valore legale in sé). Infine, viene abolito il Concordato con la Chiesa cattolica, che era esistito durante il periodo napoleonico.</p>
<p style="font-weight: 400;">Naturalmente, queste vittorie liberali non furono ottenute senza un prezzo da pagare alla Chiesa cattolica. Il primo fu il finanziamento delle religioni riconosciute (all'epoca erano tre e due di esse [ebrei e protestanti] erano marginali). Ciò significava che i sacerdoti, ma anche i parroci e i rabbini, sarebbero stati pagati dallo Stato e che il deficit dei bilanci delle chiese parrocchiali sarebbe stato sostenuto dalle autorità locali. Ma questo non significava che - a differenza del periodo napoleonico - il personale religioso sarebbe diventato dipendente pubblico.</p>
<p style="font-weight: 400;">La seconda concessione riguarda le scuole. La Costituzione afferma che "l'istruzione è libera". Ciò significa che chiunque può aprire una scuola in Belgio. Ma riconosce essenzialmente il fatto che nel 1831 l'istruzione era quasi interamente controllata dalla Chiesa cattolica. E come la Chiesa disse all'epoca, lo Stato avrebbe dovuto svolgere solo un ruolo sussidiario nell'istruzione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Comunque sia, le libertà tutelate dalla Costituzione hanno aperto la strada a una democrazia che si muove verso un'ampia secolarizzazione. E, nonostante la grande maggioranza cattolica dei suoi cittadini, questo significa che il Belgio deve essere considerato laico fin dall'inizio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ciò risulta chiaro dai seguenti articoli della Costituzione:</p>
<p style="font-weight: 400;">L'articolo 19 garantisce la libertà di religione, il suo esercizio pubblico e la libertà di espressione.</p>
<p style="font-weight: 400;">L'articolo 20 stabilisce che "nessuno può essere obbligato a partecipare, in qualsiasi forma, agli atti e alle cerimonie di una religione, né a osservare i suoi giorni di riposo".</p>
<p style="font-weight: 400;">L'articolo 21 nega allo Stato il minimo diritto di supervisione sulla vita della Chiesa, ma stabilisce che "il matrimonio civile deve sempre precedere la benedizione nuziale".</p>
<p style="font-weight: 400;">Le relazioni tra le Chiese, compresa quella cattolica, e lo Stato si basano quindi su un principio che gli specialisti chiamano "doppia incompetenza". Lo Stato non interviene negli affari religiosi (non nomina sacerdoti o altri membri della gerarchia, ad esempio) e la Chiesa non ha un'influenza privilegiata sulla politica. Certo, la Chiesa cattolica era potente e influente, ma ciò era dovuto al numero dei cattolici, non a un concordato.</p>
<p style="font-weight: 400;">Naturalmente, l'idea di finanziare le chiese riconosciute dallo Stato è criticabile, in quanto sembra incompatibile con l'idea di laicità (concetto che all'epoca non esisteva). La questione diede luogo a lunghi dibattiti. Nel 1859, Jules Bara, futuro ministro liberale, tentò di tracciare una linea di demarcazione: "Gli stipendi dei ministri del culto sono un'eccezione che non ha alcuna influenza sull'ordine costituzionale [...], poiché il pagamento degli stipendi non impone alcun obbligo particolare al clero nei confronti dello Stato, né si può sostenere che si debbano concedere privilegi o favori ai ministri del culto".</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo inizio pacifico - un periodo noto in Belgio come Unionismo, come ho detto prima - non durò e le cose si deteriorarono rapidamente. Il conflitto iniziò nel 1834 con la creazione dell'Università di Bruxelles. Questa seguì di pochi mesi l'apertura della futura Università Cattolica di Lovanio e fu resa possibile dagli sforzi delle Logge massoniche di Bruxelles. Il principio fondamentale dell'Università era la libera ricerca e voleva evitare qualsiasi interferenza religiosa nell'insegnamento.</p>
