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	<title>Info Lettres | Associazione Europea del Libero Pensiero</title>
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	<description>Cosa fa l'Europa per me</description>
	<lastBuildDate>Sabato, 2 maggio 2026, ore 11:02:22 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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	<title>Info Lettres | Associazione Europea del Libero Pensiero</title>
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		<title>Risposta alla COMECE su "La mia voce, la mia scelta</title>
		<link>https://aepl.eu/it/risposta-alla-comece-sulla-mia-voce-la-mia-scelta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicolas Elbo]]></dc:creator>
		<pubDate>Ven, 01 maggio 2026 21:59:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Risposta alla dichiarazione della presidenza della COMECE sulla decisione della Commissione europea relativa all’iniziativa dei cittadini europei «My voice, My choice». Signori Vescovi, abbiamo preso atto dei vostri pareri1 riguardo alla richiesta di...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/risposta-alla-comece-sulla-mia-voce-la-mia-scelta/">Réponse à la COMECE sur « My voice, My choice »</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Risposta alla dichiarazione della presidenza della COMECE in merito alla decisione della Commissione europea relativa all’iniziativa dei cittadini europei «My voice, My choice».</h2>
<h3>Signori Vescovi,</h3>
<p>Abbiamo preso atto delle vostre opinioni<sup>1</sup> in merito alla richiesta dell’iniziativa popolare «My voice, My choice» sull’aborto. Così come rispettiamo il diritto di ciascuno a esprimere le proprie opinioni religiose, desideriamo che venga rispettata la nostra libertà di scelta. Le vostre imposizioni sono rivolte a coloro che condividono le vostre idee, ed esclusivamente a loro. Noi, firmatari di questa lettera, rispettiamo i diritti e le opinioni di ciascuno; sarebbe auspicabile che anche voi adottaste lo stesso approccio, cosa che non traspare dal vostro messaggio, il quale manca di tolleranza!!!</p>
<p>Lei scrive: <em>«L’aborto diretto è gravemente contrario alla legge morale. Questo è l’insegnamento costante della Chiesa cattolica.»</em></p>
<p>Non possiamo in alcun caso essere interessate né dai vostri dogmi né dalla vostra morale religiosa. Vivere insieme significa essere tolleranti e non imporre a tutti le credenze e la cultura di pochi. Rispettate le vostre leggi morali e lasciateci le nostre, la libertà di scelta! L’insegnamento morale della Chiesa cattolica non deve essere applicabile a <em><strong>Tutti e tutte</strong></em>, incondizionatamente.</p>
<p>E più avanti ancora scrivete: <em>«La ricerca scientifica conferma sempre più che, sin dal momento del concepimento, viene alla luce un nuovo essere umano, dotato di dignità intrinseca e meritevole della protezione fondamentale dovuta a ogni vita umana.»</em></p>
<p>Non è giusto condannare le donne che ricorrono all’aborto per mancanza di rispetto per la vita, mentre voi non condannate <strong><em>non sempre</em> </strong>quelli che mandano in guerra milioni di uomini e donne per motivi di supremazia economica, politica o religiosa, e voi ci parlate di rispetto per l’essere umano, voi che tuttavia avete insabbiato per molto tempo e non avete spesso, se non per nulla, segnalato alla Giustizia gli atti di pedofilia accertati commessi da membri del clero…</p>
<p>Significa venir meno al <em><strong>rispetto fondamentale dovuto a ogni vita umana</strong></em>.</p>
<p>Per quanto vi riguarda, riteniamo che la nostra lettera non avrà alcun impatto sulle vostre valutazioni.</p>
<h3>Ma</h3>
<p>Crediamo che ogni giorno che passa ci avvicini al momento in cui gli uomini e le donne che lo desiderano potranno vivere secondo le proprie riflessioni, liberi da ogni dogma. Senza timore né di Dio né del diavolo.</p>
<p>Non vedo l'ora di ricevere vostre notizie,<em><br />
Donne che resistono.</em></p>
<p>[1] <a href="https://www.comece.eu/wp-content/uploads/sites/2/2026/03/20260304-My-Voice-My-Choice-EC-Reply-FR.pdf" target="_blank" rel="noopener">Leggi il comunicato sul sito della COMECE</a></p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/risposta-alla-comece-sulla-mia-voce-la-mia-scelta/">Réponse à la COMECE sur « My voice, My choice »</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Una strategia per l'IA dell'UE: trasformare i vincoli in vantaggi competitivi!</title>
		<link>https://aepl.eu/it/una-strategia-per-la-lia-de-lue-per-trasformare-i-vincoli-in-vantaggi-competitivi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Mercoledì, 4 marzo 2026, ore 10:20:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
		<guid ispermalink="false">https://aepl.eu/?p=1017</guid>

					<description><![CDATA[<p>LA STRATEGIA DELL'UNIONE EUROPEA PER L'AI: TRASFORMARE LE COSTRIZIONI IN VANTAGGI COMPETITIVI Hedi Blili-Gouyou e Guy T'hooft I. INTRODUZIONE - IL PARADOSSO EUROPEO La narrazione dominante sulla strategia digitale europea si è cristallizzata intorno a una constatazione allarmistica: l'Europa sta irrimediabilmente perdendo...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/una-strategia-per-la-lia-de-lue-per-trasformare-i-vincoli-in-vantaggi-competitivi/">Une stratégie pour l&rsquo;IA de l&rsquo;UE : transformer les contraintes en avantages compétitifs !</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>STRATEGIA DELL'UNIONE EUROPEA IN MATERIA DI IA: TRASFORMARE I VINCOLI IN VANTAGGI COMPETITIVI</h1>
<h2 style="text-align: center;"><em>Hedi Blili-Gouyou e Guy T’hooft</em></h2>
<h2>I. INTRODUZIONE – IL PARADOSSO EUROPEO</h2>
<p>La narrativa dominante sulla strategia digitale europea si è cristallizzata attorno a una constatazione allarmistica: l’Europa starebbe perdendo irrimediabilmente la «corsa all’intelligenza artificiale». Questa retorica della sconfitta annunciata struttura ormai i dibattiti politici e orienta le scelte di bilancio, alimentando una forma di fatalismo strategico. Di fronte agli ecosistemi americano e cinese, l’Unione europea sembrerebbe condannata a un ruolo secondario: quello di un regolatore pignolo, incapace di generare i propri campioni tecnologici, impantanato nelle proprie contraddizioni normative.</p>
<p>La presente nota intende dimostrare che tale analisi si basa su un errore metodologico fondamentale. Essa applica meccanicamente all’Europa criteri di successo elaborati altrove, senza mettere in discussione né la loro pertinenza né la loro sostenibilità. Tuttavia, l’assenza di controparti europee di OpenAI o Tencent costituisce una debolezza solo se si ammette implicitamente che il modello di concentrazione oligopolistica rappresenti l’orizzonte insuperabile dell’innovazione tecnologica.</p>
<p><strong>La nostra tesi centrale ribalta questa prospettiva</strong> : le caratteristiche strutturali dell’ecosistema europeo – frammentazione istituzionale, rigorosità normativa, priorità ai diritti fondamentali – non sono ostacoli congiunturali da superare, ma le fondamenta di un modello economico alternativo, potenzialmente più resiliente e redditizio nel lungo periodo. L’etica non è un freno esterno all’innovazione, ma un’infrastruttura di fiducia che può diventare un vantaggio competitivo duraturo<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p>Questa ipotesi si basa su un'analisi sistemica di quattro presunte «debolezze» della strategia europea: l'assenza di leader industriali, la complessità dell'AI Act, l'ambiguità della «terza via» e le dipendenze tecnologiche critiche. Per ciascuna di esse, dimostreremo come una lettura strategica rinnovata consenta di identificare leve d’azione trasformative.</p>
<p>La posta in gioco va ben oltre la concorrenza economica. È in gioco la capacità dell’Europa di incarnare una forma di potenza tecnologica che non rinunci alle conquiste civili del costituzionalismo liberale<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>. Nessun altro spazio geopolitico si assume questa responsabilità – né ne possiede la legittimità storica. La questione non è quindi quella di scegliere tra innovazione e diritti fondamentali, ma di dimostrare empiricamente che l’una non può esistere in modo duraturo senza l’altra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>II. L’ASSENZA DI LEADER INDUSTRIALI: RIPENSARE IL MODELLO DI POTENZA</h2>
<h3>A. La critica classica: una visione tecnonazionalista della competitività</h3>
<p>La diagnosi di fallimento della strategia europea si basa su una triade di argomenti apparentemente inoppugnabili. In primo luogo, l’assenza di colossi tecnologici paragonabili a OpenAI, Google DeepMind o Anthropic segnalerebbe un’incapacità strutturale di mobilitare le risorse necessarie per realizzare scoperte scientifiche rivoluzionarie. In secondo luogo, la frammentazione del mercato in ventisette ecosistemi nazionali impedirebbe l'emergere delle economie di scala indispensabili per l'addestramento di modelli di base competitivi. In terzo luogo, la cronica sottocapitalizzazione delle startup europee – che raccolgono in media quattro volte meno delle loro controparti americane nella fase di serie B – condannerebbe l’innovazione europea a una sorta di nanismo congenito.</p>
<p>Questo modello interpretativo, per quanto diffuso nei circoli decisionali, presenta un difetto insormontabile: naturalizza un modello di potere tecnologico – la concentrazione oligopolistica – senza metterne in discussione né i costi nascosti né la sostenibilità. Come sottolinea la relazione della Corte dei conti europea (2024)<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>, «la valutazione delle prestazioni non può limitarsi a indicatori quantitativi di capitalizzazione di borsa, con il rischio di trascurare le trasformazioni qualitative dell’ecosistema dell’innovazione».</p>
<h3>B. La rilettura strategica: vulnerabilità dei monopoli e resilienza distribuita</h3>
<ol>
<li><strong> La fragilità sistemica della concentrazione</strong></li>
</ol>
<p>L'attuale architettura dell'infrastruttura digitale globale si basa su un paradosso pericoloso: una dipendenza quasi totale da un numero limitato di attori privati per funzioni di importanza vitale. Il guasto di Amazon Web Services del 7 dicembre 2021, durato meno di sei ore, ha causato perdite economiche globali stimate in 3,5 miliardi di euro e paralizzato servizi essenziali – dalla sanità pubblica al trasporto aereo. Questa vulnerabilità non è congiunturale ma strutturale: deriva direttamente dal modello di concentrazione che l’Europa è chiamata a replicare.</p>
<p>Al contrario, un ecosistema distribuito – proprio ciò che la frammentazione europea produce spontaneamente – genera una forma di resilienza sistemica. La moltiplicazione dei punti di innovazione, lungi dal costituire uno spreco di risorse, funziona come una ridondanza strategica. In un contesto geopolitico caratterizzato dall’aumento dei rischi di disruption (attacchi informatici, tensioni commerciali, crisi energetiche), questa architettura decentralizzata rappresenta una risorsa di sovranità sottovalutata.</p>
<ol start="2">
<li><strong> L'eccellenza verticale come strategia alternativa</strong></li>
</ol>
<p>Il caso di ASML, azienda olandese che detiene un quasi-monopolio mondiale sulla litografia a ultravioletti estremi (EUV), smentisce empiricamente la tesi del «campione generalista». Frutto di venticinque anni di pazienti investimenti – periodo durante il quale l’azienda non ha realizzato alcun profitto –, ASML illustra un percorso di innovazione radicalmente diverso dal modello della Silicon Valley. Il suo potere di mercato non deriva da effetti di rete o da strategie di acquisizione aggressive, ma da una profonda padronanza tecnologica in un segmento ultra-specializzato. Ebbene, questo approccio corrisponde proprio ai vantaggi comparativi europei: eccellenza scientifica, cooperazione tra industria e ricerca, capacità di investimento a lunghissimo termine.</p>
<p>L'ecosistema europeo dell'IA presenta già questa struttura settoriale: Mistral AI (sovranità e modelli aperti), DeepL (elaborazione del linguaggio multilingue), Siemens e SAP (IA industriale e aziendale). Piuttosto che lamentare l’assenza di un Google europeo, la strategia dovrebbe mirare a consolidare queste posizioni di leadership verticale, accettando che non producano la stessa visibilità mediatica delle unicorni generaliste.</p>
<ol start="3">
<li><strong> Il «capitale paziente» come vantaggio competitivo</strong></li>
</ol>
<p>Il modello del Mittelstand tedesco – imprese familiari con un orizzonte temporale multigenerazionale, che investono massicciamente in R&amp;S senza la pressione dei rendimenti trimestrali – offre un precedente per concepire un'economia dell'IA che sfugga alla logica dell’«exit» rapida. La Commissione europea, nel suo Piano d’azione per un continente dell’IA (2024-2025)<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>, riconosce implicitamente questa specificità invocando «meccanismi di finanziamento adeguati ai lunghi cicli di maturazione tecnologica». Tale richiesta rimane tuttavia in gran parte di carattere programmatico.</p>
<h3>C. Raccomandazioni operative</h3>
<p><strong>Proposta 1</strong> : Istituire un Fondo europeo di investimento «Long-Term AI», dotato di <strong>15 miliardi di euro in quindici anni</strong> (ovvero 1 miliardo di euro all'anno), con una clausola esplicita che vieta di imporre requisiti di ritorno sull'investimento prima di dieci anni.</p>
<p>Tale importo rappresenta un investimento annuale pari a quello attualmente stanziato dall'UE attraverso «Orizzonte Europa» e il programma «Europa digitale» (circa 1 miliardo di euro all'anno secondo la Commissione europea, 2024<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>). Tuttavia, a differenza dei programmi esistenti che finanziano progetti della durata di 3-5 anni, questo fondo punterebbe esclusivamente a orizzonti temporali di 10-15 anni, consentendo progressi significativi in settori ad alta intensità scientifica in cui l’Europa può puntare all’eccellenza mondiale: IA spiegabile, calcolo neuromorfico, ottimizzazione vincolata. Tale importo è inoltre coerente con l’obiettivo del Piano coordinato di mobilitare 20 miliardi di euro all’anno (pubblico + privato) entro il 2030<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a> : il fondo Long-Term AI contribuirebbe per il 51% a tale obiettivo, concentrandosi sulla ricerca di base a lunghissimo termine.</p>
<p><strong>Proposta 2</strong> : Ridefinire i criteri di valutazione dell'innovazione europea. Sostituire le classifiche delle "unicorni" – che misurano essenzialmente la capacità di raccogliere fondi – con indicatori di leadership tecnologica settoriale: brevetti essenziali, standard tecnici adottati, quote di mercato nei segmenti ad alto valore aggiunto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>III. L’AI ACT: DALLA BUROCRATIA ALL’ARMA NORMATIVA</h2>
<h3>A. La critica classica: la paralisi normativa</h3>
<p>Le quattrocento pagine dell’AI Act sintetizzano tutte le critiche rivolte al «modello europeo»: burocrazia kafkiana, scarsa conoscenza delle realtà tecniche, costi aggiuntivi insostenibili per le startup. Queste critiche, amplificate dalle lobby industriali americane e riprese compiacentemente da alcuni analisti europei, costruiscono l’immagine di una regolamentazione punitiva, destinata a compensare l’incapacità dell’Europa di innovare attraverso un controllo pignolo sull’innovazione altrui.</p>
<p>Questa visione ignora deliberatamente due importanti precedenti storici. Da un lato, gli stessi argomenti sono stati utilizzati contro il GDPR nel 2016-2018: esso avrebbe «ucciso l’economia digitale europea», provocato «l’esodo delle startup» e sancito «il dominio definitivo dei GAFAM». Sette anni dopo, il GDPR si è affermato come standard mondiale de facto, ha generato un settore europeo della «privacy tech» valutato 2,5 miliardi di euro e ha costretto i giganti americani a trasformazioni strutturali dei loro modelli di business. D'altra parte, la storia economica europea dimostra che una forte normatività costituisce storicamente un vettore di competitività – dal sistema metrico alle norme ISO, passando per gli standard di sicurezza automobilistica.</p>
<h3>B. La controlettura strategica: il «Brussels Effect» come strategia di potere</h3>
<ol>
<li><strong> L'effetto GDPR: la regolamentazione come infrastruttura di mercato</strong></li>
</ol>
<p>Il GDPR illustra un meccanismo di potere normativo che la politologa Anu Bradford ha teorizzato con l’espressione «Brussels Effect»: la capacità dell’Unione europea di esportare unilateralmente i propri standard normativi, trasformando le proprie norme interne in quasi-vincoli globali. Questo fenomeno non si basa né sulla coercizione militare, né sul dominio economico, ma su tre fattori strutturali: le dimensioni del mercato europeo (450 milioni di consumatori), l’effetto di indivisibilità (impossibilità per le multinazionali di mantenere standard differenziati per giurisdizione oltre una certa soglia di complessità) e l’anticipazione strategica da parte degli attori privati che preferiscono adottare preventivamente lo standard più rigoroso.</p>
<p>L'AI Act presenta tutte le caratteristiche necessarie per riprodurre questo effetto. Come osserva l'Internet Policy Review (2025)<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>, «la classificazione in base al livello di rischio e i requisiti di documentazione tecnica generano costi di transazione che rendono economicamente razionale l’adozione di uno standard unico per il mercato globale». I primi segnali empirici confermano questa dinamica: diversi Stati americani (California, New York) stanno valutando leggi direttamente ispirate all’AI Act, mentre i governi del Sud-Est asiatico richiedono la consulenza tecnica della Commissione per elaborare i propri quadri normativi.</p>
<ol start="2">
<li><strong> La conformità come barriera all'ingresso e «moat» competitivo</strong></li>
</ol>
<p>L'analisi economica standard delle normative le presenta come costi irrecuperabili, che riducono i margini e frenano l'innovazione. Questa visione trascura sistematicamente la loro funzione di barriera all'ingresso. Un quadro normativo rigoroso penalizza maggiormente gli attori opportunisti – il cui modello economico si basa sull'esternalizzazione dei rischi – rispetto agli attori consolidati in grado di internalizzare i costi di conformità.</p>
<p>Uno studio dell'IAPP (International Association of Privacy Professionals, 2024)<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a> rivela che <strong>Il 67,1% delle organizzazioni che hanno integrato la governance della privacy nella propria strategia di IA si dichiara fiducioso riguardo alla propria conformità all'AI Act</strong>, segno di un vantaggio competitivo emergente per le aziende che hanno anticipato i requisiti normativi. Questo “premio di fiducia” si manifesta sempre più spesso nelle gare d’appalto B2B, dove la certificazione diventa un criterio di selezione determinante.</p>
<p>Da un punto di vista più strutturale, la certificazione europea sta diventando progressivamente un passaporto per l’accesso agli appalti pubblici, che nell’Unione rappresentano 500 miliardi di euro all’anno. I bandi di gara pubblici includono sempre più sistematicamente clausole di conformità all’AI Act, creando di fatto un mercato vincolato per gli attori europei o le multinazionali che hanno investito nella conformità.</p>
<ol start="3">
<li><strong> Il costo nascosto della mancanza di regolamentazione: il crollo della fiducia</strong></li>
</ol>
<p>Il caso Meta/Cambridge Analytica offre un interessante scenario controfattuale. <strong>Tra marzo e luglio 2018, l'azienda ha perso fino a 134 miliardi di dollari</strong><a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a><strong> di capitalizzazione di mercato al culmine della crisi</strong> – non a causa di sanzioni normative, ma per la perdita di fiducia da parte degli inserzionisti e degli utenti. I ricorrenti scandali legati ai pregiudizi algoritmici (sistemi di reclutamento discriminatori, riconoscimento facciale razzista, chatbot tossici) generano costi reputazionali che superano di gran lunga gli investimenti necessari per la conformità normativa preventiva.</p>
<p>L'AI Act funge quindi da assicurazione collettiva contro il rischio di un crollo sistemico della fiducia. Nei settori regolamentati ad alto rischio – sanità, giustizia, finanza, sicurezza – l'assenza di un quadro normativo solido non genera innovazione sfrenata, ma piuttosto una certa cautela istituzionale. Le strutture ospedaliere, le banche e le amministrazioni pubbliche adottano le tecnologie su larga scala solo se queste sono certificate e verificabili. Il quadro normativo europeo, lungi dal frenare la diffusione dell’IA in questi settori, ne costituisce la condizione di possibilità.</p>
<h3>C. Raccomandazioni operative</h3>
<p><strong>Proposta 3</strong> : Trasformare il marchio «Trustworthy AI» in una norma ISO europea, negoziata come standard tecnico in seno agli organismi internazionali (ISO, ITU). Mobilitare la diplomazia economica europea per imporre tale norma come requisito fondamentale negli accordi di libero scambio.</p>
<p><strong>Proposta 4</strong> : Creare uno sportello unico per la conformità destinato alle PMI, con un budget di <strong>500 milioni di euro in cinque anni</strong> (ovvero 100 milioni di euro all'anno).</p>
<p>Tale importo rappresenta circa lo 0,51% del bilancio totale di GenAI4EU (700 milioni di euro secondo la Commissione, 2024-2025)<a href="#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>), ma dedicato esclusivamente all’assistenza delle PMI in materia di conformità. A titolo di confronto, il programma EIC Accelerator stanzia fino a 2,5 milioni di euro per ogni startup a favore dell’innovazione tecnologica; lo sportello unico consentirebbe di accompagnare circa 200 PMI all'anno con sovvenzioni di 500.000 euro, coprendo audit, certificazione, formazione del personale e adeguamento dei sistemi. L’obiettivo non è solo quello di facilitare la conformità, ma di costruire un’industria europea di audit e certificazione dell’IA – un settore che potrà poi esportarsi verso giurisdizioni che adottano quadri normativi simili.</p>
<p><strong>Proposta 5</strong> : Avviare una «diplomazia normativa» aggressiva, subordinando l’accesso al mercato europeo dell’IA (per le imprese extraeuropee) a clausole di reciprocità normativa. Questa strategia – già applicata con successo nel campo delle norme ambientali – accelera la diffusione internazionale degli standard europei.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>IV. LA «TERZA VIA»: PROFEZIA CHE SI AVVERA O VICOLO CIECO STRATEGICO?</h2>
<h3>A. La critica classica: l’illusione di un’alternativa credibile</h3>
<p>La retorica ufficiale dell’Unione europea presenta la propria strategia sull’IA come una «terza via» tra il capitalismo della sorveglianza statunitense e l’autoritarismo digitale cinese. Questa formulazione affascina i circoli politici europei perché permette di trasformare una posizione di debolezza oggettiva – l’assenza di leader tecnologici – in una posizione etica distintiva. Suscita tuttavia un crescente scetticismo tra gli analisti strategici.</p>
<p>Le critiche convergono su una stessa diagnosi: questa «terza via» rischia di essere solo un «museo etico» – uno spazio di virtù inoffensiva, che produce norme senza poterle far rispettare, principi privi di capacità di proiezione. Di fronte ai massicci investimenti americani (il settore privato vi ha investito 67 miliardi di dollari nel 2023) e alla guida strategica cinese (piano nazionale sull’IA dotato di 150 miliardi di dollari in dieci anni), l’Europa sembrerebbe condannata a un ruolo di commentatore morale di trasformazioni che non controlla.</p>
<h3>B. La rilettura strategica: la nascita di un mercato della fiducia</h3>
<ol>
<li><strong> La portata sottovalutata della richiesta di regolamentazione</strong></li>
</ol>
<p>L'Eurobarometro 2024 rivela che il 73,1% dei cittadini europei si oppone all'uso di sistemi di IA non regolamentati<a href="#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a> in settori sensibili (sanità, giustizia, lavoro). Questa cifra non esprime solo una preferenza culturale astratta, ma un vincolo economico reale: nelle democrazie liberali, nessuna tecnologia può essere implementata su larga scala contro l’accettabilità sociale. Tuttavia, questo vincolo non grava solo sull'Europa. I ripetuti scandali negli Stati Uniti – dal riconoscimento facciale razzista di Rekognition (Amazon) alle pericolose allucinazioni degli assistenti medici – generano una crescente richiesta di regolamentazione, anche tra le élite tecnologiche.</p>
<p>Da un punto di vista più strutturale, i settori economici più dinamici e con il maggior valore aggiunto – sanità di precisione, finanza algoritmica, sistemi giudiziari predittivi – sono proprio quelli in cui i requisiti di conformità normativa sono più rigorosi. In questi ambiti, il vantaggio competitivo non si basa sulla potenza di calcolo grezza o sulle dimensioni dei set di dati, ma sulla capacità di produrre sistemi verificabili, spiegabili e certificabili. Ebbene, questi attributi corrispondono esattamente alle priorità di ricerca europee degli ultimi quindici anni – dalla spiegabilità (XAI) alla certificazione formale, passando per l’IA frugale.</p>
<ol start="2">
<li><strong> Il vantaggio di chi arriva dopo: imparare dagli errori altrui</strong></li>
</ol>
<p>La teoria strategica distingue tradizionalmente i vantaggi del «first mover» (conquista di quote di mercato, definizione degli standard) da quelli del «second mover» (osservazione degli errori del pioniere, ottimizzazione dei processi). Nel campo dell’IA, l’Europa occupa strutturalmente questa posizione di second mover – non per scelta strategica, ma per ritardo oggettivo. Piuttosto che lamentare questa situazione, la strategia consiste nel trarne vantaggio.</p>
<p>L'implementazione su larga scala dei sistemi di IA negli Stati Uniti e in Cina sta generando un corpus empirico di fallimenti da cui l'Europa può trarre insegnamento: pregiudizi discriminatori strutturali, derive autoritarie, vulnerabilità in materia di sicurezza, rapida obsolescenza delle competenze, concentrazione di potere. Le soluzioni europee di IA – proprio perché integrano fin dalla progettazione i vincoli di etica, sicurezza e spiegabilità – evitano una parte di queste insidie. Questa differenza qualitativa si traduce in vantaggi competitivi tangibili: i sistemi di IA medica certificati in Europa stanno penetrando in mercati (Giappone, Singapore, Canada) dove le soluzioni americane non regolamentate si scontrano con barriere normative.</p>
<ol start="3">
<li><strong> Sovranità attraverso l'interoperabilità: standard aperti contro sistemi chiusi</strong></li>
</ol>
<p>Il modello dominante dell'IA contemporanea si basa su ecosistemi proprietari chiusi (iOS/Android, AWS/Azure/GCP, GPT/Claude/Gemini), che generano massicci effetti di «lock-in». Questa architettura produce una forma di dipendenza geopolitica: adottare l’ecosistema di un attore significa anche accettare la giurisdizione del suo paese d’origine e i rischi di un’interruzione unilaterale dell’accesso.</p>
<p>L'Europa, proprio perché non controlla alcun ecosistema dominante, ha un interesse oggettivo a promuovere standard aperti e protocolli di interoperabilità. Questa strategia trova un crescente riscontro tra i governi che cercano di evitare la dipendenza esclusiva dalle tecnologie cinesi e statunitensi. I partenariati strategici che l’Europa stringe con potenze medie (ASEAN, Unione Africana, America Latina) non si basano sulla fornitura di modelli di base – ambito in cui non può competere – ma sul trasferimento di capacità normative e tecniche che consentano a questi paesi di costruire i propri ecosistemi sovrani.</p>
<h3>C. Raccomandazioni operative</h3>
<p><strong>Proposta 6</strong> : Avviare un programma di ricerca su <strong>3 miliardi di euro in cinque anni</strong> (pari a 600 milioni di euro all'anno) destinati specificatamente all'IA spiegabile e verificabile.</p>
<p>Tale importo rappresenta un aumento di 40 volte rispetto all'attuale impegno europeo in materia di trasparenza e affidabilità dell'IA. Infatti, Horizon Europe ha stanziato 112 milioni di euro per l'IA e la tecnologia quantistica nel 2024, di cui solo 15 milioni di euro per la trasparenza e l'affidabilità (Commissione europea, 2024). Il programma da 600 milioni di euro all'anno consentirebbe di trasformare ciò che oggi appare come un vincolo normativo in un vantaggio tecnologico dirompente: sviluppare architetture che consentano nativamente la tracciabilità, l'interpretabilità e la certificazione formale. A titolo di confronto, questo investimento rimane inferiore al bilancio annuale di GenAI4EU (700 milioni di euro), ma si concentra su un segmento tecnologico in cui l’Europa può puntare all’eccellenza mondiale piuttosto che competere frontalmente con i modelli di base americani.</p>
<p><strong>Proposta 7</strong> : Costruire una strategia di partenariato con il «Sud del mondo», non sul modello degli aiuti allo sviluppo, ma come alleanza di interessi reciproci. L’Europa offre la propria competenza normativa e le proprie tecnologie certificate; i partner offrono mercati in rapida crescita e un sostegno diplomatico per l’adozione degli standard europei nei consessi internazionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>V. DIPENDENZE STRATEGICHE: IL TALLONE D’ACHILLE DIVENTATO UN’URGENZA CHE MOBILITA</h2>
<h3>A. La cruda realtà: anatomia di una vulnerabilità sistemica</h3>
<p>La relazione della Corte dei conti europea (2024) traccia un quadro inequivocabile: l’infrastruttura digitale europea si basa su dipendenze critiche nei confronti di attori extraeuropei in tre settori fondamentali. In primo luogo, il «cloud computing»: il 70% delle capacità di archiviazione e di calcolo<a href="#_ftn12" name="_ftnref12">[12]</a> utilizzate in Europa provengono da tre fornitori statunitensi (AWS, Microsoft Azure, Google Cloud Platform). In secondo luogo, i semiconduttori: il 90% della produzione mondiale di chip avanzati (con dimensioni inferiori a 7 nanometri) è concentrata a Taiwan e nella Corea del Sud. In terzo luogo, i modelli di base: l’intero ecosistema europeo di IA generativa dipende da modelli sviluppati da OpenAI, Anthropic, Google e Meta.</p>
<p>Questa triplice dipendenza non riguarda solo la vulnerabilità economica: rappresenta un rischio geopolitico di prim’ordine. La crisi dei semiconduttori del 2021, innescata dalle interruzioni logistiche legate al COVID-19, ha paralizzato l’industria automobilistica europea per diciotto mesi, distruggendo 110 miliardi di euro di valore aggiunto. Un conflitto militare nello Stretto di Taiwan, una decisione unilaterale di Washington di vietare l’accesso alle tecnologie di IA per motivi di sicurezza nazionale o un massiccio attacco informatico contro i data center statunitensi produrrebbero effetti sistemici ancora più gravi.</p>
<p>La Corte dei conti francese, nella sua relazione sulla strategia nazionale in materia di IA (2025), sottolinea che «la dipendenza tecnologica genera anche una dipendenza normativa: i sistemi progettati secondo logiche giuridiche extraeuropee incorporano pregiudizi e priorità contrarie ai valori europei». Questa osservazione mette in luce una dimensione spesso trascurata: al di là della vulnerabilità materiale, la dipendenza tecnologica erode la capacità dell’Europa di definire in modo sovrano le proprie priorità civili.</p>
<h3>B. La finestra di opportunità: trasformare il vincolo in mobilitazione</h3>
<ol>
<li><strong> Il risveglio geopolitico post-Ucraina: dalla retorica agli investimenti</strong></li>
</ol>
<p>L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022 ha provocato uno shock strategico paragonabile, in ambito tecnologico, a quello causato dallo Sputnik agli Stati Uniti nel 1957. Ha messo brutalmente in luce la fragilità delle catene di approvvigionamento europee e l’illusione di un’interdipendenza pacificatrice. Questo shock ha innescato un significativo riorientamento di bilancio: il programma EuroHPC (supercomputer) ha visto aumentare sostanzialmente il proprio budget; il progetto Gaia-X per il cloud sovrano, in fase di stallo nel 2021, è stato rilanciato con impegni industriali sostanziali.</p>
<p>In particolare, l’European Chips Act (2023) stanzia 43 miliardi di euro<a href="#_ftn13" name="_ftnref13">[13]</a> per ridurre la dipendenza europea dai semiconduttori, con l'obiettivo di passare dal 10,1% al 20,1% della produzione mondiale entro il 2030. L'iniziativa <strong>InvestAI</strong>, annunciata nel febbraio 2025 in occasione del Vertice di Parigi, segna una svolta qualitativa di grande rilievo: <strong>reperire 200 miliardi di euro</strong><a href="#_ftn14" name="_ftnref14">[14]</a><strong> per l'IA</strong>, di cui <strong>20 miliardi di euro destinati specificatamente a 4-5 gigafactory</strong><a href="#_ftn15" name="_ftnref15">[15]</a><strong> di IA</strong> ciascuna dotata di 100.000 chip di ultima generazione, ovvero quattro volte la capacità delle infrastrutture attuali.</p>
<p>La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha paragonato questo progetto a un <strong>«Il CERN per l'IA»</strong>, sottolineando l'ambizione di creare un'infrastruttura aperta che consenta a tutti gli scienziati e alle imprese europee – e non solo ai colossi – di accedere alle risorse necessarie per sviluppare modelli all'avanguardia.</p>
<p><strong>Contesto di bilancio</strong> : Secondo il Piano coordinato sull'IA (2021), l'obiettivo era quello di raggiungere <strong>20 miliardi di euro all'anno</strong> di investimenti combinati (pubblici e privati) entro il 2030. Fino al lancio di InvestAI, la Commissione investiva circa <strong>1 miliardo di euro all'anno</strong> attraverso «Horizon Europe» e il programma «Europa digitale». Le stime dell’OCSE e della Commissione (2023) indicano che l’UE aveva già raggiunto circa <strong>25,7 miliardi di euro di investimenti annuali</strong><a href="#_ftn16" name="_ftnref16">[16]</a> nel 2023, superando così l'obiettivo fissato per il 2030 con sette anni di anticipo. InvestAI punta a decuplicare questo impegno nei prossimi cinque anni.</p>
<p>La storia economica europea dimostra che i grandi balzi tecnologici derivano spesso da precedenti umiliazioni. Airbus è nata dalla consapevolezza, negli anni ’60, che la totale dipendenza da Boeing costituiva una vulnerabilità inaccettabile. Cinquant'anni e 1.000 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati dopo, Airbus detiene il 50% del mercato mondiale dell'aviazione civile. Questo precedente dimostra che una strategia industriale europea a lungo termine, dotata di risorse sufficienti e sostenuta politicamente, può produrre campioni mondiali – a condizione di accettare orizzonti temporali incompatibili con i cicli elettorali.</p>
<ol start="2">
<li><strong> Le scommesse tecnologiche che fanno la differenza: sovranità selettiva</strong></li>
</ol>
<p>Di fronte alle dipendenze individuate, la tentazione naturale è quella di puntare all’autosufficienza totale – un’ambizione tanto illusoria quanto inefficace. Nessuna economia, nemmeno quella cinese o statunitense, controlla l’intera catena del valore tecnologico. La strategia pertinente è quella della «sovranità selettiva»: identificare tre o quattro segmenti tecnologici critici in cui l’Europa può ragionevolmente puntare all’eccellenza mondiale e accettare la dipendenza negli altri settori, gestendola attraverso la diversificazione dei fornitori.</p>
<p>Tre sfide tecnologiche appaiono particolarmente promettenti. In primo luogo, l’IA frugale e l’«edge computing»: di fronte alla crisi energetica e ai vincoli climatici, la capacità di addestrare e implementare modelli efficienti con risorse computazionali limitate diventa un vantaggio competitivo fondamentale. La ricerca europea in questo campo (in particolare l’Istituto PRAIRIE a Parigi e l’ELLIS Network) è all’avanguardia a livello mondiale. In secondo luogo, il calcolo quantistico: la corsa tecnologica è ancora aperta e l’Europa dispone di notevoli risorse scientifiche (40% delle pubblicazioni mondiali). In terzo luogo, i semiconduttori specializzati per l’IA: piuttosto che cercare di recuperare terreno su Taiwan nei chip generici, l’Europa può puntare all’eccellenza su architetture specifiche (calcolo neuromorfico, processori dedicati all’IA spiegabile).</p>
<ol start="3">
<li><strong> Alleanze strategiche: diversificare per ridurre le dipendenze</strong></li>
</ol>
<p>La riduzione delle dipendenze non passa solo attraverso la rilocalizzazione, ma anche attraverso la diversificazione geografica dei partner. È nell’interesse dell’Europa stringere alleanze tecnologiche con potenze medie che condividono le sue preoccupazioni in materia di sovranità: Giappone (semiconduttori, robotica), Corea del Sud (elettronica), Israele (sicurezza informatica), Canada (IA etica). Queste partnership consentono di condividere i costi di ricerca e sviluppo, di accedere a competenze complementari e di ridurre la dipendenza bilaterale dagli Stati Uniti o dalla Cina.</p>
<p>Il modello del CERN (Organizzazione europea per la ricerca nucleare) costituisce un precedente istituzionale: un’infrastruttura di ricerca fondamentale finanziata collettivamente, che opera su orizzonti temporali pluridecennali e che ha generato enormi ricadute economiche (lo stesso web è stato inventato al CERN). L’iniziativa <strong>InvestAI, definita esplicitamente come un «CERN dell'IA»</strong>, si inserisce proprio in questa logica: creare un'infrastruttura condivisa, aperta e collaborativa, che consenta all'intero ecosistema europeo – ricercatori, startup, PMI, grandi imprese – di accedere alle risorse computazionali necessarie per sviluppare modelli di IA all'avanguardia.</p>
<h3>C. Raccomandazioni operative</h3>
<p><strong>Proposta 8</strong> : Individuare formalmente tre tecnologie fondamentali per la sovranità europea in materia di IA (ad esempio: calcolo quantistico, IA frugale, semiconduttori neuromorfici) e <strong>concentrare 70% di investimenti pubblici in R&amp;S sull'IA</strong>.</p>
<p><em>Motivazione</em> : Il Piano coordinato punta a raggiungere 20 miliardi di euro all'anno di investimenti complessivi entro il 2030, di cui circa 7 miliardi di euro provenienti da fonti pubbliche europee (Commissione + Stati membri). Concentrare il 70% di questa dotazione pubblica (ovvero circa 5 miliardi di euro all'anno) su 3-4 tecnologie critiche consentirebbe di raggiungere una massa critica sufficiente per puntare all'eccellenza mondiale in questi segmenti, piuttosto che disperdere le risorse su tutto lo spettro tecnologico. Questa focalizzazione strategica rompe con l'attuale dispersione delle risorse e si ispira al modello giapponese di concentrazione settoriale.</p>
<p><strong>Proposta 9</strong> : Negoziare partnership tecnologiche bilaterali con il Giappone e la Corea del Sud, con l'obiettivo esplicito di ridurre le reciproche dipendenze dagli Stati Uniti e dalla Cina. Tali partnership devono includere clausole di trasferimento tecnologico e di co-sviluppo, non solo accordi commerciali.</p>
<p><strong>Proposta 10</strong> : Consolidare l'iniziativa <strong>InvestAI</strong> come infrastruttura permanente per la sovranità dell'IA europea, sul modello del CERN.</p>
<p>InvestAI mobilita già 200 miliardi di euro (50 miliardi di fondi pubblici dell'UE + 150 miliardi di fondi privati tramite gli «European AI Champions»), di cui 20 miliardi destinati specificatamente a 4-5 gigafactory. Questa iniziativa deve diventare una struttura permanente – una «European AI Infrastructure Corporation» – che riunisca gli Stati membri, la BEI e i partner industriali. Missione: costruire e gestire le infrastrutture di calcolo e i «dataset» strategici necessari alla sovranità europea, mettendoli al contempo a disposizione dell’ecosistema della ricerca e delle startup. Il modello di governance deve ispirarsi al CERN (budget annuale di 1,3 miliardi di euro, finanziato da 23 Stati membri da 70 anni): finanziamento collettivo, orizzonte pluridecennale, accesso aperto all’intera comunità scientifica e industriale europea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>VI. CONCLUSIONE – L’OBBLIGO DI ESECUZIONE</h2>
<h3>Sintesi: dal vincolo al vantaggio</h3>
<p>Questa nota ha dimostrato che le quattro «debolezze» strutturali della strategia europea – assenza di leader di spicco, complessità normativa, ambiguità della terza via, dipendenze tecnologiche – derivano da una diagnosi errata. Si tratta di ostacoli solo se rapportati a un modello di potenza tecnologica – la concentrazione oligopolistica statunitense – la cui sostenibilità economica, sociale e democratica è sempre più contestata.</p>
<p>L'ecosistema distribuito europeo genera una resilienza sistemica di fronte agli shock. L'AI Act, lungi dal paralizzare l'innovazione, costruisce un'infrastruttura di fiducia che può diventare un vantaggio competitivo duraturo, grazie al «Brussels Effect». La «terza via» corrisponde a una crescente domanda globale di tecnologie conformi agli standard democratici. Infine, le dipendenze strategiche hanno innescato una mobilitazione di bilancio e politica senza precedenti – esemplificata da InvestAI e dai suoi 200 miliardi di euro –, aprendo la possibilità di salti tecnologici in nicchie ad alto valore aggiunto.</p>
<p>L'etica non è un ostacolo esterno all'innovazione, ma un'infrastruttura di competitività. Nei settori ad alto valore aggiunto – sanità, finanza, giustizia, sicurezza – la capacità di produrre sistemi verificabili, spiegabili e certificabili costituisce la condizione sine qua non per la loro implementazione. Ebbene, queste caratteristiche corrispondono esattamente alle priorità di ricerca europee degli ultimi quindici anni.</p>