<p style="font-weight: 400;">A questo punto, è il momento di correggere due errori comuni sul Belgio del XIX secolo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il primo errore è pensare che la lotta appena descritta fosse tra cattolici e non credenti. Gli uomini che sostennero la creazione dell'Università, che contribuirono anche alla stesura della Costituzione, che erano liberali, erano anche cristiani, spesso cattolici, a volte deisti. Ma erano tutti anticlericali e molto favorevoli alla libertà di pensiero.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il secondo errore è pensare che il problema linguistico che esiste oggi in Belgio fosse una preoccupazione importante nel XIX secolo. Poiché tutta la borghesia parlava francese, il dibattito su fiammingo e francese non esisteva ancora e la principale fonte di divisione era il problema della scolarizzazione. Torneremo su questo tema più avanti.</p>
<p style="font-weight: 400;">La Chiesa cattolica belga dell'epoca divenne più ultramontana e quindi più soggetta all'autorità del Papa. I conflitti divennero inevitabili. Vedere i massoni, un'organizzazione già condannata dalla Chiesa da un secolo, creare un'università che sfidava il controllo religioso sull'istruzione superiore non poteva che esasperare i vescovi belgi. Un secondo conflitto iniziò nel 1837, quando i vescovi belgi rinnovarono la loro condanna della massoneria e ricordarono ai cattolici che dovevano fare una scelta e che non potevano più essere sia buoni cattolici che massoni. Questo approccio contribuì a secolarizzare le logge massoniche belghe e a renderle sempre più anticlericali. Nel 1872, cinque anni prima che i massoni francesi facessero lo stesso, le logge massoniche si spinsero fino alla libertà di pensiero dei loro membri, abolendo l'obbligo di invocare il Grande Architetto dell'Universo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Lasciamo per un attimo il Belgio e passiamo ai Paesi Bassi.</p>
<p style="font-weight: 400;">La questione della tolleranza religiosa risale a molto tempo fa nella storia del Paese. Durante le guerre di religione del XVI secolo, le sette province che sarebbero diventate i Paesi Bassi si ribellarono alla dominazione spagnola e alla persecuzione dei protestanti. Dopo aver tentato inutilmente di raggiungere un accordo con il re di Spagna, le sette province affermarono la loro indipendenza firmando l'Unione di Utrecht nel 1579. Questo importante testo sancì la libertà religiosa e rese il Paese un'eccezione in Europa, soprattutto in termini di tolleranza verso gli ebrei. Tuttavia, sarebbe sbagliato idealizzare la situazione. Pur essendo garantita la libertà di culto, le minoranze religiose (soprattutto cattolici ed ebrei) non potevano praticare in pubblico e la religione protestante manteneva i privilegi di una religione quasi statale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Come in Belgio, la situazione cambiò all'epoca della Rivoluzione francese. La libertà religiosa fu preservata, ma le autorità, come in Francia, esercitarono un maggiore controllo sulle chiese. Ciò era in linea con l'idea di Napoleone che un prete valesse due gendarmi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dopo la sconfitta dell'Imperatore, la Costituzione del 1814 preservò la libertà religiosa, ma mantenne importanti disuguaglianze. Il re poteva essere membro solo della Chiesa riformata, che era l'unica a ricevere fondi dallo Stato. Questo principio fu rivisto nel 1815, quando il Belgio divenne parte dei Paesi Bassi, il che portò la Chiesa cattolica a ricevere fondi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nei Paesi Bassi, il principio della "doppia incompetenza" a cui ho fatto riferimento in precedenza non è mai stato applicato in modo così rigoroso come in Belgio. La revisione costituzionale del 1848 e, nel 1853, la legge sulle comunità religiose hanno portato all'istituzione di una completa libertà religiosa, compreso il diritto delle comunità religiose di organizzarsi senza l'intervento dello Stato.  Ma tra i due Paesi permangono grandi differenze.</p>