<h3>Il rischio fatale: l'indecisione</h3>
<p>Il pericolo non è il modello europeo in sé, ma la nostra incapacità collettiva di assumercene pienamente la responsabilità. Da vent'anni la strategia digitale europea oscilla tra due tentazioni contraddittorie: imitare il modello americano («creare unicorni») e affermare la propria diversità («l'etica prima di tutto»), senza mai scegliere realmente. Questa indecisione strategica produce il peggio dei due mondi: né la potenza finanziaria americana, né la coerenza normativa necessaria alla diffusione del modello europeo.</p>
<p>La scelta non è tra copiare gli altri o tracciare la nostra strada: si tratta di un falso dilemma. L’urgenza consiste nel passare dal quadro normativo, ormai definito con l’AI Act, all’azione industriale coordinata. Ciò comporta tre cambiamenti radicali. In primo luogo, accettare massicci investimenti pubblici nelle infrastrutture strategiche – InvestAI ne è un esempio – partendo dal presupposto che la sovranità tecnologica ha un costo, che è comunque inferiore al costo della dipendenza. In secondo luogo, imporre una disciplina strategica: concentrare le risorse su tre o quattro scommesse tecnologiche (70% della R&amp;S pubblica), invece di spargere i budget su tutto lo spettro. In terzo luogo, costruire una diplomazia normativa aggressiva, trasformando l’AI Act in un’arma di conquista commerciale piuttosto che in un handicap autoinflitto.</p>
<h3>Risolvere la tensione apparente: standard aperti e sovranità concentrata</h3>
<p>Questa strategia può sembrare paradossale: da un lato, promuovere l’interoperabilità e gli standard aperti (Proposta 7); dall’altro, concentrare massicciamente gli investimenti su alcune tecnologie critiche (Proposte 8-10). In realtà, <strong>questi due aspetti sono complementari piuttosto che contraddittori</strong>.</p>
<p><strong>Gli standard aperti e l'interoperabilità costituiscono la nostra proposta geopolitica</strong> : ciò che l’Europa propone al resto del mondo per evitare i «giardini chiusi» sino-americani. È il nostro vantaggio comparativo nella diplomazia tecnologica. Promuovendo protocolli aperti, architetture interoperabili e «dataset» condivisi, l’Europa si posiziona come l’alternativa credibile per tutti gli attori – Stati, imprese, ricercatori – che cercano di evitare la dipendenza esclusiva dagli ecosistemi proprietari americani o cinesi.</p>
<p><strong>Al contrario, la concentrazione degli investimenti in 3-4 tecnologie critiche rientra nella sovranità selettiva</strong> : individuare i settori in cui la dipendenza sarebbe strategicamente inaccettabile (calcolo quantistico, semiconduttori specializzati, IA frugale, IA spiegabile) e costruire in essi una reale autonomia. Non si tratta di autosufficienza totale – una chimera costosa e inefficace – ma di padroneggiare le tecnologie che determinano la nostra capacità di definire le nostre regole del gioco.</p>
<p><strong>Il punto fondamentale è che queste tecnologie sovrane devono a loro volta rispettare i nostri standard di apertura</strong>. In altre parole: <strong>autonomia nelle funzionalità, apertura nei protocolli</strong>. ASML, il nostro esempio paradigmatico, illustra perfettamente questa sintesi: monopolio tecnologico (sovranità) in un ecosistema aperto e internazionale (interoperabilità). Allo stesso modo, InvestAI mira a creare gigafactory europee (sovranità computazionale) garantendo al contempo un accesso aperto all’intero ecosistema scientifico e industriale (standard aperti).</p>
<p>Questa dialettica tra concentrazione strategica e apertura sistemica non è una contraddizione, ma la nostra proposta di valore unica: offrire al mondo un'alternativa ai modelli chiusi dominanti, garantendo al contempo la nostra autonomia nei segmenti critici. È proprio questa sintesi che può trasformare la «terza via» europea da aspirazione retorica a realtà geopolitica.</p>
<h3>La sfida civile: la responsabilità storica</h3>
<p>Al di là della concorrenza economica, la strategia europea sull’IA solleva una questione di filosofia politica fondamentale: una società tecnologicamente avanzata può preservare in modo duraturo i principi del costituzionalismo liberale – Stato di diritto, separazione dei poteri, tutela delle minoranze, autonomia individuale? Oppure il progresso tecnologico implica necessariamente, come sostengono alcuni teorici autoritari, un indebolimento dei vincoli democratici in nome dell’efficienza?</p>
<p>Spetta esclusivamente all'Europa dimostrare empiricamente che la prima opzione è praticabile. Né gli Stati Uniti – dove la regolamentazione dell’IA rimane in gran parte affidata all’autoregolamentazione delle imprese – né la Cina – dove l’IA serve esplicitamente a fini di controllo sociale – possono incarnare questa sintesi tra innovazione tecnologica e diritti fondamentali. Questa responsabilità deriva direttamente dalla storia europea: è in Europa che sono state inventate contemporaneamente le libertà individuali (habeas corpus, libertà di espressione) e la rivoluzione industriale. È in Europa che, nel XX secolo, è stata tentata la scommessa di una regolamentazione democratica del potere economico. È in Europa che sono sopravvissute, dopo le catastrofi totalitarie, le istituzioni del costituzionalismo liberale.</p>
<p>Questa legittimità storica comporta un obbligo strategico: dimostrare che l’etica e l’innovazione non sono antagoniste, ma si completano a vicenda. Il fallimento europeo nell'IA non sarebbe solo una sconfitta economica: segnalerebbe l'impossibilità di una modernità tecnologica rispettosa dei diritti umani, avallando così le tesi autoritarie sull'incompatibilità tra democrazia ed efficienza tecnologica.</p>
<p><strong>La questione finale non è quindi di natura tecnica, ma politica</strong> : l’Unione europea possiede la volontà collettiva di trasformare questi potenziali punti di forza in potere reale? Dispone della disciplina strategica necessaria per mantenere la rotta per vent’anni, al di là dei cambiamenti di governo e delle tensioni tra gli Stati membri? È in grado di superare la tentazione del ripiegamento nazionale per costruire le infrastrutture comuni indispensabili alla sovranità continentale?</p>
<p>Queste questioni non rientrano nell’analisi prospettica: richiedono decisioni politiche immediate. Il tempo della riflessione strategica è finito. È giunto il momento di agire. La storia giudicherà l’Europa non in base alla qualità dei suoi principi, ma alla sua capacità di incarnarli in istituzioni tecnologiche sostenibili. La nostra generazione ha la responsabilità di questo verdetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>BIBLIOGRAFIA</h2>
<p>Commissione europea (2025). <em>L'approccio europeo all'intelligenza artificiale</em>. Direzione generale delle reti di comunicazione, dei contenuti e delle tecnologie. https://digital-strategy.ec.europa.eu/fr/policies/european-approach-artificial-intelligence</p>
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<p><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> Dati finanziari pubblici di Meta/Facebook, marzo-luglio 2018.</p>
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<p><a href="#_ftnref12" name="_ftn12">[12]</a> IT for Business, «Sovranità digitale: cloud, agenti di IA e dipendenze». https://www.itforbusiness.fr/souverainete-numerique-cloud-agents-ia-et-dependances-99757</p>
<p><a href="#_ftnref13" name="_ftn13">[13]</a> European Chips Act (2023), Commissione europea.</p>
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<p><a href="#_ftnref15" name="_ftn15">[15]</a> Commissione europea (2025), Annuncio InvestAI, Vertice di Parigi.</p>
<p><a href="#_ftnref16" name="_ftn16">[16]</a> OCSE (2025), <em>Progressi nell'attuazione del piano coordinato dell'Unione europea sull'intelligenza artificiale</em>. https://www.oecd.org/en/publications/progress-in-implementing-the-european-union-coordinated-plan-on-artificial-intelligence-volume-1_533c355d-en.html</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/una-strategia-per-la-lia-de-lue-per-trasformare-i-vincoli-in-vantaggi-competitivi/">Une stratégie pour l&rsquo;IA de l&rsquo;UE : transformer les contraintes en avantages compétitifs !</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Appello a favore del diritto fondamentale all’aborto (Contro le idee liberticide dell’ECLJ)</title>
		<link>https://aepl.eu/it/un-appello-per-la-liberta-fondamentale-di-importare-contro-le-idee-liberticide-delclj/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Ven, 14 nov 2025 07:53:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sintesi Messaggio chiave: l'aborto non è un'opinione, è un diritto. L'ECLJ e i suoi alleati vogliono limitare le libertà delle donne in nome della moralità religiosa. Tuttavia, la scienza, la legge europea e la maggioranza delle donne e degli uomini...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/un-appello-per-la-liberta-fondamentale-di-importare-contro-le-idee-liberticide-delclj/">Plaidoyer pour la liberté fondamentale d’avorter (Contre les idées liberticides de l&rsquo;ECLJ)</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center"><strong><u>Sintesi</u></strong></h3>
<p><strong><em>Messaggio chiave: l'aborto non è un'opinione, è un diritto. L'ECLJ e i suoi alleati vogliono limitare le libertà delle donne in nome della moralità religiosa. Eppure la scienza, la legge europea e la maggioranza dei cittadini sostengono l'aborto come diritto fondamentale. La vera domanda non è "pro-life" o "pro-choice", ma: vogliamo un'Europa in cui le donne siano libere di decidere del proprio corpo o un'Europa in cui le lobby religiose impongano i loro dogmi a tutti? Agiamo per far sì che l'Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) "La mia voce, la mia scelta" diventi realtà!</em></strong></p>
<h3 style="text-align: center"><strong><u>Argomenti di AEPL</u></strong></h3>
<p><strong><u>a) L'iniziativa dei cittadini europei "La mia voce, la mia scelta": un movimento per l'autonomia delle donne</u></strong></p>
<p>L'<strong>Iniziativa dei cittadini europei (ICE) "La mia voce, la mia scelta</strong>registrato nell'aprile 2024, è un movimento storico guidato da oltre 300 organizzazioni femministe e per i diritti umani in tutta Europa. Il suo obiettivo: <strong>garantire l'accesso all'aborto sicuro, legale e accessibile in tutti gli Stati membri dell'UE</strong>. L'ICE ha raccolto più di un milione di firme valide, ben oltre la soglia richiesta per essere esaminata dalla Commissione europea.</p>
<p>Questa iniziativa è una risposta alle evidenti disuguaglianze nell'accesso all'aborto in Europa. In alcuni Paesi, come Polonia e Malta, le restrizioni legali costringono migliaia di donne a ricorrere ad aborti clandestini o a recarsi all'estero, spesso in condizioni precarie e costose. "La mia voce, la mia scelta" chiede all'UE di <strong>istituire un meccanismo di sostegno finanziario</strong> consentire alle donne di accedere ad aborti sicuri, in conformità con la legislazione nazionale, e di <strong>rendere l'aborto un diritto fondamentale</strong>tutelati dalle istituzioni europee.</p>
<p>Gli organizzatori, tra cui<strong>Istituto sloveno l'8 marzo</strong>sottolineare l'importanza di un <strong>approccio globale</strong> Questi includono l'educazione sessuale, l'accesso gratuito alla contraccezione e politiche sociali forti per ridurre il ricorso all'aborto. Il loro messaggio è chiaro: <strong>l'autonomia corporea delle donne non è negoziabile</strong>. La risposta della Commissione europea è attesa entro <strong>2 marzo 2026</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>b) Le attività di distruzione della libertà della Corte di giustizia europea: chi sono questi ultraconservatori?</u></strong></p>
<p>Le <strong>Centro europeo per il diritto e la giustizia (ECLJ)</strong> è un'organizzazione non governativa fondata nel 1998 e affiliata all'associazione<strong>Centro americano per la legge e la giustizia (ACLJ)</strong>una lobby legale conservatrice evangelica americana. Guidata da <strong>Grégor Puppinck</strong> e <strong>Jay Alan Sekulow</strong> (ex avvocato di Donald Trump), l'ECLJ si presenta come un difensore dei "diritti umani" e della "dignità umana", ma la sua agenda è chiaramente <strong>contro l'aborto, i matrimoni gay e l'eutanasia.</strong>.</p>
<p><strong>Cosa c'è da sapere</strong></p>
<ul>
<li><strong>Grégor Puppinck</strong> Avvocato francese, direttore generale della Corte europea di giustizia, noto per il suo<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> per le sue posizioni contro l'aborto, la PMA per le coppie omosessuali e la "teoria del gender". Difende una visione <strong>naturalista e cristiano</strong> del diritto, in contrapposizione al relativismo morale.</li>
<li><strong>Jay Alan Sekulow</strong> : avvocato americano, fondatore dell'ACLJ, vicino a<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> circoli evangelici conservatori. È comparso davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti per difendere le cause religiose.</li>
<li><strong>Finanziamento</strong> L'ECLJ è finanziato principalmente dall'ACLJ, che raccoglie milioni di dollari da donatori evangelici americani. Nel 2019, l'ACLJ ha contribuito con oltre 1 milione di dollari all'ECLJ.</li>
</ul>
<p><strong>La loro attività di lobby anti-aborto</strong></p>
<p>La Corte di giustizia europea sta conducendo un <strong>campagna aggressiva</strong> contro l'aborto in Europa, organizzando conferenze, pubblicando relazioni e presentandosi alla Corte europea dei diritti dell'uomo. <strong>Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU)</strong>. La loro strategia si basa su :</p>
<ul>
<li><strong>Manipolazione delle testimonianze</strong> In occasione di una conferenza al Parlamento europeo nell'ottobre 2025, l'ECLJ ha invitato le donne a parlare della loro "sofferenza post-aborto", citando un'indagine IFOP del 2020 che ha rilevato che <strong>Il 92 % delle donne afferma che l'aborto lascia tracce difficili da gestire.</strong>. Tuttavia, questo studio è <strong>contestato dalla comunità scientifica</strong> per la sua mancanza di rigore metodologico.</li>
<li><strong>Promuovere politiche a favore della nascita</strong> ECLJ: ECLJ elogia le politiche dell'Ungheria e dell'Italia, dove vengono concessi aiuti finanziari alle famiglie, ma non si può fare a meno di un'altra persona. <strong>senza garantire l'autonomia delle donne</strong>. Il loro obiettivo: <strong>abolire i finanziamenti europei per i programmi a favore delle IVG</strong> e reindirizzare questi fondi alle "alternative all'aborto".</li>
<li><strong>Influenzare gli eurodeputati</strong> Alla loro conferenza, otto eurodeputati (tra cui membri del PPE e dell'ECR) hanno sostenuto le loro posizioni, dimostrando il loro impegno per la causa. <strong>capacità di influenzare le istituzioni</strong>.</li>
</ul>
<p><strong>Retorica fuorviante e pericolosa</strong></p>
<p>La Corte europea di giustizia descrive l'aborto come una "trappola ideologica" e un "atto sempre traumatico". Eppure, <strong>i dati dell'OMS e dell'Accademia Americana di Pediatria</strong> mostrano che la maggioranza delle donne sente un <strong>sollievo</strong> dopo un aborto, soprattutto quando la decisione è libera e accompagnata. La loro retorica mira a <strong>far sentire in colpa le donne</strong> e <strong>limitare i loro diritti</strong>con il pretesto di "proteggere la vita".</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>c) L'aborto, un diritto fondamentale riconosciuto dall'Unione europea.</u></strong></p>
<p>L'<strong>L'interruzione volontaria della gravidanza è un diritto fondamentale</strong>protetto dal <strong>Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea</strong> e la giurisprudenza europea.</p>
<p><strong>Basi legali</strong></p>
<ol>
<li><strong>Dignità umana (articolo 1)</strong> Il diritto all'autonomia corporea è un pilastro della dignità. Così come costringere una donna ad abortire quando non vuole, costringere una donna a portare avanti una gravidanza indesiderata è una violazione della sua dignità umana. <strong>violazione della sua integrità fisica e mentale</strong>.</li>
<li><strong>Diritto all'integrità fisica e mentale (articolo 3)</strong> L'aborto protegge le donne dai rischi di una gravidanza indesiderata o di un aborto clandestino.</li>
<li><strong>Rispetto della privacy (articolo 7)</strong> La decisione di abortire è una decisione intima. Il <strong>Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU)</strong> ha confermato in più occasioni che l'accesso all'aborto è un elemento essenziale <strong>diritto protetto</strong> (giudizio <em>Tysiącz v. Polonia</em>, 2007).</li>
<li><strong>Parità di genere (articolo 23)</strong> Il rifiuto dell'aborto aggrava le disuguaglianze limitando l'autonomia delle donne.</li>
<li><strong>Non discriminazione (articolo 21)</strong> Le restrizioni sull'aborto discriminano le donne in situazioni precarie che non hanno i mezzi per recarsi all'estero.</li>
<li><strong>Diritto alla salute (articolo 35)</strong> L'OMS considera l'aborto come una <strong>servizio sanitario essenziale</strong>. I paesi in cui l'aborto è legale hanno <strong>tasso di mortalità materna più basso</strong>.</li>
</ol>
<p><strong>Riconoscimento internazionale</strong></p>
<ul>
<li>La <strong>CEDAW (Convenzione sull'eliminazione della discriminazione contro le donne)</strong> incoraggia i governi a garantire l'accesso all'aborto.</li>
<li>L'<strong>OMS</strong> sottolinea che la legalizzazione dell'aborto riduce la mortalità materna di <strong>70 %</strong>.</li>
</ul>
<p><strong>Conclusione</strong> L'aborto non è un "privilegio", ma un "diritto". <strong>diritto umano fondamentale</strong>tutelati dal diritto europeo e internazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>d) Controargomentazioni alle idee della Corte di giustizia europea: realtà scientifica e giuridica</u></strong></p>
<p>La Corte di giustizia europea utilizza <strong>Argomenti emotivi e di parte</strong> per screditare l'aborto. Ecco perché le loro tesi sono <strong>infondato</strong> :</p>
<ol>
<li><strong> "L'aborto è sempre traumatico".</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>La realtà</strong> : Studi seri (OMS, <em>Scienza sociale e medicina</em>2018) mostrano che <strong>il sollievo è più frequente del rimpianto</strong>. La sofferenza post aborto è spesso legata alla <strong>stigma sociale</strong>non l'atto in sé.</li>
<li><strong>Pregiudizio metodologico</strong> Gli studi citati dall'ECLJ (come lo studio IFOP) sono <strong>non rappresentativo</strong> e <strong>orientato</strong>. Una meta-analisi del 2018 conclude che le donne che abortiscono non hanno <strong>nessun rischio maggiore di problemi di salute mentale</strong> di quelle che portano a termine una gravidanza indesiderata.</li>
</ul>
<ol start="2">
<li><strong> "L'aborto nega i diritti del nascituro".</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Realtà giuridica</strong> Diritto internazionale (CEDU, Convenzione di New York) <strong>non riconosce la personalità giuridica del feto prima della nascita</strong>. La Corte europea ha ricordato che <strong>L'autonomia delle donne viene prima di tutto</strong> (<em>A, B e C contro l'Irlanda</em>, 2010).</li>
<li><strong>Approccio graduale</strong> La legislazione europea (Francia, Belgio, Germania) riconosce i diritti crescenti del feto. <strong>senza negare quelli delle donne</strong>.</li>
</ul>
<ol start="3">
<li><strong> "I movimenti pro-choice minimizzano la sofferenza delle donne".</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>La realtà</strong> Il movimento pro-choice <strong>non negano la complessità</strong> aborto, ma difendere il diritto di una donna ad un'esperienza sicura e <strong>decidere senza stigmatizzare</strong>. I paesi in cui l'aborto è legale e sostenuto (Paesi Bassi, Svezia) hanno <strong>meno complicazioni e meno rimpianti</strong> rispetto a quelli in cui è limitato.</li>
</ul>
<ol start="4">
<li><strong> "Dobbiamo finanziare le alternative all'aborto".</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>La realtà</strong> Le politiche di sostegno alla famiglia (sussidi, congedi parentali, ecc.) sono un'importante fonte di supporto per le famiglie. <strong>necessario ma insufficiente</strong>. In Polonia, dove l'aborto è fortemente limitato, il numero di aborti clandestini rimane elevato.</li>
<li><strong>Pregiudizio metodologico </strong>La riduzione del ricorso all'aborto si basa su tre pilastri: a) <strong>educazione sessuale, b) accesso alla contraccezione e c) forti politiche sociali.</strong> (alloggio, occupazione, assistenza all'infanzia).</li>
</ul>
<ol start="5">
<li><strong> "Il denaro pubblico non deve finanziare l'aborto".</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>La realtà</strong> L'Unione europea non può imporre una politica unica, ma deve garantire <strong>accesso alle cure</strong>. I fondi europei finanziano <strong>salute riproduttiva globale</strong>che riducono il numero di aborti.</li>
</ul>
<p><strong>Conclusione</strong> Le argomentazioni della Corte di giustizia europea si basano su <strong>dati selettivi, interpretazioni giuridiche distorte e una visione moralistica del mondo.</strong> sessualità. Il loro obiettivo: <strong>limitare i diritti delle donne</strong> con il pretesto di "proteggere la vita".</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>e) La decisione di abortire appartiene alle donne, non al clero o ai partner.</u></strong></p>
<p>L'autonomia corporea è un <strong>diritto inalienabile</strong>. Ecco perché la decisione di abortire deve essere vostra. <strong>solo per le donne in gravidanza</strong> :</p>
<ol>
<li><strong> L'autonomia corporea: un principio fondamentale</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Diritto internazionale</strong> La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (articolo 3) protegge <strong>integrità fisica e libertà personale</strong>. La gravidanza richiede <strong>importanti cambiamenti fisici, psicologici e sociali</strong> alla donna.</li>
<li><strong>Responsabilità esclusiva</strong> I rischi (complicazioni, mortalità materna) e le conseguenze (carico mentale, responsabilità genitoriale) pesano molto sulla salute della madre. <strong>solo sulle donne</strong>.</li>
</ul>
<ol start="2">
<li><strong> Il ruolo dell'uomo: supporto, non processo decisionale</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Gli uomini possono <strong>esprimere la propria opinione</strong>ma <strong>non può decidere</strong> il posto delle donne.</li>
<li><strong>Esempio</strong> In Francia, la legge Veil (1975) riconosceva che "nessuna donna ricorre all'aborto di punto in bianco", ma che <strong>vietarlo peggiora la sofferenza</strong>.</li>
</ul>
<ol start="3">
<li><strong> Critica dell'ingerenza religiosa</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Pregiudizi biblici</strong> I testi sacri (Bibbia, Corano) sono stati scritti in lingue diverse. <strong>contesti patriarcali</strong>. Ad esempio, l'Antico Testamento non tratta l'aborto dal punto di vista del consenso o del diritto della donna, ma piuttosto come un danno alla proprietà del marito.</li>
<li><strong>Controllo storico</strong> Le istituzioni religiose sono spesso servite a <strong>controllare la sessualità delle donne</strong>limitando la loro libertà in nome di una moralità imposta.</li>
</ul>
<ol start="4">
<li><strong> Uguaglianza e giustizia sociale</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Peggioramento delle disuguaglianze</strong> Vietare l'aborto penalizza le donne povere che non possono permettersi di viaggiare all'estero.</li>
<li><strong>Esempio</strong> Negli Stati Uniti, in seguito alla cancellazione di <em>Roe contro Wade</em>Negli Stati più restrittivi sono aumentati gli aborti clandestini.</li>
</ul>
<p><strong>Conclusione</strong> La decisione di abortire è <strong>una questione di dignità, libertà e giustizia</strong>. Le donne devono poter scegliere <strong>senza interferenze religiose o maschili</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>f) I dogmi religiosi: ipotesi non verificabili, non verità universali.</u></strong></p>
<p>Le argomentazioni della Corte di giustizia europea si basano su <strong>dogmi religiosi</strong>che sono <strong>ipotesi non dimostrate</strong>non fatti scientifici.</p>
<ol>
<li><strong> Dogmi: affermazioni che non possono essere falsificate</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Mancanza di prove empiriche</strong> Nessuna prova conferma l'esistenza di un dio o di una rivelazione divina. I credenti invocano la "fede", che pone queste convinzioni al centro del loro credo. <strong>al di fuori dell'ambito della ragione</strong>.</li>
<li><strong>Onere della prova</strong> In logica, spetta a chi afferma l'esistenza di Dio dimostrarla (<em>Il rasoio di Ockham</em>).</li>
</ul>
<ol start="2">
<li><strong> I testi sacri: opere umane, non parole divine</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Contesto storico</strong> La Bibbia e il Corano sono stati scritti da uomini, in culture diverse. <strong>società patriarcali e schiaviste</strong>. Le loro leggi riflettono <strong>standard del loro tempo</strong>non una morale universale.</li>
<li><strong>Errori di fatto</strong> Questi testi contengono descrizioni del mondo <strong>ora confutato dalla scienza</strong> (Terra piatta, creazionismo).</li>
</ul>
<ol start="3">
<li><strong> Separazione tra Stato e Chiesa: una necessità per una coesistenza pacifica</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Neutralità dello Stato</strong> In una società pluralista, <strong>imporre un dogma religioso</strong> a tutti è ingiusto. La separazione tra Stato e Chiesa garantisce che le leggi siano basate su <strong>ragione e dibattito democratico</strong>non su rivelazioni discutibili.</li>
<li><strong>Principio</strong> La separazione tra Stato e Chiesa permette a tutti di vivere secondo le proprie convinzioni. <strong>senza imporle agli altri</strong>.</li>
</ul>
<p><strong>Conclusione</strong> I dogmi religiosi sono <strong>edifici culturali</strong>Non sono verità universali. Non dovrebbero dettare le leggi di una società laica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>g) Tolleranza bidirezionale: i laici non censurano la Corte di giustizia europea.</u></strong></p>
<p>A differenza della Corte di giustizia europea, che cerca di <strong>imporre i propri valori religiosi</strong> a tutti i difensori della laicità <strong>non chiedono la messa al bando dei dogmi cristiani</strong>. Chiedono semplicemente che :</p>
<ul>
<li>Le credenze religiose rimangono nella sfera privata.</li>
<li>Le leggi dovrebbero basarsi su principi universali (diritti umani, uguaglianza, scienza), non su dogmi.</li>
</ul>
<p><strong>Esempio</strong> Nessuno impedisce all'ECLJ di insegnare le proprie convinzioni, ma nessuno impedisce all'ECLJ di insegnare le proprie convinzioni, ma nessuno impedisce all'ECLJ di insegnare le proprie convinzioni. <strong>imporre</strong> queste convinzioni a chi non le condivide.</p>
<p><strong>Conclusione</strong> La vera tolleranza è <strong>accettare che ognuno viva secondo le proprie convinzioni, senza imporle agli altri</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center"><strong><u>Sintesi delle argomentazioni di AEPL</u></strong></h3>
<p>Ecco perché l'aborto deve rimanere un diritto fondamentale nell'Unione europea:</p>
<ol>
<li><strong>"La mia voce, la mia scelta</strong> Una storica iniziativa dei cittadini europei, sostenuta da 300 organizzazioni, per garantire l'accesso all'aborto <strong>sicuro, legale e finanziato</strong> in tutta l'UE. <strong>Oltre un milione di firme</strong> hanno costretto la Commissione europea a prendere una decisione entro marzo 2026.</li>
<li><strong>L'ECLJ, una pericolosa lobby anti-aborto</strong> Finanziato da donatori evangelici americani, questo gruppo utilizza <strong>testimonianze di parte</strong>e <strong>studi non scientifici</strong>e un <strong>strategia di influenza</strong> con gli eurodeputati per limitare l'aborto. Il loro obiettivo: <strong>abolire il finanziamento pubblico dell'aborto</strong> e imporre politiche coercitive sulle nascite.</li>
<li><strong>L'aborto, un diritto protetto dall'UE</strong> La Carta dei diritti fondamentali dell'UE riconosce l'aborto come un diritto legato al diritto alla vita. <strong>dignità</strong>, l'<strong>autonomia corporea</strong>il <strong>privacy</strong>e il <strong>salute</strong>. La CEDU e l'OMS confermano che <strong>legalizzare l'aborto salva delle vite</strong>.</li>
<li><strong>Le argomentazioni della Corte di giustizia europea sono infondate</strong> :</li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Falso</strong> Si dice che l'aborto sia "sempre traumatico". <strong>La realtà</strong> La maggior parte delle donne prova sollievo (OMS, 2021).</li>
<li><strong>Falso</strong> L'aborto "nega i diritti del feto". <strong>La realtà</strong> Il diritto internazionale tutela innanzitutto l'autonomia delle donne (CEDU, 2010).</li>
<li><strong>Falso</strong> L'unica cosa che potrebbe bastare sarebbero le "politiche di sostegno alla famiglia". <strong>La realtà</strong> Senza educazione sessuale e accesso alla contraccezione, queste politiche falliscono (ad esempio in Polonia).</li>
</ul>
<ol start="5">
<li><strong>La decisione spetta alle donne, non al clero</strong> L'autonomia corporea è una <strong>diritto umano</strong>. Testi religiosi scritti in società patriarcali, <strong>non può dettare le leggi</strong> di un'Europa laica.</li>
<li><strong>I dogmi religiosi non sono verità scientifiche</strong> Si basano su <strong>ipotesi non verificabili</strong>. Una società democratica deve basare le proprie leggi su <strong>la ragione, non la fede</strong>.</li>
<li><strong>La tolleranza funziona in entrambi i sensi</strong> I laicisti non chiedono che le convinzioni della Corte europea di giustizia siano vietate, ma si rifiutano di permettere che vengano usate come pretesto per le proprie convinzioni religiose. <strong>sono vincolanti per tutti</strong>.</li>
</ol>
<p style="text-align: left">Guy T'hooft, Past Presidente dell'AEPL</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <a href="https://genethique.org/author/gregor-puppinck">https://genethique.org/author/gregor-puppinck</a><br />
<a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Le monde diplomatique, "Évangéliques en France, chronique d'un essor politique", dicembre 2024.</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/un-appello-per-la-liberta-fondamentale-di-importare-contro-le-idee-liberticide-delclj/">Plaidoyer pour la liberté fondamentale d’avorter (Contre les idées liberticides de l&rsquo;ECLJ)</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alloggi nell’UE: strategie per le persone, le famiglie e le giovani generazioni</title>
		<link>https://aepl.eu/it/strategie-abitative-in-lue-per-le-persone-le-famiglie-e-le-giovani-generazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Ven, 20 giu 2025 10:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
		<guid ispermalink="false">https://aepl.eu/?p=968</guid>

					<description><![CDATA[<p>Comunicazione del 4 giugno 2025 al Parlamento europeo Sono qui su richiesta dell'Associazione Europea del Libero Pensiero [AEPL] in qualità di esperto di aiuti all'alloggio e di presidente dell'associazione Solidarité Logement. Solidarité Logement...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/strategie-abitative-in-lue-per-le-persone-le-famiglie-e-le-giovani-generazioni/">Logement dans l&rsquo;UE : Stratégies pour les personnes, les familles et les jeunes générations</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Comunicazione del 4 giugno 2025 al Parlamento europeo</p>
<p>Sono qui su richiesta del<strong>Associazione Europea del Libero Pensiero</strong> [AEPL] come<strong>esperto in assistenza abitativa</strong>e come presidente dell'associazione <strong>Solidarité Logement</strong>.</p>
<p>Solidarité Logement è un'associazione no-profit di diritto belga costituita nel 2009. Il suo obiettivo è fornire alloggi a <strong>due target di pubblico molto in linea con le problematiche odierne</strong> :</p>
<ul>
<li>il <strong>giovani tra i 16 e i 25 anni</strong> che stanno vivendo una difficile transizione verso l'indipendenza, spesso con legami familiari spezzati, vulnerabili e senza risorse; e</li>
<li>il<strong> donne isolate</strong>Queste donne, con o senza figli, sono ancora più precarie e vulnerabili se hanno subito violenze fisiche e psicologiche.</li>
</ul>
<p>La vera specificità della nostra associazione è quella di <strong>creare letteralmente alloggi</strong> per questi beneficiari. A questo proposito, permettetemi una digressione per dire quanto sono d'accordo con l'onorevole Gonçalvez, che ha parlato senza il primo panel e che ha insistito sulla ristrutturazione del patrimonio abitativo esistente, che è insalubre e/o non occupato, piuttosto che sulla costruzione di nuovi edifici.  In 15 anni di esistenza, abbiamo creato più di 50 unità abitative per circa 200 beneficiari all'anno. Una volta rese disponibili le unità abitative, collaboriamo con associazioni specializzate per sostenere i nostri beneficiari. I beneficiari vengono selezionati in base a <strong>criteri etici e totale neutralità</strong>.</p>
<p>Poiché la nostra associazione è attiva solo in Belgio, ho raccolto informazioni da diverse fonti per collocare l'intervento di oggi a livello di Unione Europea. Una di queste fonti è un documento pubblicato dalla Commissione europea lo scorso anno.</p>
<p>Questi sono :</p>
<p><strong>L'edilizia sociale e non solo.</strong></p>
<p><em>Un kit operativo sull'uso dei fondi UE per gli investimenti nell'edilizia sociale e nei servizi associati".</em></p>
<p>Il documento, pubblicato sotto l'egida di Nicolas Schmit, allora Commissario europeo per l'occupazione e i diritti sociali, è molto esaustivo e sottolinea i seguenti punti <strong>l'importanza dei servizi associati alla dinamica dell'edilizia sociale</strong>. Egli fa un'osservazione molto utile per il dibattito odierno. Si può riassumere come segue:</p>
<ul>
<li>I prezzi delle case nell'Unione Europea sono aumentati di 48% tra il 2010 e il 2023,</li>
<li>I ricavi da locazione sono stati pari a 23%,</li>
<li>Nel 2022, 8,7% della popolazione dell'Unione spenderà 40% (o più) del proprio reddito per l'alloggio,</li>
<li>Allo stesso tempo, l'inflazione e l'aumento dei tassi di interesse hanno avuto un impatto considerevole su affitti e mutui,</li>
<li>Gli alloggi non pagabili hanno a loro volta un impatto sull'inclusione sociale e sulla partecipazione all'istruzione e al mercato del lavoro.</li>
</ul>
<p>Sebbene la responsabilità primaria delle politiche di investimento nell'edilizia sociale a prezzi accessibili spetti agli Stati membri, non è meno vero che la politica e gli strumenti di finanziamento dell'UE hanno un impatto significativo sull'ecosistema abitativo in generale e sull'edilizia sociale in particolare.</p>
<p>Il documento definisce una serie di misure per promuovere l'edilizia sociale e a prezzi accessibili per il periodo 2021-2027. A tal fine, esamina tutti i fondi UE disponibili per sostenere gli investimenti nell'edilizia sociale e nei servizi correlati in questo periodo. <strong>Non si può certo dire che l'Unione prenda l'argomento alla leggera.</strong> Tra il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo per l'asilo, la migrazione e l'integrazione, non meno di 9 piani e programmi sono direttamente o indirettamente rilevanti per le questioni che stiamo trattando. Questi fondi e programmi sono tutti finanziati dal bilancio dell'UE, ma si differenziano per il modo in cui vengono gestiti. Esistono tre tipi di gestione:</p>
<ul>
<li>Gestione diretta: i finanziamenti dell'UE sono gestiti direttamente dalla Commissione europea,</li>
<li>gestione condivisa: la Commissione e le autorità nazionali gestiscono congiuntamente i finanziamenti; e infine</li>
<li>gestione indiretta: i finanziamenti sono gestiti da organizzazioni partner o da altre autorità all'interno o all'esterno dell'UE.</li>
</ul>
<p>In secondo luogo, questo documento analizza in dettaglio ben 19 progetti e azioni realizzati nell'ambito del programma 2014-2020, alcuni dei quali sono ancora in fase di attuazione o di ampliamento. Ciò che ha attirato la nostra attenzione è che questi progetti sono stati categorizzati lungo due assi:</p>
<ul>
<li>approccio basato su <strong>posizione geografica</strong>L'attenzione si concentra maggiormente sull'aspetto territoriale;</li>
<li>l'approccio basato sulla persona: l'attenzione viene posta su un singolo <strong>gruppo target</strong> molto specifico.</li>
</ul>
<p>La nostra esperienza sul campo dimostra che i due fattori principali del successo della nostra azione - oltre, naturalmente, alla creazione di alloggi - sono :</p>
<ul>
<li>concentrandosi deliberatamente su <strong>a</strong> <strong>un pubblico target ben definito</strong>. Con l'insicurezza ovunque e di tutti i tipi, è imperativo rimanere nell'ambito del nostro scopo aziendale.</li>
<li><strong>sostegno ai beneficiari fino alla loro completa autonomia, fornito da associazioni specializzate</strong> nello stesso pubblico di beneficiari (giovani in difficoltà, donne, single, migranti, MENA, ecc.). Il Commissario Brunner ne ha parlato prima, ma è importante ripetere ancora una volta che l'edilizia sociale non si ferma al mattone.</li>
</ul>
<p>Per illustrare questo aspetto, prenderò uno dei 19 progetti menzionati sopra. Si tratta di un progetto di <strong>Anversa nel 2017-2019</strong>. Si tratta del co-housing di giovani rifugiati non accompagnati, in particolare di quelli che raggiungono l'età adulta (17-22 anni) e perdono l'alloggio assegnato loro quando erano minorenni. L'operazione è stata un grande successo (75 unità di co-housing con un affitto medio di 250 euro per un periodo da 1 a 3 anni) perché - tra le altre cose - :</p>
<ul>
<li>Il progetto è andato oltre il semplice alloggio: coabitazione con giovani fiamminghi di Anversa, corsi di istruzione e di lingua, networking sociale, consulenza psicologica e accesso al lavoro;</li>
<li>è stato sostenuto da una serie di associazioni locali riconosciute e attive nei settori di empowerment sopra citati.</li>
</ul>
<p>A nostro avviso, questo progetto potrebbe essere preso a modello per il futuro perché combina tutti i fattori di successo.</p>
<p>Vorrei chiarire che la nostra associazione non è stata coinvolta in questo progetto.</p>
<p>Per concludere, e forse avrei dovuto iniziare il mio discorso da qui, se siamo tutti uguali davanti alla legge (vi ricordo la Convenzione europea dei diritti dell'uomo), lo stesso non vale evidentemente per gli alloggi. <strong>Lavoriamo tutti insieme per ridurre questa disuguaglianza.</strong></p>
<p>Grazie per l'attenzione,</p>
<p>Didier Giblet</p>
<p>Presidente di Solidarité Logement</p>
<p>Esperto di alloggi per AEPL</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/strategie-abitative-in-lue-per-le-persone-le-famiglie-e-le-giovani-generazioni/">Logement dans l&rsquo;UE : Stratégies pour les personnes, les familles et les jeunes générations</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le proposte della Commissione europea per il 2025 (CWP 2025)</title>
		<link>https://aepl.eu/it/cosa-propone-la-commissione-europea-per-il-2025-cwp-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Giovedì, 10 aprile 2025, ore 09:44:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
		<guid ispermalink="false">https://aepl.eu/?p=965</guid>

					<description><![CDATA[<p>"Ogni anno la Commissione adotta il suo programma di lavoro, che elenca le nuove politiche e le iniziative legislative che proporrà all'autorità legislativa e di bilancio, e che è stato approvato dalla Commissione...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/cosa-propone-la-commissione-europea-per-il-2025-cwp-2025/">Ce que propose la Commission européenne en 2025 (CWP 2025)</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">«Andare avanti insieme: un’Unione più audace, più semplice, più veloce»</p>
<p style="font-weight: 400;">Ogni anno la Commissione adotta il proprio programma di lavoro, che elenca le nuove politiche e le iniziative legislative che proporrà all’autorità legislativa e di bilancio, ovvero il Parlamento europeo e il Consiglio, nel corso dell’anno. Tale programma di lavoro illustra come gli orientamenti politici e le lettere di incarico inviate dalla presidente von der Leyen a ciascun membro del collegio della Commissione saranno attuati nel corso del primo anno.</p>
<p style="font-weight: 400;">Adottato l'11 febbraio 2025, questo programma viene poi presentato al Parlamento europeo in seduta plenaria e successivamente al Consiglio "Affari generali". Sulla base di tale programma di lavoro e delle priorità delle altre istituzioni, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione redigono una dichiarazione comune sulle priorità legislative dell’Unione europea (UE) per il 2025, nonché conclusioni comuni sulle sue priorità.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quest'anno la Commissione si concentrerà principalmente su:</p>
<ol>
<li><strong>Prosperità e competitività sostenibili;</strong></li>
<li><strong>Rafforzare la difesa e la sicurezza;</strong></li>
<li><strong>Sostenere le persone e rafforzare le nostre società e il nostro modello sociale;</strong></li>
<li><strong>Preservare la nostra qualità di vita;</strong></li>
<li><strong>Proteggere la democrazia e difendere i nostri valori;</strong></li>
<li><strong>Sfruttare il proprio potere e le proprie collaborazioni in tutto il mondo;</strong></li>