<p style="font-weight: 400;">La costituzione belga organizzava il finanziamento delle "religioni riconosciute" (established religions, se usiamo il termine americano), ma non imponeva ai cittadini di registrarsi come cattolici, ebrei o protestanti. Al contrario, la Costituzione olandese del 1801 imponeva ai cittadini di registrarsi, pur riconoscendo loro il diritto di cambiare affiliazione se lo desideravano. Questo sistema è durato fino al 1994. Ciò significa che l'appartenenza religiosa dei cittadini olandesi era nota alle autorità civili, cosa che non è mai avvenuta in Belgio.</p>
<p style="font-weight: 400;">La riforma costituzionale del 1983 ha apportato un cambiamento importante, abolendo il pagamento degli stipendi ai ministri del culto. Nei Paesi Bassi, quindi, i sacerdoti non sono più pagati dallo Stato ma dalle comunità religiose.</p>
<p style="font-weight: 400;">Altre domande sono più banali, ma illustrano le differenze di sensibilità.</p>
<p style="font-weight: 400;">L'inno nazionale olandese, il Wilhelmuslied (il cui testo risale al 1570), ha una forte connotazione religiosa che non si ritrova nell'inno belga (la Brabançonne, del 1831). Le monete olandesi recano spesso la scritta "Dio sia con noi", ma non troverete mai alcun testo o simbolo religioso sulle monete belghe. La blasfemia non è mai stata criminalizzata in Belgio, mentre lo è stata nei Paesi Bassi tra il 1930 e il 2014.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tuttavia, il Belgio ha talvolta dimenticato che le chiese e lo Stato sono separati.</p>
<p style="font-weight: 400;">Fino al 1974, indipendentemente dal fatto che siate credenti o meno, dovevate giurare davanti a Dio in tribunale. Si trattava di un residuo della legislazione napoleonica, e solo in ambito giudiziario.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non c'è alcun riferimento a Dio nel giuramento prestato dai re dal 1831, né in quello prestato dai funzionari pubblici in seguito.</p>
<p style="font-weight: 400;">I crocifissi si trovano in molti edifici ufficiali, in particolare nei tribunali, che stanno gradualmente scomparendo, e il rappresentante del Vaticano è il primo nell'ordine di protocollo delle cerimonie ufficiali.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quindi, dopo il 1850, nonostante queste differenze, si può ritenere che i due Paesi fossero neutrali e in gran parte laici, che Chiesa e Stato fossero separati e che le libertà civili fossero ben garantite. Ma le affiliazioni ideologiche e religiose rimasero forti e il modo in cui la società funzionava in entrambi i Paesi portò allo sviluppo di un sistema noto come "pilastrizzazione".</p>
<p style="font-weight: 400;">Che cos'è un pilastro? Un pilastro raggruppa sotto un'etichetta religiosa o politica una serie di organizzazioni che condividono la stessa ideologia: scuole, assicurazioni sanitarie, ospedali, sindacati, giornali, partiti politici, ecc.  Questi pilastri avevano un'influenza fondamentale sull'organizzazione della società perché si basavano sulla fedeltà personale dei loro membri. Anche quaranta o trent'anni fa, in Belgio, non si poteva essere candidati per il Partito socialista se non si era anche membri del sindacato socialista e della cassa malattia. E non si poteva essere insegnanti in una scuola cattolica e membri del Partito socialista senza rischiare di avere problemi con entrambi gli schieramenti. In altre parole, e forse più in Belgio che nei Paesi Bassi, questo sistema ha dato origine a furiose dispute fino agli anni '90.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un conflitto emblematico fu la "questione scolastica". Come ho scritto in precedenza, al momento dell'indipendenza del Belgio, la Chiesa cattolica aveva il monopolio dell'istruzione. Questo non soddisfaceva i liberali. Nella seconda metà del XIX secolo, furono approvate una serie di leggi per consentire alle autorità locali di aprire scuole. Ma la Chiesa cattolica, molto conservatrice, si oppose alle idee liberali a favore dell'espansione dell'istruzione, soprattutto per i poveri. La battaglia tra i due avversari raggiunse il suo culmine nel 1878. Dopo aver vinto le elezioni, i liberali crearono il primo Ministero dell'Istruzione, abolirono l'istruzione religiosa obbligatoria e la sostituirono con un corso di scienze. Questa vittoria fu di breve durata.</p>
<p style="font-weight: 400;">Inizia la prima guerra scolastica. L'intolleranza divampò e la Chiesa cattolica si impegnò a fondo nella lotta contro le "scuole senza Dio", nelle quali i bambini entravano da bambini e ne uscivano da mascalzoni. La preghiera settimanale imposta dai vescovi, "Dalle scuole senza Dio, proteggici, o Signore", ebbe un forte impatto politico e i liberali, che persero le elezioni successive, non tornarono al potere per quarant'anni.</p>
<p style="font-weight: 400;">I liberali tentarono allora un'altra strategia. Le autorità locali, e le province dove i liberali e il neonato Partito Socialista avevano la maggioranza, svilupparono le loro scuole, portando allo sviluppo di due reti concorrenti, una religiosa e l'altra laica, che esistono ancora oggi.</p>
<p style="font-weight: 400;">La seconda guerra scolastica, tra il 1954 e il 1958, portò a una sorta di trattato di pace, il Pacte scolaire. La guerra era diventata più economica che ideologica e lo Stato aumentò i finanziamenti per entrambe le reti, con conseguente costosa soddisfazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">A partire dagli anni Sessanta, il progresso della secolarizzazione ha portato a una depolarizzazione in entrambi i Paesi. La fedeltà ai pilastri è stata sostituita da scelte basate sulla qualità dei servizi offerti dalle varie componenti dei pilastri. Oggi si può essere membri del partito socialista e del sindacato cristiano. Si può anche essere miscredenti e mandare i propri figli in una scuola cattolica, e vale anche il contrario.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sia il Belgio che i Paesi Bassi possono ora essere considerati "Paesi pluralisti depilarizzati".</p>
<p style="font-weight: 400;">Cosa possiamo concludere da queste storie? Sicuramente che entrambi i Paesi sono riusciti a realizzare l'ambizione di creare uno Stato imparziale in cui la religione non sia relegata nell'armadio, ma in cui l'espressione delle credenze religiose non abbia la precedenza nella vita quotidiana su quello che Habermas chiama "consenso attraverso la deliberazione".</p>
<p style="font-weight: 400;">Questioni come l'aborto e l'eutanasia in Belgio e nei Paesi Bassi sono buoni esempi di questo sviluppo. La questione dell'aborto è stata molto controversa in Belgio tra gli anni '70 e il 1990, quando è stata approvata la legge. Il dibattito è durato 20 anni. I cattolici si opponevano all'idea di eliminare il divieto di aborto, ma allo stesso tempo sapevano perfettamente che gli ospedali appartenenti al pilastro laico praticavano continuamente aborti in buone condizioni sanitarie. La legge fu infine approvata con il sostegno di un membro chiave del pilastro cattolico, il movimento femminile cattolico "Vie Féminine". È stata approvata anche dopo che il Re si è rifiutato di firmare la legge, costringendo il Parlamento a dichiararlo temporaneamente inadatto a regnare. Per l'aneddoto, il Parlamento ha utilizzato un articolo quasi dimenticato della Costituzione, redatto nel 1830 per tenere conto delle difficoltà che i problemi di salute del re britannico Giorgio III avevano creato nel Paese!</p>