<li><strong>Preparare la nostra unione per il futuro.</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Il programma di lavoro è il risultato di una stretta collaborazione tra il Parlamento europeo, gli Stati membri, il Consiglio e gli organi consultivi dell’UE (Comitato delle regioni e Comitato economico e sociale). Esso esamina i settori in cui la Commissione presenterà nuove iniziative, ritirerà le proposte in sospeso e riesaminerà la legislazione europea vigente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quest'anno il programma è fortemente incentrato sulla <strong>semplificazione</strong>. La Commissione intende semplificare le norme dell’UE, facilitarne l’attuazione e ridurre gli oneri amministrativi. Il programma di lavoro è inoltre accompagnato da una comunicazione che contiene obiettivi e strumenti volti ad alleggerire tale onere normativo e ad apportare miglioramenti rapidi e significativi a beneficio dei cittadini e delle imprese, in particolare delle piccole e medie imprese (PMI).</p>
<p style="font-weight: 400;">La Commissione presenta tre serie di proposte omnibus volte a semplificare vari atti legislativi, oltre a un numero record di iniziative caratterizzate da una forte componente di semplificazione. Le prime contribuiranno al raggiungimento dell’obiettivo di riduzione degli oneri amministrativi di almeno il 25 % e di almeno il 35 % per le PMI. Includono inoltre un piano annuale di valutazioni e analisi di qualità volto a garantire la continuità dell’esercizio di semplificazione e di riduzione degli oneri.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le due proposte omnibus che seguono  riguarderanno,  la seconda, la semplificazione degli investimenti; la terza, la semplificazione degli obblighi normativi in materia di rendicontazione per le piccole e medie imprese, nonché l'eliminazione del formato cartaceo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Verrà proposto un pacchetto di misure di semplificazione per la PAC, la politica agricola comune.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il programma di lavoro della Commissione propone 51 nuove iniziative politiche e 18 proposte legislative, di cui 11 presentano una significativa dimensione di semplificazione. Un totale di 123 proposte precedenti sono ancora all’esame del Parlamento e del Consiglio, ma 41 sono state ritirate in quanto  diventate obsolete o prive di prospettive di adozione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le principali priorità del programma di lavoro sono le seguenti:</p>
<ol>
<li><strong>Garantire prosperità e competitività sostenibili</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Tale obiettivo comprende numerose iniziative e proposte legislative, di seguito elencate.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em><u>La bussola  della competitività</u></em> già proposta mira ad affrontare i problemi strutturali che ostacolano la competitività europea: un contesto globale instabile, caratterizzato da concorrenza sleale, catene di approvvigionamento fragili, aumento dei costi energetici, carenza di manodopera e competenze e accesso limitato ai capitali.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em><u>Una strategia per modernizzare il mercato unico</u></em> sarà proposta per agevolare la fornitura transfrontaliera di beni e servizi e  una mobilità equa ed efficace della manodopera.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em><u>Il patto per un'industria pro</u></em>Questo progetto, già proposto in precedenza, è al centro dell’iniziativa volta alla decarbonizzazione, alla sostenibilità e alla competitività. Contribuirà al raggiungimento degli obiettivi del Patto verde per l’Europa. Parallelamente <em><u>un piano d'azione volto a rendere l'energia più accessibile</u></em>Verrà inoltre proposto un piano per l’Europa.  Questo comprenderà un nuovo quadro normativo per le <em><u>aiuti di Stato</u> </em>e potenzierà gli investimenti nelle energie pulite. Una tabella di marcia mirerà a <em><u>porre fine alle importazioni di energia dalla Russia</u></em>. La Commissione presenterà inoltre <em><u>un programma indicativo nel settore nucleare per il 2025</u></em> e un piano strategico per i reattori modulari di piccola potenza (PRM) al fine di favorire l'accelerazione della loro diffusione.</p>
<p style="font-weight: 400;">È previsto un piano d'azione per <em><u>l'industria chimica, con una revisione mirata delle norme applicabili (regolamento REACH) al fine di semplificarle. </u></em></p>
<p style="font-weight: 400;">Verrà proposto un piano generale per procedere verso una <em><u>Unione del risparmio e degli investimenti </u></em>e creare un mercato interno dei capitali.</p>
<p style="font-weight: 400;">La Commissione cercherà inoltre di sfruttare il potenziale dei dati e di <em><u>l'Intelligenza artificiale (IA)</u></em> e proporrà una strategia per stimolare <em><u>le biotecnologie. </u></em>Presenterà inoltre un piano di investimenti per <em><u>trasporti sostenibili </u></em>compreso un quadro strategico a sostegno della produzione e della distribuzione di carburante sostenibile.</p>
<p style="font-weight: 400;">La normativa in materia di <em><u>le reti digitali</u></em> e sullo sviluppo di <em><u>il cloud computing</u></em> sarà presentata anche questa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Con <em><u>la strategia quantistica</u></em> dell’UE, a cui seguirà un regolamento sul quantum, la posizione di primo piano a livello mondiale in questo settore critico dovrebbe essere mantenuta, in particolare grazie alla strategia volta a rafforzare le capacità europee di <em><u>ricerca e sviluppo nel campo della tecnologia quantistica</u></em>, nonché realizzare dispositivi e sistemi basati su di essa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Con il <em><u>portafoglio di imprese europee (European Business Wallet)</u></em> Gli scambi tra imprese e con le amministrazioni pubbliche dovrebbero aprire nuove opportunità commerciali.</p>
<p style="font-weight: 400;">Infine, la Commissione presenterà <em><u>una normativa in materia di spazio</u></em> al fine di sfruttare al meglio i vantaggi dell'economia spaziale.</p>
<ol start="2">
<li><strong>Rafforzare la sicurezza e la difesa</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Per quanto riguarda l’Europa della difesa, la sua realizzazione diventa urgente di fronte alla minaccia russa di estendere le proprie pretese oltre i confini dell’Ucraina per recuperare i territori persi in seguito al crollo dell’ex Unione Sovietica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo nuovo settore della difesa, oggetto del <em><u>libro bianco sul futuro dell'Europa della difesa,</u></em> presentato di recente dalla Commissione al fine di avviare un’ampia consultazione sulla definizione di un quadro europeo per il fabbisogno di investimenti nel settore della difesa, è accompagnato da diverse altre proposte relative al settore della sicurezza: una strategia per la <em><u>preparazione dell'UE alle crisi</u></em> ; una strategia per elaborare misure volte ad affrontare i  <em>minacce alla salute pubblica</em> ; per ridurre la nostra dipendenza dalle forniture dall'estero <em><u>farmaci essenziali</u></em> ; per la <em><u>costituzione delle scorte</u></em> di questi farmaci; per <em><u>combattere il traffico di armi e di droga,</u></em> ; per migliorare la <em><u>sicurezza informatica</u></em> degli ospedali; ; <em><u>proteggere i cavi sottomarini</u></em> delle telecomunicazioni; …</p>
<p style="font-weight: 400;">La Commissione proseguirà inoltre i propri sforzi per <em><u>attuare il Patto sulla migrazione e l’asilo</u></em>, compresi i rimpatri degli immigrati irregolari.</p>
<ol start="3">
<li><strong>Sostenere le persone e rafforzare le nostre società e il nostro modello sociale</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">La Commissione continuerà a rafforzare l'equità sociale, con <em><u>un nuovo piano d'azione</u></em> per l'attuazione <em><u>del quadro europeo dei diritti sociali</u></em> ;  <em><u>l’Unione delle competenze</u></em> affronterà la carenza di competenze e di manodopera, garantendo che le imprese abbiano accesso alla manodopera qualificata necessaria per stimolare la loro produttività e competitività. Si adopererà inoltre affinché i sistemi di istruzione e formazione dispongano degli strumenti adeguati per preparare gli europei di tutte le generazioni a un futuro in rapida evoluzione, grazie a un’istruzione, una formazione e un apprendimento permanente inclusivi e di alta qualità, nonché a <em><u>garantire posti di lavoro di qualità</u></em> accompagnati da condizioni di lavoro dignitose, da standard elevati in materia di salute e sicurezza e da contrattazione collettiva.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il prossimo programma del <em><u>consumatore 2025-2030</u></em> comprenderà un nuovo piano d’azione per i consumatori nel mercato unico che garantisca un approccio equilibrato, in grado di tutelare i consumatori senza imporre oneri amministrativi eccessivi alle imprese.</p>
<ol start="4">
<li><strong>Preservare la nostra qualità di vita: agricoltura, sicurezza alimentare, acqua e natura</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">L’Europa ha bisogno di un approvvigionamento sicuro e a prezzi accessibili di prodotti alimentari locali di qualità, prodotti in modo sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale, che garantiscano agli agricoltori un reddito equo e sufficiente, assicurino la competitività a lungo termine dell’agricoltura europea e rispettino e tutelino l’ambiente naturale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sulla base dei risultati del dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura dell’UE, la Commissione presenterà <em><u>una</u></em><em><u> </u></em><em><u>visione per l'agricoltura e l'alimentazione </u></em>al fine di garantire un quadro stabile per gli agricoltori e una prospettiva a lungo termine per gli operatori economici, compresi gli agricoltori, i pescatori, le PMI e gli altri attori della filiera alimentare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Gli oceani e i mari svolgono un ruolo importante per la prosperità e la sicurezza dell’Europa, in particolare grazie alla loro capacità unica di regolare il clima in quanto principale serbatoio di carbonio del pianeta. È fondamentale agire per preservare gli oceani, sia oggi che per le generazioni future. <em><u>Le</u></em><em><u> </u></em><em><u>patto per gli oceani</u></em> creerà un quadro di riferimento unico per tutte le politiche relative agli oceani e definirà un approccio globale all'oceano in tutte le sue dimensioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">La gestione sostenibile delle risorse idriche rappresenta una delle sfide più importanti che l’Europa deve affrontare alla luce degli effetti dei cambiamenti climatici. Inondazioni e siccità stanno diventando la norma, come dimostrano i tragici eventi che hanno colpito l’Europa negli ultimi anni. Per quanto riguarda <em><u>il</u></em><em><u> </u></em><em><u>resilienza nel settore idrico</u></em>, la Commissione propone un approccio che va dalla sorgente al mare e tiene conto delle sfide molto diverse che si presentano nelle regioni e nei vari settori, al fine di garantire che le risorse idriche siano gestite correttamente, per far fronte alla scarsità idrica e all’inquinamento delle acque e per aumentare la competitività dell’industria idrica europea</p>
<ol start="5">
<li><strong>La tutela della nostra democrazia e la difesa dei nostri valori saranno una priorità.</strong></li>
</ol>
<p>Un <em><u>«scudo democratico»</u></em>» sarà elaborato per far fronte all’evoluzione delle minacce che gravano sulla democrazia e sui processi elettorali europei. La Commissione continuerà a integrare la parità in tutte le sue politiche, presentando di <em><u>nuove strategie</u></em> in merito a<em><u> le persone LGBTIQ</u></em> e la lotta contro il <em><u>razzismo</u></em>. Una tabella di marcia per <em><u>i diritti delle donne</u></em> definirà, in termini di diritti e principi, l’impegno costante delle istituzioni europee.</p>
<ol start="6">
<li><strong>Sfruttare il proprio potere e le proprie alleanze a livello mondiale</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Sul piano delle relazioni esterne, la priorità rimarrà quella di adoperarsi per garantire un futuro stabile e sicuro per l’<em><u>‘Ucraina’ </u></em>all’interno di un’Unione allargata, elaborare <em><u>una strategia per il Mar Nero e un nuovo patto per il Mediterraneo</u></em> al fine di rafforzare la cooperazione regionale e di elaborare un nuovo <em><u>agenda strategica UE-India</u></em>.</p>
<ol start="7">
<li><strong>Raggiungere insieme gli obiettivi e preparare la nostra Unione per il futuro</strong><strong> </strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Negli ultimi cinque anni, l’Unione si è impegnata in un’ambiziosa trasformazione, superando al contempo crisi epocali, quali la pandemia di COVID-19 e la guerra di aggressione condotta dalla Russia contro l’Ucraina, con le conseguenti ripercussioni economiche. L’UE ha adottato una legislazione innovativa per portare avanti la doppia transizione e rafforzare la nostra resilienza. È ora fondamentale dare il <em><u>priorità all'attuazione</u></em> e garantire che l’Unione sia <em><u>pronta per il futuro, sia dal punto di vista finanziario che istituzionale,</u></em> facendo leva su un rapporto rafforzato con le istituzioni dell’UE.</p>
<p style="font-weight: 400;">La Commissione presenterà un nuovo bilancio a lungo termine dell’UE (<em><u>quadro finanziario pluriennale relativo al periodo 2028-2034</u></em>). Esso sarà maggiormente in linea con le priorità e gli obiettivi adottati e orientato in modo flessibile verso i settori in cui l’azione dell’UE è più necessaria. Il suo funzionamento sarà più semplice ed efficace e consentirà un uso più efficiente del bilancio europeo per mobilitare maggiori finanziamenti nazionali, privati e istituzionali.</p>
<p style="font-weight: 400;">A quasi 21 anni dalla più grande ondata di allargamento e spinti dall’ambizione di rafforzare l’Unione attraverso un processo di adesione basato sul merito, occorrerà fare in modo di essere <em><u>pronti per un'Unione allargata</u></em>. Grazie agli insegnamenti tratti dai precedenti allargamenti, l’UE è ora meglio preparata a fungere da catalizzatore del progresso e ad approfondirsi man mano che si allarga. Le revisioni delle politiche preliminari all’allargamento consentiranno di valutare in modo più dettagliato le conseguenze e l’impatto dell’allargamento su tutte le politiche dell’UE, di individuare le lacune, di definire le misure da adottare per trasformare le sfide in opportunità e di esaminare le possibilità di migliorare la governance dell’UE e la sua capacità di agire rapidamente, garantendo che le politiche possano continuare a produrre risultati efficaci in un’Unione allargata.</p>
<p style="font-weight: 400;">La <em><u>Commissione</u></em><em><u> </u></em><em><u>rafforzerà i propri rapporti con il Parlamento e il Consiglio</u></em>, garantendo trasparenza, responsabilità e un miglioramento della comunicazione e dei flussi di informazione. Tutti i <em><u>I commissari dovranno essere presenti al Parlamento europeo, dialogare con gli Stati membri e partecipare alle riunioni del Consiglio</u></em> in linea con le loro competenze. La Commissione proporrà  a breve un nuovo  accordo quadro con il Parlamento europeo, rafforzando al contempo la cooperazione sulle risoluzioni del Parlamento che richiedono la presentazione di proposte legislative basate sull’articolo 225 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e giustificherà debitamente il ricorso all’articolo 122 in circostanze eccezionali e urgenti.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il parere dell’AEPL espresso in occasione del dialogo con il Parlamento dello scorso 18 marzo.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Va sottolineato che l’AEPL ha potuto esprimersi sulle priorità della Commissione nell’ambito del dialogo previsto dall’articolo 17 del TFUE. In una lettera indirizzata alla vicepresidente del Parlamento europeo incaricata di tale dialogo, la sig.ra Antonella Sberna (gruppo Conservatori e Riformisti, membro di «Fratelli d’Italia», il partito di G. Meloni al governo in Italia),  le nostre principali preoccupazioni attuali riguardano la salvaguardia della democrazia e dello Stato di diritto, messi in discussione dai regimi autocratici o di estrema destra che stanno guadagnando terreno, la creazione di una vera Europa della difesa e un impiego controllato dell’Intelligenza Artificiale e degli strumenti informativi.  .</p>
<p style="font-weight: 400;">Infatti, i primi sono oggetto di attacchi sistematici anche da parte delle democrazie: ne sono un esempio gli Stati Uniti d’America, dove il Presidente sembra affascinato dai regimi forti (come quello di Viktor Orbán in Ungheria) o addirittura dittatoriali, come la Russia, di cui non esita a voler imitare le mire espansionistiche o addirittura imperialistiche, quali l’annessione della Groenlandia, del Canada e del Canale di Panama.</p>
<p style="font-weight: 400;">Negli Stati Uniti d’America, lo smantellamento di una serie di enti amministrativi,  sia per contrastare i valori di diversità, equità e inclusione (DEI) che il nuovo presidente rifiuta, sia perché sono onerose dal punto di vista finanziario, sia perché si oppongono alle teorie complottistiche volte a sconsigliare i vaccini o a negare il cambiamento climatico, ad esempio; l’attacco sistematico a certe università (come la Columbia di New York) che spinge i ricercatori americani nelle discipline legate a questi valori a rivolgersi all’Europa; gli insulti e le minacce nei confronti dei giudici non nominati da Trump che osano giudicarlo secondo la legge e condannarlo, se del caso; i tentativi incessanti di screditare ed escludere  i giornalisti che osano cercare la verità e smascherare le fake news, l’elargizione di montagne di dollari agli elettori (anche a quelli dei partiti di estrema destra in Europa, cfr. AfD) (Elon Musk)   … sono purtroppo pratiche che trovano un’eco sempre più forte nei nostri Stati membri.</p>
<p style="font-weight: 400;">È quindi importante e urgente che il Parlamento europeo e la Commissione europea continuino a difendere la nostra società e i nostri valori europei, coinvolgendo e convincendo il maggior numero possibile di nostri concittadini.</p>
<p style="font-weight: 400;">La seconda priorità espressa in questa lettera è quella di mettere in piedi con urgenza una vera e propria difesa europea dotata di tutti i mezzi necessari  (autonomia strategica, sostegno massiccio all’Ucraina, rafforzamento della nostra base tecnologica e industriale, dotazione all’Europa di un comando politico integrato, e di una cooperazione permanente strutturata) sia finalmente oggetto di progressi concreti di fronte alle minacce russe che si intensificano e nonostante il  disprezzo dell’amministrazione mercantilista di Trump, il cui sostegno alla difesa dell’Europa diventa ogni giorno più improbabile.</p>
<p style="font-weight: 400;">La terza priorità consiste nel dotarsi dei mezzi necessari per combattere la disinformazione e la propaganda, difendendo la nostra legislazione e garantendone il rispetto nei settori dell’intelligenza artificiale e dell’informazione. Il social network Twitter, ora X, è un esempio emblematico di ciò che la maggior parte dei grandi operatori americani in questi settori vorrebbe imporci, convertendosi, senza alcun pudore, ai dogmi trumpisti del «Make America Great Again», rinunciando a qualsiasi controllo sui contenuti pericolosi presenti sulle piattaforme, invocando la libertà di espressione, ma trascurando la censura di migliaia di pagine web delle amministrazioni prese di mira dalla nuova ideologia di Trump.</p>
<p style="font-weight: 400;">In breve, l’AEPL esorta il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione a difendere i nostri valori e il nostro stile di vita europeo, prima che sia troppo tardi.</p>
<p>Tenendo conto delle competenze attribuite a livello europeo, ritenete che questo programma di lavoro possa essere migliorato? Non esitate a comunicarcelo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Eric Paradis</p>
<p style="font-weight: 400;">(paradispauleric@gmail.com)</p>
<p style="font-weight: 400;">Amministratore, m<span style="font-weight: 400;">membro del comitato di redazione</span></p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/cosa-propone-la-commissione-europea-per-il-2025-cwp-2025/">Ce que propose la Commission européenne en 2025 (CWP 2025)</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un nuovo posto per un coordinatore dell'"odio anticristiano" alla Commissione europea?</title>
		<link>https://aepl.eu/it/nuovo-posto-di-coordinatore-per-lodio-anticristiano-presso-la-commissione-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Giovedì, 2 gennaio 2025, ore 09:18:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
		<guid ispermalink="false">https://aepl.eu/?p=957</guid>