<p style="font-weight: 400;">La questione dell'eutanasia è stata molto meno controversa e la legge è stata approvata nel 2002 dopo lunghi ma rispettosi dibattiti. Il modo in cui è stata trattata questa importante questione etica riflette una forma di acquiescenza in un Paese in cui il pluralismo è ormai una realtà forte. I Paesi Bassi sono più avanti del Belgio in entrambe le situazioni. L'aborto è stato autorizzato nel 1984 e l'eutanasia nel 2001. Anche nei Paesi Bassi, il consenso attraverso la deliberazione è diventato un modo comune di affrontare i problemi etici. È difficile per noi immaginare manifestazioni contro il matrimonio omosessuale, ad esempio, come la "Manif' pour tous" in Francia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Entrambi i Paesi sono ora, come ho detto, ampiamente secolarizzati. La situazione odierna è molto diversa da quella che prevaleva nel XIX secolo, ma che era inizialmente resa possibile dalle Costituzioni dei due Paesi.</p>
<p style="font-weight: 400;">La secolarizzazione è un processo culturale e sociologico sancito dalla legge. E mentre un processo legale può produrre i suoi effetti in un tempo relativamente breve, ci vuole più tempo per cambiare la cultura dominante. Le politiche religiose dei Paesi Bassi, dove cattolici e protestanti vivono fianco a fianco dal XVI secolo, e quelle del Belgio, la cui popolazione era quasi al 98% cattolica al momento dell'indipendenza, hanno dovuto seguire percorsi diversi verso una maggiore secolarizzazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">La questione più problematica nelle relazioni tra Chiesa e Stato è, ovviamente, il finanziamento. Dal punto di vista francese o americano, la risposta è semplice: non se ne parla. I francesi lo considerano la pietra angolare della laicità, mentre gli americani lo considerano vietato dal Primo Emendamento e dal muro di separazione (anche se va sottolineato che compensano questa posizione con sostanziali esenzioni fiscali).</p>
<p style="font-weight: 400;">In Belgio e nei Paesi Bassi, la domanda ha avuto risposte diverse nel corso degli anni, portando alla teorizzazione di un principio importante: la parità di trattamento. La parità di trattamento è diventata un problema a causa della diffusione della miscredenza. Se, come avviene o avveniva in entrambi i Paesi, le chiese ricevono fondi pubblici per sostenere il loro lavoro, che ne è dei cittadini che non sono interessati a ciò che le chiese fanno? E il sostegno morale a cui i religiosi hanno diritto, ma che non è disponibile per i non credenti? Oltre a organizzare cerimonie religiose per matrimoni, funerali e così via, le chiese sono in grado di fornire supporto morale negli ospedali, nelle carceri, nell'esercito e nelle città. E i non credenti non lo erano.</p>
<p style="font-weight: 400;">In Belgio, il movimento umanista ha iniziato a chiedere il riconoscimento legale al pari delle religioni nel 1974. Il processo è durato 20 anni. È stato preceduto da una serie di cambiamenti in settori specifici. L'accesso alla radio e alla televisione pubblica è stato concesso alla fine degli anni Cinquanta; la consulenza morale umanista negli ospedali e nelle carceri negli anni Settanta; nell'esercito negli anni Novanta. Uno sviluppo simile si è verificato (spesso prima del Belgio) nei Paesi Bassi. Le Università libere di Bruxelles (francofona e fiamminga) stanno organizzando un master in consulenza morale e l'Università di Studi Umanisti di Utrecht sta facendo lo stesso nei Paesi Bassi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Esistono tuttavia alcune differenze. Ad esempio, gli umanisti olandesi hanno sviluppato una vasta rete di alloggi per anziani che non ha equivalenti in Belgio, e gli insegnanti di educazione etica umanista sono dipendenti pubblici in Belgio, ma lavorano sotto l'autorità di un'organizzazione umanista nei Paesi Bassi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un ultimo argomento che vorrei affrontare è il rapporto tra la separazione tra Chiesa e Stato e la crescita delle comunità islamiche nei nostri Paesi. Naturalmente la religione islamica è trattata come qualsiasi altra religione, ad esempio in Belgio è diventata una "religione riconosciuta", l'Islam può essere insegnato nelle scuole pubbliche come il cattolicesimo, l'ebraismo, ecc. ed entrambi i Paesi permettono ai musulmani di istituire scuole islamiche. Tuttavia, negli ultimi anni sono sorti problemi che non vengono affrontati allo stesso modo nei Paesi Bassi e in Belgio. Ancora una volta, la sensibilità belga e quella olandese divergono in qualche modo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel 2001, la Commissione olandese per la parità di trattamento ha stabilito che il rifiuto della candidatura di una portatrice di velo a un posto di servizio pubblico violava la legge sulla parità di trattamento. Tuttavia, i tribunali belgi hanno deciso diversamente. I tribunali belgi hanno anche respinto le domande di alunni che desideravano indossare il velo nelle scuole in cui ciò era vietato. In entrambi i casi, i tribunali belgi hanno basato la loro decisione sull'articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che consente a un'autorità pubblica di limitare la libertà religiosa se ciò è fatto per mantenere l'ordine pubblico. In realtà, si può notare che le autorità olandesi hanno adottato un approccio più "anglosassone" ai problemi di questi casi, mentre le autorità belghe sono state più influenzate dall'idea di proteggere la neutralità dei servizi pubblici.</p>
<p style="font-weight: 400;">Purtroppo, il Belgio ha ripetutamente violato i suoi stessi principi quando ha cercato di trattare con il gruppo musulmano.</p>
<p style="font-weight: 400;">L'Islam è diventato una "religione riconosciuta" nel 1974. Il problema era che la religione islamica non era realmente organizzata in Belgio. In assenza di un'associazione o di un rappresentante a cui rivolgersi, il governo belga fece una scelta discutibile e optò per i colloqui con l'Arabia Saudita. Non entrerò troppo nei dettagli, ma si trattava di una chiara violazione di un principio consolidato: il riconoscimento implica l'esistenza di almeno un numero significativo di gruppi organizzati e identificabili.</p>
<p style="font-weight: 400;">Altre due violazioni del principio della "doppia incompetenza" si sono verificate dopo la precedente. La prima riguarda il controllo di sicurezza dei candidati alla nomina del nuovo organo di rappresentanza dei musulmani in Belgio. Sebbene il governo abbia invocato la necessità di prevenire qualsiasi rischio di radicalizzazione o minaccia, ciò contraddice il fatto che le autorità non dovrebbero interferire nell'organizzazione interna degli organismi religiosi. Proprio questa settimana, la questione si ripropone con la creazione di un corso di formazione universitaria per il rilascio di diplomi ai futuri imam. Anche in questo caso, la domanda sorge spontanea: può il governo decidere quale sia l'Islam giusto da insegnare in Europa? Questo problema specifico mostra certamente i limiti dei nostri sistemi, ma devo dire che le risposte offerte dai modelli britannico o francese non sembrano più soddisfacenti.</p>
<p style="font-weight: 400;">È tempo di concludere. Cercherò innanzitutto di farlo facendo riferimento al Manifesto della laicità redatto dagli organizzatori di questo Congresso e cercando di confrontarlo con la situazione attuale nei Paesi Bassi e in Belgio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tutti i diritti umani e civili e le libertà sono pienamente rispettati, senza alcun riferimento alla religione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Anche se ho l'impressione che i Paesi Bassi siano un Paese un po' più religioso del Belgio (che è diventato largamente indifferente all'insegnamento della Chiesa), penso che si possa ritenere che entrambi i Paesi soddisfino questa condizione. Tuttavia, durante le mie ricerche per questo intervento, un aneddoto mi ha sorpreso. Nel suo articolo, una ricercatrice olandese riteneva che sarebbe stato problematico per un ufficiale di polizia non ammettere che un ebreo ortodosso dovrebbe essere autorizzato a rifiutarsi di mostrare la sua carta d'identità durante il sabato, perché questo dovrebbe essere considerato un lavoro! Dubito fortemente che un tribunale belga seguirebbe questo ragionamento.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un altro documento che ho letto sulla situazione olandese riteneva che la separazione tra Chiesa e Stato non fosse equivalente alla separazione tra religione e Stato. Questa sfumatura non sarebbe stata accettata facilmente nemmeno in Belgio. Credo che ciò si possa spiegare con il ricordo dell'influenza calvinista che permane nella cultura olandese.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il sostegno statale alle chiese o alle associazioni religiose si basa sugli stessi principi delle ONG laiche.</p>