					<description><![CDATA[<p>– PRESA DI POSIZIONE DELL’ASSOCIAZIONE EUROPEA DEL PENSIERO LIBERO – L’AEPL ha preso atto con interesse della recente dichiarazione della COMECE che chiede l’istituzione di una figura di coordinatore per la prevenzione dell’odio anticristiano...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/nuovo-posto-di-coordinatore-per-lodio-anticristiano-presso-la-commissione-europea/">Un nouveau poste de coordinateur « haine antichrétienne » à la Commission Européenne ?</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>– PRESA DI POSIZIONE DELL’ASSOCIAZIONE EUROPEA DEL PENSIERO LIBERO –</h3>
<p>L’AEPL ha preso atto con interesse della recente dichiarazione della COMECE in cui si chiede l’istituzione di una figura di coordinatore per la prevenzione dell’odio anticristiano in Europa<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p>Tale richiesta, così come riportata nei comunicati stampa della COMECE e dell’OIDAC, solleva diversi interrogativi all’interno della nostra associazione aconfessionale, che ci permettiamo di portarvi a conoscenza.</p>
<p>a) La <strong><em>prima domanda</em></strong> riguarda la legittimità dell’esistenza stessa di tali funzioni all’interno delle istituzioni europee e il loro rapporto con le libertà garantite dall’articolo 9 della CEDU. La denominazione della carica ricoperta dalla sig.ra von Schnurbein<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>, mira proprio a combattere l’antisemitismo in senso lato e <strong>no, difendere la religione ebraica in senso stretto</strong>. Ciò ci sembra del tutto normale, poiché questo antisemitismo, quando si manifesta, non fa praticamente alcuna distinzione tra credenti e non credenti.</p>
<p>Per quanto riguarda l’odio nei confronti dei musulmani, l’uso improprio del concetto di islamofobia alimenta una confusione spiacevole <strong>tra razzismo e diritto alla critica delle convinzioni</strong>. Come osservava giustamente CHARB, poco prima del suo assassinio nella redazione di Charlie Hebdo, Pierre o Marie, convertiti all’Islam, corrono meno rischi di subire discriminazioni sul lavoro o nell’accesso all’alloggio rispetto a Fatima o Karim, diventati atei.</p>
<p>b) Una <strong><em>seconda domanda</em></strong> deriva da alcune argomentazioni avanzate in occasione dell’European Prayer Breakfast del 4 dicembre 2024.</p>
<p>Le <u>primo argomento</u> riguarda gli atti di vandalismo e le devastazioni che prendono di mira cimiteri o edifici religiosi. Questi atti sono indubbiamente riprovevoli. Non è tuttavia certo che siano tutti motivati da un odio anticristiano. Molti di essi sono piuttosto spiegabili con motivazioni più banali. Anche la brama di guadagno o il piacere malsano di distruggere sono motivazioni potenti. Se li condanniamo senza riserve, <strong>non ci sembrano giustificare la creazione di questa nuova figura professionale</strong>.</p>
<p>Le <u>secondo argomento</u> ci pone un problema ancora maggiore. La signora Kruger sembra voler contestare il contenuto di alcuni insegnamenti e invoca il diritto all’obiezione di coscienza per i futuri medici durante la loro formazione. <strong>Questo è semplicemente inaccettabile</strong>. Alcune interruzioni di gravidanza non sono motivate dalla libera scelta della donna, bensì da <strong>motivi medici inderogabili</strong>. È possibile immaginare che alcune pazienti si trovino di fronte a medici incapaci di aiutarle perché avrebbero avuto scrupoli di coscienza durante gli studi? Se si segue la signora KRUGER, nulla si opporrebbe maggiormente al fatto che gli studenti rifiutino la teoria dell’evoluzione o l’uguaglianza tra uomini e donne.</p>
<p>c) Infine, <strong>L'AEPL si interroga</strong> sull’impatto concreto che questo nuovo coordinatore potrà avere. È risaputo che occorre trovare un equilibrio tra la tutela della libertà di espressione e la lotta contro i discorsi di incitamento all’odio. Frazionando il concetto di libertà di pensiero, di religione e di coscienza, creando funzioni destinate a comunità diverse, non è detto che le istituzioni europee stiano scegliendo la strategia migliore. Se è opportuno aggiungere, ai coordinatori esistenti, un nuovo funzionario per proteggere i cristiani, perché fermarsi proprio ora? Gli indù, i buddisti e persino i non credenti – anch’essi molto spesso vittime di intolleranza – non meriterebbero, a loro volta, una protezione adeguata? Non potremmo nemmeno accettare che <strong>la lotta contro i discorsi di incitamento all'odio sta gradualmente sostituendo la repressione della blasfemia</strong> che la secolarizzazione ha fatto scomparire poco a poco.</p>
<p>L’AEPL, in qualità di partner del Dialogo nell’ambito dell’articolo 17, è pienamente favorevole alla lotta contro l’intolleranza e l’odio motivati da animosità razziali, religiose o ideologiche. Non riteniamo, tuttavia, che tale obiettivo possa essere raggiunto operando in compartimenti stagni. Il ruolo dell’UE è quello di garantire, conformemente ai trattati, le libertà fondamentali ovunque e per tutti. Tra queste, occupa un posto importante la libertà di professare una religione e di praticarla, ma anche quella di non averne alcuna e di non subire discriminazioni per questo motivo.</p>
<p>Convinti che il dialogo istituito dall’articolo 17 debba essere inclusivo e rispecchiare la diversità religiosa e filosofica esistente in Europa, <strong>Non riteniamo che la proposta della COMECE sia la strada migliore per raggiungere tale obiettivo</strong>.</p>
<p>Raccomandiamo invece vivamente di attenersi alle linee guida<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> adottate il 24 giugno 2013 dal Consiglio degli Affari Esteri, che già più di dieci anni fa attribuivano tale responsabilità ai <strong>Ambasciate</strong><a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a><strong> dei 27 paesi membri dell’UE</strong>, in un testo dettagliato relativo alla promozione e alla tutela della libertà di religione o di credo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A nome del Consiglio di Amministrazione,</p>
<p>Claude Wachtelear e Guy T’hooft</p>
<p>Ex presidente dell’AEPL Presidente dell’AEPL</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <a href="https://www.comece.eu/comece-at-the-european-parliament-calls-for-the-establishment-of-an-eu-coordinator-on-combating-anti-christian-hatred/">La COMECE al Parlamento europeo: «È giunto il momento di nominare un coordinatore dell’UE per la lotta contro l’odio anticristiano» – La Chiesa cattolica nell’Unione europea</a></p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> <a href="https://commission.europa.eu/katharina-von-schnurbein_en"><em>Coordinatore dell'UE per la lotta all'antisemitismo e la promozione della vita ebraica</em></a>,</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> <a href="https://www.eeas.europa.eu/sites/default/files/137585.pdf">https://www.eeas.europa.eu/sites/default/files/137585.pdf</a></p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Cfr., tra l’altro, pagina 11, paragrafo 47</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/nuovo-posto-di-coordinatore-per-lodio-anticristiano-presso-la-commissione-europea/">Un nouveau poste de coordinateur « haine antichrétienne » à la Commission Européenne ?</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il nuovo panorama europeo – Parte II</title>
		<link>https://aepl.eu/it/il-nuovo-panorama-europeo-parte-ii/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Ven, 25 ott 2024 07:12:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
		<guid ispermalink="false">https://aepl.eu/?p=951</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quale Europa per il prossimo quinquennio 2024-2029? Parte II: La Commissione europea. È naturalmente nell’ambito di questo programma strategico che si inseriscono gli orientamenti politici per la prossima Commissione europea 2024–2029, nel discorso intitolato «...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/il-nuovo-panorama-europeo-parte-ii/">Nouveau paysage européen &#8211; Partie II</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quale Europa per il prossimo quinquennio 2024-2029? Parte II</strong></p>
<p><strong>La Commissione europea.</strong></p>
<p>È naturalmente nell’ambito di questo programma strategico che si inseriscono gli orientamenti politici per la prossima Commissione europea 2024–2029,  nel discorso intitolato «La scelta dell’Europa» con cui Ursula von der Leyen si è presentata al voto dei deputati europei a Strasburgo lo scorso 18 luglio. Con 401 voti a favore su 720, ovvero 40 in più rispetto alla maggioranza assoluta, è stata eletta con un margine più ampio rispetto al 2019, quando aveva ottenuto solo 9 voti di vantaggio. Sebbene il voto fosse segreto, si può ipotizzare che abbiano votato contro di lei: i Patrioti di Jordan Bardella, l’Europa delle nazioni sovrane (Orbán),i 33 senza appartenenza politica (l’estrema destra) e la destra radicale dei conservatori e dei riformatori (ECR della signora Meloni), ai quali si aggiunge l’estrema sinistra «The Left» di Manon Aubry. Se ne deduce che alcuni deputati dell’attuale maggioranza non abbiano votato a suo favore, quindi tra i gruppi: i socialdemocratici (S&amp;D), i centristi di Renaissance e il PPE, il suo gruppo politico, ai quali si sono uniti la maggior parte dei deputati dei Verdi.</p>
<p>Rispetto ai suoi concorrenti, che erano nettamente più a destra (i primi ministri croato e greco), Ursula von der Leyen appare come la più centrista in un contesto in cui il Parlamento europeo si è nettamente spostato a destra, se non addirittura oltre.</p>
<p>Si è impegnata ad attuare il pacchetto «Asilo e migrazione» recentemente adottato (ma già messo in discussione da diversi paesi) e non ha rinunciato al «Green Deal»,  e ha compiuto un gesto a favore dell’industria automobilistica tedesca (carburante sintetico non inquinante dopo il 2035 per i motori a combustione interna).</p>
<p>I deputati hanno così voluto evitare che la destituzione della presidente uscente aggiungesse un ulteriore elemento di instabilità all'attuale contesto geopolitico internazionale ed economico, che rischia di aggravarsi ulteriormente con le elezioni americane e i conflitti in corso.</p>
<p>I punti salienti delle sue linee guida sono i seguenti:</p>
<ol>
<li>Un nuovo piano per la prosperità e la competitività sostenibili dell’Europa (agevolare l’attività delle imprese; promuovere un’industria pulita; migliorare l’unicità e la resilienza della nostra economia; stimolare la produttività attraverso la diffusione delle tecnologie digitali; porre la ricerca e l’innovazione al centro della nostra economia; decuplicare gli investimenti; ovviare alla carenza di competenze e di manodopera)</li>
<li>Una nuova era per la difesa e la sicurezza europea (rendere l’Unione europea della difesa una realtà; una strategia dell’Unione per la preparazione alle crisi; un’Europa più sicura e meglio protetta; frontiere comuni rafforzate; agire in modo equo e risoluto in materia di migrazione)</li>
<li>Sostenere le persone e rafforzare le nostre società e il nostro modello sociale (l’equità sociale in un’economia moderna; ripristinare l’unità della nostra società, sostenere i nostri giovani; un’unione dell’uguaglianza)</li>
<li>Preservare la nostra qualità di vita  (sicurezza alimentare, acqua e natura, adattamento e preparazione ai cambiamenti climatici e solidarietà in questo ambito)</li>
<li>Proteggere la nostra democrazia, difendere i nostri valori (rafforzare lo Stato di diritto; porre i cittadini al centro della nostra democrazia)</li>
<li>L’Europa nel mondo: sfruttare il nostro potere e le nostre alleanze; l’allargamento come imperativo geopolitico; un approccio più strategico nei confronti dei nostri paesi vicini; una nuova politica economica estera; ridefinire il multilateralismo per il mondo di oggi)</li>
<li>Raggiungere insieme gli obiettivi e preparare la nostra Unione per il futuro (un nuovo bilancio all’altezza delle nostre ambizioni; un programma di riforme ambizioso per l’Europa; agire in collaborazione con il Parlamento europeo).</li>
</ol>
<p>La composizione del suo collegio dei commissari è stata più complessa rispetto all’ultima volta: infatti la signora von der Leyen aveva nuovamente cercato di garantire un equilibrio tra uomini e donne e aveva quindi chiesto agli Stati membri di presentare due candidature – nei casi in cui l’attuale commissario non fosse stato riconfermato. Purtroppo, pochi Stati membri hanno assecondato questa richiesta, pur essendo stata insistente. Il collegio che ne è risultato – che ovviamente deve ancora essere approvato, candidato per candidato e poi nell’insieme, dalle commissioni competenti del Parlamento europeo – è quindi composto da 11 donne, tra cui la presidente e quattro vicepresidenti, e 16 uomini, tra cui due vicepresidenti, per un totale di 40 donne, contro le 22 proposte dagli Stati membri. Solo 6 erano già membri della commissione; 21 sono quindi nuovi candidati.</p>
<p>Va inoltre sottolineato uno squilibrio politico tra il peso dei gruppi politici emersi dalle elezioni e il numero di candidati commissari appartenenti a ciascuno di essi: 12 candidati commissari sono cristiano-democratici, come la Presidente. Certo, il PPE è risultato primo alle elezioni, ma ci sono solo 4 candidati del gruppo S&amp;D, che pure è arrivato secondo, 5 liberali di Renew, che ora occupano il quinto posto nell’Aula, 4 indipendenti e persino il candidato italiano del gruppo CRE della signora Meloni, di estrema destra «moderata», che erediterebbe il portafoglio della coesione e delle riforme, ovvero dei fondi strutturali europei. Il cordone sanitario è saltato! Proprio come al Parlamento europeo per questo gruppo.</p>
<p><strong>Nel complesso, si assiste a una forte svolta a destra della Commissione</strong>.</p>
<p>Ma sono ovviamente i contenuti dei portafogli loro assegnati ad avere maggiore rilevanza.</p>
<p>Per quanto riguarda le vicepresidenze:</p>
<p>Come prima vicepresidente, l’estone Kaja Kallas, proposta dal Consiglio europeo per ricoprire la carica di Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza.</p>
<p>Il secondo vicepresidente Stéphane Séjourné, che ha ricoperto per un breve periodo la carica di ministro francese per l’Europa e gli Affari esteri nel governo Attal, è il sostituto dell’ultimo minuto di Thierry Breton, che la signora von der Leyen non voleva più.  La Francia, che ha acconsentito, ha ottenuto un vicepresidente in cambio della rinuncia al proprio commissario uscente, Thierry Breton. Quest’ultimo è stato designato per il portafoglio della Prosperità e della Strategia industriale.</p>
<p>La Spagna ottiene un seggio di vicepresidente assegnato alla signora Teresa Ribera, finora numero due del governo spagnolo, che sarà incaricata della transizione verso un’economia pulita, equa e competitiva.</p>
<p>La Finlandia avrà una vicepresidente incaricata della sovranità tecnologica, della sicurezza e della democrazia.</p>
<p>La rumena si occuperà del personale, delle competenze e dello stato di preparazione</p>
<p>Il 6<sup>th</sup> Il vicepresidente sarà l'italiano R. Fitto (che faceva parte del governo italiano) e sarà incaricato del ricco portafoglio della coesione e delle riforme, il secondo più consistente in termini di dotazione nel bilancio europeo.</p>
<p>Per quanto riguarda i commissari, va innanzitutto segnalato il commissario <strong>il lituano A. Kubilius</strong> che sarà incaricato di occuparsi dell'importantissimo dossier relativo alla <strong>della difesa e dello spazio.</strong> Dovrà coordinarsi con la vicepresidente estone Kaja Kallas.</p>
<p>Per quanto riguarda l’Austria, il suo candidato Magnus Brunner dovrà concentrarsi sull’attuazione del <strong>accordo su  <u>l'asilo e la migrazione</u></strong>, il che risulterà complicato, visto il risultato delle ultime elezioni austriache, fortemente influenzato dall'estrema destra ostile a questo patto.</p>
<p>La commissaria croata sarà la prima a occuparsi del <u>nuovo portafoglio per la <strong>Mediterraneo</strong></u>. Il danese sarà il primo commissario al <strong><u>alloggio, nuovo portafoglio</u></strong><u> e dell'energia</u>. Il commissario ungherese si occuperà della <u>salute e benessere degli animali</u>. Pur essendo vicino a Orbán, non è membro del suo partito.</p>
<p>L'irlandese si occuperà del portafoglio della democrazia, della giustizia e dello Stato di diritto, che in precedenza era di competenza del commissario belga Reynders. La rappresentante belga è la signora <u>Hadja Lahbib, responsabile degli aiuti umanitari e delle crisi</u>. Il lettone V. Dombrowski ottiene il suo terzo mandato <strong>l'economia e la produttività</strong>.</p>
<p>Il lussemburghese C. Hansen avrà il compito di <strong>dell'agricoltura e dell'alimentazione </strong>; il maltese si occuperà della cultura giovanile e dello sport, nonché dell’equità intergenerazionale; l’olandese si occuperà del cambiamento climatico, della neutralità carbonica e della crescita pulita; l’importantissimo portafoglio <strong>da <u>bilancio, </u>della lotta contro le frodi e dell'amministrazione</strong> spetta a <u>polacco, Piotr Serafin</u> : dovrà in particolare preparare <strong>il bilancio a lungo termine</strong>, il quadro finanziario pluriennale di 7 anni; la portoghese Albuquerque si occuperà dell’importantissimo portafoglio dei <strong>servizi finanziari nel settore del risparmio e degli investimenti</strong> ; il ceco responsabile delle collaborazioni internazionali; lo slovacco Marco Sefkovic, al suo quarto mandato, si occuperà questa volta del <strong>commercio e sicurezza economica</strong> ;  la slovena responsabile per l’allargamento e il vicinato orientale e infine la svedese responsabile per <strong>l'ambiente</strong> , della resilienza idrica e di un’economia circolare competitiva.</p>
<p>Come si può vedere, i «piccoli» paesi, in particolare quelli baltici, ricevono dotazioni di bilancio estremamente consistenti per contrastare la Russia attraverso il sostegno all’Ucraina. Anche i grandi paesi, come Francia, Spagna e Polonia, sono ben rappresentati. Si sta verificando una sorta di riequilibrio tra nord e sud e, soprattutto, tra ovest ed est.</p>
<p>Le audizioni dei commissari si terranno nel mese di novembre. Si prevede che, durante la sessione parlamentare dal 16 al 19 dicembre, l’intero collegio sarà sottoposto al voto del Parlamento europeo e che la nuova Commissione potrebbe entrare in carica il 1<sup>er</sup> gennaio del prossimo anno. Le esperienze passate dimostrano che il Parlamento non esita a respingere l’una o l’altra candidatura. Ciò potrebbe verificarsi anche quest’anno con la candidatura italiana di Fitto, esponente dell’estrema destra di Meloni.</p>
<p>Conclusioni provvisorie</p>
<p>Purtroppo bisogna constatare l’ascesa dell’estrema destra in tutte le istituzioni. Ciò è certamente in linea con l’evoluzione dell’opinione pubblica nella maggior parte degli Stati membri, ma bisogna continuare a lottare contro questi estremismi prima che sia troppo tardi. L’obiettivo di questi movimenti estremisti, infatti, è quello di sostituire la ricerca di una sovranità europea con il ripristino di molteplici sovranità nazionali, chiudendo le nostre frontiere e indicando i migranti, e talvolta semplicemente «l’altro», come capri espiatori. La nostra casa comune rischia quindi di crollare e sarà troppo tardi per constatare, come sta dolorosamente facendo il Regno Unito, che separatamente gli Stati europei non hanno più grande peso sulla scena mondiale, e che solo uniti potremo preservare il nostro stile di vita europeo e i valori della democrazia e dello Stato di diritto.</p>
<p><strong>Eric PARADIS</strong></p>
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<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Nouveau paysage européen &#8211; Partie I</title>
		<link>https://aepl.eu/it/nuovo-paesaggio-europeo-parte-i/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Sep 2024 09:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
		<guid ispermalink="false">https://aepl.eu/?p=913</guid>

					<description><![CDATA[<p>Che tipo di Europa per i prossimi cinque anni, 2024-2029? Ogni cinque anni il panorama europeo si rinnova. Le elezioni europee portano a un nuovo Parlamento. Allo stesso tempo, il Consiglio europeo, che riunisce i capi di Stato e di governo, stabilisce un nuovo...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="font-weight: 400;">Quale Europa per i prossimi cinque anni, 2024-2029?</h2>
<p style="font-weight: 400;">Ogni cinque anni il panorama europeo si rinnova. Le elezioni europee portano a un nuovo Parlamento. Allo stesso tempo, il Consiglio europeo, che riunisce i capi di Stato e di governo, elabora un nuovo programma per il periodo successivo, in questo caso 2024-2029, e propone al Parlamento un candidato alla presidenza della Commissione europea e alla carica di nuovo rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune. Anche la Commissione europea è stata ampiamente ricomposta. Un nuovo collegio e un nuovo programma di lavoro, basato su quello del Consiglio europeo, sono stati presentati al Parlamento europeo. Il primo passo per questa nuova Commissione è, ovviamente, l'elezione di un nuovo Presidente da parte della sessione plenaria nel mese successivo alle elezioni europee. Quest'anno, il 18 luglio, il Parlamento europeo ha eletto Ursula von der Leyen dopo aver discusso con lei sulla base degli orientamenti politici per la prossima Commissione europea 2024-2029 definiti in un documento intitolato "La scelta dell'Europa".  Durante l'estate, il riconfermato Presidente ha chiesto agli Stati membri di presentare i loro candidati nazionali per la nuova squadra di Commissari. La difficoltà dell'operazione ha comportato un certo ritardo nella comunicazione dei candidati e solo il 17 settembre la signora von der Leyen ha potuto presentare la sua proposta per la nuova squadra e i rispettivi portafogli.  È deplorevole che non sia stato possibile soddisfare il desiderio della Presidente di poter scegliere tra un candidato uomo e uno donna, il che purtroppo le ha impedito di presentare una Commissione che rispettasse la parità di genere. Ci saranno quindi meno donne rispetto alla Commissione precedente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Osservando prima i risultati delle elezioni del Parlamento europeo, poi le condizioni della rielezione a luglio della Presidente Metsola, accompagnata dall'elezione dei Vicepresidenti e del resto del gruppo dirigente del PE, seguita dalla formazione dei nuovi gruppi politici e dall'assegnazione delle presidenze delle commissioni parlamentari, da alcuni nuovi orientamenti e da maggioranze più relative rispetto alla precedente legislatura, vedremo che alcune politiche, in particolare nei settori dell'agricoltura, dell'ambiente e naturalmente dell'immigrazione, saranno influenzate da questa nuova configurazione del Parlamento.</p>
<p style="font-weight: 400;">In secondo luogo, analizzeremo la nuova Commissione e, soprattutto, la sua nuova architettura, con alcuni portafogli completamente nuovi per affrontare le sfide immediate e quelle dei prossimi cinque anni, con l'imperativo di assicurarsi il sostegno di una maggioranza parlamentare ancora favorevole all'integrazione europea. Tutti i Commissari designati saranno sottoposti ad audizioni da parte delle commissioni parlamentari interessate ai settori loro assegnati dal Presidente, prima di concludere con una votazione del Collegio nel suo complesso.</p>
<p style="font-weight: 400;">Verrà esaminato anche il nuovo Consiglio europeo, segnato in primo luogo dalla nomina del nuovo presidente, Antonio Costa, ex primo ministro socialdemocratico del Portogallo, che mostrerà l'evoluzione delle forze presenti e in particolare l'aumento del peso dell'estrema destra, riflesso delle situazioni governative nazionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="font-weight: 400;">Il Parlamento europeo :</h2>
<p style="font-weight: 400;">Sebbene la maggioranza del Parlamento europeo rimanga a favore dell'integrazione europea, le elezioni sono state segnate da una forte impennata di consensi da parte dei partiti di estrema destra, la maggior parte dei quali è euroscettica e favorevole alla sovranità nazionale piuttosto che a quella europea. Di conseguenza, i gruppi pro-europei (PPE, S&amp;D, i liberali di Rinnovare l'Europa e i Verdi) dovranno lavorare insieme per trovare i compromessi necessari per ogni votazione e talvolta dovranno affrontare venti contrari che potrebbero opporsi alle loro priorità, indebolirle o addirittura distorcerle, o semplicemente impedirne l'attuazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il tasso di partecipazione è salito leggermente a poco più di 50 % (51,5 %).</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em><u>Il Partito Popolare Europeo</u></em></strong> si è imposto in queste elezioni con circa il 26 % dei voti. 188 dei 718 eurodeputati provengono da partiti nazionali membri del PPE: i conservatori della CDU CSU, di cui fa parte la signora von der Leyen, sono al primo posto, seguiti da Polonia (23) e Spagna (22).</p>
<p style="font-weight: 400;">L'attesa impennata dell'estrema destra ha portato a un totale di 187 eurodeputati di estrema destra, solo uno in meno rispetto al PPE, suddivisi nei seguenti gruppi:</p>
<p style="font-weight: 400;">- Il <strong><em><u>Conservatori e Riformisti Europei (CRE</u></em></strong><em><u>)</u></em> si è concluso con 78 eurodeputati (rispetto ai 68 precedenti), compresi i 24 di Fratelli d'Italia, il partito della Meloni al potere in Italia. Seguono i 20 eurodeputati polacchi del partito PiS di Kaczinsky. Il gruppo dei Riformatori e Conservatori (CRE) può essere descritto come euroscettico moderato, mentre gli altri gruppi sono chiaramente più radicali.</p>
<p style="font-weight: 400;">-A <strong>nuovo gruppo </strong>è stato costituito sotto l'egida di V.Orban: " <strong><em><u>Patrioti per l'Europa</u></em></strong> "Questo gruppo comprende 84 deputati, tra cui gli ex membri del gruppo Identité et Démocratie (ID), ora sciolto, dominato dal Rassemblement National (30) della signora Le Pen, il cui presidente, Bardella, guida il gruppo. Questo gruppo è ora il 3<sup>th</sup> dell'EP.</p>
<p style="font-weight: 400;">-Anche il partito Alternativ für Deutschland (AfD) è riuscito a formare un nuovo gruppo con 14 eurodeputati, denominato <strong><em><u>"L'Europa delle nazioni sovrane</u></em></strong><em><u>,</u></em> con 25 eurodeputati, diventando il gruppo di estrema destra più radicale del nuovo Parlamento europeo. <strong><u>chiaramente anti</u></strong><u> </u>Europa, immigrazione, patto verde, aiuti all'Ucraina, aborto, femminismo, LGBTQ, federalismo - in breve, ultraconservatore e molto amico della Russia.</p>
<p style="font-weight: 400;"> Tra le caratteristiche comuni dei programmi di estrema destra vi è la promozione dei valori tradizionali della famiglia (opposizione all'interruzione volontaria della gravidanza, opposizione alle politiche di genere e al matrimonio omosessuale), nonché della religione e della cultura: riferimento alle radici religiose (principalmente cristiane) e alla cultura (invenzione o riscrittura di una narrativa nazionale). Vi è anche una critica alle élite politiche ed economiche, accusate di tradire il popolo, che porta a chiedere riforme istituzionali per avvicinare il potere al popolo (referendum popolare). Si chiede anche una protezione sociale selettiva che favorisca i cittadini o escluda del tutto gli immigrati. In varia misura, tutti vogliono: rafforzare i poteri degli Stati membri a scapito delle istituzioni europee; stabilire una politica più restrittiva in materia di migrazione e asilo, insistendo sui controlli alle frontiere sia all'interno che all'esterno dell'area Schengen; ridurre la regolamentazione; mettere in discussione gli obiettivi climatici e sostenere gli agricoltori rivedendo la PAC.</p>
<p style="font-weight: 400;">Normalmente, come la signora Meloni, che è piuttosto atlantista, il gruppo CRE è favorevole a sostenere l'Ucraina contro l'invasione russa. Gli altri variano dal sostegno moderato al rifiuto di questo aiuto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Se guardiamo a sinistra, troviamo il <strong><em><u>Gruppo S&amp;D dei socialdemocratici</u></em></strong> stabile con 19% di MP (136 rispetto ai 140 precedenti).</p>
<p style="font-weight: 400;">Il centro :<strong><em><u>Rinnovare l'Europa</u></em></strong> (77 MP o 11% ) e <strong><em><u>i Verdi</u></em></strong> (53 o 7%) sono stati i grandi sconfitti di queste elezioni, in netto calo rispetto alla legislatura precedente (rispettivamente 102 e 71 deputati).</p>
<p style="font-weight: 400;">. L'estremo <strong><em><u>GUE sinistra</u></em></strong> (46 deputati, cioè 5% rispetto ai 37 precedenti) e i deputati non iscritti (33) completano il quadro.</p>
<p style="font-weight: 400;"> Nonostante questo, il <strong><em><u>i partiti pro-europei hanno un numero significativamente maggiore di eurodeputati (454)</u></em></strong> rispetto ai gruppi di estrema destra (187).</p>
<p style="font-weight: 400;">Infine, va notato che la Presidente uscente, Metsola, è stata rieletta senza difficoltà al suo posto. Per quanto riguarda l'estrema destra, solo 3 RCE sono stati eletti nell'organo di governo del PE, l'Ufficio di presidenza, tra cui 2 vicepresidenti.  Un esame della commissione parlamentare mostra che poche presidenze e vicepresidenze sono state assegnate all'estrema destra, rappresentata da soli 4 RCE. È stato quindi istituito un "cordone sanitario" per l'Europa delle nazioni sovrane e non ci sono patrioti.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<h2 style="font-weight: 400;">Il Consiglio europeo :</h2>
<p style="font-weight: 400;">Nella riunione del 27 giugno, il Consiglio europeo ha eletto Antonio Costa presidente del Consiglio europeo (e della zona euro) per il periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre.<sup>er</sup> dicembre 2024 al 31 maggio 2027. Ha inoltre adottato la decisione che propone al Parlamento europeo la candidatura di Ursula von der Leyen alla carica di Presidente della Commissione europea. Per quanto riguarda le nomine, il Consiglio europeo ha ritenuto che la lettone Kaja Kallas sia il candidato appropriato per la carica di Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, previo accordo del Presidente eletto della Commissione. Infine, ha adottato il programma strategico dell'Unione per il periodo 2024-2029.</p>
<p style="font-weight: 400;">Composto da capi di Stato e di governo, il Consiglio riflette ovviamente la situazione politica degli Stati membri. Due Paesi sono guidati da leader di estrema destra: l'Italia (G.Meloni-FdI) e l'Ungheria (V.Orban-Fidesz).</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma molti altri governi includono rappresentanti di partiti di estrema destra e la loro sopravvivenza dipende spesso dal loro sostegno. In Slovacchia (R. Fico) è un alleato del Partito Nazionalista Slovacco di estrema destra. In Svezia, il governo dipende dal sostegno dei Democratici di Svezia, il secondo partito parlamentare. In Finlandia, il centro-destra Petteri Orpo dipende dal Partito Finlandese di estrema destra.  Nei Paesi Bassi, Geert Wilders, il cui partito di estrema destra è risultato in testa alle elezioni parlamentari nazionali, non è stato nominato Primo Ministro, ma Dick Schoof è sotto il controllo di una coalizione di partiti tra cui quello di G. Wilders e i partiti di destra, tra cui il VVD di Mark Rutte, che ha a lungo rappresentato i Paesi Bassi nel Consiglio europeo. In Austria, l'FPÖ, guidato da Herbert Kickl, è sull'orlo del potere contro i conservatori rappresentati dall'attuale Cancelliere (Nehammer), avendo ottenuto 29% dei voti. Questo partito è stato fondato negli anni '50 da ex SS e altri gruppi nazisti. Kickl ha promesso che in caso di vittoria avrebbe governato come Volkskanzler, termine usato da Adolf Hitler. L'FPÖ è euroscettico, anti-immigrati e sostenitore della Russia. L'Austria entrerebbe così a far parte del blocco di euroscettici e amici della Russia, che ora comprende diversi Paesi dell'Europa centrale e orientale e a cui probabilmente si aggiungerà la Repubblica Ceca dopo le elezioni del prossimo anno.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ci sono ancora diversi paesi attualmente rappresentati da governi che si dichiarano europeisti ma che favoriscono politiche anti-migranti: Germania (Scholz), Belgio (De Croo e probabilmente De Wever), Danimarca (Mette Christensen), Spagna (Pedro Sanchez - PSOE), Portogallo (Luis Montenegro), Grecia (Mitsotakis), Irlanda (S. Harris), Lussemburgo (Luc Frieden), Polonia (D. Tusk) e Francia (E. Macron ma con un governo Barnier sotto l'occhio vigile del Rassemblement National). I tre Paesi baltici, che sono la prima linea di difesa contro una Russia e una Bielorussia minacciose, sono impegnati ad erigere barriere per difendersi e, sebbene abbiano accolto e integrato i rifugiati ucraini, stanno adottando anch'essi questa linea anti-immigrati, così come Romania, Bulgaria, Slovenia e Croazia.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>In breve, il Consiglio europeo si sta spostando verso destra, e persino verso l'ultradestra.</strong>. E cercano capri espiatori... per il momento, seguendo i loro elettori, gli immigrati sono la colpa di tutti i loro problemi: la crisi di bilancio e la crisi del potere d'acquisto, il cambiamento climatico, gli effetti nefasti della globalizzazione con la perdita dei tradizionali punti di riferimento, l'irruzione dell'intelligenza artificiale... Basterebbe chiudere le frontiere nazionali, abolire l'area Schengen, e tutti i nostri problemi sarebbero risolti se solo ci riunissimo!</p>
<p style="font-weight: 400;">Il Consiglio europeo non ha poteri legislativi, ma prende decisioni molto importanti e richiede l'unanimità.</p>
<p style="font-weight: 400;">D'altra parte, i negoziati sono stati condotti in una cerchia più ristretta, escludendo ad esempio la signora Meloni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Inoltre, la presidenza del <strong>Consiglio dell'Unione europea<a href="applewebdata://35946C9A-51E4-4185-8BBF-C5D7D933F410#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> (noto anche come Consiglio dei Ministri</strong>) ruota e cambia ogni 1<sup>er</sup>luglio di ogni anno. È stato il turno dell'Ungheria nella seconda metà del 2024 e V. Orban ne ha approfittato invitandosi a casa dei "grandi e bravi del mondo" con il pretesto di una "missione di pace" che nessuno gli aveva affidato: Zelensky a Kiev, al quale ha chiesto un cessate il fuoco; Putin, naturalmente, ma anche Xi Jinping e Trump, nella sua residenza di Mar a Lago. Da allora, Trump ha tessuto le lodi di Orban, che considera il miglior capo di Stato europeo! Gli americani conoscono V. Orban più di qualsiasi altro leader europeo, grazie a Trump!</p>
<p style="font-weight: 400;">Per quanto riguarda il programma strategico 2024-2029, il Consiglio europeo ha concordato le priorità che invita il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione ad attuare durante il prossimo ciclo istituzionale. Il prossimo quadro finanziario pluriennale dell'Unione deve tenere conto di queste priorità, in modo da adattare il bilancio dell'Unione europea al futuro e fornire risposte europee alle sfide europee. Il Consiglio si è impegnato a lavorare sull'introduzione di nuove risorse proprie. Queste priorità sono illustrate di seguito:</p>
<ol>
<li>Un'Europa libera e democratica: difendere i valori europei all'interno dell'Unione e rimanere fedeli ai nostri valori a livello globale</li>
<li>Un'Europa forte e sicura: garantire un'azione esterna coerente e influente; rafforzare la nostra sicurezza e difesa e proteggere i nostri cittadini; prepararsi a un'Unione allargata e più forte; adottare un approccio globale alla migrazione e alla gestione delle frontiere.</li>
<li>Un'Europa prospera e competitiva: rafforzare la nostra competitività; garantire il successo della duplice transizione ecologica e digitale; promuovere un ambiente favorevole all'innovazione e alle imprese; progredire insieme.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eric Paradis</p>
<p>Amministratore onorario dell’AEPL</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="applewebdata://35946C9A-51E4-4185-8BBF-C5D7D933F410#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Il Consiglio dei Ministri</p>
<p>Il Trattato di Lisbona introduce un sistema a doppia maggioranza. L'articolo 16 del TUE stabilisce che la maggioranza qualificata "è definita come 55 % degli Stati, ossia almeno 16 Stati che rappresentino il 65 % della popolazione dell'Unione (ossia 292 milioni su 449), fermo restando che una minoranza di blocco deve comprendere almeno quattro membri del Consiglio, in caso contrario la maggioranza qualificata si considera raggiunta". Decisioni che non vengono prese su proposta della Commissione.</p>
<p>(PESC) deve riunire 72% degli Stati (19).</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/nuovo-paesaggio-europeo-parte-i/">Nouveau paysage européen &#8211; Partie I</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Voile à l&#8217;école, il n&#8217;est pas interdit d&#8217;interdire</title>
		<link>https://aepl.eu/it/voile-a-lecole-il-nest-pterdit-dinterdire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2024 09:06:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
		<guid ispermalink="false">https://aepl.eu/?p=910</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha confermato ancora una volta che non è vietato vietare di indossare simboli religiosi vistosi nelle scuole. Il 9 aprile, la Corte ha emesso la sua decisione sul...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/voile-a-lecole-il-nest-pterdit-dinterdire/">Voile à l&rsquo;école, il n&rsquo;est pas interdit d&rsquo;interdire</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha confermato ancora una volta che non è vietato vietare di indossare simboli religiosi vistosi nelle scuole.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il 9 aprile di quest'anno, la Corte si è pronunciata su un ricorso presentato da tre ragazze (o dai loro rappresentanti legali) che contestavano una circolare della Comunità fiamminga che vietava di indossare simboli religiosi nelle scuole da essa organizzate. <em>(</em><em>Ricorso n. 50681/20 Mikyas e altri c. Belgio)</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Questo testo era stato contestato dai ricorrenti davanti ai tribunali belgi, che avevano portato il caso davanti al Tribunale di primo grado di Tongeren. Il 23 febbraio 2018, il Tribunale di Tongeren ha stabilito che il divieto in questione era incompatibile con l'articolo 9 della Convenzione. Ha ritenuto che la disposizione in questione fosse stata introdotta esclusivamente per motivi di politica generale relativi all'educazione della comunità e che non vi fosse alcuna ragione concreta o situazione problematica negli istituti interessati per giustificare l'attuazione di un tale divieto generale. La Corte ha dichiarato il divieto inapplicabile ai ricorrenti. L'autorità educativa della Comunità fiamminga, GO, ha presentato ricorso contro questa decisione e il 23 dicembre 2019 ha ottenuto una sentenza a suo favore. A seguito di questa decisione, i ricorrenti hanno presentato ricorso alla CEDU.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quali lezioni possiamo trarre da questo caso?</p>
<p style="font-weight: 400;">1° La Corte ritiene che la decisione fiamminga sia attentamente motivata e che il divieto sia volto a proteggere alcuni alunni dalle pressioni che altri potrebbero esercitare, come sottolineato in uno dei considerando della decisione del Consiglio dell'istruzione del GO:</p>
<p style="font-weight: 400;">Che il diritto alla libertà di religione è compromesso quando l'indossare determinati simboli religiosi viene presentato come un obbligo, creando così una discriminazione tra coloro che - seguaci o meno della religione in questione - indossano tali simboli e coloro che non lo fanno, essendo i membri di quest'ultimo gruppo ritenuti inferiori da quelli del primo gruppo, che impongono loro pressioni inaccettabili al fine di farli indossare comunque un simbolo religioso, mentre uno dei principi fondamentali del progetto educativo GO! consiste proprio nell'accettare l'uguale valore di tutti.</p>
<p style="font-weight: 400;">2° La Corte ribadisce la sua giurisprudenza in cui riconosce che i tribunali nazionali hanno un ampio potere discrezionale nel determinare il rapporto tra le credenze religiose e lo Stato. In passato, in diverse occasioni, ha confermato che la libertà religiosa garantita dall'articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo non è assoluta e può, in alcuni casi, essere soggetta a limitazioni,</p>
<p style="font-weight: 400;">3° La Corte ha anche respinto le argomentazioni dei terzi intervenuti secondo cui la decisione impugnata impedirebbe alle giovani donne di proseguire normalmente gli studi. Questi terzi si sono basati su argomenti presentati in vari rapporti delle Nazioni Unite, compresi quelli del Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione razziale:</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>"Il Comitato teme che la decisione dell'Ufficio scolastico autonomo della Comunità fiamminga di vietare l'uso di simboli religiosi in tutte le scuole sotto la sua autorità e la decisione della Comunità francese di lasciare alle singole scuole la facoltà di decidere in merito a tale questione possano aprire la strada ad atti di discriminazione nei confronti dei membri di alcune minoranze etniche".</em></p>