<p style="font-weight: 400;">Entrambi i Paesi hanno chiaramente raggiunto questo obiettivo. Rimane una domanda: questi finanziamenti sono distribuiti in modo equo? In Belgio, la questione è molto problematica perché non ci si aspetta che i cittadini si identifichino come membri di una chiesa o di un gruppo laico. Con una partecipazione media alle messe di 11 % in una domenica ordinaria e una quota di oltre 80 % del bilancio destinata alle religioni e agli umanisti, non si può parlare di una situazione equilibrata tra umanesimo e cattolicesimo. Ma questa situazione è destinata a cambiare. Una delle idee è quella di creare una consultazione, in concomitanza con le elezioni, che dia ai cittadini la possibilità di esprimere a quale gruppo religioso o laico debba andare il loro denaro.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo porterebbe a un finanziamento più equilibrato, proteggendo al contempo la segretezza dell'affiliazione religiosa o filosofica individuale.</p>
<p style="font-weight: 400;">La laicità dell'istruzione pubblica è garantita dallo Stato.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo obiettivo è stato chiaramente raggiunto in entrambi i Paesi. Naturalmente, l'educazione religiosa non è - a differenza della Francia - completamente esclusa dalle scuole pubbliche, ma l'istruzione pubblica deve essere neutrale e libera da qualsiasi influenza religiosa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tutte le istituzioni pubbliche e le cerimonie di Stato sono prive di simboli e rituali religiosi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si tratta di una questione molto delicata. Per il Belgio, direi che il tasso di attuazione è del 90 %. Ma un'indagine approfondita probabilmente rivelerà delle violazioni di questo principio, e lo stesso deve valere per i Paesi Bassi. Ma se consideriamo che la secolarizzazione è un successo, queste situazioni possono essere corrette perché contraddicono il principio generalmente accettato. Va inoltre ricordato che un numero significativo di cerimonie civili organizzate in Francia non sfugge alla violazione di questa regola d'oro.</p>
<p style="font-weight: 400;">Spero di avervi dato una descrizione generale del grado di secolarizzazione dei nostri due Paesi. Non pretendo che il mio discorso non possa essere criticato, o addirittura contraddetto su alcuni dettagli, ma questo è il prezzo da pagare quando si vuole parlare di un argomento complesso. E 30 anni di esperienza sul campo mi hanno convinto che la secolarizzazione è un tema molto complesso. Tocca molti aspetti della vita sociale e politica di un Paese, e sperare di trovare un unico modello per l'Europa mi sembra del tutto irrealistico.</p>
<p style="font-weight: 400;">In realtà, la secolarizzazione è un lavoro in corso.  L'errore più grande sarebbe quello di credere che possiamo trovare una sorta di soluzione ideale, attuarla e poi dormire tranquilli per un secolo. Le forze che si oppongono alla secolarizzazione non dormono mai perché sono convinte, conoscono la verità e vogliono imporla a tutti. Noi sosteniamo solo la libertà, la libertà dell'individuo di fare le proprie scelte e di godere degli anni che trascorriamo su questa terra, ma non dovremmo mai smettere di stare svegli.</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/rapporto-aepl-uno-stato-imparziale/">Rapport AEPL « Un état impartial »</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
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