<p style="font-weight: 400;">A questo proposito, la Corte osserva che :</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Per quanto riguarda le posizioni degli organi delle Nazioni Unite citate dai terzi intervenienti (si vedano i paragrafi 35 e 36), la Corte osserva che molte di esse hanno una portata molto ampia, in quanto vanno al di là del semplice divieto di indossare simboli di condanna nell'istruzione della Comunità fiamminga. In ogni caso, tali posizioni non potrebbero essere decisive ai fini della valutazione della Corte sulla compatibilità del divieto in questione con la Convenzione, di cui garantisce l'osservanza (cfr. Humpert e altri c. Germania [GC], nn. 59433/18 e altri tre, § 127, 14 dicembre 2023), tanto più che la Corte dispone già di un'ampia giurisprudenza sulla questione in questione (cfr. paragrafi 62-66 supra). In ogni caso, non è stato dimostrato che il divieto in questione sia stato ispirato da una qualsiasi forma di ostilità nei confronti delle persone di fede musulmana.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">4° infine, la Corte ha constatato che nel caso in questione il GO e la Comunità fiamminga avevano agito in conformità con la giurisprudenza della Corte e che quindi non vi era stata alcuna violazione dell'articolo 9. Soprattutto, la Corte sottolinea che :</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>"La Corte ha già stabilito a questo proposito che un divieto di indossare simboli religiosi imposto agli alunni potrebbe rispondere esattamente alla necessità di evitare ogni forma di esclusione e di pressione nel rispetto del pluralismo e della libertà altrui". La Corte ha già stabilito a questo proposito che un divieto di indossare simboli religiosi imposto agli alunni può essere esattamente ciò che è necessario per evitare ogni forma di esclusione e di pressione nel rispetto del pluralismo e della libertà altrui (si vedano, tra le altre autorità, Dogru, sopra citata, §§ 70-72, e Bayrak, sopra citata)".</em></p>
<p style="font-weight: 400;">In conclusione, si spera che questa decisione, come molte altre, rafforzi l'opinione di coloro che vogliono proteggere gli alunni dal proselitismo dei loro compagni. Il divieto di simboli religiosi evidenti (che, come in questo caso, comprendeva il velo, le croci e le kippah) non è islamofobia. Contrariamente a quanto sostenuto dalla Clinica per la legge sull'uguaglianza dell'ULB, il divieto non discrimina le minoranze etniche. Al contrario, protegge il diritto di alcuni membri di queste stesse minoranze di praticare il libero esame e di rifiutare di essere confinati dalla loro identità. La libertà non è la libertà dei gruppi, soprattutto degli attivisti, ma deve essere sempre la libertà dell'individuo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;">Claude Wachtelaer,</p>
<p style="font-weight: 400;">Ex presidente</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/voile-a-lecole-il-nest-pterdit-dinterdire/">Voile à l&rsquo;école, il n&rsquo;est pas interdit d&rsquo;interdire</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
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		<title>I deliri antieuropei di Michel Onfray</title>
		<link>https://aepl.eu/it/i-deliri-anti-europei-di-michel-onfray/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guy T hooft]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 08:56:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Info Lettres]]></category>
		<guid ispermalink="false">https://aepl.eu/?p=907</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da qualche tempo i discorsi di Michel ONFRAY mi sorprendono e mi infastidiscono. A forza di voler essere ovunque, il nostro filosofo sembra non sapere più dove sta andando, il che non gli impedisce di volerci arrivare...</p>
<p>The post <a href="https://aepl.eu/it/i-deliri-anti-europei-di-michel-onfray/">Les délires anti-européens de Michel Onfray</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Depuis un moment déjà, les discours de Michel ONFRAY provoquent chez moi une surprise mêlée d&rsquo;agacement. À force de vouloir être partout, notre philosophe ne semble plus savoir où il va, ce qui ne l&#8217;empêche pas de vouloir y aller coûte que coûte.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si on ne comprend plus vraiment si M. ONFRAY est toujours athée ou s&rsquo;il défend encore les valeurs des Lumières, quelques idées fortes surnagent  dans un discours que je trouve de plus en plus confus. Ce qui ne fait pas de doute c&rsquo;est que M.ONFRAY est souverainiste et anti-maastrichtien. Son obsession à l&rsquo;égard de ce traité le conduit à des audaces intellectuelles parfois étonnantes. C&rsquo;est le cas à l&rsquo;occasion de la sortie du dernier numéro du trimestriel  <em>FRONT POPULAIRE&rsquo;<a href="applewebdata://71349B9A-1726-427B-AF48-31A87ABB17C5#_ftn1" name="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a> </em>qu&rsquo;il dirige et qu&rsquo;il utilise comme une arme contre l&rsquo;Union européenne dont le seul qualificatif de &lsquo;maastrichtienne&rsquo;, qu&rsquo;il lui ajoute systématiquement, fait office de condamnation sans appel.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo numero raccoglie una quindicina di contributi sotto il titolo generale di <em>L&rsquo;Europe démystifiée, vie et mort d&rsquo;un empire. </em>Sans surprise, tous ces articles émanent de souverainistes pour qui l&rsquo;Union européenne représente la cause de tous les malheurs de l&rsquo;Europe, mais surtout de la France.</p>
<p style="font-weight: 400;">C&rsquo;est évidemment M. ONFRAY qui mène la charge dans deux longs articles. l&rsquo;éditorial, qui porte comme titre <em>Il Totem è un tabù, una nuova occupazione, una nuova resistenza, una nuova collaborazione.<a href="applewebdata://71349B9A-1726-427B-AF48-31A87ABB17C5#_ftn2" name="_ftnref2"><strong>[2]</strong></a>, </em>part d&rsquo;un angle d&rsquo;analyse assez surprenant et décrit un parcours pas très réjouissant.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il s&rsquo;agit évidemment de dénoncer toute la perversité du projet européen et d&rsquo;espérer sa fin prochaine. Il faut donc commencer par rappeler que les civilisations commencent toutes par un meurtre aux propriétés fécondantes. On invoquera donc Caïn et Abel et le Christ pour en arriver à Louis XVI et à son fils.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ce rappel historique, que j&rsquo;ai abrégé, permet d&rsquo;aboutir à l&rsquo;Europe maastrichtienne et d&rsquo;accuser celle-ci d&rsquo;avoir fait mieux (ou pire) que le passé. Ses fondateurs seraient en effet les héritiers satisfaits de tous les totalitarismes du XXème siècle.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si l&rsquo;UE s&rsquo;est donc construite sur un tas de cadavres, elle a aussi, affirme M. ONFRAY, profité du désert culturel qu&rsquo;a produit la mort, pendant la première guerre mondiale, de nombreux intellectuels, mal remplacés par d&rsquo;autres<em>cervelli rotti</em> par la guerre, qui produiront des idées que M. ONFRAY ne partage probablement pas. Surréalisme, dadaïsme, dodécaphonisme sont étiquetés du même qualificatif : nihilistes. À partir de là, notre philosophe peut glisser progressivement vers le fascisme et le nazisme qui, à bien relire le texte, est le but ultime de la démonstration. En faisant un long détour par REBATET, il s&rsquo;agit de démontrer que l&rsquo;Europe n&rsquo;a qu&rsquo;un vrai père, Walter HALLSTEIN et que le premier président de la Commission européenne était un nazi assumé.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&rsquo;accusation, dont on mesure la gravité, reprend quasi au mot prêt, celle qui figure dans un article du Figaro<a href="applewebdata://71349B9A-1726-427B-AF48-31A87ABB17C5#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>datato 4 marzo 2019, firmato da Eric RIOUFOL, che ripropone le affermazioni contenute in un libro di Philippe de VILLIERS<a href="applewebdata://71349B9A-1726-427B-AF48-31A87ABB17C5#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>. Elle repose sur au moins un mensonge factuel, puisqu&rsquo;ONFRAY accuse Wikipédia de masquer cette vérité, alors que la page consacrée à Hallstein, fait très clairement allusion à ses activités pendant la guerre.</p>
<p style="font-weight: 400;">La démonstration est renforcée par les accusations portées contre Jean MONNET et Robert SCHUMAN. Le premier est accusé d&rsquo;être vichyste, parce qu&rsquo;il aurait fréquenté l&rsquo;école des cadres pétainistes à Uriage, mais ONFRAY ne dit pas comment MONNET aurait pu réussir l&rsquo;exploit d&rsquo;être à la fois en France et à Londres, puis à Washington pendant cette période. La source ici est, à nouveau, Philippe de Villiers et n&rsquo;a peut-être pas été vérifiée soigneusement. En tout cas, si passage à Uriage il y eut, il fut bref et il faut rappeler aussi que l&rsquo;école fut fermée par le gouvernement de Vichy parce qu&rsquo;elle s&rsquo;était rapidement engagée dans l&rsquo;opposition au régime et puis dans la résistance.  Quant à SCHUMAN, s&rsquo;il est exact qu&rsquo;il a été frappé d&rsquo;indignité nationale à la Libération (qui est l&rsquo;argument retenu pour en faire un quasi-collabo), la vérité oblige à préciser que c&rsquo;est parce que Schuman avait été nommé ministre par Pétain le 16 juin 1940 sans avoir été consulté et qu&rsquo;il avait démissionné sans avoir siégé !</p>
<p style="font-weight: 400;">Ce qui est curieux aussi, c&rsquo;est la sélectivité dont fait preuve Michel ONFRAY dans le choix de ses cibles. Si on l&rsquo;en croit, il n&rsquo;y aurait donc que trois pères de l&rsquo;Europe, tous les trois suspects de sympathies scandaleuses. D&rsquo;autres, qui ont tous pour point commun d&rsquo;avoir résisté au fascisme ou au nazisme, sont curieusement absents. Il n&rsquo;y aura donc pas un mot pour de GASPERI, MANSHOLT, SPAAK ou SPINELLI. Ils gênent sans doute la démonstration.</p>
<p style="font-weight: 400;">Mais tout cela n&rsquo;a pas vraiment d&rsquo;importance parce que nous ne sommes pas au bout du raisonnement. Que l&rsquo;UE ait été créée par d&rsquo;anciens collabos n&rsquo;est pas une surprise puisque ces anciens collabos se sont en fait mis au service de nouveaux occupants. Collabo un jour, collabo toujours, quitte à changer de maître.</p>
<p style="font-weight: 400;">Et, donc, de dénoncer l&rsquo;AMGOT (<em>Governo Militare Alleato dei Territori Occupati) </em>que tout le monde a oublié. Manifestement, dans l&rsquo;esprit de M. ONFRAY, cet éphémère projet américain de mise sous tutelle des pays libérés se poursuit aujourd&rsquo;hui puisqu&rsquo;il n&rsquo;hésite pas à écrire que <em>« de Gaulle s&rsquo;opposa à ce projet, Mitterrand s&rsquo;évertua à le rendre possible ».</em> L&rsquo;idée, née dans quelques cénacles américains et soutenue par ROOSEVELT, reposait sur l&rsquo;existence ou non de gouvernements légitimes pour les pays libérés et sur leur capacité à gérer leurs contrées dévastées. Mais, si le cas de la France posait effectivement problème, l&rsquo;AMGOT, n&rsquo;eut jamais à se mettre en place dans d&rsquo;autres pays; comme la Belgique où le gouvernement revint de Londres quelques jours après la libération de Bruxelles.  Au minimum, on aimerait comprendre comment un projet, jamais mis en place, peut avoir exercé son influence près de quarante ans plus tard, mais la force des fantasmes c&rsquo;est qu&rsquo;ils se passent de preuves sérieuses. Et, si l’on sait que les Américains avaient peur d’éventuels coups d’État communistes, notre auteur n’a aucune critique à formuler contre de Gaulle qui fit rentrer ceux-ci dans son gouvernement en 44 alors qu’ils étaient pourtant de grands admirateurs du grand Staline dont l’amour de la liberté est une caractéristique bien connue.</p>
<p style="font-weight: 400;">Les maastrichtiens, comme les appelle M. ONFRAY, sont aussi responsables d&rsquo;un autre méfait. Non contents de soumettre l&rsquo;UE aux volontés américaines, ils détournent, au profit de la construction de l&rsquo;Europe, le célèbre discours  de Victor Hugo qu&rsquo;il prononça en 1849<a href="applewebdata://71349B9A-1726-427B-AF48-31A87ABB17C5#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a> et qui appelait à la création des États-Unis d&rsquo;Europe. Si vous pensiez que ce texte était le point de départ d&rsquo;un beau projet humaniste qui se concrétisera par la réconciliation qui a suivi la fin de la Deuxième Guerre mondiale, vous vous trompez. M. ONFRAY va vous ouvrir les yeux.</p>
<p style="font-weight: 400;">Hugo a, bien dans l&rsquo;esprit du temps, eu la maladresse de dire que son projet visait à <em>&lsquo;apporter la civilisation à la barbarie&rsquo;</em>. On peut considérer que, comme ceux de la plupart des intellectuels de l&rsquo;époque, ces propos sont paternalistes et que vouloir faire le bonheur des autres contre leur gré est discutable. Mais c&rsquo;est faire un grand écart intellectuel que d&rsquo;en déduire, comme notre philosophe n&rsquo;hésite pas à l&rsquo;écrire, que <em>« cette Europe, vantée par les maastrichtiens, propose clairement un projet colonialiste, racialiste, européocentré ».</em></p>
<p>ONFRAY boucle ainsi la boucle de sa démonstration. L&rsquo;UE a été créée par de nazis et des collabos et s&rsquo;est inspirée de Victor HUGO qui est un raciste pour construire un projet détestable. La seule alternative est le souverainisme : <em>« Le souverainisme nomme la résistance à ce nouvel AMGOT. Quiconque refuse cette résistance, collabore&rsquo;<a href="applewebdata://71349B9A-1726-427B-AF48-31A87ABB17C5#_ftn6" name="_ftnref6"><strong>[6]</strong></a></em>.</p>
<p style="font-weight: 400;">On pourrait penser que tout ce qui est excessif est insignifiant et laisser ONFRAY à ses délires. On pourrait aussi espérer qu&rsquo;il en reste là. Mais non, M. ONFRAY a d&rsquo;autres cibles qu&rsquo;il attaque dans un second article intitulé <em>&lsquo;l&rsquo;Homme nouveau européen&rsquo;<a href="applewebdata://71349B9A-1726-427B-AF48-31A87ABB17C5#_ftn7" name="_ftnref7"><strong>[7]</strong></a>.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">La première victime de la colère de notre souverainiste en chef est surprenante. Il s&rsquo;agit de l&rsquo;abbé GREGOIRE, grande figure de la Révolution française, connu pour avoir &#8211; en principe &#8211; milité pour améliorer le statut des juifs en France. Je dis en principe parce que, comme beaucoup d&rsquo;autres, je croyais naïvement que l&rsquo;abbé Grégoire était un humaniste. Mais M. ONFRAY m&rsquo;a ouvert les yeux. Grégoire est, en fait un antisémite puisqu&rsquo;en écrivant un <em>« essai sur la régénération, physique, morale et politique des juifs&rsquo;</em>, il montre bien qu&rsquo;ils sont … dégénérés !</p>
<p>ONFRAY, dans de nombreux écrits, fustige le wokisme. Il est curieux, en l&rsquo;occurrence, de le voir tomber dans le piège d&rsquo;un raisonnement typiquement woke. Quand il critique le texte de l&rsquo;abbé et qu&rsquo;il écrit <em>« moins les juifs seront juifs, plus ils se débarrasseront de leur judaïsme et de leur judéité, plus ils seront acceptables, défendables, acceptables, légitimes. En un mot, moins les juifs seront juifs, plus ils seront citoyens républicains […]. »</em>, il s&rsquo;inscrit dans la logique woke de l&rsquo;assignation. La faute de l&rsquo;abbé Grégoire serait donc d&rsquo;avoir voulu sortir les juifs de leur condition et d&rsquo;en faire des citoyens comme les autres, grand crime en effet.</p>
<p style="font-weight: 400;">En réalité, M. ONFRAY se fiche de l&rsquo;abbé Grégoire, cette référence historique n&rsquo;est qu&rsquo;un prétexte. Robert BADINTER a préfacé l&rsquo;essai de l&rsquo;abbé et BADINTER est un valet de MITERRAND, l&rsquo;ennemi juré de notre philosophe, cela justifie bien des circonvolutions intellectuelles.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ce deuxième texte, que je n&rsquo;analyserai pas en détail, est révélateur de la technique de M. ONFRAY. Une grosse couche d&rsquo;érudition, mais peu d&rsquo;argumentaires détaillés. Une progression de la démonstration par bonds successifs qui égare le lecteur et qui permet d&rsquo;aller de Caïn et Abel à l&rsquo;AMGOT en passant par le sort misérable de Louis XVII ; de l&rsquo;abbé Grégoire à Elon Musk en passant par Guy Deleuze et Françoise Dolto. Tous ces détours aboutissant par ailleurs toujours au même point, Maastricht et l&rsquo;UE, cause de tous nos maux. À cette méthode du cheminement en zigzag s&rsquo;ajoute celle de l&rsquo;éclairage sélectif des personnalités mises en cause. ONFRAY ne fait pas dans la nuance. S&rsquo;il accuse l&rsquo;abbé Grégoire d&rsquo;antisémitisme, il a soin de ne pas mentionner que celui-ci fut aussi un pionnier de l&rsquo;antiesclavagisme, comme il a soin de ne pas remettre le discours d&rsquo;Hugo dans le contexte de l&rsquo;époque. Ce qu&rsquo;il dit de Monnet ou de Schuman est partiel, partial et mal documenté. Il a soin aussi d&rsquo;occulter tout ce qui contredirait ses thèses.</p>
<p style="font-weight: 400;">Rien, dans tout cela, ne permet d&rsquo;identifier clairement le projet politique de M. ONFRAY. Son souverainisme est purement incantatoire, comme celui  de la plupart des contributeurs du numéro. C&rsquo;est le droit de chacun d&rsquo;être favorable au Frexit, mais le moins que ses défenseurs puissent faire serait, par exemple d&rsquo;expliquer les conséquences pratiques d&rsquo;une sortie de l&rsquo;Euro ou de la PAC. Le bien-être intellectuel et moral des Français ayant enfin arraché leur nom et leur drapeau des griffes des maastrichtiens maudits est une chose, les informer de l&rsquo;état dans lequel sera leur portefeuille est aussi un sujet intéressant.</p>
<p style="font-weight: 400;">À trois mois des élections européennes, M. ONFRAY se range, résolument, dans le camp des ennemis de l&rsquo;UE, c&rsquo;est son droit. Mais est-il raisonnable d’affaiblir l’UE alors qu’elle a déjà bien assez d’ennemis à l’extérieur ? À quelques heures de vol, d&rsquo;autres pays, d&rsquo;autres modèles politiques existent. j&rsquo;ai beau considérer que l&rsquo;Europe des 27 est loin d&rsquo;être le paradis sur terre, ce que me proposent la Russie de Poutine ou la Chine de Xi  m&rsquo;inspirent beaucoup moins. À chacun ses goûts. Contribuer à faire évoluer un modèle européen intéressant, mais imparfait est une démarche citoyenne, alimenter le complotisme est un jeu dangereux pour la liberté.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">Claude WACHTELEAR, Past Presidente</p>
<p><a href="applewebdata://71349B9A-1726-427B-AF48-31A87ABB17C5#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <em>L'Europa demistificata, la vita e la morte di un impero</em>Front populaire n°16, marzo, aprile, maggio 2024.</p>
<p><a href="applewebdata://71349B9A-1726-427B-AF48-31A87ABB17C5#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a>  Op. cit. pp. 2-9.</p>
<p><a href="applewebdata://71349B9A-1726-427B-AF48-31A87ABB17C5#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> RIOUFOL, Ivan, <em>Unione Europea: un passato che puzza &lt;</em><a href="https://www.lefigaro.fr/blogs/rioufol/2019/03/la-peste-brune-racine-aux-raci.html"><em>https://www.lefigaro.fr/blogs/rioufol/2019/03/la-peste-brune-racine-aux-raci.html</em></a><em>&gt;</em></p>
<p><a href="applewebdata://71349B9A-1726-427B-AF48-31A87ABB17C5#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> de Villiers, P., <em>J&rsquo;ai tiré sur le fil du mensonge et tout est venu, </em>Fayard, 2019. Il libro ha suscitato polemiche e un gruppo di storici ha pubblicato una reazione su Le Monde con il titolo :<em>"Philippe de Villiers non ha il diritto di falsificare la storia dell'UE in nome dell'ideologia".</em> <em>L'ultimo libro sulle origini dell'integrazione europea dell'ex europarlamentare ed eurofobo convinto è "una rete di finzioni tipica delle teorie cospirative", afferma un gruppo di accademici europei specializzati in storia contemporanea, in un articolo pubblicato su Le Monde.</em>, 17/12/2020</p>
<p><a href="applewebdata://71349B9A-1726-427B-AF48-31A87ABB17C5#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> <em>Discorso sugli Stati Uniti d'Europa al Congresso internazionale della pace di Parigi del 1849,</em><a href="https://fr.wikisource.org/wiki/Discours_sur_les_%C3%89tats-Unis_d%E2%80%99Europe_au_congr%C3%A8s_international_de_la_paix_en_1849_%C3%A0_Paris"><em>https://fr.wikisource.org/wiki/Discours_sur_les_%C3%89tats-Unis_d%E2%80%99Europe_au_congr%C3%A8s_international_de_la_paix_en_1849_%C3%A0_Paris</em></a></p>
<p><a href="applewebdata://71349B9A-1726-427B-AF48-31A87ABB17C5#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Op. cit, p. 9.</p>
<p><a href="applewebdata://71349B9A-1726-427B-AF48-31A87ABB17C5#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Op. cit. pp 54-63.</p><p>The post <a href="https://aepl.eu/it/i-deliri-anti-europei-di-michel-onfray/">Les délires anti-européens de Michel Onfray</a> appeared first on <a href="https://aepl.eu/it">Association Européenne de la Pensée Libre</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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